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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

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PROSSIMI INCONTRI PUBBLICI:

Mercoledì 04/02 a Chiavenna:

Mercoledì 04 febbraio sarò a Chiavenna per parlare di “Olimpiadi sostenibili: una promessa infranta” insieme a Angelo Costanzo e Albino Gusmeroli, in un incontro curato del Centro Culturale “Oltre i Muri” durante il quale ci porremo molte domande, sui Giochi di Milano Cortina, cercando di dare qualche ottimo strumento di valutazione e riflessione per trovare le migliori risposte possibili – in un territorio, la Valchiavenna, che d’altro canto è stato tagliato fuori da qualsiasi “legacy olimpica” nonostante le sue notevoli potenzialità. Per fortuna, forse, visto come sono andate le cose in Valtellina: ma la questione, i problemi, i dubbi, i timori, le domande restano. Sarà una bella e importante serata, insomma. Per saperne di più, cliccate qui.

MONTAG/NEWS: Notizie interessanti e utili dalle terre alte


SENZA SCI LA MONTAGNA MUORE? NO!

Mentre i reggenti dell’industria dello sci, e la politica ad essi sodale, continuano a sostenere che solo i comprensori sciistici possano salvare le montane italiane, aumentano di continuo le località che invece dimostrano il contrario. Su “Montagna.tv” Ettore Pettinaroli racconta l’esperienza di Valsavarenche, che quattro anni fa dismise la propria seggiovia rinunciando consapevolmente al turismo sciistico per valorizzare tutto il resto: cascate di ghiaccio, sci di fondo, skialp e itinerari con le ciaspole nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. E da allora i visitatori continuano a aumentare, mantenendo vivo il territorio e la sua economia.


CI SIAMO ROTTI IL C… DEGLI APRÈS-SKI?

“Tuorlo”, originalissimo magazine che tratta temi legati al cibo, l’arte, la cultura, il lifestyle e l’attualità, dedica sulla propria pagina Instagram una bella riflessione sul “fenomeno” degli après-ski, chiedendo a chi legge: «Ci siamo davvero stufati degli après-ski? Una volta la montagna chiudeva la giornata con un momento di relax e un drink in baita. Oggi questo fenomeno è diventato il vero obiettivo, e le piste fanno solo da sfondo. Non è per forza un male, ma la montagna resta fragile. Rumore, eccessi, neve artificiale… quanto regge tutto questo nel tempo? Possiamo divertirci senza perdere il senso del contesto?»


UN NUOVO (E ULTERIORE) DDL PER LE AREE INTERNE E MONTANE

Lo scorso 28 gennaio il CNEL ha approvato un nuovo Disegno di legge contenente “Disposizioni per la rigenerazione e il ripopolamento delle aree interne e montane, il rafforzamento dei servizi di cittadinanza e la promozione dello sviluppo locale sostenibile” al fine di «rendere i territori interni luoghi attrattivi per vivere, lavorare e investire, in un contesto di piena coesione territoriale e di sostenibilità ambientale.» Per come viene presentato nel comunicato stampa, è un ottimo testo, ricco di indicazioni importanti. Ma era tale anche la recente “Legge sulla montagna” che invece si sta rivelando piena di aspetti controversi, e lo era pure la Strategia Nazionale per le Aree Interne, che fonti autorevoli ritengono fallace e inefficace. Dunque? Cui prodest?


NEANCHE I LADINI DI CORTINA SONO CONTENTI DELLE OLIMPIADI

Non solo a Bormio, pure a Cortina d’Ampezzo le imminenti Olimpiadi non sono benviste, e tra gli ampezzani critici verso l’evento c’è la comunità dei ladini, minoranza linguistica caratterizzata da culture e tradizioni assai peculiari, che dice di non essere stata abbastanza valorizzata nell’organizzazione dell’evento e protesta per l’impatto ambientale. «Noi ladini siamo stati del tutto ignorati, non ci hanno nemmeno chiesto di presenziare a qualche cerimonia con i nostri abiti tradizionali […] Tutti possono constatare come è stata massacrata la valle da chi, senza nemmeno chiederci il permesso, ha distrutto il nostro prezioso ambiente e sventrato la conca ampezzana».


