Doccia fredda

Ice-Bucket-Challenge (2)
Premessa (inevitabile): evviva il tirarsi in testa acqua ghiacciata se lo si fa per raccogliere fondi a favore di chiunque ne abbia bisogno* (e i malati di SLA, per i quali ora si stanno raccogliendo, ne hanno parecchio – soprattutto qui da noi, in questa miserrima Italietta)! Però mi chiedo: perché un’iniziativa divertente alla quale chiunque è libero di aderire ma anche no (intendo il tirarsi secchiate gelide in terra) rischia per l’ennesima volta di finire in volgare caciara? Tra web-esibizionismi, accuse varie (quello ha dato tot e quella invece una miseria…), snobistiche storture di naso e infinite chiacchiere vane e vanesie, mi viene da pensare che: 1) ogni singolo euro donato a favore di chi ha bisogno è oro colato (e più sono meglio è, inutile dirlo); 2) si può benissimo donare senza esibirsi sul web e senza per ciò passare per antipatici, ovvero senza doverlo dire a chicchessia; 3) il massimo sarebbe se, passata la moda di ‘sto Ice Bucket Challenge (perché per i più sarà, ahinoi, mentre in origine non lo era e non lo è), le donazioni a favore dei malati di SLA (e di mille altre situazioni di bisogno) continuassero e magari aumentassero, anche senza il bisogno d’una secchiata d’acqua gelata in testa o d’altro del genere. Altrimenti sì, sarebbe una ben poco divertente doccia fredda – una terribile doccia gelida – per quei malati e per chi li aiuta a vivere una vita dignitosa.

*: Forse tale post non sembra di “interesse culturale” come quelli che solitamente pubblico qui nel blog ma, a ben vedere, un fenomeno virale del genere diventa (anzi, è già diventato) costume, seppur temporaneo, per quanto se ne parli e se ne scriva: ergo, è cultura. Pop, trash, idiota o virtuosa, di un’estate oppure no, la sostanza non cambia. E se lo diventasse in toto, ovvero ottenendo di accendere in maniera definitiva l’attenzione sulle innumerevoli situazioni di bisogno che il nostro mondo contemporaneo presenta – e la SLA è una di esse – sarebbe la migliore delle iniziative culturali desiderabili.

“Il futuro è un letto ad acqua a tre piazze” (Tom Robbins dixit)

Le informazioni a proposito del concetto di tempo non possono essere impartite in maniera semplice e diretta. Come pezzi di mobilia, per farle passare dalla porta bisogna inclinarle e ribaltarle. Se il passato è un buffet di quercia le cui zampe debbono essere svitate e i cassetti estratti prima che, così modificato, possa essere appoggiato sul fianco nell’atrio della nostra mente, allora il futuro è un letto ad acqua a tre piazze che difficilmente ha qualche possibilità, soprattutto dovendolo portare in ascensore.
I miliardi di persone che insistono nel percepire il tempo come un incessante perseguimento del futuro, continuano a comprare letti ad acqua che non riusciranno mai a procedere oltre la veranda o l’ingresso di casa. E se la missione dell’uomo consiste nel risiedere nella pienezza del presente, allora non c’è più posto per i letti ad acqua, comunque vadano le cose, nemmeno avendo la possibilità di calarli attraverso un lucernario.

(Tom Robbins, Coscine di Pollo, B.C.Dalai Editore 2010, traduzione di Bernardo Draghi, pag.362.)

Tom Robbins, uno dei pochi autori di letteratura in circolazione, oggi, capaci di dire cose che pochi dicono in un modo che pochi sanno ugualmente utilizzare. Uno che alle dita ha otto anelli molto appariscenti “perché 23 non posso metterli“. Un pazzo, sotto certi aspetti – ma sapete, a volte la pazzia è soltanto il modo con cui la gente incapace di capire chiama la genialità.
E a breve, qui nel blog, la recensione del romanzo sopra citato.

Quando i libri diventano ispirazione per l’arte contemporanea, ed espressione profonda di essa

Un bellissimo progetto artistico che farà parte degli eventi collaterali della prossima 55a Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia e per il quale l’oggetto-libro è fondamentale sia in senso teorico che pratico è I libri d’acqua, presentato dall’artista napoletano Antonio Nocera con la curatela di Louis Godart e di Laura Fusco.

Leggendo dalla presentazione del progetto…:
Con il progetto “I libri d’acqua” l’artista focalizza l’attenzione sul tema della migrazione come fenomeno sociale totale. Al centro della sua riflessione è posta l’importanza della Antonio-Nocera_photomobilità umana come espressione di una libertà fondamentale di movimento e aspirazione all’emancipazione, che l’artista esprime simbolicamente attraverso il viaggio. Le opere di questo progetto sono dominate dalla presenza del mare, ora chiaro e limpido ora nero come il catrame, ora calmo e rasserenante ora impetuoso e angosciante. Su queste acque galleggiano nidi carichi di esserini che rimandano la memoria ai barconi di migranti che, in tutte le epoche, hanno solcato i mari in cerca di un luogo dove costruire una nuova casa.
Il progetto “I Libri d’acqua” rientra nella tematica sviluppata negli ultimi anni dall’artista con “Oltre il nido”, progetto nato dalla riflessione sul tema della casa come aspirazione primaria e diritto fondamentale dell’essere umano, simbolicamente rappresentato dal nido. (…) Per la realizzazione delle sue opere l’artista attinge dalla millenaria sapienza artigiana veneziana l’uso di materiali pregiati come il vetro e la carta. Per il progetto site specific al Monastero di S. Nicolò, Antonio Nocera realizzerà un grande libro da collocarsi nell’area centrale a cielo aperto del chiostro e l’opera sarà oggetto di donazione al Comune di Venezia nel corso della cerimonia di inaugurazione.
L’installazione principale verrà accompagnata da opere, dipinti e sculture, facenti parte del complesso progetto “I Libri d’acqua” oltre che da un video documentario sulla creazione dell’opera, arricchito da approfondimenti sui temi dell’esposizione con un particolare focus sull’art 13 della DUDU (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)

Trovo – ovviamente, mi verrebbe da dire – molto interessante la scelta di rappresentare il senso tematico del progetto artistico attraverso l’oggetto-libro, appunto: una sorta di (ri)affermazione della potenza di esso, e dell’insuperabile capacità che detiene nel portare il più rapidamente e il più chiaramente possibile un messaggio di valore quale è certamente, e tanto quello alla base del progetto di Nocera. Una facoltà che rende il libro la rappresentazione più vivida e immediata del termine “cultura”, che l’arte visiva contemporanea – a sua volta possente espressione culturale – riconosce (come già fatto spesso, in passato, e come farà ancora in futuro) tanto quanto, purtroppo, la letteratura invece non è più capace di testimoniare, paradossalmente, per proprio autolesionismo editoriale
Cliccate QUI o sull’immagine di Antonio Nocera per visitare il sito web del progetto I libri d’acqua, e conoscerne ogni altro dettaglio.