Massimo Marcotullio, “Il corpo del mondo”

cop_corpo_mondoTipica cartolina da estate padana: il grande fiume flemmatico (il Po, naturalmente) con le sue rive sabbiose, le golene, le zone di secca, e poi campi a perdita d’occhio, filari infiniti di pioppi, il sole che spacca le pietre, l’afa opprimente, le zanzare a stormi… Un paesaggio che molti autori hanno preso come sfondo delle storie narrate, dacché nel bene e nel male affascinante, intrigante, avventuroso, misterioso: una sorta di ultima frontiera nostrana, insomma, che già comincia pochi chilometri al di fuori dell’hinterland meridionale della grande Milano. Ma, se volete renderlo ancora più “italico” (ahinoi…) metteteci allora una discarica di rifiuti tossici ovviamente abusiva, un gruppo di imprenditori scaltri e ambigui, un po’ di malavita internazionale, un paio di omicidi efferati e una giovane e bella ragazza scomparsa. Infine, piazzateci nel mezzo un investigatore che sembra costruito apposta per diventare il protagonista d’un romanzo – appunto! Questo è Il corpo del mondo dello scrittore pavese (dunque del suddetto Po sorta di “figlio”, per così dire) Massimo Marcotullio (Todaro Editore, 2006, collana Impronte), un giallo/noir molto denso e strutturato che gira intorno al personaggio e alle avventure di Beo Fulminazzi, investigatore privato sempre al verde, dal tasso alcolemico non trascurabile, anarcoide nei modi di fare e sovente di luna storta…

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Perché la matematica non è un’opinione, nemmeno quando è “sexy”…

sexy math teacher
…Oppure ti racconterò di Abaca – me la fece conoscere Robezio (ti ricordi di lui? Ma sì, quel mio grande amico d’infanzia, affetto da uno strabismo di eccezionale entità al quale, a mia volta, feci conoscere Divaria, l’impiegata dell’Ufficio Brevetti strabica parecchio pure lei, ciò che si dice l’anima gemella, insomma… Beh, colpo di fulmine inevitabile e via, sono partiti per un viaggio intorno al mondo, hanno fatto un sacco di soldi giocando al tavolo verde grazie ad un piano infallibile: essendo assai strabici entrambi, appunto, giocavano l’uno ad un tavolo e l’altra al tavolo accanto, in modo che lui potesse traguardare verso il tavolo di lei e notare le carte dei suoi avversari e lei viceversa, comunicandosi poi il tutto attraverso un preciso codice di segni… Prima di lei c’avevo provato anch’io a fare da partner a Robezio in questo suo piano – ma non in un casinò, lì non ne avrei avuto il coraggio: durai tre mani e subito dopo fu una delle nostre terremotanti litigate, ma accidenti, io non ho mai capito nulla di giochi di carte, ho sempre fatto una confusione tremenda tra scopa, briscola, ramino… Che ne sapevo io che nella scopa d’assi il full vale meno di un carico?!?… Perché è nella scopa d’assi che c’è il full, vero? Ehm… Eh, che ti dicevo!? Vabé, comunque fine carriera da giocatore d’azzardo, e chiudo pure questa parentesi piuttosto estesa: 1.259 caratteri compresi punto esclamativo e chiusura) – Abaca, dicevo… “Una che ti farà capire il senso del termine sexy!” mi aveva detto Robezio, e aveva aggiunto: “Te l’assicuro io, matematico che ti conquista!”; io dunque, tutto giuggiolante, già mi aspettavo e fantasticavo la quintessenza assoluta della più concupiscente carnalità femminile con conseguenti superlascive acrobazie da far rigirare furiosamente nella tomba il Divin Marchese De Sade per timore di passare, egli, da me in poi, come un perbenista moralizzatore di poppanti… Ehm, invece no… – niente di ciò: Abaca era laureata in matematica, e ricercatrice universitaria specializzata in numeri primi sexy (Eh! Giuro, esistono veramente! Sono coppie di numeri primi la cui differenza è pari a sei! Non chiedetemi a cosa servano, ma, visto il nome, devono essere numeri atti a piccole orge aritmetiche…). Sì, una sera ci uscii con la “matematica”, ma in quelle tre o quattro ore, più o meno, non facemmo che parlare del più e del meno ad un tavolo d’un bar, ne più ne meno… Insomma, se pur avessimo meditato l’intenzione di sommare le nostre passioni per mirare a moltiplicarci, invero Abaca in qualche modo si sottraeva alle mie avance, e così restammo divisi, non soddisfacendo, evidentemente, le reciproche condizioni richieste, proprio come in una somma vuota: risultato, 0 (zero)! E dire che ci contavo… – perché io, su lei, potevo contarci sempre…
E Robezio… Lui e il suo “senso del termine sexy”! Pfff… Bah!

Libro_CLMRD_12_ruotato_300Questo è un brano tratto da CERCASI LA MIA RAGAZZA DISPERATAMENTE (Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2011, ISBN 9788896838532, Pag.132, € 13,00, illustrazione di copertina di Vittorio Montipò – Ebook: ISBN 9788896838617 – € 7,00) il mio ultimo romanzo su carta e ebook disponibile in tutte le librerie della realtà e del web!
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P.S.: Come? Non credete che esistano veramente i “numeri primi sexy”? Beh, allora guardate qui

Khaled Al Khamissi, “Taxi. Le strade del Cairo si raccontano”

cop_taxiUno dei più grandi best-seller della letteratura araba contemporanea, Taxi – opera prima dell’egiziano Khaled Al Khamissi – esce in Italia per l’Editrice Il Sirente, giovane e dinamica realtà editoriale della quale il volume inaugura la collana AltriArabi.
Taxi (tradotto da Ernesto Pagano) non è solo un viaggio – ripetitivo, caotico, intenso, vivissimo – per le strade del Cairo, compiuto dall’autore in forza della sua assidua frequentazione di quel mezzo, ma è, soprattutto, un lungo e denso viaggio al centro della società egiziana e araba in senso lato, della quale la categoria dei tassisti, in Egitto, rappresenta in maniera notevole una parte basilare – nel senso effettivo del termine, della base della struttura sociale del paese africano, ma anche pratico, per quanto le strade della capitale egiziana siano ben colme di taxi bianchi e neri (più di 80.000 auto!) , uno dei mezzi di trasporto più utilizzati ed economici da quelle parti…

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Gianni Brera, “La ballata del pugile suonato”

(P.S./Pre Scriptum: leggete QUI una necessaria nota personale su Gianni Brera e su questa recensione.)

La_ballata_del_pugile_copSecondo in ordine di tempo e di pubblicazione della trilogia di romanzi scritti da Gianni Brera, quest’opera non fa che confermarmi la grandezza letteraria dell’illustrissimo lombardo, il suo all’apparenza semplice e popolano ma invero raffinato e argutissimo stile, la capacità di cogliere l’anima e l’essenza di luoghi, genti e delle vicende in cui esse sono protagoniste, nel corso di storie narrate che non avrebbero in sé nulla di speciale o particolare e che invero egli rende attraenti, gustose, divertenti, amabili – in ciò dimostrandosi superiore di molto a tanti altri scrittori fors’anche più celebri e blasonati (in fondo Brera è ricordato principalmente come giornalista sportivo, pochi lo conoscono anche come scrittore tout court) del passato e del presente, ed ai quali manca soprattutto la finissima arguzia e la raffinatezza intellettuale che si intravede alla base della struttura letteraria…

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