Un bellissimo sito dedicato a (e un libro di) Ramsey: da conoscere!

OK, ok, lo ammetto!
Mi sto – con tutto il rispetto – facendo beffe di voi… Ma è per un “nobile” motivo, eh! Dacché leggendo il titolo del post avrete probabilmente pensato a Ramsay ovvero Gordon, il celebre cuoco inglese che imperversa un po’ ovunque in TV… Il qual cognome è poi scritto con la a, RamsAy – è questo, alla fine, lo scherzo che vi ho tirato.
Invece, dileggi a parte, quello scambio di lettera stupidotto, unito alla lettura di un post nell’ottimo blog della Biblioteca di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, sempre ricco di contenuti interessanti, mi hanno fatto venire in mente Frank Ramsey (con la e, appunto), uno di quei personaggi di tempo fa sostanzialmente sconosciuto ai più eppure talmente geniale da essere a suo modo fondamentale per certe nozioni tecnico-scientifiche oggi in uso, nonostante una vita brevissima: morì a soli 26 anni per i postumi di una operazione addominale dovuta ai suoi cronici problemi al fegato. Fece tuttavia in tempo a lasciarci alcune deduzioni teoriche assolutamente ingegnose, appunto, alcune delle quali riassunte nella teoria che in suo onore venne denominata di Ramsey, importante nel campo della logica dei grafi e della combinatoria: la sua lettura vi risulterà probabilmente enigmatica e oscura, ma sappiate che, ad esempio, quando con altre persone vi sedete attorno a un tavolo, in qualche modo la state mettendo in pratica!
Vi è un solo libro edito in Italia, a quanto mi risulta, che parla di Frank Ramsey e descrive il suo cop_Ramseypensiero filosofico e matematico, I fondamenti della matematica e altri scritti di logica, pubblicato da Feltrinelli quasi 50 anni fa e la cui copertina vi mostro qui accanto. Probabilmente oggi lo potete rintracciare sul web solo in qualche sito di vendita di testi usati, ma in ogni caso, al di là di questo, mi premeva qui solo incuriosirvi sul fatto che il famoso chef britannico aveva un suo quasi omonimo altrettanto geniale (considerando che tale sia pure lo chef, come tanti dicono, nell’arte culinaria), assolutamente meno famoso, ma senza dubbio – lo chef suddetto non me ne voglia! – più importante per la comprensione diffusa del mondo che ci circonda e di certe sue eventualità.

Per una definizione di “spazio-tempo” assolutamente, pragmaticamente terrena e umana (col temporale che infuria, fuori…)

