BUK Festival 2014, 22-23 Febbraio, Modena: un’edizione ricca di aspettative da mantenere

Sabato 22 si apre a Modena la VII edizione di BUK Festival, una delle più importanti manifestazioni nazionali dedicate alla piccola e media editoria – o come io preferisco definirla, all’editoria indipendente.
E’ un’edizione molto attesa, quella prossima, per come da essa l’evento modenese pare cercare di ottenere un salto di qualità rispetto al livello raggiunto nelle scorse edizioni, ponendosi come rassegna di riferimento nel panorama dell’editoria indipendente nazionale – l’editoria che, altra cosa che non perdo mai occasione di ricordare, ancora fa autentico talent scouting e produce letteratura di alta qualità, spesso ben più alta di quella che si può trovare nei cataloghi delle major.
Ergo, tali evidenti scopi che il BUK si prefigge di conseguire inevitabilmente generano parecchie aspettative, senza dubbio non solo riguardo la capacità di attrarre pubblico e favorire le vendite agli stand (comunque fondamentale, ovvio, che nemmeno tra i piccoli e medi editori Buk-VII-edizionemica si vive di aria, eh!), ma pure per quanto riguarda la costruzione di un’immagine e di un’essenza che diventi realmente di riferimento e trainante per l’intero panorama editoriale indipendente nazionale, cosa certamente non da poco.
In tal senso la manifestazione modenese un primo risultato l’ha già raggiunto, diventando uno degli eventi nazionali di riferimento del nuovo Piano di Promozione della Lettura avviato dal Ministero dei Beni Culturali: ciò in sé non è che significhi molto, almeno dal lato istituzionale, ma da quello del BUK è di sicuro uno strumento da sfruttare nel modo migliore possibile al fine di conseguire quegli scopi di cui dicevo poc’anzi.
Interessante inoltre anche la “dimensione socio-culturale” ampliata rispetto alle precedenti edizioni: una dedica attualissima alla “questione donna” sarà infatti il focus tematico di questa edizione 2014, che proporrà oltre 60 iniziative collaterali, conferenze e dibattiti sui grandi temi del nostro tempo, reading e atélier letterari creativi, incontri con autori e personalità della cultura ma anche eventi musicali e spettacoli dal vivo. Ad esempio: in anteprima assoluta, sabato 22 febbraio, lo storico e saggista Valerio Massimo Manfredi presenterà il nuovo romanzo breve “L’oste dell’ultima ora” (Wingsbert House). E sempre sabato al festival farà tappa il poeta Davide Rondoni con la sua ultima fatica letteraria, “L’amore non e’ giusto” (Carta Canta).
Si tenta pure l’internazionalizzazione della rassegna: fra le protagoniste della prossima edizione vi saranno due grandi scrittrici francesi, Pauline Delpech e Anne Marie Mitterand, e la coreana naturalizzata svizzera Laure Mi Hyun Croset, vincitrice del Prix Academie Romande nel 2012: proprio dal testo della Croset – che si è raccontata anche nel cult-book ’Polaroid’ – è in programma lo spettacolare Translation Slam, una vera e propria gara di traduzione fra i due più affermati traduttori italiani dal francese, affidata al giudizio del pubblico di BUK. Partner di BUK in questo percorso sarà l’Ambasciata di Francia in Italia con l’Institut Français, grazie ai quali verrà pure realizzato un particolare focus sulla cultura basca: momenti clou in tal senso saranno la presenza della scrittrice Itxaro Borda e del direttore dell’Istituto Culturale Basco Pantxoa Etchegoin, oltre a una mostra fotografica in collaborazione con le Conseil General du Pyrénée-Atlantyque e dell’Institut Culturel Basque della giovane fotografa Marie Etchegoyen. Spicca la presentazione in prima nazionale del libro “Milesker” (“Grazie”, in lingua basca) scritto da Francesco Zarzana con la collaborazione di Francesca Corrado, pubblicato da A.Car Edizioni.

