
C’è negli uomini un impulso alla distruzione, alla strage, all’assassinio, alla furia, e fino a quando tutta l’umanità, senza eccezioni, non avrà subíto una grande metamorfosi, la guerra imperverserà: tutto ciò che è stato ricostruito o coltivato sarà distrutto e rovinato di nuovo; e si dovrà ricominciare da capo.
(Anna Frank, Il diario di Anna Frank, XV ediz., Mondadori 1966, traduzione di Arrigo Vita, pag.199.)
Banale oggi pubblicare una citazione di Anna Frank? Probabilmente sì. Facile, prevedibile, ovvio, senza dubbio.
O forse, “banalità” è pensare che non sia il caso di pubblicarla sempre, cioè che Anna Frank non sia sempre ben presente tra di noi e particolarmente oggi, quando certe dimostrazioni di infame ignoranza, per mera superficialità diffusa, vengono facilmente scambiate per “cose banali” perpetrandone in tal modo la malvagità, immateriale e latente solo all’apparenza. Quella che ci costringe ogni volta a ricominciare da capo, nell’inesorabile illusione che sia l’ultima.
Di contro, è ancora più facile – ancorché comprensibile – oggi scrivere “siamo tutti Anna Frank”. No, non siamo affatto Anna Frank. Molto di più, siamo tutti quei trogloditi travestiti da tifosi di calcio (e di quale squadra proprio non importa, tanto meno se sia sportiva o che altro) dacché, se la “società civile” di cui con loro facciamo parte non riesce ancora a non contemplare tali manifestazioni di meschina barbarie, la colpa è inevitabilmente di tutti. Nessuno escluso.