A CHE PUNTO È IL COLLEGAMENTO TRA IL COMELICO E LA VAL PUSTERIA?

Risponde a tale domanda sul contestato collegamento sciistico tra Veneto e Alto Adige – chiamato “STACCO” – e fa il punto della situazione Mountain Wilderness Italia, anche alla luce delle recenti dichiarazioni del sindaco di Comelico Superiore per il quale gli appalti potrebbero partire già da marzo: «L’iter autorizzativo e la Valutazione di Impatto Ambientale del progetto sono tuttora in corso e non possono essere considerati conclusi. Nell’ambito della procedura regionale PAUR/VIA sono state infatti presentate numerose osservazioni che evidenziano criticità di natura programmatica, naturalistica e progettuale, alle quali il Comune è tenuto a rispondere attraverso integrazioni, eventuali modifiche o ulteriore documentazione.»

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: lingue nazionali

E voi, in che “paesaggio linguistico” vivete?

I paesaggi esistono e acquisiscono valore in quanto prodotto culturale della nostra mente, e di paesaggi i luoghi vissuti ne producono parecchi o, per meglio dire, il paesaggio di un luogo è l’elaborazione culturale articolata di diversi elementi, materiali e immateriali, che contribuiscono in modo fondamentale a determinare il senso, l’anima e l’identità del luogo, diventando – se mi permettete l’immagine particolare – il “curriculum vitae” del suo Genius Loci.

Uno dei “paesaggi” più identificativi di un luogo è senza dubbio quello legato all’espressività delle genti che lo abitano: la parlata, il lessico, il dialetto ovvero la lingua, vera e propria manifestazione culturale di esso che da immateriale si fa materiale attraverso le voci dei suoi abitanti. In tal senso l’Italia possiede un patrimonio di lingue locali notevolissimo e di immenso valore, come si più già intuire dalla semplice osservazione di questa mappa linguistica:

[Cliccate sull’immagine per ingrandirla.]
Inutile rimarcare poi che nell’ambito delle stesse zone e dei gruppi dialettali le varianti e le sotto-varianti sono altrettanto numerose, al punto che vi sono borgate di uno stesso comune la cui parlata risulta differente nei modi di dire, nella terminologia quotidiana, nell’inflessione.

A fonte di tale varietà, qualcuno potrebbe pensare che essa rappresenti un elemento divisivo per una comunità che si configuri come unitaria e nazionale. Se è vero, da un lato, che la prima e più immediata comunanza socioculturale è quella che nasce dalla condivisione di un lessico e di una parlata comuni, al punto che tale condivisione linguistica definisce spesso – teoricamente o praticamente – anche il concetto di “nazione”, dall’altro lato la varietà di idiomi diventa condizione divisiva soltanto ove così venga resa forzatamente, senza poi considerare il fatto che all’interno di un’area geografica omogenea le varie parlate sono per la maggior parte ascrivibili a un’origine pressoché comune che a sua volte unisce quell’area ad altre ben più vaste (per l’Italia quella legata alle lingue romanze, ad esempio). Peraltro, a tal proposito, mi viene da mettere in relazione la questione delle varietà linguistiche con la varietà geografico-morfologica della regione alpina: un territorio relativamente vasto del quale si può dire che ci sia una parlata per ogni singola valle, o quasi (della peculiare varietà linguistica alpina ho scritto di recente qui), ma che di contro ha sempre rappresentato uno spazio di contatto tra le varie genti e le loro culture, inclusa quella linguistica. Al punto che, nonostante la diversità di idiomi, si possono frequentemente riscontrare cognizioni culturali comuni in zone anche molto lontane delle Alpi, indice di un transito notevole di tali saperi i quali, evidentemente, riuscivano a generare comprensioni lessicali condivise. Tutto ciò avveniva proprio perché mai in passato le montagne hanno rappresentato dei confini, come accade da tre secoli a questa parte in senso geopolitico (e a volte non solo), ma sono sempre state zone di attrazione, transito, condivisione, incontro tra versanti, vallate, comunità, le cui parlate pur diverse generavano comprensioni sufficienti a mettere in relazione anche le rispettive culture.

