
P.S.: per saperne di più sulla vicenda di Patrick Zaky e sulle iniziative per richiederne la scarcerazione, cliccate qui.

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Mi reco in un grande negozio di articoli sportivi, trovo gli scaffali che ospitano quei capi, osservo, considero colori, tessuti, dettagli, finiture, poi valuto e alla fine scelgo tre capi: uno veramente molto bello, uno quasi altrettanto bello ma che costa di più, uno più ordinario ma anche più economico. Li provo: il primo è perfetto, il secondo anche, il terzo pure.
Alla fine ho acquistato il secondo, bello ma non così tanto come il primo e di prezzo un po’ più alto. Il motivo è molto semplice: il primo era di una marca italiana assai prestigiosa ma “Made in China”, il secondo di un’altra marca altrettanto stimata ma “Made in Moldova”.
Ecco: questa, per me, è una regola fissa e indiscutibile che ormai seguo da tempo, per ogni cosa acquistata. Niente più cose prodotte in Cina, per quanto possibile (e so bene che in assoluto sia impossibile ma è un altro problema, questo).
Insomma, sono “soddisfazioni”. Personali, minime, ingenue, magari stupide e forse inutili, ma forse no.
In queste ore, credo che ogni individuo dotato di senso civico e di giustizia, di onestà intellettuale e morale, che si senta parte attiva del mondo e della civiltà occidentale a prescindere da qualsiasi idea, opinione, militanza politica, debba manifestare il proprio sostegno al fiero e esemplare popolo curdo vilmente attaccato dalla Turchia e tradito dagli USA, fino a pochi giorni fa suoi alleati. Parimenti, credo anche sia doveroso manifestare qualsiasi pressione possibile verso l’Unione Europea (la quale, pur con tutti i suoi problemi e tutti i distinguo del caso, resta l’unico vero baluardo di libertà, democrazia e giustizia di questa parte di mondo) affinché metta al bando il vergognoso dittatore turco Erdogan e tutto il suo sistema di potere, ponendosi in totale contrapposizione alla sua ipocrita strategia geopolitica che stermina i curdi, sostiene la rinascita dell’ISIS e minaccia l’Occidente (in primis proprio l’Europa), così come si debba contrapporre a chiunque in un modo o nell’altro vi si dimostri sodale – a partire dal dissennato presidente Trump, a sua volta pur in modi diversi sempre più ostile all’Europa e minaccioso nei confronti della sua Unione.
Non basta l’embargo alla vendita delle armi (peraltro una cosa che, lo sanno tutti, può essere tranquillamente aggirata); non bastano le proteste formali, i richiami degli ambasciatori, le intimazioni a sospendere i bombardamenti; non basta la mera indignazione verso un dittatore così spregevole e cinico. Bisogna che l’Europa agisca concretamente e duramente. Bisogna che Erdogan sparisca dal panorama politico internazionale.
Noi abbiamo avuto bisogno del popolo curdo, per sconfiggere l’ISIS e Daesh; ora il popolo curdo ha bisogno di noi per sconfiggere Erdogan. Non a caso e ormai con tutta evidenza, ISIS e Erdogan, le due facce di una stessa medaglia, che non deve e non dovrà più avere nessun valore, per sempre. Ne va della credibilità e della dignità dell’Unione Europea, e ne va del futuro della nostra civiltà.