Leggere per alleviare il peso della nostra (ineluttabile) ignoranza… (Nick Hornby dixit)

Io leggo per un sacco di motivi. Generalmente tendo a frequentare lettori e ho paura che, se smettessi di leggere, loro non vorrebbero più frequentare me (sono gente interessante e sanno un sacco di cose interessanti, ne sentirei la mancanza). Sono anche uno scrittore e ho bisogno di leggere per ispirami e per istruirmi e perché voglio migliorare, e solo i libri possono insegnarmi come. A volte, certo, leggo per scoprire delle cose: a mano a mano che invecchio, sento sempre di più il peso della mia ignoranza. Voglio sapere com’è questa o quella persona, vivere in un posto o in un altro. Amo quei dettagli sui meccanismi del cuore e della mente umana che solo la narrativa ci può illustrare, i film non si avvicinano abbastanza.

Nick Hornby, Una vita da lettore, Guanda 2006 (orig.: The complete polysyllabic spree, 2006)

Sembra, detta così – e per come la dice Hornby, lì in mezzo al suo pensiero – un’affermazione insensata e pure un po’ antipatica, d’altro canto è vero: siamo destinati ad essere sempre e comunque creature virtualmente ignoranti, semplicemente perché non si finisce mai di imparare, come recita il noto motto popolare. Mai.
Basterebbe questo motivo, questo unico e in verità ovvio motivo, per leggere libri su libri su libri. Perché un buon libro ci può insegnare moltissime cose, e regalarci – diciamolo sinceramente! – quel fine e appagante piacere di sentirci meno ignoranti di quelli che i libri non li leggono affatto, spesso perché non ne sentono il bisogno ovvero ritengono di non avere tempo per la lettura, già da ciò palesando in modo inequivocabile tutta la loro cronica ignoranza.

Il “meraviglioso silenzio” dei libri (Paul Auster dixit)

Leggere per me era evasione e conforto, era la mia consolazione, il mio stimolante preferito: leggere per il puro gusto della lettura, per il meraviglioso silenzio che ti circonda quando ascolti le parole di un autore riverberate dentro la tua testa.

(Paul Auster, Follie di Brooklyn, Einaudi, 2005, trad. di Massimo Bocchiola)

E’ anche per – anzi, contro il terribile baccano nel quale il mondo contemporaneo sprofonda, per buona parte generato da un vuoto e stupido vociare, che noi dovremmo con ancora maggior forza ricercare e trovare il silenzio donato dalla lettura, come dice Auster, e lo speciale “dialogo” che in esso si crea con il libro, il suo autore, la sua storia, i personaggi e ogni altra cosa.

INTERVALLO – Yosemite Valley (USA), “sala” di lettura

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Bivacco su una delle celebri pareti di arrampicata della Yosemite Valley di Beth Rodden e Tommy Caldwell, alpinisti americani: per la serie ogni luogo è buono per leggersi un libro – sempre che non ti sfugga di mano come pare sia accaduto a Tommy, a giudicare da dove sta guardando!
(Photo Credits: Corey Rich)