Poesia e “business”, pure peggio del crimine… (Thoreau dixit)

Credo che non esista niente – neppure il crimine – maggiormente contrario alla poesia, alla filosofia e alla vita stessa che questa incessante smania per il business.

(Henry David Thoreau, citato in Life without principle, 1863, in origine What Shall in Profit, 1854)

Uhm… Considerando che Thoreau era uno che già a metà Ottocento aveva capito tantissimo di come si sarebbe evoluta la civiltà umana, ovvero da quante stolte e bieche devianze sarebbe stata traviata, considerando che era un fine e prolifico letterato, intendendo per “poesia” nella citazione qui sopra la letteratura in senso lato (visto che a quei tempi “letteratura” significava soprattutto poesia, appunto) e considerando che – a quanto pare – disse pure…

Leggi per primi i libri migliori: potresti non avere l’occasione di leggerli tutti.

…Mi viene da chiedere: forse che Thoreau vide nel futuro, per chissà quale prodigioso intuito, come e quanto si sarebbe (e si è) degradato il panorama editoriale e letterario italiano, colpevole per mano dei suoi maggiori protagonisti (i “grandi” editori, già!) d’aver ridotto la letteratura a mero business anche grazie alla diffusione di pessimi libri che rendono quanto affermato da Thoreau – leggere soprattutto bei libri, non ignobile fuffa – una necessità vitale per il lettore ma anche per l’autentica e buona letteratura, appunto soffocata da libroidi di valore letterario nullo?

No, ovviamente no. E’ solo una mia congettura assai polemica, una specie di acido vaneggiamento.
Però…

Davide Brullo (a cura di), “Maledetti Italiani. Dieci autori per una controantologia del Novecento”

P.S.: (Pre Scriptum): ribadisco una volta ancora quanto sostenuto qualche post fa – e lo farò di nuovo in futuro, se ne avrò l’occasione: personalmente, in tutta sincerità, 9 presunti “poeti” su 10 (sono magnanimo… Vorrei dire 99 su 100!) io li manderei a lavorare in miniera e nei livelli più profondi, in modo che non scrivano più quelle cose che poi hanno il coraggio di spacciare per “poesia”. Affermai ciò anche qualche tempo fa, qui nel blog, in un post tanto ironico nella forma quanto assolutamente serio nella sostanza.
Posto che – non sono certo io a stabilirlo, qui e ora – la poesia è la forma d’arte letteraria più alta e nobile mai generata dall’uomo, veramente troppa gente s’è creduta capace di scrivere versi poetici improvvisandosi, appunto “poeta”, palesandosi invece come totalmente all’oscuro di cosa sia veramente la poesia, del suo senso artistico, letterario, antropologico, della sua struttura e della tecnica necessaria, della sua storia passata e presente. Di tutto, in buona sostanza, scrivendo così inevitabilmente “versi” rispetto ai quali pure un biglietto con le cose da comprare nel negozio sotto casa risulterebbe più poetico.
Quanto meno, prima di proporre pubblicamente ciò che si è scritto – e magari pretenderne pure una produzione editoriale – tutta ‘sta massa di poeti dovrebbe profondamente e intensamente studiare la materia poetica, dall’era classica fino a quella contemporanea, in modo da capire se quanto scritto possa almeno sostenere un qualche confronto con ciò che è già stato fatto oppure no. A meno che quei suddetti presunti poeti non ritengano di essere tali per genesi divina, e/o indubitabilmente pregni d’un afflato poetico che nemmeno Dante o Leopardi o chi altro di considerabilmente grande… A meno che non siano dei gran presuntuosi, in buona sostanza. Cosa che temo parecchio, ahinoi, dacché in tali condizioni coloro che si proclamano difensori del verso poetico in realtà finiranno per ucciderlo definitivamente. Se non l’hanno già fatto…
La recensione qui sotto tratta di un altro ottimo testo che chiunque si prefigga di trattare la materia poetica dovrebbe leggere, ad esempio – e ne trovate/troverete altre, di recensioni a ottimi testi, nella pagina relativa, qui nel blog. Ma è inutile dire che di simili libri ottimi e necessari ce ne sono certamente altri, in libreria – magari su quegli scaffali nascosti e pieni di polvere negli angoli più bui, visto che ormai la poesia è relegata in tali anfratti, non certo in bella vista…

