Ecco il (vostro) villaggio di montagna “ideale”

[Veduta di Savogno, in Val Bregaglia (provincia di Sondrio, Lombardia). Immagine tratta da www.exploralp.com.]
Qualche giorno fa ho chiesto a chi legge questo blog e le correlate pagine social di citare una località che, secondo le personali esperienze e impressioni, oggi rappresenta più e meglio di altre il modello e l’idea di “villaggio di montagna”.

Per prima cosa ringrazio di cuore tutti quelli che hanno raccolto il mio stimolo, rispondendo e citando una località in grado di rappresentare in modi significativi – qualsiasi fossero – l’abitare urbano in montagna nel presente. Sono tutte risposte estremamente interessanti e per me istruttive, dunque la gratitudine è molteplice.

Ho raccolto le località citate nell’elenco che vedete qui sotto (cliccateci sopra per aprirlo in versione pdf), ordinato per regione o stato estero così da fornire un dozzinale ma già significativo quadro della posizione geografica. Trovate anche la quota altimetrica e gli abitanti, rilevati da Wikipedia o da alcuni siti demografici. Mi auguro di non aver preso qualche toponimìa, nel caso segnalatemelo. Naturalmente – inutile rimarcarlo – l’elenco non vuole avere alcun valore demoscopico, ma nella sua spontanea semplicità offre comunque un piccolo e interessante quadro dei villaggi montani più apprezzati nel senso che ho sottinteso con la mia domanda.

Posto il valore assoluto di ciascuna risposta fornita in base al personale giudizio, traggo alcune considerazioni elementari interessanti. Innanzi tutto, è bello che un po’ tutto l’arco alpino sia compreso nelle risposte (Svizzera inclusa ma non gli altri paesi alpini) e anche l’Appennino, in maniera inevitabilmente minore ma citato nel suo cuore più alpestre. Inoltre, buona parte delle località non sono toccate dal turismo di massa, invernale o estivo, e quasi nessuna è tra quelle molto infrastrutturate al riguardo: un elemento significativo, questo, che dice molto sul sentore comune relativo all’abitare contemporaneo in montagna.

Altra cosa interessante che rilevo è che, a quanto mi sembra, per la gran parte si tratta di località che presentano architetture e strutture urbane tradizionali rispetto ai territori ove si trovano, rimarcando in ciò un elemento di armonia importante tra il territorio, il nucleo abitato e il benessere residenziale (da abitanti o da villeggianti). Anche per questo, mi viene da pensare, non sono quasi state citate località ordinariamente turistiche, le cui architetture rimandano spesso a forme cittadine poco consone al paesaggio in quota.

Per la cronaca, la quota altimetrica media delle località citate è di poco inferiore ai 1200 metri, mentre la media degli abitanti è di circa 800 persone; a parte due località, tutte quante hanno meno di 1.500 abitanti, la maggioranza addirittura è sotto i mille. Dunque, per cercare di tratte un minimo compendio, sono paesi piccoli, posti a quote già significativamente montane, dall’architettura vernacolare relazionata alla geografia fisica dei rispettivi territori.

Ma, ribadisco di nuovo, queste mie sono considerazioni espresse così su due piedi, a prima vista, senza troppe pretese esplicative e giusto per rilevare qualche evidenza che a me pare interessante e, per certi versi, illuminante. Chiunque altro è libero di ricavarci qualsiasi ulteriore riflessione oppure nessuna, usando l’elenco anche solo come spunto per qualche prossima visita a luoghi montani evidentemente meritevoli di considerazione.

In ogni caso, ancora grazie di cuore a chiunque abbia dato la propria risposta!

P.S.: per la testa di questo articolo ho scelto un’immagine di Savogno perché la località, pur rinomata tra i frequentatori delle montagne, non è stata citata, dunque così non facendo torto a nessuna di quelle nominate.

Il (vostro) villaggio di montagna per eccellenza

Domanda: mi citate una località che, secondo voi, oggi rappresenta più e meglio di altre il modello e l’idea di “villaggio di montagna”?

Potrebbe essere un luogo turistico oppure no, piccolo o grande, caratterizzato da architetture tradizionali o moderne e non è detto che debba anche essere il vostro “luogo del cuore”. Magari ne avreste diversi da citare: sceglietene comunque uno meritevole. L’importante è che, secondo voi, sia una località che rappresenti in modi significativi – qualsiasi siano – l’abitare urbano in montagna nel presente.

Grazie di cuore per le risposte che vorrete dare!

