2025.02.13

[Foto di ©Francesco Locati, tratta da rivistanatura.com.]
Seconda notte di Luna piena del mese. Il cielo s’è ripulito dalla coltre nebulosa che per giorni ha foderato il paesaggio. La diafana luminosità lunare colora di blu opaco i monti e più in alto, dove c’è la poca neve caduta, d’un celeste smorto ma che comunque riesce a rischiarare il paesaggio – anche quello interiore.

Gli abitanti notturni del bosco pare gradiscano questo ritorno del bel tempo: li sento vociare più delle sere scorse.

Anche la vetta della Grignetta sarà nuovamente visibile in tutta la sua principesca bellezza. La sua visione da qui mi è impedita dall’incombente dorsale della Sopracorna che chiude l’orizzonte a settentrione, ma mi viene facile immaginarla mentre s’atteggia solenne sul paesaggio d’intorno indossando il suo ultimo elegante coprispalla nivale.

Per uno di quegli spiazzanti paradossi che a volte la montagna ci pone di fronte, nel mezzo della propria appassionante bellezza la Grignetta ha custodito per giorni la straziante presenza dei corpi di due escursionisti precipitati nel pomeriggio di sabato scorso, quando le condizioni meteo sulla Grigna erano piuttosto avverse, e recuperati dal Soccorso Alpino solo da poche ore. Tale circostanza, sui social, ha suscitato decine di commenti riprovevoli, appena dopo che la notizia del mancato rientro dei due è stata diffusa e ancora nulla si sapeva di ciò che poteva essere accaduto.

I membri del solito popolo beota di allenatori di calcio, esperti di musica sanremese, ex virologi eccetera, alla lettura del fatto si sono immediatamente titolati alpinisti provetti, sputando sentenze e comminando colpe e condanne.

Umberto Eco aveva ragione, internet ha dato parola a legioni di imbecilli. Ma tale evidenza non impone che tutta questa imbecillità proferita possa essere tranquillamente accettata perché «i social sono così, è la libertà di opinione!». Sarebbe come dire che se si va ad assistere a una partita di calcio si deve accettare di prendersi qualche pestone perché «gli stadi sono così, ci sono gli ultras!» (la cui frequente violenza non si ha volontà di debellare, guarda caso).

L’indifferenza a qualsiasi sopruso, materiale e immateriale, è sempre la condizione migliore affinché quei soprusi si trasformino in “normalità”.

Dunque, possiamo fare finta di nulla, di fronte a quegli “haters”? (Ma anche questo termine in fondo finisce per titolarne e giustificarne la presenza, a ben vedere.) Io dico di no. Ancor più perché tali imbecilli risultano antitetici rispetto alle montagne e alla loro cultura di qualsiasi altra cosa. Sono dei poveracci e ciò deve essere rimarcato con vigore. E come gli ultras violenti che popolano gli stadi andrebbero rieducati alla creanza e alla convivenza civile, quei soggetti sputasentenze andrebbero rieducati alla cultura della montagna: portandoli in quota su qualche cresta esposta nel mezzo delle intemperie e poi lasciati lì, a vedere che sanno fare. Ecco.

Magari si scopre che hanno commentato in quei modi sui social perché sono alpinisti più abili di Messner. Ma non penso che sia andata così. E se non è andata così allora sarebbe bene che con le cose di montagna questi individui non avessero – non abbiano nulla a che fare. Punto.

Buonanotte.

2025.02.11

[Foto di Wyxina Tresse da Pixabay.]
Continua a piovere anche se svagatamente, ora. Il prato è zuppo, Loki ne annusa gli effluvi esaltati dall’acqua ma a sua volta non sembra così entusiasta di tutta questa umidezza priva d’una tangibile forma liquida.

Il cielo è totalmente coperto ma le nubi sono alte e devono essere chiare perché i crinali dei monti d’intorno paiono retroilluminata, come se la copertura nuvolosa riflettesse le luci terrene schiarendo l’aria e permettendo la visione piuttosto nitida dei profili montani.

Piove spesso, in questi giorni, ma ancora non riesco a sentirmene infastidito. Amo vagare nei boschi con la pioggia, più di quanto l’apprezzi se sono a casa. In fondo non posso scordare che se la pioggia disturba e intristisce molti, altri invece ne sono entusiasti:

Oggi piove, tutti gli alberi sono felici.

(Aleksandr Blok)

In effetti gli alberi, quando piove, si ricolorano e rilucono come non mai. Forse non è solo perché mondati dalla pioggia. È un loro modo di sorridere, di essere contenti. Già.

