Verità per Giulio (e per tutti gli altri)

Questo non è un post “politico”, contro questo o quello, semplicemente perché certe vicende non hanno in realtà nulla di politico se non in superficie, mentre hanno molto di culturale, di civico e assennato, di umano. E perché chiedere verità e giustizia, per il caso di Giulio Regeni come per quello degli altri cittadini italiani rapiti o uccisi in questi anni i cui casi risultano irrisolti (Luca Tacchetto, Silvia Romano, Luigi Maccalli, Raffaele Russo, Antonio Russo, Vincenzo Cimmino, Paolo Dall’Oglio), non significa parteggiare per questo o quello, ma promuovere la libertà di tutti. Quella libertà che è alla base di ogni società realmente civile e avanzata, la libertà che, se non viene perseguita ne tanto meno pretesa, svanisce alla svelta lasciando inesorabilmente spazio alla barbarie – civile, culturale, politica, sociale.

P.S.: sulla vicenda “Valigia Blu” ha pubblicato sul proprio profilo Instagram un significativo commento, ben più “politico” ma assolutamente obiettivo perché riassume in poche parole la vera verità della questione. Da leggere: lo trovate qui.

Mirella Tenderini, “Le nevi dell’Equatore”

cop_nevi_equatoreCredo che se tutt’oggi si raccontasse a molta gente comune (definizione qui con accezione del tutto letterale e neutra, sia chiaro) che nel bel mezzo dell’Africa, lungo la linea dell’Equatore e dunque in una zona del mondo che immediatamente richiama alla mente caldo infernale, zone desertiche e savane, leoni, giraffe, elefanti e quant’altro di affine, vi siano montagne con cime innevate e ampi ghiacciai, in tanti storcerebbero il naso e non ci crederebbero granché.
In fondo, da questo punto di vista, la situazione non è cambiata molto da quasi 170 fa, quando i primi esploratori europei presero a raccontare di altissime montagne scintillanti di ghiacci eterni al centro del “continente nero”, venendo presi per visionari in preda ad allucinazioni da febbre malarica o cose del genere. D’altro canto, un po’ per lo stesso motivo, l’aura leggendaria che allora circondava le tre grandi montagne africane, Kilimanjaro, Kenya e Ruwenzori, resiste ancora adesso, continuando ad affascinare gli alpinisti contemporanei che decidono di calcarne le vette massime e nonostante anche lì sia in atto un regresso delle superfici glaciali che la collocazione geografica non rende meno drammatico di quello in corso sulle Alpi o ai Poli.
E’ un’aura leggendaria che affascina anche a distanza, anche chi legga della sua essenza seduto su una comoda poltrona a migliaia di chilometri di distanza dacché scaturente da una storia altrettanto leggendaria, nel bene e nel male, che Mirella Tenderini – una delle migliori scrittrici di alpinismo ed esplorazione in circolazione – narra ne Le nevi dell’Equatore (Alpine Studio, 2012; 1a ediz. CDA&Vivalda Editori, 2000).
In effetti la storia della conquista delle più alte montagne africane è assolutamente emblematica della parallela conquista – dovrei usare il termine “colonizzazione”, ma il primo credo renda meglio l’idea – della parte interna dell’Africa da parte degli europei, ovvero è assai significativa di quello storico travaglio che ha caratterizzato il continente tra Settecento e Novecento (e che continua tutt’ora)… (continua)

mirella-tenderini(Leggete la recensione completa di Le nevi dell’Equatore cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Tom Robbins, “Coscine di Pollo”

cop_coscine-di-polloTom Robbins è un pazzo. Credo di aver già affermato questa cosa in passato, in qualche altro articolo o recensione, se non sbaglio, e comunque ci tengo a ribadirlo. Un pazzo, un folle, un fuori di testa, uno che – essendo egli scrittore – non dovrebbe mai essere preso ad esempio di capacità letterarie da nessuno, per non combinare chissà quali pasticci narrativi!
E in effetti non mi pare che vi sia in circolazione qualche altro autore di letteratura il cui stile assomigli a quello di Robbins, almeno del quale me ne sia giunta nozione e in base alle letture compiute da quando riconosco le lettere dell’alfabeto fino ad oggi. Qualcuno anche più folle l’ho letto, certo, ma a suo modo e con altro stile, certamente non assimilabile alla scrittura dell’autore americano. Coscine di Pollo (B.C.Dalai Editore 2010, traduzione di Bernardo Draghi; orig. Skinny Legs and All, 1999), mi sembra una prova lampante di quanto ho affermato e ribadito poco sopra, che va peraltro ad aggiungersi alle altre disponibili – leggasi, agli altri romanzi editi. Basterebbe solo accennare alla trama del romanzo, per sostenere con già scarsi dubbi ciò che ho scritto: prendete Ellen Cherry Charles, pittrice piuttosto talentuosa ma poco convinta dei propri mezzi; sposatela con Boomer Petway, operaio saldatore piuttosto rozzo; mandateli in giro per l’America con un camper al quale lo sposo ha dato fattezze di un tacchino (!) con direzione New York City, dove Ellen Cherry vorrebbe tentare di diventare artista vera e, soprattutto celebrata; fate che, per una serie di bizzarri eventi, sia il camper-tacchino di Boomer ad essere considerato un’opera d’arte, e venduta per una cifra esorbitante da una gallerista newyorkese, così esorbitante che Ellen Cherry tema che la gallerista stessa sia divenuta l’amante del marito-ignaro neoartista, e dunque fate che il matrimonio tra i due vada in crisi, anche perché in crisi ci finisce Ellen Cherry, incapace di capire come sia successo che sia diventato Boomer, il marito saldatore che non sa nulla di nulla di arte, un artista e non lei, con tutto il suo talento…

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Khaled Al Khamissi, “Taxi. Le strade del Cairo si raccontano”

cop_taxiUno dei più grandi best-seller della letteratura araba contemporanea, Taxi – opera prima dell’egiziano Khaled Al Khamissi – esce in Italia per l’Editrice Il Sirente, giovane e dinamica realtà editoriale della quale il volume inaugura la collana AltriArabi.
Taxi (tradotto da Ernesto Pagano) non è solo un viaggio – ripetitivo, caotico, intenso, vivissimo – per le strade del Cairo, compiuto dall’autore in forza della sua assidua frequentazione di quel mezzo, ma è, soprattutto, un lungo e denso viaggio al centro della società egiziana e araba in senso lato, della quale la categoria dei tassisti, in Egitto, rappresenta in maniera notevole una parte basilare – nel senso effettivo del termine, della base della struttura sociale del paese africano, ma anche pratico, per quanto le strade della capitale egiziana siano ben colme di taxi bianchi e neri (più di 80.000 auto!) , uno dei mezzi di trasporto più utilizzati ed economici da quelle parti…

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