Parecchio originale la nuova mostra presenta presso la Piscina Comunale – Spazio d’arte in Copisteria di Milano: una collettiva curata da Adriano Pasquali che presenta più di cento opere realizzate “in un fazzoletto” – letteralmente s’intende, ovvero create su altrettanti semplici fazzoletti. Non solo una mera reinterpretazione fuori dal comune del supporto artistico, ma pure una sorta di metafora del valore di esso e dell’arte stessa, in grado di offrire un certo valore – estetico, tematico, culturale, sociale persino – al fruitore anche quando “relegata” su di un supporto così apparentemente limitato e limitante… Ma, inutile dirlo, quando l’arte è di valore (e di nuovo intendo ciò in senso artistico, appunto, non certo “commerciale”!), qualsiasi pur ridotta quantità non sarà mai proporzionale alla qualità offerta! E in fondo, appunto, nemmeno al mero godimento estetico di essa…
Fino al prossimo Ottobre, alla Piscina Comunale di Milano, in via Campiglio 13 (zona Lambrate). Cliccate sull’immagine qui sotto per visitare la pagina facebook dello spazio d’arte e avere maggiori informazioni sulla mostra, oltre che per poterne vedere anche qualche interessante video.
Categoria: Eventi
Lucerna, un confortevole salotto arredato con gusto… (E un invito a seguirmi, lì!)
(…) Ogni volta che giungo in questa città di luce e di scintillii, di bagliori e di stupori, sento quasi un’urgenza spirituale di divenirne parte della sua più intima essenza. Cammino lentamente lungo la riva sinistra della Reuss, scorro lo sguardo sulle facciate dei palazzi che, sulla riva opposta, affrescano l’orizzonte prossimo come su una tela impressionistica dai vivacissimi colori. La corrente è impetuosa, il lago spinge fuori da sé l’acqua con possanza, schiumante tra rapide vigorose, compressa tra gli argini sopra i quali le placide passeggiate della gente sembrano soavi traiettorie di fragili farfalle sopra una furiosa tempesta – ma appena le risacche placano il flusso, ci si meraviglia di quanto verde e trasparente sia quest’acqua cittadina – e potabile, suppongo, come d’altronde accade altrove qui in Svizzera.
Poco a valle c’è lo Spreuerbrücke, uno dei due ponti in legno che scavalcano il fiume, e quello ancora originale (dell’altro, il Kapellbrücke, e della sua storia, vi racconto a breve). Mi piace penetrare nel centro storico di Lucerna da quella parte e non dall’altra, dove usualmente i bus scaricano le comitive di turisti. Vi entro da qui perché ho la vivida impressione di entrare in una dimora antica e nobile che da subito si rivela accogliente, ospitale, confortevole. Un salotto arredato con gusto, certamente prezioso ma non sfarzoso, nel quale ci si sente a proprio agio, compartecipanti alla sua finezza, allo charme.
Vie pedonali strette che scorrono tra antichi palazzi dalle facciate affrescate spesso fantasiosamente come tele d’un discepolo elvetico di Bosch, le quali di colpo divengono ancora più strette, più intime, e d’un tratto si frantumano in altre viuzze, vicoli e vicoletti che donano l’impressione di trovarsi in un labirinto urbano. Ma basta girare l’angolo per ritrovarsi all’improvviso in una deliziosa piazzetta circondata da ulteriori nuove tele-facciate e agghindata da una tipica ed elaborata fontana in pietra, piccoli slarghi che mi allargano parecchio l’animo e lo abbracciano affettuosamente, instillandomi un senso di protezione serena, quieta. (…)
Luzern, “Luce-rna”, ovvero “città della luce”. Un nome che più azzeccato non potrebbe essere, e voglio cercare di dimostrarvelo nel modo più chiaro e, mi auguro, affascinante possibile, accompagnandovi per le sue strade, le piazze, i ponti, tra i palazzi e le torri, tra i luccichii delle acque del lago e quelle nivali sulle vette montuose che coronano il panorama cittadino.
