MONTAG/NEWS #22, la rassegna stampa di alcune delle più interessanti e utili notizie recenti dalle montagne

Il 2025 anno nero degli incidenti in montagna, un sondaggio sulla percezione delle Olimpiadi invernali, una ricerca che rivela chi sono i frequentatori dei rifugi del Trentino, il cibo alpino candidato a “Patrimonio Unesco”, un ottimo e completo resoconto del dossier “Nevediversa 2026“… queste sono solo alcune delle notizie che compongono la rassegna stampa n°22 di “MONTAG/NEWS”, che torna dopo una pausa forzata a proporvi alcuni dei fatti di montagna più interessanti sui quali si è scritto in rete e sulla stampa nei giorni scorsi, con i link diretti alle fonti originarie così da poterle approfondire a piacimento. Le notizie più recenti le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra, costantemente aggiornata; qui invece trovate il loro archivio permanente.

Come sempre, buone letture e buoni approfondimenti!


TRENTINO: PIANI REGOLATORI AGGIRATI PER FAVORIRE IL TURISMO INDUSTRIALE

Il Trentino viene spesso raccontato come un “territorio-modello”: efficienza amministrativa, equilibrio tra sviluppo e tutela, una montagna che avrebbe saputo trovare la propria misura nel tempo della crisi climatica. Ma sotto questa superficie ordinata e rassicurante si muove una realtà ben diversa, fatta di deroghe sistematiche, accelerazioni silenziose e trasformazioni profonde del territorio. È qui, nelle pieghe meno visibili delle scelte politiche e urbanistiche, che emerge un’altra storia: quella di una montagna progressivamente adattata alle logiche della crescita, più che ai suoi limiti, e sostanzialmente svenduta alla turistificazione più esasperata. Ne scrive con la consueta esemplare chiarezza Luigi Casanova, Presidente di Mountain Wilderness Italiaqui.


2025, MAI COSÌ TANTI INCIDENTI IN MONTAGNA

Spiacevole da dire, ma evidentemente sempre più persone frequentano la montagna senza averne la dovuta conoscenza e consapevolezza. Ecco dunque che il 2025 è stato l’anno con il più alto numero di interventi di sempre in montagna da parte del soccorso alpino. Le missioni del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico sono state 13mila, con un aumento dell’8% rispetto al 2024. In aumento anche i decessi: +13% ovvero ben 528, oltre a 9.624 feriti. Maggiormente coinvolti gli escursionisti: il 43,6% degli interventi del Soccorso è per loro, seguiti da chi pratica mtb e sci con rispettivamente il 7,6% e il 7,4% del totale. Il quadro complessivo conferma la necessità di investire in prevenzione, sensibilizzazione e formazione, contrastando qualsiasi narrazione fuorviante e banalizzante sulla montagna e la sua frequentazione.


IL CIBO ALPINO CANDIDATO A PATRIMONIO DELL’UNESCO

È stata depositata ieri la candidatura multinazionale “Patrimonio alimentare alpino: programmi culturali di salvaguardia promossi dalle comunità” al Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. La candidatura, coordinata dalla Svizzera e presentata con Francia, Italia e Slovenia, non chiede il riconoscimento di singole tradizioni, ma valida programmi di salvaguardia gestiti direttamente dalle comunità alpine: dai Parchi naturali regionali francesi delle Bauges alla Valchiusella in Piemonte con la cultura delle erbe selvatiche, dalla cucina tradizionale slovena nell’Alta Carniola al modello Valposchiavo Smart Valley Bio. La decisione dell’Unesco al riguardo arriverà non prima del dicembre 2027.


CHI FREQUENTA I RIFUGI ALPINI DEL TRENTINO (“MERENDEROS” A PARTE)?

La ricerca “I frequentatori dei rifugi del Trentino”, realizzata da TSM-Accademia della Montagna, ha analizzato il profilo di quanti pernottano nei rifugi, approfondendone le caratteristiche sociodemografiche, le modalità di fruizione della montagna e le aspettative nei confronti dei servizi e dei gestori, nonché il livello di consapevolezza rispetto alle tematiche ambientali e alla sostenibilità. Ne scaturisce il profilo di un frequentatore “maturo”, dal punto di vista anagrafico ma anche in relazione all’esperienza e alle modalità di frequentazione della montagna, con un alto livello di istruzione, che ricerca consapevolmente un’esperienza di immersione e distacco. E poi ci sarebbero i “merenderos”: ma sono altra cosa, per fortuna.


