Bèrghem gloria mundi #2 – anche in montagna!

Ok, è un altro post un po’ campanilista, questo, lo ammetto. Ma l’evento è da Guinness World Record, ed è stato talmente particolare da risultare al di là di qualsiasi mera glorificazione di parte. Domenica 9 luglio quasi 3.000 mila persone si sono unite lungo un’unica corda e hanno circondato – o meglio abbracciato – il massiccio della Presolana, una delle montagne più importanti e iconiche delle Alpi Bergamasche, formando la più lunga cordata alpinistica mai vista, il che ha determinato il record da World Guinness.

Il momento della proclamazione del Guinness World Record

La cosiddetta Cordata della Presolana è stato un evento non solo ricreativo-ludico: innestato all’interno di un progetto culturale per la sicurezza, salvaguardia e sostenibilità della montagna, nonché per la sua più ampia accessibilità e fruibilità, l’evento ha perseguito in tal senso anche un’iniziativa particolare: rendere il Rifugio Baita Cassinelli (posto sul versante Sud della montagna orobica) accogliente e accessibile anche ai disabili e alle persone con ridotte capacità motorie. Ogni partecipante alla Cordata è stato automaticamente anche finanziatore di questo progetto sociale e solidale, che alla fine è riuscito a raccogliere i 25.000 Euro necessari a realizzare lo scopo prefisso.

In ogni caso, quella che è stata la portata dell’evento è ben difficilmente esplicabile le poche parole di un post come questo. Molto meglio godersi – qui sotto – le immagini di ciò che è successo, in fondo, girate dal fotografo e Matteo Zanga.

Insomma: n’otra ölta* Bèrghem gloria mundi!

*: “un’altra volta” in dialetto bergamasco, così come il toponimo Bèrghem è dialettale, pur se direttamente derivante – secondo alcune fonti – dal vocabolo germanico Berg Heim, “casa sul monte”. Bergamo e le montagne: un legame – anzi, mi viene da dire, una cordata indissolubile, già!

Mirella Tenderini, “Tutti gli uomini del K2”

cop_tutti_gli_uomini_del_k2Certe montagne sono maggiormente popolari presso il pubblico per mere ragioni geografico/scolastiche – ad esempio il Monte Bianco, che ci viene insegnato a scuola come il più alto delle Alpi, o lo stesso con l’Everest, così come molti, anche tra i profani d’alpinismo, ad esempio conoscono il Cervino per la sua caratteristica e spettacolare forma. Certe altre vette sono invece divenute note – almeno tra gli appassionati di montagna – grazie alla fama di chi le ha affrontate e salite: penso al Petit Dru con Bonatti (ma quanti che conoscono Bonatti salitore del Dru sanno dove esso si trovi?), o alle Grand Jorasses con Cassin. Abbiamo poi tutti quanti scoperto che gli 8000 sulla Terra sono 14 grazie alle imprese di Messner, primo salitore di tutti; ma ci sono vette le quali, a prescindere dalle cronache alpinistiche e non che ne hanno parlato, hanno per così dire una personalità montana più spiccata di altre, ovvero un fascino che le ha rese sotto certi aspetti “leggendarie” – e non intendo riferirmi a miti religiosi e/o a tradizione del folclore delle genti che ne hanno frequentato le pendici. Il K2 è certamente una di queste: un immane cristallo che si eleva verso il cielo dalla forma quasi perfetta, lucente di ghiaccio, possente, spaventoso nella sua infinità e altrettanto incantante qualsiasi occhio che l’abbia ammirato. In base a questa personale premessa trovo mirabile l’idea alla base dell’ultimo libro di Mirella Tenderini, Tutti gli uomini del K2 (Corbaccio), uscito in occasione del 60° anniversario della conquista della vetta che i locali chiamano ChogoRi

Mirella Tenderini
Mirella Tenderini

Leggete la recensione completa di Tutti gli uomini del K2 cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!