Invece le opere olimpiche sono “fatte bene”, vero?

Forse avrete già saputo del sequestro della pista da sci di Livigno sulla quale si dovrebbero svolgere le gare dicembrine normalmente disputate a Bormio, la cui pista “Stelvio” sarà ancora in lavorazione per le Olimpiadi:

La pista Costaccia della Sitas di Livigno, scelta per ospitare la gara di Super G di Coppa del Mondo del 27 dicembre prossimo, è interessata da un cantiere che i militari hanno posto sotto sequestro per mancanza di riscontri di autorizzazione. I reati paventati sono abuso edilizio con illeciti ambientali e paesaggistici e gestione illecita di rifiuti. I militari hanno di fatto riscontrato la mancata presentazione della Scia, la mancanza di dichiarazioni al Comune di Livigno, e di un Piano scavi necessario per tracciare il materiale depositato in quota.

(Fonte: “La Provincia-Unica TV”.)

Al netto delle evoluzioni della vicenda, i referenti istituzionali delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 hanno subito fatto notare che il cantiere sequestrato della pista di Livigno non c’entra con le opere olimpiche. Ciò è vero: per tale motivo non ci si può che augurare che, viceversa, le opere in realizzazione per le Olimpiadi risulteranno scevre da qualsiasi illecito innanzi tutto ambientale e paesaggistico in ogni sede olimpica e anche a Livigno, località interessata da grandi cantieri legati proprio alle Olimpiadi (si veda l’immagine qui sotto) e nonostante la maggior parte delle opere olimpiche non sia stata sottoposta alle Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA) e/o alle Valutazioni Ambientali Strategiche (VAS), procedure imposte dalle normative nazionali e europee vigenti, previste dal dossier di candidatura olimpica ma bypassate grazie ai commissariamenti straordinari e alle relative deroghe. Già.

Tuttavia, ribadisco, c’è da sperare che, nonostante quanto appena rimarcato, nei cantieri olimpici non vi saranno illeciti di sorta e l’attenzione verso l’impatto ambientale e paesaggistico delle opere sarà massima. D’altronde la speranza è l’ultima a morire, no?

Opere olimpiche: c’è “chi fa su” (un gran disastro)!

Messo alle strette dalla pessima realtà di fatto delle opere olimpiche in Valtellina e non solo, l’Assessore alla Montagna di Regione Lombardia, uno dei referenti politici principali delle opere in questione, accusa con le solite frasi fatte quelli che, manifestando critiche ai progetti presentati, a suo dire avrebbero fatto «perdere tempo a tutti».

Peccato che se invece quelle opere fossero state progettate con adeguato buon senso e non calandole dall’alto per mere convenienze politiche, con competenza e con attenzione ai territori e alle loro peculiarità, con l’ascolto delle comunità locali e l’interlocuzione con gli abitanti dei luoghi coinvolti, molte di quelle critiche – inevitabili vista la situazione – non avrebbero avuto senso né forza e il tempo l’avremmo tutti risparmiato, non perso. Col rischio conseguente di perdere pure la faccia, di questo passo.

D’altro canto le prossime Olimpiadi milano-cortinesi la realtà delle cose l’hanno certificata da tempo: in Lombardia non «c’è chi fa» ma “chi fa su”, (cito di nuovo Giuseppe “Popi” Miotti, decano delle guide alpine valtellinesi, uno che la zona la conosce come pochi altri) come si dice qui per riferire di lavori pensati e fatti male, c’è un fare tanto per fare e per spendere soldi pubblici così da potersene poi vantare propagandisticamente, alle/sulle spalle dei territori e delle comunità, senza alcuna vera progettualità e visione del futuro.

[Un rendering del nuovo svincolo della Sassella, nei pressi di Sondrio, “opera olimpica” mai iniziata e per giunta bocciata dalla Soprintendenza del Ministero della Cultura per il suo impatto paesaggistico, come ho raccontato qui.]
Come ha certificato solo qualche giorno fa “MilanoFinanza”, quotidiano notoriamente ambientalista e antisistema (!), per le Olimpiadi di Milano-Cortina ad oggi sono pronte solo 8 opere sulle 98 previste e più di due terzi di esse verrà completato dopo il 2026, cioè quando delle gare olimpiche già in tanti se ne saranno dimenticati. E considerando quanto male siano state concepite e progettate, come proprio i “critici” messi alla gogna dall’Assessore lombardo hanno ben denunciato, viene quasi da desiderare che pure della realizzazione di queste opere olimpiche ci si possa dimenticare presto, già. Così da poterne pensare altre più sensate e consone ai bisogni dei territori e delle comunità locali, ecco.

A passi lunghi e ben distesi verso il disastro olimpico! (#4)

[Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo.]
Cosa succede se affidi l’organizzazione di un’Olimpiade a degli amministratori che non sanno fare bene il proprio lavoro? Che i lavori per quell’Olimpiade non saranno fatti bene. Inesorabilmente.

