INTERVALLO – Aosta, CAFè Librairie

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Ad Aosta un bellissimo caffé-libreria, specializzato soprattutto (e inevitabilmente, mi verrebbe da dire, vista la vicinanza di grandi e celeberrime montagne alla città!) nei libri di montagna, con testi in lingua italiana e francese, che peraltro già dice molto di sé nel nome, in verità un quasi-acronimo: Culture Alpine et Francophonia…
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Un “corto” racconto per voce e immagini, ovvero un grande film: “Pensieri nel vento”, di Ermanno Salvaterra

Ammetto di aver sempre preferito la lettura dei libri alla visione cinematografica, pur essendo del buon (e ribadisco: buon) cinema un ammiratore assoluto. Ma quando mi viene chiesto di citare un titolo di opera filmica particolarmente gradito, tra quelli che mi balzano in mente c’è sempre Pensieri nel vento, dell’alpinista trentino Ermanno Salvaterra. Il che lascia regolarmente un po’ sgomento chi mi ha posto quella domanda, anche quando preciso di cosa si tratta così tentando di dipanare il dubbio dei più verso un titolo certamente non celebrato come un grande “classico” ovvero sostanzialmente sconosciuto. E ciò a torto, mi permetto di dire, “imponendomi” di dedicarvi questo breve articolo che possa anche sostenere e motivare la mia preferenza.
Pensieri nel vento è un film d’alpinismo, un cortometraggio da meno di venti minuti di durata, certamente sotto molti aspetti “artigianale”, semplice, essenziale, nulla a che vedere, insomma, con megaproduzioni simil-hollywoodiane o altro del genere – comunque vinse il Premio Genziana d’oro del Club Alpino Italiano al Trento Filmfestival del 2002, una delle più importanti rassegne internazionali dedicate al cinema di montagna e d’avventura.
Sia quel che sia, Pensieri nel vento è a mio parere tremendamente sublime, capace di concentrare in quella sua semplicità tecnica e tematica una potenza espressiva e un effettivo senso artistico incredibili. E’ un piccolo gioiello cinematografico dalla fortissima valenza letteraria, pure, per l’armonia che si genera tra voce narrante (come per un breve audiolibro, in pratica) e immagini nonché per la grande carica poetica che in ciò vi si può riscontrare. Un’opera che trascende i propri confini “naturali” meramente alpinistici tanto da poter affascinare pure chi le montagne non le ha mai nemmeno viste in lontananza, e che io citerò sempre, ogni volta che mi chiederanno la domanda sopra riportata, insieme ai titoli classici (sarò forse blasfemo, ma tant’è) di mostri sacri quali Herzog, Lynch, von Trier, Kitano e così via. Già.
Buona visione.

INTERVALLO – Yosemite Valley (USA), “sala” di lettura

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Bivacco su una delle celebri pareti di arrampicata della Yosemite Valley di Beth Rodden e Tommy Caldwell, alpinisti americani: per la serie ogni luogo è buono per leggersi un libro – sempre che non ti sfugga di mano come pare sia accaduto a Tommy, a giudicare da dove sta guardando!
(Photo Credits: Corey Rich)

Alberto Benini, “Casimiro Ferrari, l’ultimo Re della Patagonia”

copertina_casimiroIl mondo dell’alpinismo, inutile dirlo, è affascinante già di suo per le grandi imprese che ne contraddistinguono la storia, e che hanno da sempre rappresentato vere e proprie sfide ai limiti umani, vinte da intrepidi scalatori non solo per sé stessi ma, in un certo senso, a nome dell’umanità intera. Tuttavia, se possibile, c’è una peculiarità in più che rende quel mondo probabilmente unico nel panorama complessivo delle attività umane, oltre, appunto, il senso fisico/atletico e tecnico della salita e della conquista di una vetta, ed è il fatto di essere spesso animato da personaggi incredibili, dotati non solo di forza fisica eccezionale ma anche di pari spirito ed energia vitale, e dal carisma supremo – evidente riflesso sulla figura e sulla personalità di una tempra interiore fuori dal comune, proprio grazie alla quale hanno saputo compiere quelle imprese per cui hanno raggiunto la più o meno grande fama: veri e propri studenti-modello di quella “scuola di vita” che da più parti è ritenuta la montagna, ed esempi che certo farebbero assai bene alla società contemporanea ben più di tanti altri più famosi, mediaticamente, tanto quanto ben poco (o per nulla, anzi) meritevoli di tale notorietà.
E tra alpinisti ormai celebri come star del cinema e/o assurti al rango di vere e proprie icone – i vari Messner, Bonatti, Cassin, solo per fare qualche nome – ve ne sono altri la cui fama non ha oltrepassato di molto i confini del mondo alpinistico, pur a fronte di imprese a dir poco eccezionali, e di sicuro uno di questi è stato Casimiro Ferrari (1940-2001), forse il più grande alpinista italiano, se non del mondo, della generazione di mezzo tra quella di Bonatti e l’era moderna/contemporanea di Messner, alla cui vita purtroppo interrotta da un male incurabile Alberto Benini dedica Casimiro Ferrari, l’ultimo Re di Patagonia, edito da Baldini Castoldi Dalai, completa e strutturata biografia di un “personaggio” nel senso più pieno del termine, lecchese di nascita e di vita e patagonico d’adozione, da cui il sottotitolo del volume – e l’appellativo di “re di Patagonia” non appaia esagerato e limitato alle sole sue conquiste alpinistiche…

Leggete la recensione completa di Casimiro Ferrari, l’ultimo Re di Patagonia cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!