spazio_tempoElucubrazioni d’un temporalesco pomeriggio di mezza estate, con la pioggia che ticchetta sui vetri delle finestre, il rombo dei tuoni, il vento teso e ululante, e certe cose che guizzano in testa proprio in momenti del genere, quando l’ancestrale forza della Natura si riappropria, almeno per qualche istante, dello spazio e del tempo che noi umani ci vantiamo così spesso di dominare…
Ecco, lo spazio-tempo, ad esempio, o la struttura quadridimensionale dell’Universo, il “palcoscenico” dei fenomeni fisici.
Domanda: si potrebbe formulare anche una concezione di spazio-tempo più terrena di quella scientifica, più quotidiana, pragmatica, e legata all’esistenza di noi tutti?
Vediamo un po’…
Dunque, mi viene da riflettere sul fatto che lo spazio “virtuoso” nel quale si compie la vita di un individuo è ormai sempre più virtuale nel valore, e da esso il tempo sfugge fino ad essere una dimensione considerata da molti avversa: il tempo passa troppo in fretta! – certo, non stai facendo nulla di buono nel tuo “spazio”! Un’esistenza misera di valore autoriduce il proprio spazio vitale, vi si imprigiona e si immobilizza, e il tempo non può conoscere sosta, lo si sa, pena la finale rovina…
Lo spazio-tempo, insomma, non è solo quella strana cosa di cui si ha (forse) conoscenza principalmente perché un noto regista americano ci fece alcuni films di successo; e a lato della sua definizione specificatamente fisica, credo che ogni individuo di spirito dovrebbe raggiungere la cognizione del proprio spazio-tempo, ovvero della propria presenza ed azione in relazione ad una dimensione spazio-temporale ben definita: la vita. La vita si manifesta in un dato spazio (l’ambiente in cui si vive e nel quale le nostre azioni hanno effetto) e in un dato tempo (l’istante in cui noi viviamo e agiamo, e per il quale compiamo una certa azione): due elementi strettamente correlati, dacché, in un ambito limitato temporale quale è l’esistenza di una persona, ogni singolo istante risulta fondamentale per il valore complessivo di esso, e abbisogna di caricarsi di un proprio singolo valore conferito da quanto avviene nello spazio, nel nostro mondo vissuto in cui il nostro agire quotidiano, nelle banalità come nelle grandezze, genera effetti, conclusioni, esiti. Noi agiamo per quanto impone un certo istante, solitamente futuro in prossima realizzazione presente, nello spazio che ci è necessario per ciò che è dovuto, e tale materialità spaziale non ha effetti solo in quello stesso ambito ma anche nel tempo, per i prossimi istanti nei quali quell’effetto avrà validità: concepirsi consapevolmente come elementi in moto (vitale) in un proprio spazio-tempo, dunque, significa proprio intendersi come un’astronave in moto nello spazio per un certo tempo, ma con la virtuosa capacità di condizionare il rapporto tra i due elementi, di modificarli a proprio altrettanto virtuoso fine, come se il mezzo fosse dotato di un motore a curvatura capace di distorcere lo spazio-tempo e di viaggiare da un punto all’altro del cosmo attraverso un wormhole – come vengono definiti i presunti passaggi spazio-temporali postulati dall’astrofisica di frontiera … Parimenti, noi possiamo condizionare lo spazio-tempo in cui viviamo, le nostre azioni sono come quel motore a curvatura: il loro manifestarsi nel presente condiziona e muta il futuro, allo stesso tempo conformando il passato; il “contenuto” materiale del nostro spazio (le azioni e i loro effetti) va’ ad agire nel tempo, e tanto più esso sarà virtuoso, tanto più virtuoso sarà quel tempo verso cui ci dirigiamo, tanto più proficuo per le azioni che compiremo quando vi arriveremo, nel nostro viaggio sulla rotta della vita. L’agire proficuo di oggi ci fa già passeggiare agevolmente nel futuro, insomma, e lascia il segno prezioso del nostro passaggio nel passato; chi riesce ad avere consapevolezza di questa naturalissima verità e dunque a governare il proprio spazio-tempo, può ben dirsi in viaggio sulla giusta rotta della propria vita; gli altri inevitabilmente diventeranno naufraghi spersi nel cosmo vitale, con la bussola fuori uso, fino alla fine del loro tempo – sempre che non vadano a schiantarsi stoltamente contro qualche asteroide di passaggio! Sbeng! – finito lo spazio, e finito insieme il tempo: correlazione perfetta, e inevitabile finale per chi non sa viaggiare sulla giusta rotta…
Nel frattempo, fuori, pare che la buriana si sia calmata, e il ruggire dei tuoni si allontana verso oriente. Bello, il temporale… Mi è sempre piaciuto. E’ primordiale energia allo stato puro e assoluto…

Ray Bradbury, “Cronache Marziane”

Lo so, è facile – dirà qualcuno – scrivere di un’opera che molti considerano un capolavoro, uno dei grandi classici della letteratura mondiale moderna… E’ vero, come è vero che scrivere di un libro di così grande e contemporaneo valore rappresenta un esercizio assolutamente virtuoso: è auspicabile che la memoria pubblica su di esso non scemi mai, e scriverne non può che far bene ad essa, ed a mantenere ben illuminato quel suo valore così importante…
Cronache Marziane dunque, ovvero una delle poche opere di fantascienza ad aver superato ampiamente il limite del proprio genere, per spandere la propria importanza letteraria ben oltre, raggiungendo addirittura ambiti sociologici ed anche filosofici – al pari, ad esempio, de L’Uomo che cadde sulla Terra di Walter Tevis. Ma mi viene da chiedere: è “fantascienza”, questa? La cronaca a significativi episodi ed in ordine cronologico della conquista umana di Marte narrata nel libro lo è certamente, dal punto di vista prettamente concreto: ad oggi l’uomo sul pianeta rosso non vi è ancora giunto… Tuttavia la lettura e il senso dell’opera di Ray Bradbury mostra subito, e in maniera assai evidente, come Marte non sia invero un nuovo pianeta ma semmai un’altra versione dello stesso pianeta dal quale i conquistatori arrivano…

Leggete la recensione completa di Cronache Marziane cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

P.S.: questa recensione risale a qualche anno fa, ma la triste circostanza della morte di Ray Bradbury la rende, ora, un personale, piccolo omaggio al grande scrittore americano e al suo eccelso valore letterario. R.I.P.

(D)Evoluzione

("Il cane è OK, attenti al padrone")
Una recente e accurata indagine scientifica ha permesso di stilare una classifica del livello evolutivo raggiunto dalle specie viventi sul pianeta Terra, dalla quale si evince che senza alcun dubbio la razza umana è, tra tutte, la più avanzata e intellettualmente progredita.

Uh?
Oh!
No, scusate… Ehm, stavo sbagliando. Ho letto la classifica al contrario!