DEIMPERMEABILIZZARE I SUOLI ALPINI È UNA PRIORITÀ

Anche nelle Alpi il suolo rappresenta una risorsa spesso trascurata: i terreni alpini immagazzinano acqua, raffreddano l’ambiente circostante e offrono habitat a innumerevoli specie, ma spesso vengono cementificati, impermeabilizzati o danneggiati. Con il progetto “Ground:breaking” la CIPRA – Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi ha mostrato perché è urgente procedere alla deimpermeabilizzazione e come farlo con successo: quattro comuni pilota in Austria, Germania, Italia e Slovenia hanno posto al centro dell’attenzione i temi della deimpermeabilizzazione e del miglioramento del suolo con approcci adeguati alle realtà locali.


REGIO RETICA, COLLABORAZIONE ALPINA TRA ITALIA E SVIZZERA

A poco meno di un anno dal lancio, il progetto Interreg Regio Retica è entrato nella fase operativa. Il comitato che pilota l’iniziativa di cooperazione transfrontaliera fra Bregaglia, Valposchiavo, Engadina e Valtellina ha definito gli indirizzi strategici e operativi. L’obiettivo del progetto è sviluppare strategie condivise per migliorare la qualità di vita dei cittadini e delle imprese su entrambi i lati del confine. Si tratta di circa 200’000 persone fra la Provincia di Sondrio e le Regioni Maloja e Bernina. Un territorio di oltre 4.000 chilometri quadrati che condivide cultura e storia, ma anche incognite e problemi.


UN SONDAGGIO SULLA CONSIDERAZIONE DELLE OLIMPIADI

Anche la Sezione CAI di Bergamo ha prodotto un questionario aperto a tutti riguardante le ultime Olimpiadi invernali appena terminate, che vuole essere un modello base per analizzare a livello centrale il meccanismo proposto come “sostenibile” che avrebbe caratterizzato i Giochi. In concreto, il sondaggio vuole capire quanto i Soci hanno seguito l’evento, dal suo annuncio fino alla conclusione dei giochi; in che proporzione conoscono la posizione espressa in merito dal CAI Centrale; conoscerne l’opinione sulla realizzazione delle infrastrutture necessarie allo svolgimento dei giochi e sul loro impatto sui territori montani; capire in che proporzione i Soci sono a conoscenza delle linee guida contenute nel Bidecalogo. Il sondaggio lo trovate qui.


UN PREMIO A CHI CREA VALORE AGGIUNTO IN MONTAGNA

Dal 2011 in Svizzera il Prix Montagne/Premio Montagna viene assegnato a progetti di aziende, cooperative o associazioni che contribuiscono direttamente alla diversificazione economica e alla creazione di valore aggiunto nelle regioni di montagna. La condizione è che le iniziative abbiano successo economico da almeno tre anni. Insieme al Prix Montagne, dal 2017 viene conferito un ulteriore premio di 20’000 franchi stabilito da una giuria popolare. Per l’edizione 2026 le candidature possono essere inoltrate da subito al sito prixmontagne.ch. Il termine di invio è il 30 aprile prossimo, dopodiché la giuria sceglierà i sei finalisti. I nomi dei vincitori saranno resi noti in occasione della cerimonia di premiazione il 3 settembre a Berna.


IL DOSSIER “NEVE DIVERSA 2026” RACCONTATO BENE

Con un articolato editoriale su “Fatti di Montagna”, Luca Serenthà offre uno dei più completi resoconti sulla presentazione del dossier “Nevediversa 2026”, avvenuta mercoledì 11 scorso a Milano. Scrive Serenthà: «Se si considerano i dati non per difendere il “business as usual”, se si ragiona con le comunità, se ci si confronta con chi fa impresa in montagna, se la politica non guardasse solo all’orizzonte elettorale, allora si raccoglieranno elementi che possono aiutare a tracciare strade nuove che portino a migliorare la vita nelle terre alte, per chi già c’è e per chi vorrebbe tornare o arrivare. Oppure possiamo rimanere ancorati al “si è sempre fatto così”, pensare ostinatamente che all’industria dello sci non c’è alternativa e vedere che succede.»


