Buon letargo, M49!

Marzola (Trento), l’orso M49 immortalato da una fototrappola lo scorso 16 luglio.

E così M49, l’orso più ricercato d’Italia se non di tutte le Alpi, il feroce, pericoloso, aggressivo, terrificante M49 che quest’estate seminava il panico per tutto il Trentino e il Südtirol e per questo aveva (o pareva avere) alle calcagna le guardie ecologiche, i Carabinieri Forestali, la Protezione Civile, mezzo esercito con l’artiglieria campale, i Marines e i Samurai del periodo Edo oltre che, ovviamente, tutti i cacciatori dei territori tridentini, pronti a fargli fare la più brutta fine possibile, ha fatto «marameo!» a tutti quanti e rimanendo uccel di bosco (lo so, tale locuzione potrebbe apparire inadatta per un plantigrado) se n’è andato in letargo, chissà dove e chissà fino a quando, certamente almeno fino alla prossima primavera.

Be’, non si può non restare affascinanti tanto quanto divertiti e compiaciuti dalla fuga di tal bestione che si sta dimostrando ben più furbo e scaltro di chissà quanti suoi inseguitori umani e, ancor più, dei detrattori che lo volevano (e lo vorrebbero ancora, io temo) morto perché “pericoloso”.

Pericoloso, già.

«È prevista l’uccisione dell’animale in caso di pericolosità per l’uomo o avvicinamento alle case»: così, più o meno, recitava l’ordinanza emessa dalle autorità trentine. Cosa significa, secondo voi? Quali sono quei “casi di pericolosità”? Quanto si doveva (o non) avvicinare alle case per non essere abbattuto, o viceversa? E poi l’uomo, proprio l’uomo autoproclamatosi Sapiens, proprio lui, si arroga il diritto di stabilire se una creatura selvatica nel suo habitat naturale deteriorato dalla presenza antropica sia “pericolosa”, dopo secoli di distruzione della Natura e di massacri dei suoi abitanti animali?

«È prevista l’uccisione dell’uomo in caso di pericolosità per gli animali o avvicinamento alle loro tane». Ve lo immaginate, se un principio del genere dovesse venire applicato in ottemperanza alla realtà storica dei fatti? No, ovviamente, non ce lo immaginiamo. Sarebbe una malvagità assoluta.

Eh, lo sarebbe, sì. Per altre creature no. Per noi sì. Già.

Caro M49, buon letargo! Goditi una gran bella dormita, riprenditi, recupera le energie fisiche e mentali, così che per la prossima primavera tu possa tornare a beneficiare della tua naturale libertà, alla faccia di quegli umani che non capiscono proprio cosa significhi tanto il termine “libertà” quanto il vivere armonicamente con la Natura e i territori abitati. Ma non lo capiranno nemmeno in futuro, temo, dacché non avranno mai la tua intelligenza e la tua furbizia, sicché non impareranno nulla dalla “lezione di vita” sui monti che stai dando loro. E speriamo che con te le Alpi siano sempre protettive e accoglienti, come lo sono da sempre per chiunque sappia sintonizzarsi con la loro ancestrale essenza e la sublime bellezza vitale.
Buon riposo, M49, arrivederci alla prossima bella stagione!

(Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più su M49 e la sua storia.)

Una lettera a Biella

Spett.le Azienda Turistica Locale – ATL di Biella,

e p.c.: Comune di Biella, Ufficio del Sindaco, Ufficio delle relazioni col pubblico, Assessorato alla Cultura,

da sempre conosco la grande bellezza della Vostra città con le sue innumerevoli attrattive storiche, artistiche e culturali, e non essendoci mai stato da tempo mi dico che vorrei venire a visitare Biella, magari passandoci un weekend così da avere il tempo necessario per conoscere e ammirare le cose più interessanti.