Per quanto riguarda la mia presenza, mi vedrete magicamente (beh, si fa per dire!) ubiquo, dato che domenica 23, dalla mattina fino a pomeriggio inoltrato, mi potrete trovare in primis presso lo stand di Historica Edizioni con il mio nuovo libro Lucerna, il cuore della Svizzera, ma pure allo stand di Senso Inverso Edizioni con i due romanzi della trilogia di Tizio Tratanti, La mia ragazza quasi perfetta e Cercasi la mia ragazza disperatamente – con il terzo e ultimo capitolo di tale “saga” in uscita entro il 2014.
Se potete visitatelo, il BUK, e se verrete passatemi a trovare: faremo due chiacchiere, vi presenterò i miei libri (che potrete acquistare con sconti specialissimi, riservati ai soli visitatori della Rassegna), vi offriremo un buon bicchiere di vino, se vi va, e in ogni caso conoscerete un evento veramente molto bello, che come visto vuole cercare di offrire qualcosa di più e di meglio ai suoi visitatori. Personalmente, mi auguro di tutto cuore che possa riuscirci! – e, come tradizione, nei giorni successivi vi farò un resoconto di quanto avrò visto e constatato.

Cliccate sull’immagine per visitare il sito web di BUK Festival e conoscere ogni utile informazione sull’evento.

Rassegna della MicroEditoria 2013: nonostante la “tempesta”, la voce degli editori indipendenti è ancora forte e CHIARI!

Si è chiusa ieri, domenica 10 Novembre, l’11a edizione della Rassegna della MicroEditoria di Chiari, una delle manifestazioni più importanti e interessanti tra quelle dedicate alla piccola e media editoria ovvero, come a me piace definirli, agli editori indipendenti. Niente grandi editori qui, insomma, ma spazio solo alle piccole realtà editoriali provenienti da tutta Italia, quelle che negli eventi più celebrati e affollati (sì, sto pensando proprio a Torino) o trovano spazio ma non se li fila nessuno, o lo spazio non se lo possono nemmeno permettere, visti i costi di certi eventi…
Chiari invece, con Pisa, Roma e Modena, rappresenta senza dubbio un’ottima vetrina potenziale per gli editori indipendenti, che in questi tempi di tempesta economica la quale, inutile dirlo, nel comparto culturale in generale e in quello del mercato dei libri in particolare sta facendo non pochi danni, hanno bisogno di emergere e porsi il più possibile all’attenzione del pubblico. logo_chiari_2012_bello_bordiFar sentire la propria voce forte e chiara, insomma – ecco, al di là dell’ameno (?!) e ironico titolo dell’articolo! – unitamente alla voce dei propri autori e delle produzioni offerte, molte delle quali è ben difficile che possano trovare adeguato spazio sugli scaffali delle librerie, tanto più se “griffate” e controllate dai suddetti grandi gruppi editoriali.
Eventi come quello di Chiari rappresentano dunque anche un ottimo “controllo del polso” dell’editoria indipendente nazionale ovvero della produzione letteraria corrente: qui gli editori e gli autori si confrontano direttamente col pubblico senza alcuna intermediazione e senza gli scintillii, a volte fin troppo abbaglianti, delle pubblicità mediatiche. Alla Rassegna della MicroEditoria, così come negli eventi simili, i libri si acquistano perché attirano l’attenzione e l’interesse dei lettori, non certo perché l’autore lo si vede sempre in TV o perché la copertina del libro occupava un’intera pagina d’un qualche quotidiano nazionale! Anche per questo – ribadisco un’evidenza già più volte espressa altrove – è proprio l’editoria indipendente, oggi, a produrre la migliore “nuova” letteratura sul mercato, a fare ricerca letteraria e autentico talent scouting, a sperimentare nuovi linguaggi espressivi. Svincolata da azionariati, politiche di marketing, bilanci, strategie finanziarie e quant’altro di matrice biecamente industrial-politico-consumistica che ha ormai corrotto la grande editoria – con il risultato che poi è riscontrabile nelle librerie, i cui scaffali proibiti (o quasi) alle opere dei piccoli editori sono occupati da libri di valore letterario infimo! – l’editoria indipendente può ancora permettersi, peraltro a proprio totale rischio e pericolo, di pubblicare autori non alla moda, creatori di testi troppo originali per il grande pubblico o di libri d’avanguardia, che magari tra dieci anni saranno considerati precursori di nuovi stili e nuovi linguaggi ma che oggi la grande editoria rifiuta, puntando tutto sulla quantità piuttosto che sulla qualità. Tutto ciò, appunto, comporta molto coraggio, parecchi pericoli e infiniti bastoni tra le ruote del proprio minuscolo carro, spesso infilati da un sistema “istituzionale” che protegge ben poco tali realtà imprenditoriali nonostante la situazione generale del mondo editoriale nazionale sia, come detto, abbastanza tragica nonché – tocca ribadire pure ciò, ahinoi – dalla triste realtà della scarsa propensione alla lettura dell’italiano medio.

