Dopo essere stata trasmessa su “BergamoTV”, trovate on line (e qui sopra) la puntata di “Orobie Extra” – la trasmissione curata e condotta da Cristina Paulato che approfondisce alcuni dei temi più interessanti toccati dal magazine “Orobie” nella rubrica Scenari (la vedete lì sotto, sul numero di ottobre) – dal titolo “Dove portano i ponti?” alla quale ho avuto il privilegio di partecipare per portare il mio pensiero e confrontarmi al riguardo con Walter Balicco, assessore al Turismo del Comune di Dossena nel cui territorio è stato realizzato uno dei ponti tibetani più noti delle montagne lombarde.
Come si afferma nella presentazione della puntata, «Di ponti tibetani, anche sulle montagne lombarde ormai c’è solo l’imbarazzo della scelta. Sono infrastrutture utili allo sviluppo o modelli lontani dall’ambiente e dalla cultura dei luoghi? Nascono tutti con la stessa finalità: promuovere il territorio, rilanciare il turismo e di conseguenza le economie locali. E almeno inizialmente sembrerebbero anche riuscirci. Il problema semmai è in prospettiva. E soprattutto sul modello di sviluppo che si intende sposare.»
Prospettiva e modello di sviluppo, si rimarca giustamente, ovvero: è una questione innanzi tutto culturale, che concerne l’idea di montagna che vogliamo elaborare e, di conseguenza, i modi con i quali ci vogliamo relazionare con il suo paesaggio, sia in senso turistico che residenziale, nonché con il tempo quale dimensione prospettica di sviluppo che in montagna più che altrove deve essere elaborata diacronicamente, non certo sul presente con lo sguardo soltanto al passato. Altrimenti, oltre alla lunaparkizzazione dei territori montani vi imporremo la museificazione. E la fine certa, inesorabilmente.
Se vi va dategli una visione alla puntata di “Orobie Extra” – la cui redazione ringrazio di cuore per la considerazione che ripongono regolarmente in me e nelle mie opinioni – e poi, come al solito, se volete dirmi che ne pensate a me fa sempre piacere saperlo.

Interessante il dibattito! Devo dire che a me i “ponti tibetani” non piacciono, mi sanno tanto di specchietto per le allodole per attirare gente a cui spillare qualche quattrino e via. Una zona come Dossena avrebbe molto da valorizzare, fosse anche solo le storie legate alla Via Mercatorum… Però è utile e doveroso ascoltare il parere di chi lì ci vive e prova a costruire qualcosa.
Buonasera Davide!
Grazie dell’apprezzamento: la pensiamo allo stesso modo e, per di più, ponti e opere simili assorbono male risorse finanziarie (spesso pubbliche) che potrebbero e dovrebbero essere impiegate proprio per elaborare progetti di sviluppo territoriale ben più articolati e meno degradanti il territorio, ridotto a mero sfondo per selfies e per reels su Instagram. A Dossena almeno l’hanno fatto e in modo obiettivamente ammirevole; altrove invece sembra proprio che per certi sindaci (o per le figure loro affini) il ponte sia come per un adolescente immaturo un giocattolone con il quale si possa divertire perché non ha voglia di studiare o di fare altro di meno banale.
Grazie ancora!