Atti di (mala)fede (Augusto Monterroso dixit)

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Le idee che Cristo ci lasciò sono tanto buone che fu necessario creare tutta l’organizzazione della Chiesa per combatterle.

(Augusto Monterroso, Cristianesimo e chiesa, in Il resto è silenzio, a cura di Barbara Bertoni, Sellerio 1992, pag.124; citato da Paolo Nori qui)

Affermazione ineccepibile quella di Monterroso – un autore di mirabile valore letterario che meriterebbe ben più considerazione, dalle nostre parti, di quanto non abbia. Ineccepibile dacché comprovata dalla storia, da venti secoli a questa parte e fino ad oggi. E, voglio dire: compreso, l’oggi.

Un po’ di lettura vale bene qualche rischio… (David Ohle dixit)

Prima di prendere il pedalbus per andare dal barbiere, Moldenke si fermò a un chioschetto di rotolibri, dove prese un’edizione commestibile dell’autobiografia di Arvey, La Collinetta Erbosa. “Questa sa di ciliegia” gli spiegò il venditore. “E parecchio. In più hanno corretto tutti i refusi”
“Me la tengo per il viaggio in pedalbus”.
“Mi raccomando” lo avvertì il venditore. “Non si dimentichi la nuova ordinanza. Vietato leggere sui pedalbus. E guardi che la fanno rispettare. E’ l’ultima trovata di Ratt, e se ti beccano può finire davvero male.”
(…)
La tentazione di mettersi a leggere La Collinetta Erbosa era inevitabile. Moldenke riusciva a sentirne l’odore, perfino il gusto, un invitante aroma dolce, come di melassa, che saliva dal rotolibro. E poi, se l’avesse tenuto in mano un altro po’, si sarebbe sciolto, diventando appiccicosissimo. Tutto sommato, concluse, un po’ di lettura valeva bene qualche rischio. Senza rifletterci ulteriormente, con gesto istintivo ruppe il sigillo di paraffina, prese la linguetta in bocca e cominciò a leggere e mangiare a mano a mano che il testo si srotolava.

(David Ohle, L’era di Sinatra, pagg.156-159, ISBN Edizioni, 2007, traduzione di Matteo Colombo; orig. Age of Sinatra, 2004)

Libri commestibili… Un’idea potenzialmente efficace per aumentare la lettura, almeno dalle nostre parti?
In ogni caso, a breve qui sul blog, la recensione di L’era di Sinatra.

La parabola del sant’uomo (Un racconto inedito)

P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto al momento ancora inedito che tuttavia farà presto parte di una raccolta mooooolto particolare (a cominciare dalla brevità dei testi contenuti, come noterete), di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e a breve potrete saperne di più…

Vi fu un tempo in cui un forestiero venne ad abitare nelle grotte poste sul monte più alto della zona, in totale solitudine e vivendo di quel poco che la brulla terra di lassù poteva offrirgli.
La gente del villaggio, notoriamente diffidente, vinse in poco tempo la circospezione nei confronti dell’uomo: doveva essere un asceta, si prese a dire, probabilmente isolatosi lassù per ragioni spirituali, mistiche. Qualcuno salì sul monte per incontrarlo e con chiunque l’uomo mostrava grande gentilezza e cordialità, ma non sfuggì, a chi vi conferì, il suo sguardo perennemente triste.
Di lì a breve si sparse la voce che il romitaggio dell’uomo era dovuto a una grande delusione d’amore, a una donna che egli amava ma dalla quale venne rifiutato. Per questo aveva lasciato ogni suo avere ed era giunto sul monte, isolandosi dal mondo. Nel frattempo, tuttavia, il riguardo che la gente del villaggio portava all’uomo aumentava sempre più, insieme alla convinzione circa la sua nobiltà d’animo, la sua spiritualità e la sua venerabilità. Sempre più persone salivano sul monte per incontrarlo e chiedergli parole di saggezza, di buonsenso, e addirittura qualcuno supponeva che egli avesse doti taumaturgiche. Al villaggio ormai era conosciuto come “il santo triste”. Perché tale restava: aveva buone e illuminate parole per chiunque, e una costante, profonda tristezza negli occhi.
Poi, un giorno, una donna straniera giunse al villaggio. Chiese la via per salire sul monte, e vi si incamminò di gran lena. Era ancora piuttosto giovane e molto bella; qualcuno ipotizzò che fosse la donna di cui era innamorato il sant’uomo, e tale supposizione mutò in certezza di lì a breve. Per sei giorni e sei notti l’eremita e la donna copularono dissolutamente e famelicamente, e il loro sesso era in certi frangenti così sfrenato che le urla di piacere della donna potevano essere udite fin presso le case più a monte del villaggio, i cui abitanti restarono turbati e sconcertati al punto che le prime parole di esecrazione non tardarono a essere proferite.
Sette giorni dopo, la gente vide l’uomo e la donna scendere dal monte e attraversare il villaggio verso le campagne. Sul volto di entrambi, ma in particolare su quello dell’uomo, vi era disegnata un’espressione che più felice non poteva essere. Da dietro le imposte e le tende delle case la gente li osservava nauseata, e nel silenzio della via non si faticò a udire epiteti come “maiale”, “puttana”, “peccatori blasfemi” e altro del genere. Ma probabilmente la coppia, tutta presa dalla propria felicità, nemmeno li sentì.