UN SITO PREISTORICO A OLTRE TREMILA METRI DI QUOTA

Nel 2017, durante un’ordinaria escursione in quota, un escursionista che si trovava a camminare ai piedi del ghiacciaio del Pizzo Tresero, in comune di Valfurva nel Parco Nazionale dello Stelvio, notò qualcosa di insolito sulla superficie di una roccia levigata dal ghiaccio. Non si trattava di una semplice frattura o di un segno naturale: erano figure antropomorfe, zoomorfe e di genere rituale di chiara fattura umana. Fu scoperto così il sito di incisioni rupestri del Pizzo Tresero, la cui quota di oltre 3000 metri lo rende il più elevato d’Europa mai identificato, ufficialmente reso pubblico solo nel novembre 2024 dopo sette anni di studi, analisi e verifiche scientifiche che lo hanno datato a circa 3500 anni fa attestandone tanto l’eccezionalità quanto i numerosi “misteri”.

Un’immagine che racconta l’industria dello sci di oggi anche meglio di qualsiasi dato

[immagine generata con Google Gemini AI; cliccateci sopra per scaricare il dossier.]
Come forse avrete letto sulla stampa e sui siti di informazione, l’ANEF, l’associazione degli impiantisti italiani, ha risposto piuttosto a muso duro al dossier “Nevediversa 2026” curato da Legambiente, presentato una settimana fa a Milano, e alla sua notevole messe di dati e di analisi della realtà di fatto della montagna invernale e del sistema neve, alle quali ho contribuito anche io come membro del gruppo di lavoro che ha elaborato il dossier.

Per quanto mi riguarda, non ritengo il caso di controbattere alle critiche di ANEF alimentando un dibattito che risulterebbe inevitabilmente frammentato e sterile; lo farò a tempo debito insieme al gruppo di lavoro di “Nevediversa”; lo hanno invece fatto da par loro, cioè con il prestigio e la competenza che li contraddistinguono, Marco Albino Ferrari e Mountain Wilderness per voce del suo Presidente Luigi Casanova. Alle loro ottime considerazioni c’è ben poco da aggiungere, al momento; d’altro canto capisco la reazione di ANEF, in fondo legittima come quella del capitano di una nave sempre più in balìa dei marosi il quale non voglia ammettere di aver sbagliato rotta e sia convinto di uscirne, nonostante la sorte ormai pressoché segnata.

Invece, nel leggere sul “Sole 24 ORE” le considerazioni che usa ANEF per controbattere ai dati e alle analisi di “Nevediversa” (e che ANEF sostiene di trarre da uno studio commissionato a Pwc Italia che però non è stato pubblicato on line), più che dalle considerazioni stesse – che, ribadisco, saranno analizzate con dovizia di particolari e replicate a tempo debito – mi ha colpito l’immagine a corredo dell’articolo. Un’immagine assolutamente significativa per come interpreti bene quell’“effetto moltiplicatore” economico che, secondo ANEF, lo sci genererebbe nei territori che ospitano i comprensori sciistici, il quale sostanzialmente si configura attraverso fattori quantitativi in costante crescita al fine di poter alimentare con continuità il “sistema neve” di matrice industriale: sempre più sciatori, sempre più piste, sempre più impianti, più veloci, più capienti, più cannoni per la neve artificiale e più piste innevate in questo modo, parcheggi più numerosi e ampi, strade più veloci verso le stazioni sciistiche… eccetera.

Guardate l’immagine – che, per inciso, non so quale stazione sciistica raffiguri, ma d’altro canto è inutile dire che di contesti simili le nostre montagne sono piene: le piste che brulicano di sciatori, gli impianti alla massima portata, i parcheggi nel fondovalle pieni di automobili, l’enorme ristorante, o quel che è, con la sua distesa di tavoli esterni, tutte le infrastrutture piazzate sui pendii per attrezzate, regolare, gestire, limitare, normalizzare l’attività sciistica (in un ambito che è sinonimo di libertà, come rimarcano i frequentatori più appassionati delle terre alte)… Io guardo l’immagine e mi (vi) chiedo: è montagna, questa? O è un gigantesco luna park invernale che per potersi mantenere attivo e far girare le proprie “attrazioni” abbisogna di sempre più clienti?

La porzione di territorio visibile nella parte alta dell’immagine, apparentemente intonsa, fa quasi tenerezza nell’osservarla così “incalzata” dalla parte di montagna pesantemente turistificata della montagna. D’altra parte intonsa non lo è affatto e non potrebbe più esserlo: immagino solo l’inquinamento acustico che giunga ad essa dagli impianti, dalle piste, dai ristori lungo di esse (i quali non fatico a supporre che siano rallegrati da musica ad alto volume, una cosa ormai consueta nei grandi comprensori sciistici) oppure quello dell’aria generato dalle centinaia di autovetture parcheggiate, che non saranno sicuramente tutte elettriche, per non parlare di quello cagionato al paesaggio, della visione di una montagna così pesantemente infrastrutturata, assoggettata alle necessità dei clienti-sciatori (ci mancherebbe, avranno pagato fior di quattrini il proprio skipass!), «valorizzata» in questo modo così da poter diventare un bene da vendere (con gli skipass, appunto) e da sfruttare fino a che i tornaconti dei gestori degli impianti siano conseguiti.