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Detto tutto questo, anche questa undicesima edizione della Rassegna di Chiari – alla quale ho partecipato sia sabato che domenica, ovviamente i giorni più importanti per essa – si è confermata un evento ottimo sotto tutti gli aspetti, ben partecipato dagli editori e parecchio affollato: una sorta di piccolo prodigio, considerando che la cittadina bresciana non è certo una metropoli e dunque che, eccetto i residenti, il pubblico affluito nella bellissima Villa Mazzotti (altro punto forte della Rassegna, con la sua meravigliosa e sontuosa architettura liberty) ci deve venire apposta, lì – e vi ci trova solo libri, peraltro, nient’altro di più nazional-popolarmente attraente come a volte accade in altre manifestazioni (sì, sto pensando ancora a Torino!). Ma gli stessi editori, con parecchi dei quali ho potuto conferire, mi pare si siano detti discretamente soddisfatti del riscontro ottenuto, sia in termini di vendite che di diffusione della propria conoscenza presso il pubblico. Ripeto, i tempi grami che viviamo non possono far sperare di ottenere vendite e fatturati da bottiglie di champagne stappate a raffica, ma in fondo anche per questo ciò che gli editori riescono a ottenere è tutto oro colato, ovvero ossigeno fondamentale per la loro sopravvivenza economica e per la prosecuzione della loro così meritoria attività editoriale.
Riguardo l’evento, auspicherei solo un maggior interesse da parte dei media nazionali – e non solo quello ovvio dei media locali: la Rassegna lo merita, e credo si impegni pure a fare che ciò avvenga (ogni anni viene invitato qualche ospite di grido che possa attrarre attenzione mediatica e accrescere l’immagine di essa: quest’anno i “big” erano Philippe Daverio, Giulio Giorello e Andrea De Carlo. Tutti personaggi che comportano un costo non indifferente per le casse della Rassegna, al quale deve necessariamente corrispondere un ritorno di vario genere, in primis di pubblico tra gli stand), ma temo di dover ricadere nel discorso prima accennato su certe “strategie” che ben poco hanno a che fare con i libri, la letteratura e la cultura in genere, alle quali – sapete bene – i media nazionali sono assai affini… Forse è anche meglio così (si potrebbe sarcasticamente pensare), visti i contenuti tipici che essi abitualmente diffondono, ma in fondo la Rassegna di Chiari è un evento di portata nazionale, dedicarvi uno spazio degno non sarebbe piaggeria, ma informazione.
(Come? Dite che “cultura” e “informazione” oggi in Italia sono cose antitetiche? Beh, non avete tutti i torti, credo.)
Insomma, al di là dell’inevitabile piglio caustico che mi si genera spesso, intorno a tali questioni, è assolutamente importante che il pubblico dei lettori abbia ben presente l’evidenza che, in Italia, nei cataloghi dei piccoli editori si può trovare letteratura di gran qualità, sovente anche più che tra i grandi e certamente molto di più rispetto a certi blockbusters da ipermercato e battage mediatici milionari a gogò. Per questo il successo reiterato, anno dopo anno, di un evento come quello di Chiari è un segnale veramente incoraggiante e non per l’evento in sé – il quale personalmente mi auguro possa crescere sempre più in termini di popolarità e rinomanza – ma per l’intera produzione editoriale nazionale. Finché la Rassegna della MicroEditoria saprà dimostrarsi viva e vitale, credo potremo – noi tutti amanti della letteratura, qualsiasi sia la posizione occupata – sperare in un buon futuro per il libro e la lettura, anche con la tempesta in corso contro la quale, tenetelo ben presente, la cultura e libri rappresentano un’ottima salvaguardia. Sempre.

BUK 2013: la ciambella è uscita col BUKo ed è squisita, forse manca un po’ di fame…

