
Già.
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Certe mattine
Certe mattine partono talmente storte che non vedi l’ora che venga sera prima possibile, affinché finiscano alla svelta.
Certe altre mattine, invece, viaggiano così diritte da desiderare che la sera arrivi il più tardi possibile.
Poi ci sono quelle mattine che non capisci se siano partite storte oppure diritte, e a furia di star lì a pensarci per capirlo è già sera.
Poi ancora ce ne sono altre, di mattine, che di nuovo non capisci se siano di quelle storte oppure diritte, ma quando finalmente lo capisci ti rendi pure conto che, in ogni caso, la direzione giusta era dall’altra parte.
Tuttavia, bisogna dirlo, ci sono pure le mattine che non stai lì nemmeno a pensarci e te ne resti a letto fino a sera, salvando capra e cavoli. Anzi, infischiandotene proprio di entrambi, e buonanotte a tutti!
Una risata ci salverà!
Credo che se noi essere umani riusciremo a conservare la capacità di ridere – di noi stessi, degli altri ovvero di far ridere, in senso umoristico arguto e non in modo sarcastico e amaro – qualche possibilità di salvezza, come genere, l’avremo ancora. Esattamente come chi manifesta senso dell’umorismo, e riesce a non prendersi mai troppo sul serio, se la caverà sempre: espandete questa singola virtù a più individui possibile e, appunto, si genererà un salvagente ben più prezioso ed efficace di tanti altri, per noi tutti. Che di contro, come si sa, sarà invece funzionale vanga per “scavare fosse” e “seppellire” (metaforicamente, ovvio) chi non vorrà essere tanto virtuoso.
Altrimenti no, penso proprio che non ci salveremo. Sia la fine tra un anno, un secolo, un millennio o domani mattina, saremo tristemente spacciati: allora sì che non ci sarà più nulla da ridere, anche perché sarà troppo tardi farlo.
P.S.: e se magari volete affinare la personale virtù di saper ridere, provate a leggere questo libro. Credo vi potrà essere utile.