Ripeto la domanda fondamentale: è ancora montagna questa? O, per dirla in altro modo: è la montagna che vogliamo, ora e ancor più nel futuro? E, coniugando questi interrogativi alla dissertazione qui sviluppata: è questa la montagna che ANEF vuole imporre, che non vuole “liberare” dalle proprie mire, della quale ha sempre più bisogno per giustificare la propria attività e quell’effetto moltiplicatore dello sci vantato nello studio citato?

[Quest’immagine l’ho creata con Google Gemini AI ed è volutamente esagerata. D’altro canto quella vera dell’articolo del “Sole 24ORE” non gli è già simile in tanti aspetti?]
Forse converrete con me che l’immagine a corredo dell’articolo del “Sole 24 ORE” sia realmente significativa, emblematica ed esemplare: quante situazioni simili, quanti comprensori sciistici che magari avrete visto e visitato ci assomigliano, sulle nostre montagne? E, ribadisco: le mie considerazioni non sono tanto riferite al qui-e-ora ma al domani, al futuro prossimo e a quel circolo vizioso turistico autoalimentante e autogiustificato che rotea sempre più vorticosamente del quale molti comprensori sciistici sono prigionieri ovvero incapaci, volenti o nolenti, di liberarsi. Proprio come il capitano che ha deciso per una rotta azzardata in mezzo alle correnti impetuose e, ora che la sua nave sta cominciando a imbarcare acqua, resta convinto di avere ragione e di potersela cavare. Tanto una scialuppa di salvataggio per lui ci sarà sempre; per i passeggeri invece, be’… come si dice in certi casi: c’est la vie!

La Carovana dell’Accoglienza Montana: in viaggio verso il miglior futuro possibile per le montagne, per chi le vive e chi le frequenta

P.S. (Pre-Scriptum): l’articolo che state per leggere riproduce il testo dell’intervento che ho tenuto sabato 14 marzo alla fiera “Fa’ la cosa giusta” di Milano nel corso dell’incontro “Nevediversa. La montagna e il clima che cambia” insieme a Luca Mercalli, Vanda Bonardo e Sebastiano Venneri, al quale si riferiscono anche le immagini che vedrete.

[Immagine tratta da www.lovevda.it/.]
Da oltre vent’anni il dossier delle Bandiere Verdi della Carovana delle Alpi di Legambiente racconta un pezzo di montagna italiana offrendo una panoramica di quei tanti esempi virtuosi di adattamento alla realtà montana in divenire nel segno della sostenibilità ambientale in quota, la cui attività, appunto, viene riconosciuta dall’attribuzione della Bandiera Verde: dall’agricoltura all’allevamento, all’enogastronomia locale, alla gestione forestale, ai servizi alle comunità, alla produzione artistica e culturale nonché, ovviamente al turismo. Sono realtà spesso poco considerate dall’opinione pubblica o che restano nell’ombra di tutta quell’altra parte della montagna dei grandi numeri, dei grandi eventi come le Olimpiadi, della fruizione “industriale” delle terre alte italiane ma che, magari lentamente eppure costantemente, stanno crescendo e ottenendo un successo sempre maggiore.

Uno degli eventi principali che sa mettere in evidenza questo pezzo di montagna italiana resiliente e innovativa è proprio l’annuale Summit delle Bandiere Verdi. Quello del 2025 si è svolto a Orta San Giulio e in esso, a proposito di turismo, la Carovana delle Alpi ha organizzato un tavolo di lavoro specifico sull’accoglienza turistica “sostenibile”, consapevole, responsabile, che ha visto una grande partecipazione delle Bandiere Verdi presenti e operanti in questo ambito. Al punto che, nel vivace dibattito sviluppatosi, i partecipanti hanno manifestato la volontà di rendere costante il confronto, il dialogo, lo scambio reciproco di conoscenze e saperi derivanti dalle rispettive attività… di fare rete, insomma, per superare la sensazione di solitudine e isolamento a volte percepita e, di contro, per dare forma e sostanza visibile a una comunità attiva e innovativa che veramente sta percorrendo strade nuove sulle Alpi e “inventando” nuove forme di accoglienza, non tanto alternative a quelle del turismo dei grandi numeri ma specifiche, peculiari, basate sul senso del contesto dei propri territori e, soprattutto, in relazione stretta con le comunità locali.