E vi ci accompagnerò presto, molto presto…
Continuate a seguire il blog (o arrivateci, qui, dai social network) e a breve ne saprete di più.
Francesco Lussana “OPEN”: a Venezia, nella 16a Esposizione Internazionale di Sculture e Installazioni
Ho l’onore di conoscere ormai da tempo Francesco Lussana e ancor più di aver potuto collaborare con lui in alcuni recenti eventi pubblici legati alla sua originale e intrigante produzione artistica, sulla quale – anche in relazione ai suddetti eventi – ho spesso dissertato nel blog (QUI potete trovare tutti gli articoli pubblicati). Vederlo quindi incluso nella mostra OPEN – Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni che celebra la sua sedicesima edizione dal 29 agosto al 29 settembre a Venezia Lido e all’Isola di San Servolo parallelamente alla Mostra d’Arte Cinematografica nonché – soprattutto, direi – alla 55° Biennale di Venezia, con la curatela di Paolo De Grandis e Carlotta Scarpa, mi rende assai felice tanto quanto però non così sorpreso. Sì, perché l’ormai lungo percorso artistico intrapreso da Lussana –
delle cui peculiarità essenziali potete appunto leggere negli articoli pubblicati – è di tale fascino e profondità generali che questo riconoscimento mi risulta sotto molti aspetti ovvio, anzi, potrei pure dire indispensabile.
Francesco Lussana con la sua arte ha saputo generare un’armonia assolutamente rara tra elementi diversi del “fare” artistico, andando ben oltre le componenti primarie estetiche e tematiche dell’opera d’arte per inglobare nell’essenza di essa anche valenze di natura sociale, sociologica e antropologica. Il produrre arte come lavoro di Lussana si affianca e si fonde col suo lavoro in fabbrica che è a sua volta “arte” nel senso artigianale e manifatturiero del termine; l’uso pratico delle macchine ovvero degli strumenti della produzione industriale seriale muta sotto il suo controllo, si trasforma in un gesto ben più peculiare fino a ricuperare (o riscoprire) un’accezione primordiale, per così dire, di ritorno alla generazione di oggetti non più solo dotati d’una qualche funzione utilitaristica ma, al contrario, capaci di dialogare con chi li “incontra”, di raccontare lunghe storie, di trasmettere messaggi articolati e intensi che sovente esulano dal mero contesto artistico per giungere in ambiti più culturalmente profondi – dacché il lavoro industriale, tema fondamentale della sua riflessione artistica, non serve dire quanto sia soggetto assolutamente sociologico e antropologico! L’effetto ottenuto è duplice: la riaffermazione del lavoro come opera umana capace di produrre “arte”, e la valorizzazione dell’arte come opera umana nobile e nobilitante come è il lavoro (almeno nel principio e come dovrebbe sempre essere, anche e soprattutto nella nostra così caotica e critica era contemporanea). E’ un effetto assolutamente e autenticamente artistico, che legandosi poi alle numerose suggestioni di matrice estetica proprie dell’opera d’arte in senso “classico” e al carattere analitico di esse (ben tratteggiate da Serena Mormino nella presentazione dell’opera esposta a Venezia, QUI) contribuisce a fare del lavoro (appunto, termine che ora spero leggerete e comprenderete con un senso ben più ampio dell’usuale) e della produzione (idem) artistica di Francesco Lussana un’esperienza del tutto originale, come detto, e profondamente significativa nel panorama dell’arte contemporanea attuale.

Cliccate QUI per conoscere ogni dettaglio su OPEN (e, se volete, per scaricare il comunicato stampa), oppure cliccate sull’immagine lì sopra per visitare il sito web di Francesco Lussana, così da trovare – se mai fosse necessario – ancora ulteriori ottimi motivi per conoscere la sua arte e visitare, se vi è possibile, la mostra di Venezia. Ve la consiglio caldamente, ça va sans dire!