Ecco: quando si sostiene che i Giochi di Milano-Cortina 2026 rischiano di diventare un disastro per i territori coinvolti, non si intende solo metaforicamente.

N.B.: i precedenti “Passi lunghi e ben distesi” li trovate qui, mentre qui trovate il perché di questi articoli.

A passi lunghi e ben distesi verso il disastro olimpico! (#3)

Da La Provincia-Unica TV”, 9 luglio 2025:

Secondo quanto riportato nell’interrogazione, le piattaforme «Open Milano-Cortina 2026» e «Oltre i Giochi 2026» non garantirebbero un accesso trasparente e conforme alle normative vigenti sui dati pubblici. Le informazioni non sarebbero esportabili in formati aperti e riutilizzabili, violando le disposizioni del Codice dell’amministrazione digitale e le linee guida dell’Agenzia per l’Italia digitale.
Anche sul fronte economico regna l’incertezza: se da una parte il dossier ufficiale della Regione Lombardia, aggiornato a novembre 2024, parla di un investimento di circa 4,97 miliardi di euro, il report indipendente «Open Olympics» ridimensiona il dato a 1,35 miliardi. Inoltre, secondo lo stesso report, solo il 55% delle opere sarà completato entro l’inizio delle gare, previsto per il 4 febbraio 2026. Il resto sarà terminato tra il 2026 e il 2032.
La denuncia più grave riguarda però le imprese che hanno anticipato spese consistenti e che, a distanza di mesi, non sono ancora state pagate, con il caso emblematico del parcheggio interrato del Mottolino a Livigno, uno dei 94 interventi affidati a Simico. Nonostante decreti ingiuntivi esecutivi e solleciti formali, le aziende coinvolte attendono ancora il saldo dei lavori eseguiti.

(Ciò per proseguire la serie di articoli che sto dedicando al disastro olimpico di Milano-Cortina 2026; quelli precedenti li trovate qui. E mancano ancora 7 mesi all’inaugurazione dei giochi…)

[Illustrazione di Michele Comi.]

In 4×4 a devastare Champorcher

Vi scrivevo di recente del raduno di mezzi 4×4 che si svolgerà il prossimo settembre tra Valmalenco e Valtellina, il quale secondo gli organizzatori sarebbe basato «sul rispetto della Natura». Con un potente fuoristrada a oltre 2000 metri di quota, certo, come no!

Ecco invece cosa mi segnalano che accadrà il prossimo fine settimana a Champorcher, in Valle d’Aosta, ai margini dell’area protetta del Parco Naturale del Mont Avic:

«Alla scoperta di Champorcher in Panda 4×4»? Alla devastazione di Champorcher in Panda 4×4, piuttosto! Una devastazione ambientale e ancor più culturale, peraltro con il consenso del Comune locale che concede il proprio logo sulla locandina evidentemente per rimarcare la vicinanza agli organizzatori. I quali però raccomandano l’obbligatorietà del «comportamento responsabile» ai partecipanti motorizzati: oltre al danno la beffa in pratica, anzi: oltre alla devastazione, la presa per i fondelli!

Ma ci si va così in montagna a divertirsi? A bordo di un 4×4? Forse sì, ma solo se si soffre di qualche forma di alienazione mentale!

[L’alpeggio di Dondénaz, posto poco sotto il Rifugio Dondena che sarà una delle mete del “Vertical Panda”. Immagine tratta da www.lovevda.it.]
Ribadisco il mio pensiero: queste manifestazioni sono crimini ambientali in nuce – veramente non riesco a pensarli in altro modo più “gentile” – che solo una legislazione troppo lasca e la totale insensibilità nei confronti dei territori montani e dei loro ambienti naturali – purtroppo spesso manifestata dagli stessi abitanti di quei territori e dai loro rappresentanti istituzionali – possono consentire. Sono manifestazioni di violenza motoristica e culturale che vanno osteggiate in ogni modo possibile, se non si vuole che, oltre ai danni ai territori, esse creino un pericoloso precedente da sfruttare per eventi ancora più impattanti e devastanti. Ed è veramente sconcertante che le istituzioni locali ne avvallino la realizzazione: ciò la dice lunga su quanto realmente tengano alle loro montagne e al benessere della comunità che le abita. La quale per prima deve farsi qualche domanda su cose del genere che le vengono imposte, e sono certo che se le farà: il limite di rispetto e di decenza verso le montagne questi eventi lo superano in modo del tutto inammissibile.

È evidente che questa e altre simili siano questioni di matrice culturale, ancor prima che ambientale, politica o altro. Perché il paesaggio è cultura, e ancor più lo è quello montano con tutte le sue numerose valenze. Probabilmente è per questo che gli organizzatori di eventi del genere non capiscono ciò che fanno e le conseguenze che cagionano ai luoghi che coinvolgono.