Per questo, quasi come cogliendo un moto spontaneo che è sorto da quell’incontro collettivo a Orta San Giulio al quale Vanda Bonardo (responsabile Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia), Maurizio Dematteis (direttore dell’Associazione Dislivelli) e io abbiamo solo dovuto pensare a come dargli forma, si è deciso di dare vita a una “Carovana dell’Accoglienza Montana” con lo scopo di conferire valore alla preziosa attività delle Bandiere Verdi, metterle in rete e in contatto costante attivando lo scambio di informazioni, di condivisione delle esperienze, di mutuo aiuto, di progettazione di iniziative condivise potenzialmente sottoponibili a bandi e richieste di finanziamenti al fine di supportare le loro attività anche dal punto di vista sostanziale. Inoltre, di provare a misurare il valore aggiunto comunitario che il lavoro delle Bandiere Verdi genera nei propri ambiti locali, che non è dato solo dal mero aspetto economico, della quantificazione materiale del lavoro svolto, ma è anche se non soprattutto, per realtà del genere, il capire e misurare come e quanto le Bandiere Verdi sanno fare comunità. Questo è un compito tanto innovativo quanto difficile che ci siamo dati eppure fondamentale da elaborare, grazie all’aiuto di un team di esperti delle discipline socio-economiche che abbiamo “arruolato” in un comitato scientifico che supporta il nostro lavoro. Ciò anche perché il saper fare (o rifare) comunità oggi rappresenta uno degli aspetti fondamentali alla base della restanza abitativa e lavorativa sulla montagna contemporanea: un elemento che, più si conosce e dunque meglio si sa coltivare e governare, maggiori e duraturi benefici può portare alle comunità che vivono nelle terre alte e a chiunque vi interagisca.

Tutto ciò si sta sviluppando sotto l’egida teorica e pratica di Legambiente Alpi, dell’Associazione Dislivelli, e nel solco tracciato ormai da tempo dalla Carovana delle Alpi soprattutto con “Nevediversa”, il cui dossier 2026 appena reso pubblico (che potete scaricare qui) ospita anche la presentazione della “Carovana dell’Accoglienza Montana”. Ciò perché se “Nevediversa” si è assunto negli anni il compito di denunciare l’insostenibilità ambientale, economica e sociale del turismo massificato invernale, soprattutto quello monoculturale dello sci, la “Carovana dell’Accoglienza Montana” ne rappresenta la naturale evoluzione propositiva, orientata alla costruzione di una frequentazione alternativa delle montagne non tanto opposta all’altra, ribadisco, quanto molto più consona alla realtà di fatto attuale dei territori montani e a ciò che li aspetta nel prossimo futuro.

Il sentiero da seguire da parte della Carovana sulla mappa della montagna contemporanea l’abbiamo voluto tracciare con un Manifesto fondativo che, in dieci punti, definisce la direzione intrapresa dai carovanieri; lo potete leggere qui sotto, direttamente estratto da “Nevediversa” (cliccando sulle immagini lo potete scaricare in formato pdf):

In questi giorni, cioè lo scorso mercoledì 11 marzo a Milano, poi con i capitoli dedicati nel dossier di “Nevediversa” e quindi sabato 14 marzo a “Fa’ la cosa giusta”, abbiamo cominciato a presentare la “Carovana dell’Accoglienza Montana”: nel prossimo Summit delle Bandiere Verdi, che si svolgerà a Rovereto il 16 maggio, illustreremo in maniera più compiuta il lavoro svolto e le attività in corso che qui ho cercato di sintetizzarvi. Tuttavia, il lavoro che abbiamo intrapreso è solo all’inizio e vogliamo sia in ogni modo possibile collettivo, grazie alla partecipazione attiva delle Bandiere Verdi ma anche di chiunque sia interessato a queste tematiche e sensibile alla realtà presente e futura delle nostre montagne: dunque l’invito è in primis a sostenerci e sostenere l’attività delle Bandiere Verdi partecipanti, ma pure a segnalarci – attraverso i circoli di Legambiente o direttamente a me o agli altri del gruppo di lavoro – ogni realtà che lavora nell’accoglienza montana e risulti affine alle linee guida indicate nel Manifesto. Inutile dire che più la Carovana è partecipata e vitale, più risultati potrà ottenere e di grande efficacia, a vantaggio delle nostre montagne e di noi tutti che, in un modo o nell’altro, le amiamo e ne abbiamo cura.

