Roberto Trussardi, “La Taverna del Diavolo”

cop_taverna_diavoloE’ un debutto di spessore sotto molti punti di vista, questo di Roberto Trussardi, avvocato bergamasco che “rilega” in un bel volume edito da Stampa Alternativa la vicenda di Simone Pianetti, anarchico di origini brembane che in un solo giorno, il 14 Luglio 1914, uccise sette compaesani colpevoli di averlo additato come un demonio proprio per quelle idee sovversive e/o alternative alla rigidissima ordinarietà quotidiana delle valli bergamasche, così rovinandogli totalmente la vita e spingendolo, appunto, alla più efferata delle rivalse.
La storia è reale, accaduta, sovente dura e violenta, cruda, seppur attenuata in molte sue parti in fumosi ricordi popolari già vicini ad un embrione di leggenda, dunque la “romanzatura” compiuta su di essa da Trussardi non può certo risultare forzata; di contro, la stessa storia pare veramente un copione cinematografico, per la sua complessità e la ricchezza di eventi: Pianetti, volenteroso di sfuggire alla povertà e alla monotonia, soprattutto intellettuale, della sua pur amata Valle Brembana, emigra in America, dove casualmente entra in contatto con gli ambienti anarchici italo-americani e in particolare con un personaggio che segnerà la sua vita e quella dell’intera Europa: Gaetano Bresci, assassino del re Umberto I nel Luglio 1900…

Leggete la recensione completa de La Taverna del Diavolo cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

God bless… (un racconto inedito – per ora)

(P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto al momento ancora inedito che tuttavia farà presto parte di una raccolta mooooolto particolare, di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e a breve potrete saperne di più…)

La ciurma al completo si era ormai radunata sul ponte della nave, alla fonda in una baia dall’acqua cristallina cinta a occidente da coste basse e sabbiose, dall’aspetto accogliente. Erano giunti in quel punto dopo diverse settimane di navigazione sotto costa, prima verso settentrione e poi verso meridione, senza che mai le terre emerse non chiudessero con continuità l’orizzonte di ponente. Ormai Messer Baldrago Centoforti, illustre geografo, cartografo e comandante della nave, non aveva più dubbi: quelle Vespucci_phototerre non erano certo parte dell’Asia, ma dovevano per forza essere un nuovo continente, con ciò confermando le proprie brillanti intuizioni in forza delle quali aveva organizzato la spedizione.
“Essendo nuova terra, come io intesi, v’è bisogno di conferire ad essa un adeguato nome. Or dunque io, Baldrago Centoforti, comandante di siffatta nostra spedizione e quindi per il diritto superiore che tal potestà rende a me acquisito, vi dico: in codesto anno Domini 1499 chiamerò questa nuova terra con il mio nome ovvero, come è d’uso nelle scienze geografiche e cartografiche, attribuendo ad essa il genere femminile del mio primo nome in lingua latina!”. La ciurma applaudì, concorde a quella decisione quasi all’unanimità. Quasi, sì, perché invece a Guidobaldo Mini, mozzo di bordo giovane ma assai perspicace, si raggelò il sangue.
“Da Baldrago si evince il latino Baldraccus…” continuò il comandante, “E da esso vi si derivi il nome di questa terra che sarà Baldr…”. Fulmineo e ignorato, Guidobaldo diede un calcio ad una cima lì accanto, che srotolandosi in pochi attimi fece sganciare il pennone dell’albero di velaccino il quale cadendo dall’alto colpì in pieno il Centoforti, lasciandolo esanime sul ponte, prima, e smemorato a vita poi. “Un terribile incidente!” gridò lesto il mozzo; e non fu certo più il nome di quella terra ma il come tornare in Europa il pensiero principale dell’equipaggio, orfano della guida del proprio immemore geografo-comandante.
Nel successivo anno di Grazia 1501 un altro vascello costeggiava quelle terre ancora del tutto ignote, e come per un inconsapevole déjà vu il comandante di esso aveva a sua volta radunato la propria ciurma, sebbene a riva. “Chiamerò queste nuove terre col mio nome ovvero col suo genere femminile, come d’uopo! Ordunque io, Amerigo Vespucci ovvero Americus, denominerò questa nuova parte del mondo America!”.
In mezzo alla ciurma Guidobaldo, nel frattempo promosso per la propria abilità e l’ingegno a marinaio scelto, se la rise tranquillo.