Tutto ciò può (dovrebbe) accadere anche in senso più generale con qualsiasi lingua e con la varietà pur vasta di idiomi, al di là di contesti e referenze geografiche. Ma se queste mie considerazioni originano da un punto di vista primariamente antropologico, non essendo io un linguista, simili osservazioni le ho trovate espresse da un linguista autorevole, Ugo Vignazzi, Accademico emerito della Crusca, che in occasione dell’uscita del suo volume EH? Espressioni tipiche regione per regione (Einaudi Ragazzi, 2019) ha così detto: «Dobbiamo riconoscere che nostra ricchezza e forza sono proprio le diversità, la possibilità di scambio tra le diverse culture che attraversano la penisola. […] Se vogliamo comprendere bene l’italiano dobbiamo partire dai dialetti. Tutti i grandi scrittori italiani, compreso Manzoni, hanno preso le mosse dal dialetto, lo parlavano, anzi lo usavano anche nella loro corrispondenza personale come faceva proprio l’autore dei “Promessi sposi”. Il dialetto divide se ci si chiude nel proprio piccolo recinto, se si diffida negli altri, se si vede nel vicino il nemico come è avvenuto spesso nella storia italiana. Invece, i dialetti sono costitutivi del Dna del nostro Paese. Sono sempre stato un sostenitore dell’idea di ‘Italia delle Italie’, un’Italia che è allo stesso tempo plurale e unita.»

Chiunque volesse approfondire la conoscenza del paesaggio linguistico italiano ha a disposizione il Fondo Tullio De Mauro, che ospita un patrimonio specialistico in dialettologia e linguistica di oltre 5.000 titoli, con monografie e periodici di 150 testate, comprendenti, oltre alle preziose “settecentine” in ottava rima napoletana della Gierusalemme liberata e dell’Eneide, dizionari, raccolte di poesie, saggi, opere letterarie nelle varie lingue dialettali italiane, da Nord a Sud. Tutti i titoli sono consultabili, su richiesta, presso la sede del Fondo in via dell’Arsenale 27 a Torino, ma è possibile anche la consultazione on line e il download del catalogo. Per saperne di più date un occhio qui.

Scritto il 9 febbraio 20228 febbraio 2022Categorie Magazzino,Opinioni,Paesaggi da vivereTag accento,Alpi,Austria,catena alpina,centro,cerchia alpina,Cipra,comprensione,cultura,cultura alpina,definizioni,dialetti,dialetti locali,dialogo,difesa,differenze,dizionario,espressioni dialettali,espressioni verbali,etimologia,fonetica,Francia,genti,geografia,geografia alpina,Germania,gruppi dialettali,gruppi linguistici,inflessioni,Italia,italiani,lessico,Lexicon Alpinum,lingue,lingue nazionali,lingue romanze,linguistica,Ludwig-Maximilians-Universität,mappa,Monaco di Baviera,Nord,omogenea,paesaggio lessicale,parlare,parlata,Parole,progetto,radice,regioni,regioni alpine,salvaguardia,sapere,semantica,Slovenia,storia,Sud,Svizzera,tradizioni,unità,università,valli,vernacolo,versanti,vocabolario1 commento su E voi, in che “paesaggio linguistico” vivete?

Sapete quante lingue si parlano, nelle Alpi?

Del “paesaggio”, una cosa della quale fatichiamo a renderci conto e non per colpa personale ma per una generale carenza culturale diffusa sul tema che tutti subiamo, è che non è fatto solo di cose materiali – orografie, morfologie, elementi geografici naturali e antropici, monti colline fiumi laghi boschi strade case paesi città eccetera – ma pure di cose immateriali, che sotto molti aspetti sono proprio quelle che del paesaggio completano e affinano l’identità: suoni, rumori, luci e ombre, tradizioni e narrazioni orali, etnologie, mitologie… e parole. Già, nel senso di lessici locali, di lingue parlate nei territori dai quali scaturiscono i relativi paesaggi che sovente compendiano molta parte della geografia umana sviluppatasi sulla geografia fisica. In tal senso la cosa diventa del tutto evidente ed emblematica in una zona che già “naturalmente” offre i più potenti paesaggi geografici e, parimenti, presenta una simile incredibile geografia linguistica sviluppatasi in e con quei paesaggi: le Alpi. Nei territori alpini, infatti, nonostante l’omologazione lessicale contemporanea è ancora oggi presente una grande e per certi versi sconcertante ma pure sorprendente diversità linguistica: a volte il parlato è omogeneo per territori relativamente vasti, altre volte cambia di molto anche tra borgate adiacenti, magari poste su due versanti diversi della stessa piccola valle sui quali, ad esempio, lo stesso oggetto viene definito con termini totalmente differenti.