Caterina Carpinato (a cura di), “Nuovi narratori greci”

cop_nuovi-narratori-greciNegli ultimi anni dalla Grecia abbiamo ricevuto quasi soltanto notizie tristi e drammatiche, che ci hanno delineato una situazione di crisi economica e sociale tanto inedita nel panorama europeo e occidentale quanto preoccupante anche (o forse soprattutto) in prospettiva di situazioni analoghe (ogni riferimento italico è puramente voluto!). I media ci hanno detto che la crisi greca era soprattutto causata da un grave dissesto politico, che poi ha generato quello finanziario con tutti gli annessi e connessi del caso, ma è risaputo che, molto spesso, i media tendono a costruire da realtà effettive verità relative, per motivi risaputi e che non è comunque il caso ora di approfondire. Inoltre, agli appassionati di cultura non è sfuggita l’evidenza che ad essere così in gravi condizioni è il paese culla della civiltà e di buona parte del pensiero europei, quello in cui è nata la democrazia, e dove pure si è sviluppata la letteratura per come ancora oggi noi la intendiamo.
Posto ciò, ho sfruttato la mia abituale curiosità verso panorami letterari a me poco noti per capire se, nella letteratura moderna e contemporanea greca, vi fossero le avvisaglie di quella situazione dalla quale è scaturita la crisi – visto come le arti, quasi sempre prima e meglio di qualsiasi altra cosa, sanno leggere nel profondo la realtà, interpretarla e renderla comprensibile, o quanto meno illuminata, al grande pubblico. Mi sono dunque affidato, per tale mio scopo, a Nuovi narratori greci, una raccolta di racconti scritti da nove dei più importanti e conosciuti (in patria) scrittori ellenici, curata da Caterina Carpinato per le Edizioni Theoria (e uscita nella collana “Ritmi”)…

Leggete la recensione completa di Nuovi narratori greci cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Johan Harstad, “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?”

cop_Che ne è stato di te BuzzAldrinQuando alle ore 3:15 del 21 Luglio 1969 l’astronauta americano Edwin Aldrin, detto Buzz, si portò fuori dal LEM e posò i propri piedi – o meglio, lo scafandro con sé stesso dentro – sul suolo lunare, Neil Armstrong, comandante della missione NASA Apollo 11 e primo uomo a camminare sulla Luna, ci stava già scorrazzando da una buona ventina di minuti. Non voglio assolutamente dire che tutta l’emozione che l’intero pianeta provava, restando incollati alle TV e osservando le strabilianti immagini provenienti dallo spazio, fosse già svanita, ma di certo tutt’oggi, ricordando quella storica missione spaziale, innanzi tutto si cita Armstrong, ovvero si cita il primo uomo sulla Luna, non il secondo, e si citano le parole del primo – le celeberrime “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo da gigante per l’umanità” – e non quelle di Aldrin, che nell’occasione fu molto più minimalista e intimo: “Magnifica desolazione”, disse, una volta sceso sul suolo lunare. Due sole parole, quasi non volesse risultare troppo enfatico nonostante l’occasione straordinaria, e così attrarre un’attenzione mediatica ancora più smodata di quella a cui già i membri dell’equipaggio dell’Apollo 11 sarebbero stati sottoposti, durante e soprattutto dopo la missione.
Buzz Aldrin è l’idolo di Mattias, il protagonista del romanzo d’esordio del norvegese Johan Harstad, Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? (Iperborea – of course! – 2008, con traduzione e postfazione di Maria Valeria D’Avino; orig. Buzz Aldrin, hvor ble det av deg i alt mylderet?, 2005). Lo ha eletto a proprio eroe proprio per quel suo evidente sfuggire dalle luci della ribalta, portando a termine il proprio compito nel miglior modo possibile senza pretendere nulla in cambio. Una ruota dell’ingranaggio generale per il quale il mondo si muove, insomma, che contribuisce al risultato finale e tanto gli basta, restando volentieri in disparte per ogni altra cosa. Vivi e lascia vivere, come si dice in questi casi e come Mattias vorrebbe che fosse, facendo ciò che deve fare nell’ombra, lontano da quel bisogno di apparire a tutti costi che la società contemporanea sembra imporre ai suoi componenti, ancor più oggi con i tanti palcoscenici virtuali offerti dal web…

Leggete la recensione completa di Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!