(P.S. (Post Scriptum!): Per questo racconto, come credo sia evidente, mi sono permesso di stravolgere allegramente la realtà storica sulle esplorazioni del cosiddetto “Nuovo Mondo”.
Non c’è mai stato alcun viaggio esplorativo nell’anno 1499 di tal Baldrago Centoforti, personaggio di pura fantasia. Vero è invece che fu per primo Amerigo Vespucci, nel 1501, a notare che l’estensione delle zone scoperte delle nuove terre scoperte pochi anni prima da Cristoforo Colombo si spingeva fino al 50º grado di latitudine sud, dunque evincendone di essere in presenza di un continente fino ad allora sconosciuto e non di una mera propaggine delle terre asiatiche.
La verità sull’attribuzione del nome
America al nuovo continente è invece incerta. Un’ipotesi sostiene che sia stato merito del cartografo tedesco Martin Waldseemüller, il quale decise di utilizzare il genere femminile (America) del nome latinizzato di Vespucci (Americus Vespucius), per indicare le nuove terre in una carta del mondo disegnata nel 1507 e contenuta nella propria opera Cosmographiae Introductio. Un’altra ipotesi invece retrodaterebbe l’attribuzione del nome America ad un periodo anteriore al viaggio di Vespucci del 1501, e ne conferirebbe il merito a Giovanni Caboto, il quale nel 1497 partì con una nave verso il nuovo continente grazie ad un finanziamento del ricco mercante gallese Richard Ameryk, in onore del quale il Caboto avrebbe denominato quelle terre America, appunto.
Curiosità, infine: il cognome del giovane e scaltro mozzo di bordo, Guidobaldo Mini, è in realtà il vero cognome della madre di Amerigo Vespucci, Elisabetta o Lisa Mini, nobildonna di Montevarchi.
Fonte per le notizie storiche: Wikipedia.)

Il podcast della puntata #17 di RADIO THULE 2012/2013, l’ultima della stagione!

Ecco qui, come tradizione dei giorni successivi a quello della diretta, il file in podcast della puntata #17 di RADIO THULE 2012/2013 di lunedì 17 Giugno 2013, intitolata:
Buone vacanze!
Eh già, questa è l’ultima puntata della 9a stagione di RADIO THULE, prima della meritata (massì, dai!) pausa estiva! E di cosa disquisire in questo ultimo appuntamento, dunque, se non proprio di vacanze? Già, perché le ferie, o vacanze che dir si voglia, oggi sono per noi tutti una cosa “normale”, almeno a livello di concetto e di senso (che poi le si possa fare o meno, beh, naturalmente è un altro discorso…): ci si riposa, si va al mare o in montagna, in auto, in treno, in nave o in aereo, si prenota un hotel oppure si viaggia in camper, in tenda o altro del genere… Insomma, cose ovvie, per così dire. E invece le vacanze non sono poi mica un qualcosa di così ovvio e ordinario, sapete? Questa puntata di RADIO THULE ve lo dimostrerà, con un piccolo viaggio nella storia e negli aspetti più bizzarri, curiosi e divertenti del fare le vacanze…

Cliccate sulla radio qui sopra per ascoltare e scaricare il file, oppure visitate la pagina del blog dedicata al programma con tutto l’archivio delle puntate di questa e delle stagioni precedenti.