I miracoli non esistono. Anzi no, qualcuno (artistico) esiste! A Milano, zona Lambrate, fino al 18 Luglio prossimo…
Ammetto di non sapere praticamente nulla della mostra che si inaugurerà a breve presso la PISCINA COMUNALE a Milano, però conosco benissimo il valore umano e artistico di almeno due dei tre protagonisti che la proporranno, ovvero Lorenzo Manenti e Marco Mapelli, il che diviene una pressoché automatica garanzia che pure Roberto Pesenti sia del loro stesso livello.
Eppoi il promo dell’evento che gira su youtube devo dire che è veramente intrigante…:
Il Miracolo.
Lorenzo Manenti, Marco Mapelli, Roberto Pesenti
Da mercoledì 26 giugno 2013, ore 20.00, e fino al 18 luglio, presso la PISCINA COMUNALE, spazio d’arte in copisteria, via Campiglio nr.13 (zona Lambrate), Milano. Orari: dal lunedì al venerdì, ore 9.00-18.00.
Insomma: se siete della zona o sarete a Milano andateci, vi assicuro che merita una visita e tutta la vostra attenzione.
Quando i libri diventano ispirazione per l’arte contemporanea, ed espressione profonda di essa
Un bellissimo progetto artistico che farà parte degli eventi collaterali della prossima 55a Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia e per il quale l’oggetto-libro è fondamentale sia in senso teorico che pratico è I libri d’acqua, presentato dall’artista napoletano Antonio Nocera con la curatela di Louis Godart e di Laura Fusco.
Leggendo dalla presentazione del progetto…:
“Con il progetto “I libri d’acqua” l’artista focalizza l’attenzione sul tema della migrazione come fenomeno sociale totale. Al centro della sua riflessione è posta l’importanza della
mobilità umana come espressione di una libertà fondamentale di movimento e aspirazione all’emancipazione, che l’artista esprime simbolicamente attraverso il viaggio. Le opere di questo progetto sono dominate dalla presenza del mare, ora chiaro e limpido ora nero come il catrame, ora calmo e rasserenante ora impetuoso e angosciante. Su queste acque galleggiano nidi carichi di esserini che rimandano la memoria ai barconi di migranti che, in tutte le epoche, hanno solcato i mari in cerca di un luogo dove costruire una nuova casa.
Il progetto “I Libri d’acqua” rientra nella tematica sviluppata negli ultimi anni dall’artista con “Oltre il nido”, progetto nato dalla riflessione sul tema della casa come aspirazione primaria e diritto fondamentale dell’essere umano, simbolicamente rappresentato dal nido. (…) Per la realizzazione delle sue opere l’artista attinge dalla millenaria sapienza artigiana veneziana l’uso di materiali pregiati come il vetro e la carta. Per il progetto site specific al Monastero di S. Nicolò, Antonio Nocera realizzerà un grande libro da collocarsi nell’area centrale a cielo aperto del chiostro e l’opera sarà oggetto di donazione al Comune di Venezia nel corso della cerimonia di inaugurazione.
L’installazione principale verrà accompagnata da opere, dipinti e sculture, facenti parte del complesso progetto “I Libri d’acqua” oltre che da un video documentario sulla creazione dell’opera, arricchito da approfondimenti sui temi dell’esposizione con un particolare focus sull’art 13 della DUDU (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)“
Trovo – ovviamente, mi verrebbe da dire – molto interessante la scelta di rappresentare il senso tematico del progetto artistico attraverso l’oggetto-libro, appunto: una sorta di (ri)affermazione della potenza di esso, e dell’insuperabile capacità che detiene nel portare il più rapidamente e il più chiaramente possibile un messaggio di valore quale è certamente, e tanto quello alla base del progetto di Nocera. Una facoltà che rende il libro la rappresentazione più vivida e immediata del termine “cultura”, che l’arte visiva contemporanea – a sua volta possente espressione culturale – riconosce (come già fatto spesso, in passato, e come farà ancora in futuro) tanto quanto, purtroppo, la letteratura invece non è più capace di testimoniare, paradossalmente, per proprio autolesionismo editoriale…
Cliccate QUI o sull’immagine di Antonio Nocera per visitare il sito web del progetto I libri d’acqua, e conoscerne ogni altro dettaglio.

