Doccia fredda

Ice-Bucket-Challenge (2)
Premessa (inevitabile): evviva il tirarsi in testa acqua ghiacciata se lo si fa per raccogliere fondi a favore di chiunque ne abbia bisogno* (e i malati di SLA, per i quali ora si stanno raccogliendo, ne hanno parecchio – soprattutto qui da noi, in questa miserrima Italietta)! Però mi chiedo: perché un’iniziativa divertente alla quale chiunque è libero di aderire ma anche no (intendo il tirarsi secchiate gelide in terra) rischia per l’ennesima volta di finire in volgare caciara? Tra web-esibizionismi, accuse varie (quello ha dato tot e quella invece una miseria…), snobistiche storture di naso e infinite chiacchiere vane e vanesie, mi viene da pensare che: 1) ogni singolo euro donato a favore di chi ha bisogno è oro colato (e più sono meglio è, inutile dirlo); 2) si può benissimo donare senza esibirsi sul web e senza per ciò passare per antipatici, ovvero senza doverlo dire a chicchessia; 3) il massimo sarebbe se, passata la moda di ‘sto Ice Bucket Challenge (perché per i più sarà, ahinoi, mentre in origine non lo era e non lo è), le donazioni a favore dei malati di SLA (e di mille altre situazioni di bisogno) continuassero e magari aumentassero, anche senza il bisogno d’una secchiata d’acqua gelata in testa o d’altro del genere. Altrimenti sì, sarebbe una ben poco divertente doccia fredda – una terribile doccia gelida – per quei malati e per chi li aiuta a vivere una vita dignitosa.

*: Forse tale post non sembra di “interesse culturale” come quelli che solitamente pubblico qui nel blog ma, a ben vedere, un fenomeno virale del genere diventa (anzi, è già diventato) costume, seppur temporaneo, per quanto se ne parli e se ne scriva: ergo, è cultura. Pop, trash, idiota o virtuosa, di un’estate oppure no, la sostanza non cambia. E se lo diventasse in toto, ovvero ottenendo di accendere in maniera definitiva l’attenzione sulle innumerevoli situazioni di bisogno che il nostro mondo contemporaneo presenta – e la SLA è una di esse – sarebbe la migliore delle iniziative culturali desiderabili.

4 pensieri su “Doccia fredda”

  1. Come hai giustamente rilevato, è costume sociale e fa quindi parte della cultura popolare. La deriva trash – come ogni forma di ostentazione, che mette in mostra a proprio beneficio – è una conseguenza di chi declina questo costume in malo modo o in malafede.

    1. Ovvero, per “controcitarti”, è la conseguenza di quando l’ego supera il buon senso, così inquinando – aggiungo io – la parte buona di molte cose.
      Ciao db! 🙂

  2. Sono davvero infastidita da questo spettacolo.
    Perchè l’emergenza non c’era già quando si sono verificati casi importanti che han fatto scalpore in tutta italia?
    Poi basta un gesto “cretino” (perchè lo è…) e tutti lì a mettersi in mostra. Questi vip è come se si pagassero la pubblicità.
    Poi vorrei proprio vedere dove vanno a finire i soldi che diamo.

    La ricerca è un doveroso compito dello Stato, cioè di tutti noi. Invece quando andiamo a votare o con la nostra chiamiamola “indifferenza” facciamo tutto il contrario.

    C’è da investire sulla ricerca e non solo per quanto riguarda la SLA.

    1. Eh, cara .marta, hai aggiunto quanto di utile per rifinire meglio ciò che ho scritto io. Uno dei pericoli di tali cose è proprio che i riflettori che dovrebbero illuminare la questione SLA finiscano per illuminare “altro”, lasciando alla fine la questione stessa – ovvero i malati e chi li accudisce – in un’ombra anche più cupa di prima. Spero di tutto cuore che ciò non avvenga: se pure una cretinaggine può servire a fare del bene, ben venga, altrimenti non sarà che l’ennesima di una lunghissssssima serie di cui il mondo odierno si fa “pregio”…
      Grazie infinite, marta! 🙂

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