Luca Arnaudo, “Atelier Nord”

cop_atelier-nordAttenzione, avviso importante: questa “recensione” è inevitabilmente di parte, essendo il sottoscritto grande appassionato e conseguente orgoglioso girovago, più volte e non appena possibile, della parte di mondo (e si intenda tale definizione non solo in senso meramente geografico!) sul quale disquisisce il volume di Luca Arnaudo, giovane (1974) saggista, scrittore, traduttore, giurista e critico d’arte, conosciuto grazie ad un articolo a sua firma sulla rivista Exibart… Sarà per tale fatto che questo Atelier Nord (uscito per le edizioni Nerosubianco di Cuneo) mi è sembrato così bello e intrigante? Il libro è sostanzialmente una sorta di diario di viaggio d’una Estate in Norvegia, tra Oslo e le isole Lofoten, frammentato in tanti momenti colti tra luoghi, cose e persone incontrate e frammezzato da componimenti poetici dello stesso Arnaudo, con i quali egli cerca di cristallizzare certe emozioni provate in quei momenti narrati…

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Gianni Brera, “Storie dei Lombardi”

(P.S./Pre Scriptum: leggete QUI una necessaria nota personale su Gianni Brera e su questa recensione.)

Storie_dei_lombardi_copUn capolav…!?!… – O no, forse no…
Mi spiego, dacché non è indecisione questa, e un giudizio piuttosto netto io l’avrei già…
Dopo essermi deliziato con gli unici tre romanzi che Gianni Brera scrisse (dei quali trovate qui nel blog le recensioni), giungo a questo piuttosto corposo Storie dei Lombardi, non un romanzo o una raccolta di racconti (come si potrebbe pensare di primo acchito) almeno non in senso “classico”, ma in realtà una antologia di scritti di carattere soprattutto storico, ed etnologico, antropologico e anche sociologico sulle terre padane e sulle di esse popolazioni, lombarde in senso più largo, per Brera, di quanto amministrativamente le cartine dimostrano. In buona sostanza, un lungo viaggio per le terre del bacino padano (di Po, come Brera scrive spesso, quasi che il grande fiume fosse una sorta di nume a cui riferirsi in prima persona) per città, paesi, regioni, vallate, e personaggi, eventi, curiosità e quant’altro, scritto in uno stile sublime, meraviglioso, aulico e insieme popolano (bellissimo e spassoso leggere passaggi stilisticamente eruditi, e un rigo sotto assai colorite intrusioni dialettali), il quale rende a mio parere Gianni Brera – lo dico! – uno dei più grandi scrittori italiani (e dico di più: tra i tre più grandi. Ecco, l’ho detto!) del secondo Novecento italiano…

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Björn Larsson, “I poeti morti non scrivono gialli”

cop_Poeti-morti-non-scrivono-gialliUno dei (tanti) motivi che negli anni mi hanno reso un grande e appassionato cultore della letteratura scandinava, è senza dubbio l’aver constatato la notevole duttilità letteraria dei suoi autori, che senza mai esondare troppo (o facendolo in modo non certo drastico) dall’alveo del peculiare stile iperboreo, lineare e pacato tanto da apparire quasi freddo (ovvia banalità, questa, alla quale tuttavia può venire da pensare) eppure sovente profondissimo come pochi altri, oltre che dal proprio personale mood narrativo, sanno costruire storie a volte molto diverse l’una dall’altra. E fate conto che quando scrivo “letteratura scandinava”, non faccio proprio riferimento alla giallistica di lassù, genere che identifica quel panorama letterario in maniera principale se non esclusiva nel sentore popolare. In verità di gialli nordici ne ho letti proprio pochi, semmai essendo ben più attratto da tutta l’altra narrativa, ovvero da quella che, per così dire, affonda maggiormente le proprie radici nella società scandinava e di essa racconta la (più o meno romanzata) realtà, più che storie di delitti, assassini, poliziotti di qualsivoglia taglia e tutto il resto.
Björn Larsson ad esempio – senza dubbio uno dei più noti scrittori svedesi contemporanei, piuttosto conosciuto anche in Italia dove giunge spesso in veste di autore o di velista (e infatti parla un più che discreto italiano, come ho potuto personalmente appurare incontrandolo qualche anno fa al Salone del Libro di Torino) – non si può certo definire un “giallista”, considerando quanto ha scritto e pubblicato nella sua carriera. I poeti morti non scrivono gialli, ultimo romanzo edito dalle nostre parti al momento in cui vi scrivo queste mie impressioni (Iperborea 2011 – 2010 l’edizione originale svedese, collana “Ombre”, traduzione di Katia De Marco) esce con un sottotitolo strano, “Una specie di giallo”, quasi che l’editore voglia da subito far capire che, se pur questa volta Larsson si è accostato al vasto mondo del romanzo poliziesco, non vi è poi entrato, o almeno non del tutto, diversificando la propria storia da quelle che “gialle” lo sono in toto e non per soltanto chissà quale specie

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Arto Paasilinna, “Prigionieri del Paradiso”

cop_prigionieri_paradisoSu Arto Paasilinna ho già scritto molto, avendone letto tutti i libri che Iperborea ha avuto il merito (e la fortuna) di pubblicare in Italia: lo giudico il più significativo rappresentante del (meraviglioso – parere mio, ovvio) panorama letterario scandinavo, e del suo stile peculiare fatto di una scrittura quasi minimale, all’apparenza distaccata, fredda (ma guarda!), capace con le stesse parole di descrivere l’evento più gioioso come quello più tragico, ironica con leggerezza e non poche volte sarcastica – o dovrei meglio dire sarcasticamente melanconica, in modo tutto nordico – eppure, in verità, capace proprio per quella leggerezza di entrare nel profondo dei temi trattati e di esplorarne anche gli aspetti più ombrosi e ostici, senza mai darsi arie professorali e anzi, appunto, osservando sempre il tutto con sguardo divertito e divertente…
Prigionieri del Paradiso è l’ennesima opera di Paasilinna che Iperborea pubblica da noi (nella traduzione di Marcello Ganassini): ho deciso di leggerla proprio nel corso di un viaggio in Finlandia (con tanto di visita-pellegrinaggio alla casa editrice “originale” di Paasilinna, la WSOY a Helsinki!), e non posso che rimarcare da subito come anche questo sia un libro paasilinniano al 100%…

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Gianni Brera, “Il mio vescovo e le animalesse”

(P.S./Pre Scriptum: leggete QUI una necessaria nota personale su Gianni Brera e su questa recensione.)

Il_mio_vescovo_Brera_copSull’opera che chiude la trilogia di Pianariva – così si potrebbe definire il gruppo di romanzi scritti da Gianni Brera, dal nome del luogo ove sono ambientati – avrei invero poco da dire, se non ribadire quanto detto per le prime due… Grandissimo scrittore, semplice eppure raffinatissimo, arguto e sagace tanto quanto spiritoso e bucolico, profondamente lombardo – ma il suo è un mondo che si potrebbe adattare a qualsiasi parte del globo, in onore al celebre motto tutto il mondo è paese… La storia del vescovo Rovati, mondano tanto quanto i suoi ecclesiastici collaboratori, che si insinua in mezzo a due mondi opposti eppure uguali – quello curiale, con le sue pertinenze, e quello popolare con le sue circostanze, si spande intorno a sé stessa come un bizzarro e illuminato paradigma, prendendo i connotati del paesaggio ove si svolge e muovendosi con le movenze dei personaggi che coinvolge…

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