Code misteriose

Qualche giorno fa ho avuto l’ennesima conferma che il traffico intenso sulle strade e le code di autovetture sono fenomeni governati da leggi fisiche che sfuggono a qualsiasi determinazione logica. Già.

Perché se la nota Legge di Murphy la quale in tema postula che

In coda, la fila accanto scorre sempre più rapidamente della tua. Se cambi fila, quella in cui ti trovavi comincia a scorrere più rapidamente di quella in cui ti sei trasferito

si basa effettivamente su un teorema matematico – il “Paradosso di Redelmeier”, vedi qui – altre fenomenologie al riguardo restano assai oscure. Almeno allo scrivente.

Fatto sta che – poco tempo fa, appunto – mi trovo in coda su una superstrada a doppia corsia in un punto rispetto al quale, alla destra, si immettono due altre strade con relative corsie e traffico pure in esse rallentato/bloccato. Bene: io sono nella corsia di sinistra (di sorpasso) la quale, di logica, dovrebbe subire assai meno di quella di destra l’ulteriore rallentamento causato dalle autovetture in entrata da quelle due immissioni laterali, giusto?
Invece no! Io resto bloccato o avanzante in modo risibile mentre la corsia accanto (sulla quale ho preso un’auto particolare a mo’ di riferimento, come si fa in queste occasioni) avanza in modo sensibilmente più rapido.
Eccheccaz…pita! Ma come può essere?!
E non è che uno dei tanti esempi che si possono fare al riguardo, questo.

Ecco, insomma: visto che siamo in periodo di assegnazione dei Premi Nobel, quello per la fisica (ma pure quello per l’economia, a ben vedere) potrebbe risultare ben meritato da chi risolva il mistero di quei suddetti astrusi fenomeni! D’altro canto, un qualche premio andrebbe assegnato pure a chi scoprisse finalmente come noi tutti, esseri (presumibilmente) intelligenti e razionali, si possa continuamente sopportare di perdere una considerevole parte della nostra vita chiusi in un’autovettura intrappolata nel traffico di strade sempre più simili a recinti per mandrie di bestiame metallico rumoroso e inquinante. O no?

Un primitivo in “vacanza” (anche dal web)

Edward Hopper, "Sun in a empty room", 1963
Edward Hopper, “Sun in a empty room”, 1963

Tornato dalle vacanze, mi riconnetto al web (il mondo dove ormai tutti quanti siamo – voce e senso antropologico del verbo essere) con una vaga sensazione di rimorso, già… Per aver avuto il coraggio, anzi, la sfacciataggine di fare vacanza (assenza, ovvero “l’essere vacante; la condizione di un ufficio privo del titolare” – cfr. Dizionario Garzanti) anche dal web, dai social network, dai servizi di messaggistica e da tutto il resto.
Certo, uno smartphone ce l’ho anch’io, le varie notifiche le leggevo e ho risposto ai messaggi più urgenti ma, appunto, ho ancora l’illusione, o l’ingenuità, di pensare alla “vacanza” in ogni sua accezione e soprattutto in quella per me fondamentale di assenza – da casa, dal lavoro, dalla vita di tutti i giorni, dall’ambiente che mi vede attivo (volente o nolente) per quasi tutti gli altri 350 giorni dell’anno.
E la vacanza, in tal modo, non può non significare viaggio, non importa verso dove o quanto lontano: siano 10 chilometri o 20.000 il senso è lo stesso. Viaggio totale, del corpo e della mente, viaggio spaziale dunque e viaggio – se così posso dire – “temporale”, quanto meno per come la cadenza cronologica spesso rigida, a volte frenetica, che governa le nostre vite quotidiane può essere finalmente messa da parte e sostituita con altri ritmi e altri orari, almeno per due settimane. Inoltre, il “mio” viaggio deve essere mentale anche per poter essere vero, per poter visitare, esplorare, conoscere, comprendere e assimilare altri luoghi, altre genti, altre culture – che sia un paese lontano ovvero la montagna o la spiaggia a mezz’ora d’auto da casa, lo ribadisco, non importa ciò.
Per questo la mia vacanza è stata anche dal web, in quasi ogni sua forma interattiva contemporanea. E per questo, parimenti, sento quel rimorso di coscienza dovuto al fatto di essermi così assentato, per non aver intrattenuto conversazioni con i miei vari contatti come al solito, per aver fatto mancare i vari “mi piace”, per non aver letto tutte le notifiche, i post, i commenti. Mi dispiace molto di questo, e ora cercherò di rimediare a tutti i ritardi e alle eventuali mancate risposte, se ne devo; ma è stato (quest’anno come gli anni scorsi e come quelli futuri, lo dico fin d’ora) una sorta di “obbligo” al quale non ho voluto sottrarmi. Non sto ovviamente sostenendo, con ciò, che coloro i quali anche in vacanza restano connessi e attivi continuamente sul web sbaglino, anzi: è certamente la migliore e più giusta interpretazione, la loro, del prezioso concetto social del web contemporaneo, e in effetti il mio rimorso nasce anche dalla sensazione di rifiutare, con la mia “vacanza”, i grandi e meravigliosi vantaggi della connettività in rete oggi a disposizione di tutti, ovunque ci si trovi. La mia è semplicemente una scelta, probabilmente primitiva e anacronistica, che mi permetto di impormi (e imporre a chi è in contatto con me, il quale sia certamente libero di biasimarmi!) solo perché vale per due settimane all’anno, non di più. Due settimane nelle quali, se per tutto il resto dell’anno il web ci consente di viaggiare dovunque restando seduti a casa o in ufficio, decido di viaggiare nel mondo reale ovvero fuori dalla virtualità della rete, con le mie gambe, la mia mente e lo smartphone nello zaino, dal quale fuoriesce solo la sera in hotel. Ok, oggi mi è toccato perdere qualche mezz’ora per vagliare la montagna di messaggi ricevuti sulle caselle di posta e sui social network, senza dubbio, ma d’altro canto in tal modo ho riscoperto il piacere di riconnettermi al mondo virtuale e di riscoprire nuovamente tutte le sue potenzialità, proprio come quando si torna a casa dopo un periodo d’assenza e ci si bea di nuovo delle sue comodità. Per apprezzare al meglio una cosa, in fondo, bisogna ogni tanto sentirne la mancanza.

Bentornati, eh!

Bentornati a tutti, qualsiasi cosa abbiate fatto, in qualsiasi posto siate stati e qualsivoglia metodo abbiate scelto per rilassarvi e ritemprarvi! E ben ritrovati a chi invece non ha mai staccato, volente o nolente…
Rieccoci qua, nel bene e nel male (ma mi auguro più nel primo!) si ricomincia. E dai, che le prossime vacanze non sono poi così lontane!*

*: Ok, riconosco che tale affermazione è un poco azzardata, oltre che vaga, ma almeno non è così irritante come l’assai consueto e sbeffeggiante “Finite le vacanze, eh?!”…