[Foto di Adrian Michael, opera propria, CC BY-SA 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]
P.S.: personalmente, tra le numerose località che potrei citare, ciascuna per vari motivi, scelgo Splügen – la vedete qui sopra.

La mirabile Val Roseg tra bellezza e pericolo

(Questo post fa parte della serie “Cartoline dalle montagne“; le altre le trovate qui.)

[Foto di Markus Kammermann da Pixabay.]
Qui sopra vedete una eccezionale “cartolina” del massiccio del Bernina, tra Svizzera e Italia, con in primo piano una delle vallate engadinesi più rinomate in forza della sua bellezza peculiare, la Val Roseg. Si riconosce l’ampia zona alluvionale del fondovalle che adduce al Lej da Vadret, il cui colore denuncia l’origine da fusione glaciale delle sue acque; a sinistra vi sono le vette più elevate del gruppo, con il Piz Bernina che raggiunge i 4049 m (il “quattromila” più orientale delle Alpi), mentre a far da testata alla Val Roseg vi sono le cime che la dividono con l’italiana Valmalenco il cui solco si riconosce al di là, confluente nella Valtellina che corre trasversalmente. Invece a destra, appena fuori dall’immagine, si trova l’Engadina con i suoi celebri laghi. Si vede bene anche il Disgrazia, in territorio italiano, e l’occhio ben allenato può facilmente riconoscere pure il Monte Legnone, le Grigne e, affioranti dalle nubi, addirittura le cime del Resegone (ma ingrandendo l’immagine si possono scoprire innumerevoli altri dettagli che caratterizzano l’ampia regione alpina fotografata).

Di recente ho ancora sentito qualcuno sostenere che il toponimo “Roseg” abbia qualcosa a che fare con le rose – i fiori, sì – forse anche per la grafia romancia del toponimo, Val Rosetj, che tuttavia si pronuncia come quello principale. In realtà “Roseg” probabilmente deriva dal longobardo hrosa, similare al latino rosia, termine utilizzato per indicare i grandi ripiani di ghiaccio visibili da lontano, proprio come quelli che si scorgono fin dall’ingresso della valle verso la sua testata. È la stessa origine del toponimo del Monte Rosa, in pratica: dunque per entrambi il fiore non c’entra – gli escursionisti più romantici non ne abbiano a male!

[Foto di Martin Keller su Unsplash.]
Ma non è certo quello di equivocare l’etimologia del toponimo il rischio maggiore che corre la Val Roseg. Infatti il bacino vallivo, in corrispondenza del Lej da Vadret, è stato fatto oggetto di studi propedeutici alla realizzazione di un invaso artificiale e dunque di una grande diga, una di quelle pensate in sede confederale per accrescere la produzione energetica da fonti rinnovabili sulle Alpi svizzere. Ciò significherebbe la costruzione di una diga di sbarramento alta circa 150 metri nell’area dell’estremità settentrionale – cioè verso valle – del Lej da Vadret, oltre alle infrastrutture cantieristiche, le strade di accesso, i tratti dei deflussi residuali e le conseguenti opere di presa dell’acqua invasata verso le centrali di produzione dell’energia. La valle ne verrebbe stravolta, questo è poco ma sicuro.

Il progetto, inevitabilmente, è stato da subito fortemente osteggiato e non solo da parte delle associazioni di tutela ambientale. D’altro canto la Val Roseg è un biotopo protetto a livello nazionale le cui acque sono studiate fin dagli anni Novanta per capire gli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità, sia animale che vegetale, e sull’idrochimica che caratterizza i suoi corsi d’acqua; vi vengono inoltre compiute indagini inerenti la relazione tra condizioni climatiche, fusioni glaciali e portate idriche superficiali.

[Foto di Renato Muolo su Unsplash.]
Insomma, non è solo un luogo dal paesaggio meraviglioso, la Val Roseg, ma è anche prezioso e importante dal punto di vista scientifico. Il suo toponimo non ha niente a che fare con le rose ma la valle è, per così dire, una sorta di mirabile giardino alpestre la cui bellezza rivela equilibri naturali altrettanto belli e preziosi che c‘è da sperare si preservino intatti ancora a lungo, ovvero la cui importanza possa sempre essere compresa profondamente e compiutamente da chiunque, prima di ipotizzare qualsiasi attività antropica nella valle. Si rischierebbe di perdere un luogo di valore inestimabile, più di qualsiasi pur ciclopico mazzo di rose.