maledetti_italiani-copAh, che bello tornare dopo un po’ a leggere poesia, e godere di quella dolce sensazione di rarefazione, quasi di solitudine, come entrare in una dimensione parallela con tutto quanto il mondo (dei lettori) che resta fuori, in tutt’altre letture affaccendato… Insomma, ora, senza esagerare nel sollazzo, non si trovano certo in giro frotte di lettori che dichiarino di essere impegnate nel leggere opere di poesia piuttosto che l’ultimo (nomi a caso, e con tutto il rispetto) Dan Brown, Ken Follett o peggio (e senza rispetto alcuno, sono sincero!) Moccia… (Ohmmamma! L’ho scritto veramente! Scusatemi tanto, vi prego!) Eppure, sono convinto da sempre, le suggestioni che offre un considerevole libro di poesia forse mai nessun romanzo saprà ugualmente regalare…
In ogni caso torno alla poesia, come dicevo, con Maledetti Italiani, dieci autori per una contro antologia del Novecento (Il Saggiatore – Net), nella quale Davide Brullo raccoglie 10 poeti “di secondo piano”, se così si può dire, la cui produzione (non così celebre e celebrata come quella dei nomi più noti, per questo “di secondo piano”) si è appunto rivelata nell’ambito del ventesimo secolo. Davide Rondoni, in quarta di copertina, la definisce “un’antologia di spostati, di gente che si trova ai bordi”, e in effetti lo stesso titolo dato alla raccolta farebbe pensare ad un qualcosa di assai “diverso” rispetto a quanto del Novecento poetico italiano si conosce maggiormente…

Leggete la recensione completa di Maledetti Italiani cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Filippo Bettini, Roberto Di Marco, “Terza Ondata. Il Nuovo Movimento della Scrittura in Italia”

P.S.: (Pre Scriptum): ribadisco di nuovo quanto sostenuto qualche post fa – e lo farò ancora in futuro, se ne avrò l’occasione: personalmente, in tutta sincerità, 9 presunti “poeti” su 10 (sono magnanimo… Vorrei dire 99 su 100!) io li manderei a lavorare in miniera e nei livelli più profondi, in modo che non scrivano più quelle cose che poi hanno il coraggio di spacciare per “poesia”. Affermai ciò anche qualche tempo fa, qui nel blog, in un post tanto ironico nella forma quanto assolutamente serio nella sostanza.
Posto che – non sono certo io a stabilirlo, qui e ora – la poesia è la forma d’arte letteraria più alta e nobile mai generata dall’uomo, veramente troppa gente s’è creduta capace di scrivere versi poetici improvvisandosi, appunto “poeta”, palesandosi invece come totalmente all’oscuro di cosa sia veramente la poesia, del suo senso artistico, letterario, antropologico, della sua struttura e della tecnica necessaria, della sua storia passata e presente. Di tutto, in buona sostanza, scrivendo così inevitabilmente “versi” rispetto ai quali pure un biglietto con le cose da comprare nel negozio sotto casa risulterebbe più poetico.
Quanto meno, prima di proporre pubblicamente ciò che si è scritto – e magari pretenderne pure una produzione editoriale – tutta ‘sta massa di poeti dovrebbe profondamente e intensamente studiare la materia poetica, dall’era classica fino a quella contemporanea, in modo da capire se quanto scritto possa almeno sostenere un qualche confronto con ciò che è già stato fatto oppure no. A meno che quei suddetti presunti poeti non ritengano di essere tali per genesi divina, e/o indubitabilmente pregni d’un afflato poetico che nemmeno Dante o Leopardi o chi altro di considerabilmente grande… A meno che non siano dei gran presuntuosi, in buona sostanza. Cosa che temo parecchio, ahinoi, dacché in tali condizioni coloro che si proclamano difensori del verso poetico in realtà finiranno per ucciderlo definitivamente. Se non l’hanno già fatto…
La recensione qui sotto tratta di un altro ottimo testo che chiunque si prefigga di trattare la materia poetica dovrebbe leggere, ad esempio – e ne trovate/troverete altre, di recensioni a ottimi testi, nella pagina relativa, qui nel blog. Ma è inutile dire che di simili libri ottimi e necessari ce ne sono certamente altri, in libreria – magari su quegli scaffali nascosti e pieni di polvere negli angoli più bui, visto che ormai la poesia è relegata in tali anfratti, non certo in bella vista…

cop_terzaondataDopo il fondamentale La Poesia Italiana d’Avanguardia di Fausto Curi – e proseguendo nello studio dell’avanguardia letteraria italiana dal dopoguerra in poi – Terza Ondata di Filippo Bettini e Roberto Di Marco, edito da ES/Synergon di Bologna, è certamente uno dei testi più interessanti e utili che si possano trovare sul mercato, dichiarando apertamente il suo contenuto (e lo scopo che si propone) fin dal proprio titolo ovvero analizzare e soprattutto presentare una significativa selezione di autori di quel movimento letterario avente la sua massima luce nei primi anni ’90 del secolo scorso e denominato “Terza Ondata” – nome che intende identificarlo come, appunto, terzo considerabile movimento di letteratura sperimentale e avanguardistica dopo le prime avanguardie storiche di inizio Novecento e dopo la neoavanguardia del dopoguerra, avente il proprio simbolo nel celebre Gruppo 63 di Sanguineti e C. – peraltro terzo e per ora ultimo movimento d’avanguardia letteraria ad oggi, mi pare di poter dire…

Leggete la recensione completa di Terza Ondata cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Leggere per scrivere, e non viceversa! (Jorge Luis Borges dixit)