Domani a “Fa’ la cosa giusta” per parlare di clima, montagne e turismi con Luca Mercalli, Vanda Bonardo e Sebastiano Venneri

Vi rammento che domani (oggi se leggete di sabato) 14 marzo, alle 11.30, sarò a Milano, nell’ambito della fiera “Fa’ la cosa giusta”, per partecipare all’incontro Nevediversa. La montagna e il clima che cambia, organizzato e curato da Legambiente.

Nell’anno delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina gli impianti sciistici continuano a rimanere aperti grazie all’innevamento artificiale e a significative sovvenzioni pubbliche; i ghiacciai, fondamentale riserva idrica, ma anche elementi di garanzia per la stabilità della montagna, si stanno ritirando drammaticamente; le discussioni sulla necessità di una transizione a nuovi modelli turistici, oltre che ecologici, sono frequenti ma di rado dalle parole si riesce a passare ai fatti. In tale realtà, comune a tutti i territori montani italiani, quali sono le prospettive per il futuro? Quali alternative si possono proporre per tutelare le economie della montagna e allo stesso tempo garantire la tutela degli ambienti e il rispetto delle misure di lotta al cambiamento climatico?

Ne discuteremo con il climatologo e divulgatore scientifico Luca MercalliVanda Bonardo responsabile Alpi Legambiente e presidente CIPRA Italia, il responsabile Turismo di Legambiente Sebastiano Venneri e con il sottoscritto in qualità di studioso dei paesaggi montani e curatore – insieme alla stessa Bonardo e a Maurizio Dematteis, direttore dell’Associazione Dislivelli – della Carovana dell’Accoglienza Montana, un progetto in costruzione sotto l’egida di Legambiente Alpi il quale lavora sul nuovo turismo sostenibile e consapevole che si sta sviluppando un po’ ovunque sulle Alpi italiane con crescente successo.

Sarà un appuntamento che, ne sono certo, garantirà ottimi e interessanti approfondimenti sui temi citati, assolutamente fondamentali per il futuro delle nostre montagne e per l’intera Italia – un paese in gran parte proteso nel mare ma fatto quasi tutto di montagne, è bene non dimenticarlo!

Come sempre, se potrete partecipare, sarà bello incontrarci e chiacchierare insieme peraltro in un evento come “Fa’ la cosa giusta” estremamente interessante da visitare. Trovate qui tutte le info sulla fiera e su come visitarla, mentre qui potete prenotare il biglietto d’ingresso gratuito.

Dunque, ci vediamo domani – o oggi – 14 marzo a Milano!

“Nevediversa 2026”: la realtà della montagna italiana tra crisi climatica, impianti dismessi, legacy olimpica e turismo responsabile

[Foto di Elsemargriet da Pixabay.]
In Italia, nonostante l’aumento delle temperature, la fusione dei ghiacciai e una neve naturale che fatica ad arrivare, il 90% dei fondi pubblici destinati al turismo montano continua a sostenere il l’industria dello sci, lasciando alla riconversione dei vecchi impianti e alla destagionalizzazione del turismo solo briciole di risorse. Nonostante ciò, su Alpi e Appennini nel 2026 sono saliti a quota 273 gli impianti sciistici dismessi e a ben 247 il numero degli “edifici sospesi” censiti sino ad oggi e in stato di inutilizzo o abbandono. Si tratta di alberghi, residence, strutture turistiche e ricettive, complessi produttivi dismessi o sottoutilizzati che, come gli impianti sciistici chiusi, raccontano una montagna invernale in transizione che da un lato viene ancora sottoposta a modelli di fruizione obsoleti, decontestuali e ormai insostenibili mentre dall’altro si trova sempre più nella necessità di innovare la propria dimensione socioeconomica anche attraverso forme di frequentazione turistica più consone alla realtà corrente e al futuro prossimo dei territori montani coinvolti nonché delle loro comunità.