…O forse è proprio perché c’è “fame” ma d’altro genere, che la dieta si è ancora un poco irrigidita…
Sì, certo, ora spiego meglio il tutto. BUK 2013, Modena, Fiera della Piccola e Media Editoria, indubbiamente uno dei migliori eventi del genere in Italia: direi che anche quest’anno si conferma tale, grazie a una location, il Foro Boario, sempre gradevole e funzionale, a una valida organizzazione, a un ricco calendario di eventi – interni alla fiera ma anche esterni – e a un’affluenza di pubblico tutto sommato buona, sulla cui entità ha certamente influito la giornata fredda e piovosa – alla faccia dello spostamento in avanti sul calendario della fiera, nelle prime edizioni programmata durante il mese di Febbraio, e alla concomitanza di altri eventi culturali BUK-copertina-2013ok-209x300nazionali di grande pregio… D’altro canto il “buon nome” la BUK se l’è ormai fatto, ed è prova di ciò la costante presenza di editori che coi propri stand non lascia certo spazi vuoti nei begli ambienti del Foro Boario. Insomma: se a volte mi è capitato di constatare (anche direttamente) che in tema di eventi dedicati alla lettura e all’editoria non sempre le ciambelle sono uscite col buco, qui invece il BUKo la ciambella ce l’ha ed è risultata pure gustosa, come tradizione! Quindi ci si poteva (forse ci si doveva) aspettare una bella abbuffata libraria, da parte dei visitatori; invece, valutando apparenze che tuttavia credo difficilmente confutabili da dati di segno opposto, mi pare che il periodo di crisi economica (e non solo) che ormai da (troppo) tempo ci sta attanagliando, il quale quasi da subito s’è fatto sentire pesantemente nell’ambito culturale in generale ed editoriale in particolare, abbia fatto ancor più stringere la cinghia al pubblico “comprante”, imponendo agli acquisti librari un regime dietetico più rigido del solito… Ma credo sia inutile rimarcare la realtà di una situazione ormai più che manifesta circa stato della lettura in Italia e su quanto gli italiani siano disposti a spendere per acquistare libri, di questi tempi grami. Anzi: sia gloria ad eventi come la BUK che invece sanno ancora attrarre un pubblico per gran parte interessato alla buona letteratura – quella che sempre più spesso sono le case editrici indipendenti a offrire, piuttosto che quelle grandi e blasonate – e, cosa ben più importante, disposto a “investire” su di essa, ad acquistare libri di autori poco noti ma dai contenuti di valore e a mantenere vivo un settore fondamentale della cultura italiana che altrimenti rischia di essere soffocato dall’oligarchia di mercato dei suddetti grandi editori e dai loro prodotti di largo consumo e di ristretto valore letterario. E se qualcuno in fiera restava un poco basito quando, fermando alcuni visitatori vaganti tra gli stand, essi si dichiaravano “non lettori”, a me hanno fatto parecchio piacere quelle “insolite” presenze: se è vero che una fiera dedicata ai libri e alla lettura, nella quale espongono editori che mirano in primis a vendere i propri libri, si rivolge soprattutto ai lettori, è altrettanto vero che uno degli scopi fondamentali di eventi del genere è anche di attirare verso il mondo letterario chi ne è rimasto sempre lontano, per qualsivoglia motivo. Di principio, penso che anche un solo libro venduto a un non lettore entrato in fiera per mera curiosità – o, più banalmente, perché fuori pioveva e dentro no – sia un risultato anche più importante dello zaino ricolmo di libri acquistati dal lettore fortissimo: questi, ahinoi, sono appassionati a rischio d’estinzione, mentre i primi fanno parte di una categoria che è in tutto e per tutto una preziosa opportunità da coltivare il più possibile, per il bene non solo degli editori ma dell’intera cultura italiana.
A proposito di editori, e di quanto hanno proposto in fiera, un’altra realtà che mi è parsa evidente è una certa mutazione dell’offerta di molti di essi, credo legata a sua volta alla difficile congiuntura economica attuale: se fino a qualche tempo fa su dieci libri proposti otto erano di narrativa, oggi questi si sono ridotti a non più di 2/3, mentre è parecchio aumentata la produzione saggistica e a carattere biografico. Comprensibilmente, un saggio o uno scritto di genere divulgativo ha fin da subito a disposizione una certa quota di pubblico che al tema trattato è interessato, dunque un numero di potenziali compratori maggiore rispetto alla narrativa generalista, che non può far altro che cercare di conquistarsi sul campo ogni singolo lettore, con ovvie e ben maggiori difficoltà – stante pure un mercato oggettivamente saturo o, meglio, sbilanciato tra offerta abbondante e domanda (la quantità di lettori nel nostro paese) che invece tende a stagnare, se non a diminuire: non casualmente molti distributori si rifiutano addirittura di portare sul mercato nuove opere di narrativa, soprattutto di autori esordienti, che rappresentano un’incertezza di vendita assoluta ovvero un’incognita troppo grande da affrontare (cioè una potenziale perdita economica, per parlarci chiaro!) Ciò forse accrescerà le uscite di nuove opere in autoproduzione e il print on demand senza supervisione editoriale: certamente un’opportunità per quei talenti che non saprebbero altrimenti come proporre le proprie opere, ma obiettivamente quanti ce ne sono in giro di autenticamente tali, a fronte di una gran bella massa di pseudo-scrittori che, se sottoposti al vaglio di una casa editrice seria, verrebbero caldamente esortati a dedicarsi ad altre forse più consone passioni?
Per concludere: un’edizione ottima come sempre per quanto riguarda l’evento in sé, mentre tutto sommato interlocutoria a livello pratico, che a fronte di umori generali piuttosto mogi lascia aperto il campo a sviluppi futuri che non ci si può che augurare migliori e propizi, dacché – lo ribadisco sempre, a costo di diventare monotono – la lettura, e il relativo acquisto di un libro, non è un mero gesto di natura personale e commerciale, ma è una vera e propria azione culturale di valore fondamentale per l’intera società, che se vuole veramente essere civile e avanzata non può e non potrà mai rinunciare alle solide e insostituibili fondamenta della cultura. E la società siamo noi tutti, lettori e non lettori…