Vedo me stesso essenzialmente come un lettore. Mi è accaduto di avventurarmi a scrivere, ma ritengo che quello che ho letto sia molto più importante di quello che ho scritto.
(Jorge Luis Borges, tratto da Il credo di un poeta, citato in Poesia, anno XIV, maggio 2001, n.150, Crocetti Editore)

Ecco.
Ovvero, se molti “autori” – pretestuosamente “esordienti” ma anche titolati e celebrati – di prosa e ancor più di poesia non pensassero il contrario, ovvero non ritenessero di scrivere cose ben più importanti di borges2_photoquelle che leggono (o che dovrebbero leggere, e assiduamente!), a, scriverebbero opere più interessanti; b, educherebbero i lettori a leggere cose più interessanti; c, si venderebbero più libri di valore; d, il panorama letterario e il relativo orizzonte sarebbero meno foschi di quanto ora sono, e infine e, si sprecherebbe meno carta e meno inchiostro (almeno fino a che l’ebook non diverrà predominante).
O forse, se molti leggessero di più e lo facessero con cognizione di causa, ci sarebbero pure meno scrittori. Ma questa è un’altra storia. Forse.

Fausto Curi, “La Poesia Italiana d’Avanguardia”

P.S.: (Pre Scriptum): lo sostengo da tempo e lo ribadisco, qui: personalmente, in tutta sincerità, 9 presunti “poeti” su 10 (sono magnanimo… Vorrei dire 99 su 100!) io li manderei a lavorare in miniera e nei livelli più profondi, in modo che non scrivano più quelle cose che poi hanno il coraggio di spacciare per “poesia”. Affermai ciò anche qualche tempo fa, qui nel blog, in un post tanto ironico nella forma quanto assolutamente serio nella sostanza.
Posto che – non sono certo io a stabilirlo, qui e ora – la poesia è la forma d’arte letteraria più alta e nobile mai generata dall’uomo, veramente troppa gente s’è creduta capace di scrivere versi poetici improvvisandosi, appunto “poeta”, palesandosi invece come totalmente all’oscuro di cosa sia veramente la poesia, del suo senso artistico, letterario, antropologico, della sua struttura e della tecnica necessaria, della sua storia passata e presente. Di tutto, in buona sostanza, scrivendo così inevitabilmente “versi” rispetto ai quali pure un biglietto con le cose da comprare nel negozio sotto casa risulterebbe più poetico.
Quanto meno, prima di proporre pubblicamente ciò che si è scritto – e magari pretenderne pure una produzione editoriale – tutta ‘sta massa di poeti dovrebbe profondamente e intensamente studiare la materia poetica, dall’era classica fino a quella contemporanea, in modo da capire se quanto scritto possa almeno sostenere un qualche confronto con ciò che è già stato fatto oppure no. A meno che quei suddetti presunti poeti non ritengano di essere tali per genesi divina, e/o indubitabilmente pregni d’un afflato poetico che nemmeno Dante o Leopardi o chi altro di considerabilmente grande… A meno che non siano dei gran presuntuosi, in buona sostanza. Cosa che temo parecchio, ahinoi, dacché in tali condizioni coloro che si proclamano difensori del verso poetico in realtà finiranno per ucciderlo definitivamente. Se non l’hanno già fatto…
La recensione qui sotto tratta di un ottimo testo che chiunque si prefigga di trattare la materia poetica dovrebbe leggere, ad esempio. Ma è inutile dire che di simili libri ottimi e necessari ce ne sono certamente altri, in libreria – magari su quegli scaffali nascosti e pieni di polvere negli angoli più bui, visto che ormai la poesia è relegata in tali anfratti, non certo in bella vista…

cop_poesia_italiana_avanguardiaIl frequente personale lavoro su alcuni progetti già editi o in progress di poesia sperimentale/ avanguardista (errato accostare i due termini, ma lo faccio qui solo per una immediata e pur superficiale comprensione) mi ha “imposto” il gradito dovere di leggere uno dei testi fondamentali sulla produzione poetica italiana di ricerca del Novecento, La Poesia Italiana d’Avanguardia di Fausto Curi, editato nel 2001 da Liguori Editore: un testo certamente “tecnico” e specifico, del quale tuttavia voglio scrivere appunto per l’importanza che riveste nella saggistica di settore e per l’interesse dell’appassionato di poesia e di letteratura in generale, anche solo per chi ne voglia approfondire certa parte di storia, di tecnica, di senso. Fausto Curi, professore di letteratura italiana moderna e contemporanea nella Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, è sicuramente uno dei maggiori conoscitori della letteratura italiana novecentesca, soprattutto sul lato poetico, e testimoniano ciò i tanti testi pubblicati al proposito; trattare di avanguardie, e farlo compiutamente, non è mai semplice, posta la fondante anarchia che quasi sempre le caratterizza in ogni loro aspetto, e in questo suo La Poesia Italiana d’Avanguardia Curi cerca di tracciare per la prima volta una rotta da seguire attraverso l’avanguardia poetica italiana…

Leggete la recensione completa de La poesia italiana d’avanguardia cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!