Buonanotte.

«I denti di dio»

Se «Le montagne sono i denti di dio», come dice una celebre opera dell’artista Marcello Maloberti, certi impianti e certe piste da sci sono le carie e il tartaro.

(Crediti delle immagini: quella in testa al post è di Luciano Bolzoni, quelle delle piste di Cortina d’Ampezzo sono tratte dalla pagina Facebook di Mountain Wilderness Italia.)

 

2025.02.07

Niente stelle, stasera. Cielo violaceo, opaco, indeciso, il velo di nubi che lo copre si assottiglia e schiarisce, qui e là, come se non sapesse decidersi se assoggettarsi definitivamente al brutto tempo o concedere ancora qualche apertura.

Il silenzio della tarda sera è disturbato dal suono lontano di un’ambulanza.

Chissà se sta salendo qui o andrà altrove. Speriamo non sia nulla di grave.

Poco prima invece, quando ero fuori con il segretario Loki, c’è stato un momento nel quale, nonostante fossimo ancora vicini alle case del paese, il silenzio è stato pressoché assoluto.

Solo qualche secondo, ma sufficiente a suscitarmi un poco di spontaneo sgomento. Nessun rumore di mezzi a motore, nessuna voce umana, nessun cane abbaiante.

Straniante, in effetti. Magari è successo qualcosa del quale non so nulla, ho pensato – una guerra, una nube radioattiva, un’invasione aliena o qualcos’altro che ha fatto fuggire tutti o che li ha fatti rinserrare nelle proprie case.

Fantasticherie un po’ stupide, lo so. E dopo qualche attimo in fondo alla strada ho sentito avvicinarsi il rumore di un motore. Tutto a posto, allora, non sono rimasto da solo – con Loki – al mondo che è ancora quello di prima. Già.

Sarà che la lettura in anni giovanili – in quinta superiore, credo – di quel sublime romanzo che è Dissipatio H.G. di Guido Morselli ancora oggi condiziona in qualche modo (come ha fatto anche più concretamente in passato) certi miei pensieri?

Probabilmente sì. Per fortuna.

Ciò che “fa” il silenzio e il suo contrario, in ultima analisi è la presenza umana, gradita o sgradita; e la sua mancanza. Nulla le sostituisce, in questo loro effetto.
E il silenzio da assenza umana, mi accorgevo, è un silenzio che non scorre. Si accumula.

(Dissipatio H.G., capitolo IV)

P.S.: nell’immagine in testa al post, René Magritte, Le poison, 1939, immagine sulla copertina dell’edizione Adelphi.

2025.02.06

(«Cos’è ‘sta roba?» Be’, cliccate qui.)

[Foto di Jeremy Thomas su Unsplash.]
Cielo ancora abbastanza limpido, nonostante una leggera velatura che forse anticipa il cambio delle condizioni meteo dei prossimi giorni.

Loki trotterella per il giardino in cerca dell’ultimo punto di minzione quotidiano.

Osservo una luce che pare appoggiata propri in vetta al Monte Tesoro. Che ci sia qualcuno lassù, a quest’ora? Forse è il frontalino di qualche astrofilo intento a fotografare il cielo?

No, non c’è nessuno.

Mi dilungo qualche attimo di più per osservare la luce, ovviamente una stella, nella sua lenta, regolare ascesa sopra la sommità del Tesoro, fino a che vi si eleva di qualche grado.

Rifletto che non sarebbe male tentare di armonizzare certe nostre cose alla velocità di movimento delle stelle nel cielo. Che è “lentezza”, certo, non velocità, ma forse è tale perché siamo noi ad andare troppo veloci, ben oltre un limite logico che illogicamente non sappiamo più determinare.

A partire proprio dal pensiero, ad esempio. Pensare rapidamente (perché si vive rapidamente) è sempre una dote?

Il tempo dell’uomo non è quello della Terra, che non è quello del cosmo. Ma se il tempo non esiste se non come moto, come rivela la fisica, alla fine forse è solo una questione di nostra percezione e interpretazione. Pensiamo che il moto delle stelle nel cielo sia molto lento e non capiamo che il nostro sulla Terra è troppo veloce. Per nostra comodità, in buona sostanza.

Ma siamo veramente “comodi”, così?

Ci devo provare, almeno per qualche momento, ad andare a tempo con le stelle nel cielo. Potrebbe essermi utile.

Buonanotte.

La parola Tempo non è venuta dal cielo, ma dalla bocca di un uomo.

(John Archibald Wheeler)