[Cliccate sull’immagine per scaricare il dossier in formato pdf.]
A fare il punto della situazione nella quale oggi si trova la montagna italiana è il nuovo dossier “Nevediversa 2026” di Legambiente, presentato ieri 11 marzo a Milano, un documento ormai imprescindibile per monitorare lo stato di salute (o di sofferenza) delle Alpi e degli Appennini, il quale scatta una fotografia aggiornata sul censimento delle strutture sciistiche e ricettive in quota ai tempi della crisi climatica, ma anche sul futuro in bilico dei grandi eventi invernali come le Olimpiadi. Insieme ai dati, e nell’ottica della citata, necessaria transizione a un’economia turistica più sostenibile, il dossier raccoglie una serie di proposte per il futuro delle realtà montane che Legambiente compendia nel progetto della “Carovana dell’accoglienza montana”, che mette al centro le comunità locali e l’attività delle “Bandiere Verdi” dell’arco alpino, realtà premiate in questi anni da Legambiente con il prestigioso vessillo green, le cui proposte di ospitalità turistica investono su sostenibilità e innovazione rispondendo e adattandosi tanto alla crisi climatica in corso quanto alla dimensione sociale dei territori in cui operano. Una “Carovana” il cui Manifesto ne sintetizza le linee guida in dieci punti ciascuno dei quali rappresenta una proposta di visione e  innovazione, ma pure di azione, in tal senso.

Necessità di innovazione che d’altro canto, come accennato, risulta evidente all’analisi dei dati sul “sistema neve” attuale, in particolar modo circa le infrastrutture turistiche ad esso legate che in questi anni hanno dovuto gettare la spugna. Il Piemonte si conferma la regione con il più alto numero di strutture sciistiche dismesse, ne conta 76, seguita dalla Lombardia (51). Invece le regioni che contano più “edifici sospesi” censiti sull’arco alpino sono Valle D’Aosta (36), Lombardia (31), e Piemonte (20), mentre sull’Appennino Toscana (19), Abruzzo (16), Marche (15) e Sicilia (15). A questi numeri, il report Nevediversa di Legambiente affianca a livello nazionale anche quelli dei 106 impianti sciistici chiusi temporaneamente, i 98 che operano in una condizione mista di “apertura e chiusura”; e poi i 231 impianti che ad oggi sopravvivono grazie ai fondi, i cosiddetti “casi di accanimento terapeutico”. Lombardia (63), Abruzzo (47) ed Emilia-Romagna (34) le regioni con più casi. Sono invece 169 i bacini per l’innevamento artificiale censiti nella Penisola, la maggior parte si concentra in Trentino-Alto- Adige, Lombardia e Piemonte.

[Cliccate sull’immagine per scaricare il dossier in formato pdf.]
D’altronde, nell’analisi del turismo montano contemporaneo le evidenze climatiche ed ecologiche vanno di pari passo con le criticità economiche: in “NeveDiversa” sono riportati i dati di Eurac Research, i quali registrano una stagione nevosa che oggi dura 22–34 giorni in meno rispetto a 50 anni fa, con una contrazione di 10–20 giorni del periodo di copertura tra il 1982 e il 2020. Inoltre, si registra un calo superiore al 30% sia della profondità del manto nevoso sia dello SWE (Snow Water Equivalent), ovvero la quantità d’acqua immagazzinata nella neve e quindi la reale riserva idrica stagionale; sugli Appennini poi la presenza di neve è sempre più instabile, in maniera anche maggiore rispetto alle Alpi. Per ciò, inevitabilmente i dati sul turismo della neve sono col segno meno, complice il rincaro dei prezzi (altra variabile economica ormai ineludibile): l’Osservatorio Italiano del Turismo Montano (JFC), ha stimato per la stagione 2025-2026 un calo del 14,5% del numero degli sciatori giornalieri e una flessione del 3,9% del numero degli italiani che soggiornano su Alpi e Appennini – anche se restano comunque tanti, per un volume economico che supera i 12 miliardi di euro, di cui circa 6 miliardi nel settore dell’ospitalità.

Intanto in quota nascono sempre più strutture “Luna park della montagna”, ossia quelle attrazioni ludiche come piste tubing, bob estivo, eccetera, spesso integrate ai comprensori sciistici oppure che nascono in sostituzione di essi, che secondo Legambiente rappresentano forme di intrattenimento artificiale e di banalizzazione delle specificità montane con impatti non sempre sostenibili sull’ambiente montano e senza generare benefici reali per le comunità locali. Sono 28 quelle censite per la prima volta e inserite come nuova categoria nel dossier in una mappatura che naturalmente continuerà nei prossimi anni; di queste, la maggior parte si concentra in Lombardia (13 strutture) e in Toscana (7).