Ma ogni luogo, e ogni Genius Loci del quale è anima ed essenza identitaria, è certamente creazione del territorio e delle sue rilevanze così come del rapporto con esso dei suoi abitanti, che vi costruiscono e conferiscono nel tempo – passato e presente – la peculiare cultura che lo rende ancor più attrattivo, anche in senso civico. Quello che poi noi elaboriamo e chiamiamo “paesaggio”, un concetto assolutamente culturale, è fatto da tutti questi elementi, nessuno dei quali preponderante ma tutti in relazione reciproca e, ci si augura, costruttiva.

Posto ciò, saputo dagli organi d’informazione delle vicende di cui si è resa protagonista la Vostra amministrazione cittadina in relazione alla cittadinanza onoraria negata alla Signora Senatrice Liliana Segre, per senso civico e sensibilità personale, oltre che per mia cultura totalmente e consapevolmente indipendente da qualsiasi posizione politica di parte, Vi comunico che rinuncio al mio desiderio di visitare Biella, almeno finché quel suo così prestigioso e nobile Genius Loci sarà zittito da manifestazioni di non cultura che ritengo inaccettabili in qualsiasi luogo realmente civile, civico e progredito.

Ovvero, per usare parole di grande ed emblematico valore, «Il mio rispetto nei confronti della senatrice Liliana Segre, per tutto ciò che rappresenta, per la storia, i ricordi e il valore della memoria, mi spingono a fare un passo indietro. Non è una scelta contro nessuno ma una scelta a favore di qualcuno, anche per coerenza e rispetto a quelli che sono i miei valori». Sì, sono alcune delle parole di Ezio Greggio, al quale il Comune di Biella ha attribuito a sua volta la cittadinanza onoraria e che, con un gesto di raro civismo e notevole nobiltà, l’ha rifiutata.

Arrivederci, dunque, a quando Biella saprà dimostrare di essere un luogo di ben più considerabile cultura civica, parificabile alla sua bellezza e alla storia della sua gente.

Luca Rota

(Grazie di cuore a Ezio Greggio. Cliccate sulla sua immagine – tratta dal profilo Twitter – per leggere della vicenda a cui faccio riferimento. Ovviamente il testo che qui leggete è stato da me inviato via email ai destinatari sopra indicati.)

La bella notizia

(Photo credit: https://pixabay.com/it/users/marisa_sias-526173/)

Oggi mi è arrivata una bella notizia.
Pero è arrivata che io non c’ero, quindi è andata via.

Spero che ritorni e che io ci sia, ovviamente. Altrimenti la vado a cercare io: meglio darsi da fare a cercare le cose belle piuttosto di convincersi che siano sempre loro a cercare te. A volte capita, sì, ma non sempre. Anzi, raramente.

Che se poi arrivano ma sul campanello non c’è il tuo nome, tanto vale. Ecco.

Indovinello postale

Da tempo aspettavo un libro che mi era stato spedito dall’editore che lo ha pubblicato, per la relativa lettura.
Ieri, 18 novembre, il pacchetto è arrivato, con la consueta formula di spedizione postale del “piego di libri”.
La data di partenza, come da etichetta apposta sul pacco, è stata il 23 ottobre scorso.
L’editore in questione ha sede a Milano; come destinazione ho indicato la sede del mio ufficio. Sono 54,6 km – calcolati da Google Maps – che il pacchetto ha dunque percorso in 26 giorni.

In pratica, il pacchetto ha viaggiato all’incredibile velocità di 0,0875 km/h.

Zero-virgola-zero-otto-sette-cinque chilometri all’ora. 87 metri e mezzo in sessanta minuti, insomma. Un terzo della velocità di un bradipo, per la cronaca.

E ora, l’indovinello: quale servizio postale ha utilizzato il suddetto editore per spedire il pacco, ottenendone una tale “efficienza”?

  1. Poste Italiane
  2. Deutsche Post
  3. Vanuatu Post

(È facile, ve lo assicuro!)

Ecco.

Chi indovina, vince una fornitura illimitata di commiserazione. Di altri premi correlati, invece, non si può dire, qui.

(Immagine tratta da qui e rielaborata all’uopo.)