Domenica 24 Marzo, Modena, BUK 2013: io ci sarò, e voi?

LMRQP_con_CLMRDDomenica 24 Marzo prossimo sarò nuovamente presente con i miei libri a BUK 2013, la Rassegna della piccola e media editoria di Modena, indubbiamente al pari di Chiari l’evento italiano più interessante e partecipato dedicato alle case editrici indipendenti. Una vera e propria festa popolare dei libri, che ogni anno conferma l’interesse del pubblico e supera i precedenti record di affluenza, nella quale girare tra i vari stand è un vero piacere per gli occhi, la mente e l’animo, e conferma l’altissima qualità della produzione letteraria ed editoriale indipendente. Uno dei quei (pochi, mi permetto di dire) eventi letterari nazionali, insomma, che ancora sanno riconciliare con i libri e la lettura, per la bella atmosfera che sanno generare e, ancor di più, per consentire finalmente a quella parte del mondo editoriale italiano che ancora sa fare buona, se non ottima letteratura di mostrarsi in tutto il suo valore, e di mostrare quanto tale valore sia sovente ben maggiore di quello che la grande editoria offre. Ergo, un appuntamento imperdibile per ogni appassionato di libri!
Cliccate QUI per visitare il sito web ufficiale di BUK 2013 e conoscerne ogni informazione utile, oppure cliccate sulle copertine dei due miei ultimi romanzi per sapere ogni cosa su di essi – romanzi che in fondo sono e saranno i protagonisti principali, loro anche più di me, della presenza del sottoscritto in fiera! E se vorrete passare a trovarmi allo stand di Senso Inverso Edizioni, beh, sarà un piacere incontrarci e chiacchierare… (e magari ci scappa pure un buon bicchiere di vino!)

P.S.: ovviamente potete venire a BUK anche se non siete lettori e solo per fare qualcosa di diverso dal solito! Già la bella atmosfera che vi troverete merita la visita, ma se poi adocchierete qualcosa che vi pare interessante, non esitate a comprarlo. Potrete così aiutare delle persone, gli editori indipendenti, che giorno dopo giorno “lottano” per difendere la propria passione verso i libri e la letteratura e lo fanno spesso sacrificando non solo energie ma pure soldi (non li vedrete certo andare via con costosi SUV o fiammanti coupè, i piccoli editori!), ed è inutile rimarcare, credo, quanto sia fondamentale il loro impegno per un’Italia così bisognosa di buona cultura – stante la latitanza del merito di chi invece avrebbe la forza (industriale ed economica) per farlo… (certo, la “grande” editoria, sempre lei!) Insomma, non è che comprerete solo un libro (o magari anche di più), ma sotto molti aspetti farete pure in modo di aiutare l’intera buona cultura italiana. E non è assolutamente poco.
A meno che non vorrete vedere in giro solo “libri” come questo
Ecco, appunto. E lunga vita alla buona letteratura e a chi ancora la promuove!