Un altro campanello d’allarme fatto risuonare da “Nevediversa” riguarda il futuro dei grandi eventi invernali a partire dalle Olimpiadi. In meno di trent’anni, secondo gli ultimi studi scientifici, si perderà l’affidabilità climatica del 44% delle sedi olimpiche. Il dato più critico riguarda i Giochi Paralimpici: programmati solitamente a marzo, vedranno sparire il 76% delle sedi idonee: solo 22 su 93 rimarranno utilizzabili. Per Legambiente è chiaro che questi eventi rappresentano ormai un modello in cui le gare dipendono pressoché da infrastrutture artificiali, in un ambiente montano sempre più fragile e imprevedibile. Il bilancio delle stesse Olimpiadi Milano Cortina 2026 non è dei migliori: tra ritardi, costi elevati, opere faraoniche, mancate promosse, un lascito pieno di perplessità su cui l’associazione ritiene fondamentale aprire un confronto e una discussione che coinvolga tutti i soggetti interessati, dalle comunità locali, le associazioni e le organizzazioni di categoria fino agli enti regionali e nazionali per una valutazione finale condivisa e utile per un futuro che prenda atto della crisi climatica.

Durante la presentazione di Milano alcuni interventi hanno approfondito temi e argomenti particolarmente emblematici offerti dal dossier, la cui disamina generale è stata affidata a Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia: Fabio Tullio ha fatto un focus sulle Olimpiadi di Milano-Cortina e la cosiddetta “legacy olimpica”, Luca Rota ha analizzato la realtà dello sci in Lombardia, i finanziamenti pubblici ad essa elargiti e il rapporto tra i comprensori sciistici e la demografia dei comuni che li ospitano, Maurizio Dematteis ha illustrato la “Carovana dell’accoglienza montana” e i dieci punti del suo manifesto, infine Eva Martínez-Picó ha portato una testimonianza di ciò che sta accadendo sui Pirenei in tema di sci, clima e turismo invernale.

A seguire, la tavola rotonda ottimamente condotta da Marco Albino Ferrari ha messo a confronto le considerazioni e le proposte di accademici, ambientalisti e rappresentanti della politica – tra i quali anche il lecchese Giacomo Zamperini nella sua veste di Presidente della Commissione speciale Valorizzazione e tutele dei territori montani (con il quale si è accennato anche alla realtà delle montagne lecchesi) – sul presente e il futuro delle Terre alte italiane. Al netto delle differenti visioni, è condivisa da tutti la necessità di una maggiore organicità degli interventi pubblici nei territori montani al fine di sostenere concretamente tutte le economie in grado di generare valore aggiunto negli ambiti locali, uscendo dalla logica monoculturale del “sistema neve” e dall’abitudine di rispondere alla complessità della montagna e dei suoi bisogni concreti con interventi a pioggia mirati a interventi singoli e sostanzialmente privi di un’autentica strategia progettuale mirata allo sviluppo organico e articolato dei territori. Strategia che invece la montagna ha assolutamente bisogno, insieme a una visione di lungo periodo che sappia elaborare la sua complessità valorizzandone realmente le innumerevoli potenzialità che sa offrire al contempo riconferendole un’adeguata centralità politica, e la conseguente rappresentatività, nel dibattito pubblico sul futuro del paese.

[Foto di ivabalk da Pixabay.]
A concludere la presentazione di Milano, il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti ha rimarcato che «Il riscaldamento globale dimostra come la riduzione della neve sulle Alpi e gli Appennini non sia un fenomeno episodico. La crisi climatica, che ha visto un 2025 segnato da temperature record, genera anche impatti diretti sulla disponibilità idrica, sugli ecosistemi montani e sulle attività umane legate alla montagna. Servono più azioni di adattamento al clima ma occorre anche orientare politiche e investimenti verso modelli di turismo più sostenibili e resilienti, capaci di ridurre la vulnerabilità dei territori montani e di garantire condizioni di vita sostenibili nel lungo periodo. Con il report annuale “Nevediversa” ci facciamo portavoce di un dibattito pubblico e un confronto coinvolgendo cittadini, amministratori e comunità locali in una lettura condivisa della montagna che cambia e che non può più basarsi solo sul “sistema neve” che ancora oggi stimiamo dreni all’incirca il 90% dei fondi pubblici destinati al turismo montano.»

N.B.: è possibile scaricare il dossier “Nevediversa 2026” in formato pdf anche qui: https://www.legambiente.it/NeveDiversa2026