Di questo tema, e di un bellissimo progetto ad esso correlato che si chiama VerbaAlpina, se ne occupa la Cipra – la Commissione Internazionale per la Protezione della Regione Alpina – in un recente articolo che potete leggere qui. VerbaAlpina è un progetto curato in primis dalla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera che dal 2014 ricerca, raccoglie e cataloga i lemmi delle varie lingue parlate sulle Alpi, presentandoli poi in una mappa interattiva e nel Lexicon Alpinum, nel quale ad oggi potete trovare oltre 16.000 vocaboli riferiti a ben 126 diversi “dialetti” (già: centoventisei! Ma che si potrebbero tranquillamente definire “lingue”) parlati nelle Alpi, un numero che peraltro non comprende le varianti ancor più topiche, cioè parlate in ambiti estremamente ristretti, che tuttavia fanno in gran parte riferimento al “dialetto” principale. D’altro canto «I dialetti si differenziano dalle lingue nazionali ufficiali solo per il loro status nella società» spiega Thomas Krefeld, uno dei due responsabili del progetto: «Ogni dialetto è una lingua perfettamente compiuta».

Dunque fateci caso, quando girate per il mondo e, appunto, in particolar modo le montagne, a come la gente che le abita e incontrate vi parla: con il suono emesso dalla loro voce e con le parole proferite stare sentendo il paesaggio in loco e generando una percezione di esso ben più ricca e rifinita di quanto potreste credere che i sensi vi consentano. Se le parole che vi dicono e l’inflessione della loro voce fossero diverse, anche il paesaggio lo sarebbe e ugualmente la nozione e il ricordo che di esso vi porterete a casa. E se poi tenete conto che dietro a ogni parola e alla sua etimologia c’è un mondo di storie, conoscenze, saperi, tradizioni, informazioni, intuizioni e che in fondo quelle parole sono la manifestazione dal territorio al pari del paesaggio visivo, potrete veramente constatare quanto sia vitale per la società umana la varietà linguistica e la sua salvaguardia, sulle Alpi come altrove. Non per essere contro a qualsivoglia omologazione lessicale funzionale, come quella che ci porta tutti ad essere sempre di più anglofoni (e ci sta, nelle relazioni internazionali), ma per parlare come si mangia – come dice quel noto motteggio – ovvero per come si è veramente, per essere se stessi e in relazione culturale, nella forma più immediata tanto quanto importante, con il luogo in cui si vive.

Scritto il 15 dicembre 202114 dicembre 2021Categorie Magazzino,Montagne,Opinioni,Paesaggi da vivereTag accento,Alpi,Austria,catena alpina,cerchia alpina,Cipra,comprensione,cultura,cultura alpina,definizioni,dialetti,dialetti locali,dialogo,difesa,differenze,dizionario,espressioni dialettali,espressioni verbali,etimologia,fonetica,Francia,genti,geografia,geografia alpina,Germania,inflessioni,Italia,lessico,Lexicon Alpinum,lingue,lingue nazionali,linguistica,Ludwig-Maximilians-Universität,mappa,Monaco di Baviera,Nord,omogenea,paesaggio lessicale,parlare,parlata,Parole,progetto,radice,regioni,regioni alpine,salvaguardia,sapere,semantica,Slovenia,storia,Sud,Svizzera,tradizioni,unità,università,valli,vernacolo,versanti,vocabolario1 commento su Sapete quante lingue si parlano, nelle Alpi?
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