Rassegna della Microeditoria di Chiari 2012: Gnari do it better! (di tanti altri)

Gnari, in dialetto bresciano, sta generalmente per “ragazzi”, e in provincia di Brescia è Chiari, sede – come ormai saprete bene – della Rassegna della Microeditoria, della quale sono stato ospite attivo e che domenica sera ha chiuso la propria decima edizione. Un’edizione parecchio carica di timori, in primis per via della grave congiuntura economica in corso che porta gli italiani, già di loro non esattamente propensi a spendere gran cifre per la cultura, a tagliare ancor più il proprio budget dedicato, e poi anche per alcuni eventi letterari svoltisi altrove durante l’anno che non hanno ottenuto il successo che da essi ci si poteva attendere, in termini di vendite ma pure di presenze di pubblico. Il tutto, con sullo sfondo un panorama nazionale del mondo editoriale piuttosto fosco, per la suddetta crisi nonché per certe evidenti storture presenti in esso (oligopoli, cartelli, strategie di mercato che favoriscono alcuni e penalizzano altri, miopie politiche… Insomma, molte delle cose sulle quali spesso scrivo qui sul blog).
Invece, appunto: i gnari bresciani do it better, e pure quest’anno hanno saputo portare a compimento un’edizione della Rassegna senza dubbio rinfrancante. Inserita in una location – la liberty Villa Mazzotti – nella quale è sempre un piacere stare, ben organizzata, ben pubblicizzata (con tanto di manifesti su tutti convogli della metro milanese nelle settimane precedenti, tanto per fare un esempio), assai affollata e soprattutto da gente che acquista, e non solo che si fa il giretto domenicale diverso dal solito. E, vale sempre la pena ricordarlo, a Chiari si acquistano libri di autori sconosciuti o quasi ovvero opere di nicchia, mica i bestsellers da top ten e strombazzamenti mediatici! Dunque, sotto molti aspetti, la vendita di un libro a Chiari vale molto di più di qualsiasi altra ottenuta dalla grande editoria industriale, quella che sta ormai trasformando il libro da autentico oggetto culturale a mera merce da discount. Infatti di nuovo quest’anno come nelle scorse edizioni, e come in altri eventi letterari di simile specie (primo tra tutti Modena, che si contende certo con Chiari la palma di miglior rassegna per l’editoria indipendente), gironzolando tra gli stand degli editori presenti, ho potuto constatare l’altissima qualità letteraria di tanti libri in esposizione e vendita: cosa che difficilmente constato in eventi di maggior portata – quelli dove i grandi editori la fanno da padrone, per intenderci. Segno evidente che, in Italia, è la piccola editoria che sa fare ancora ricerca, sperimentazione, prezioso talent scouting, mantenendo alta la qualità letteraria che invece, per i suddetti editori-oligarchi, è divenuta totalmente secondaria rispetto all’appeal commerciale e dunque al mero guadagno.
Una rassegna rinfrancante, quella di Chiari, che in tal senso lo è da subito per le espressioni degli editori presenti, i quali ieri sera, in prossimità della chiusura, si dichiaravano generalmente soddisfatti di come fossero andate le cose – mentre altrove ho visto spesso facce da ultimo giorno prima della fine del mondo! Certo resta qualcosa da rifinire: la serata del sabato con chiusura alle 22, ad esempio, ovvero in un orario è (a detta degli stessi editori) troppo ristretto per pensare che la gente possa cenare a casa e poi avere ancora abbastanza tempo per uscire, recarsi alla rassegna e visitarla per bene, e troppo ampio per ritenere che i visitatori si possano fermare tra gli stand così a lungo senza avere la possibilità di cenare. Ma, lo ribadisco, la bontà dell’evento rimane assolutamente grande: a Chiari (come a Modena, appunto, e in pochi altri posti) hanno scoperto il segreto per organizzare un ottimo evento dedicato ai libri e, soprattutto, per mantenerlo così ben vivo nel tempo (e in questi tempi grami, poi!). Forse, mi permetto di osservare, a Chiari alla base di tutto rimane ancora una bella passione per i libri e la lettura, dunque una particolare attenzione e azione di stampo culturale autentico, mentre altrove si impiegano logiche meramente imprenditorial-commerciali e/o (peggio) politiche, del fare l’evento per poter poi vantarsi (politicamente, appunto) di averlo fatto ma senza curarsi di come è stato fatto, e di cosa realmente si è offerto al pubblico: una bellissima scatola vuota, a volte.
Lunga vita a Chiari, dunque, e che ugualmente chiari e luminosi restino i sentieri che la Rassegna saprà e vorrà percorrere anche in futuro, sperando che al seguito tanti altri si possano incamminare. Ce n’è veramente bisogno, per vincere la grigia sedentarietà alla quale invece qualcuno vorrebbe ridurre l’editoria italiana…