E poi, i giorni della smemoratezza

[Foto di Monfocus da Pixabay.]
Comunque, passato anche per quest’anno il Giorno della Memoria, e passate tutte le commemorazioni nonché le strumentalizzazioni (in bene o in male) relative, resta forte in me l’impressione che a buona parte delle persone di questi pur fondamentali temi non interessi pressoché nulla. Tali giornate annuali di commemorazione “una tantum” vengono e passano in modo ormai automatico – e anch’io al riguardo, in senso generale, ho espresso più volte il mio scetticismo – ma i temi, le realtà della storia, le verità, la memoria restano sempre: se vengono trascurate o ignorate non è certo colpa di ciò che tramandano ma di chi non vuole tramandare, per scelta consapevole o per mera ignavia intellettuale.

Troppe persone di fonte a tali temi di valore imperituro fanno spallucce, non li sentono roba loro, li credono parte di un passato ormai lontano, si dicono «ok, ma io che c’entro?» girandosi dalla parte opposta, tutt’al più pubblicando il copia/incolla d’una bella frase al riguardo sui social (il che è già qualcosa, rispetto al menefreghismo assoluto di tanti, ma denota quanto sia deprimente la situazione) e così sentendosi sgravati dal dovere d’attenzione e di riflessione, agevolati in tutto ciò dal degrado culturale diffuso in una società sempre più incapace di fare i conti con la storia – passata e recente – e dalla virtualizzazione ormai totale (e totalitaria) che i media, web e no, fanno di quasi tutta la realtà, che fa svanire e cancella la memoria così come rapidamente svaniscono e si cancellano i post sui social, nascosti da nuovi contenuti – sovente ben più vacui e non di rado deliberatamente, temo – che a loro volta durano lo spazio d’una lettura superficiale e poi subiscono la stessa sorte. Tuttavia, ribadisco, la memoria storica è sempre lì, non si cancella: è la mente di chi non la coglie più a cancellarsi, inesorabilmente.

Fanno spallucce, in troppi, incapaci di comprendere che questo loro comportamento è perfettamente complice e funzionale al male che i temi di fondo di circostanze come il Giorno del Ricordo (a prescindere dalla sua mera cadenza annuale) cercano di mantenere vividi e comprensibili, che il loro sostanziale disinteresse è l’ambiente mentale ideale per consentire a quel male di potersi ripresentare, e di poterlo fare molto prima di quanto si possa credere.

Così, quelli che pensano e credono di non c’entrare nulla e che i cattivi sono sempre gli altri, in verità sono i primi ad esserlo, i primi a farsi complici di tutto ciò. E (quasi) nessuno, me compreso, può sentirsi esente da tale evidenza.

 

27 gennaio, giorno della memoria

Prigionieri ebrei a Buchenwald. Foto: United States Holocaust Memorial Museum, Fotografia #10105, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2533534.

Vidi non lontano da me un vecchio che si trascinava carponi. Si era appena svincolato dalla mischia. Portò una mano al cuore. Prima credetti che avesse ricevuto un colpo al petto, poi capii: teneva sotto la giacca un pezzo di pane. Con una rapidità straordinaria lo tirò fuori, lo portò alla bocca. Gli occhi gli brillarono, un sorriso simile a una smorfia gli illuminò il volto morto e si spense subito. Un’ombra si era appena allungata accanto a lui, e quell’ombra gli si gettò addosso. Carico di botte, ubriaco di colpi, il vecchio gridava: – Meir, mio piccolo Meir! Non mi riconosci? Sono tuo padre… mi fai male… stai assassinando tuo padre… ho del pane… anche per te… anche per te…
Crollò. Aveva ancora nel pugno chiuso un pezzetto di pane. Volle portarlo alla bocca, ma l’altro si gettò su di lui e glielo prese. Il vecchio mormorò qualcosa, emise un rantolo, e morì nell’indifferenza generale. Suo figlio lo frugò, prese il pezzetto di pane e cominciò a divorarlo, ma non potè andare lontano: due uomini lo avevano visto e si precipitarono su di lui. Altri se ne aggiunsero. Quando se ne andarono c’erano vicino a me due morti: padre e figlio. Io avevo quindici anni.

(Elie Wiesel, La notte, traduzione di Daniel Vogelmann, Giuntina, 2007, pag.98. Per saperne di più sul libro, cliccate qui. Sul Giorno della Memoria invece cliccate qui.)

Buchenwald, 1945. Elie Wiesel è nella seconda fila a partire dal basso, il settimo da sinistra. Foto di: Private H. Miller. (Army) – Quest’opera multimediale è disponibile nel catalogo della National Archives and Records Administration con codice di identificazione ARC (National Archives Identifier) 535561., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2204433.