Come detto, la stagione radiofonica 2012/2013 di RADIO THULE si è conclusa con questa puntata #17. L’appuntamento con la nuova stagione radiofonica – la 10a! – è, come tradizione, per il primo lunedì di Ottobre, dunque per il 7 Ottobre 2013! Save the date, tenete d’occhio il blog per ogni aggiornamento in merito, e anche sotto l’ombrellone o in riva ad un laghetto alpino, appunto, allietate le vostre vacanze con il podcast di RADIO THULE! Ci si risente a Ottobre, e buone ferie a tutti!

Lunedì 17 Giugno, l’ultima puntata della stagione 2012/2013 di RADIO THULE, live in FM e streaming su RCI Radio!

Logo_RadioThule_verticale_670Questa sera, lunedì 17/06, ore 21.00, live su RCI Radio 91.8/92.1 FM e in streaming, nuovo appuntamento con RADIO THULE, anno IX, puntata #17 intitolata:
Buone vacanze!
Ovvero: già, è l’ultima puntata di questa 9a stagione di RADIO THULE, prima della meritata (massì, dai!) pausa estiva! E di cosa disquisire in questo ultimo appuntamento, dunque, se non proprio di vacanze? Già, perché le ferie, o vacanze che dir si voglia, oggi sono per noi tutti una cosa “normale”, almeno a livello di concetto e di senso (che poi le si possa fare o meno, beh, naturalmente è un altro discorso…): ci si riposa, si va al mare o in montagna, in auto, in treno, in nave o in aereo, si prenota un hotel oppure si viaggia in camper, in tenda o altro del genere… Insomma, cose ovvie, per così dire. E invece le vacanze non sono poi mica un qualcosa di così ovvio e ordinario, sapete? Questa puntata di RADIO THULE ve lo dimostrerà, con un piccolo viaggio nella storia e negli aspetti più bizzarri, curiosi e divertenti del fare le vacanze…

Per ascoltare RADIO THULE in streaming dal tuo pc clicca QUI, oppure QUI per lo streaming in HD o ancora QUI per lo streaming in UltraHD! E dal giorno successivo, qua sul blog, il podcast della puntata! Quindi, in un modo o nell’altro: save the date e stay tuned!

Lunedì prossimo 06/05, ore 21.00: torna RADIO THULE #14-12/13, live in FM e streaming su RCI Radio!

Lunedì 06/05, ore 21.00, live su RCI Radio 91.8/92.1 FM e in streaming, nuovo appuntamento con RADIO THULE, anno IX, puntata #14 intitolata:
Come il canto delle cicale, in un pomeriggio d’estate
Ovvero: Voci di cicala è l’esordio letterario della giovane e talentuosa scrittrice Miriam Terruzzi, un romanzo senza dubbio originale, fuori dal comune e da ciò che ci si potrebbe aspettare da un’autrice poco più che ventenne, intenso, profondo nella storia, nelle vicende narrate e nella scenografia sulla quale si svolge, che riscopre ed espande totalmente il senso del termine “drama” (δρᾶμα, “azione”, “storia”; da δρᾶν, “fare” – termine che cop_Vocidicicala_smallnon ha affatto l’accezione sostanzialmente negativa che oggi invece noi gli diamo!) in un contesto letterario che lo riporta al lettore nella sua pienezza. Voci di Cicala è infatti una storia d’azione, appunto drammatica nel senso più comune, ed è pure una piacevole armonia letteraria tra vicende umane d’amicizia e d’amore che nessuna battaglia potrà far svanire, quindi drammatiche ma ora nel senso “storico” del termine: storie di vita, apparentemente normali eppure straordinarie come può essere la vita di chiunque, quando veramente “vissuta”. In questa puntata RADIO THULE andrà alla scoperta di questo romanzo da poco uscito nelle librerie (per Senso Inverso Edizioni) e della sua autrice, attraverso un piccolo ma intenso viaggio tra cielo e terra, effluvi marini liguri e campestri brianzoli, amicizie, rivalità, amori, lungo un percorso sempre ben illuminato dalla grande letteratura italiana del Novecento.

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