«Via il panchinone!»

Ho dissertato alcune volte, qualche mese fa, sulla megapanchina – o Big Bench che dir si voglia – di Triangia, in Valtellina, un intervento che mi è parso da subito, e più di altri del genere (al pari della passerella panoramica dei Piani Resinelli, sopra Lecco), emblematico delle modalità di banalizzazione del paesaggio che tali opere avviano e favoriscono (e non solo il solo a essermi espresso in tali termini, lo hanno fatto altri ben più autorevoli di me: clic e clic). Ora, leggere della raccolta firme dei residenti di Triangia con la quale si chiede la rimozione dell’opera non mi rallegra affatto, in tutta sincerità. Lì sopra potete leggere un articolo che ne parla (cliccate sull’immagine) e se ne occupa anche il sito “Mountcity.it” qui.

Perché l’iniziativa degli abitanti della località è logica e inevitabile, e dunque non può rallegrare la constatazione che così spesso si impongano interventi del genere, palesemente illogici, pretendendo che vengano approvati come “virtuosi” senza che prima vi sia stata qualche forma di coinvolgimento dei residenti del luogo ove si opera – ma nel contempo asserendo con non poca supponenza, se posso dire, che con queste modalità si stia operando a favore di essi! E non può rallegrare nemmeno la constatazione che, troppo di frequente in circostanze come questa, si operi senza valutare, comprendere, preventivare le conseguenze di tali installazioni in luoghi che non sono una pubblica piazza nel centro d’una città, dimostrando una mancanza di visione contestuale che appare realmente preoccupante, oltre all’assenza di comprensione delle ricadute immateriali di opere del genere, in primis la già citata banalizzazione di luoghi che tutto sono fuorché banali e la loro omologazione a “strategie” turistiche che per certi spazi e ambiti non possono andare assolutamente bene e invece vengono imposte, ribadisco, come se ogni luogo di potenziale fruibilità turistica potesse “funzionare” allo stesso modo. Posto tutto ciò, infine, non può affatto rallegrare la superficialità di queste “iniziative promozionali”, che non si sa bene cosa infine promuovano, visto che il luogo in cui vengono attuate non ne ricava «nessun beneficio» – come scrivono i residenti di Triangia nella petizione.

Come è facile intuire, la banalizzazione del paesaggio di cui ho detto poco sopra è diventata rapidamente banalizzazione del luogo, del suo valore, della bellezza, della vivibilità quotidiana. Ma in effetti è lo stesso oggetto-megapanchina a essere/risultare, a questo punto in modi veramente inequivocabili, banale: inutile tanto quanto decontestuale, fastidioso, invadente. Che ancora qualcuno pensi di promuovere così territori e paesaggi di pregio nonché agevolare una fruizione consapevole di essi, quando invece accade ovunque il contrario a danno degli stessi territori e paesaggi, be’, per quanto mi riguarda, non è soltanto poco rallegrante ma è francamente desolante e inquietante. Già.

P.S.: in questo articolo pubblicato da “la Provincia di Lecco” lo scorso 26 gennaio 2022 ho espresso il mio pensiero su tali installazioni turistiche.

4 pensieri su “«Via il panchinone!»”

  1. Critiche tipicamente umane di chi forse non comprende.
    Non un solo riferimento a progetto bigbenchcommunityproject.org,
    evidentemente sconosciuto.
    Non una valutazione sul successo reale del progetto, successo evidente.
    Perché se c’è inciviltà, il problema non lo si cerca fra la gente,
    ma come al tempo delle streghe, si pensa di dare la colpa ad una panchina.
    Perché disturba una panchina pubblica in un punto panoramico,
    ma non il consumo di suolo vergine infinitamente maggiore
    fatto normalmente per interessi privati di vario tipo.

    1. Mi permetto di controbattere che le sue sono critiche tipicamente umane di chi non capisce il nocciolo della questione. Che non è il progetto bigbenchcommunityproject.org in senso generale – rispetto al quale evidentemente lei sbaglia a ritenere che io non lo conosca – ed è per tale motivo, perché lo conosco, che non ne faccio riferimento. E’ il contesto, e la sottintesa pretesa che il progetto possa andare bene e avere successo ovunque – se lo ha altrove, in luoghi più consoni, ben venga, ne sono contento. No, non è così, i danni generati da una panchinona e dai significati che si porta appresso in luoghi come Triangia NON SONO solo quelli dovuti all’inciviltà, che semmai ne rappresentano la manifestazione più evidente. L’inciviltà fondamentale della panchinona è quella nei confronti del paesaggio e del suo valore culturale: questo è il disturbo fondamentale, che si riverbera inevitabilmente nella relazione con esso e nell’atteggiamento di chi gode della sua presenza e quindi, non a caso, poi distrugge il luogo degradandone il valore paesaggistico. Poi, ovvio che il consumo di suolo vergine per interessi privati è un problema gravissimo ma è un altro problema. Giustificare le big bench in tal modo è fuorviante e, alla fine, pure un boomerang: come giustificare un cazzottone tirato a qualcuno perché ci sono altri che per regolare i conti usano armi da fuoco.

      1. Luca,

        mi permetta innanzitutto un piccolo dettaglio, i nomi: non leggo sul sito del progetto i nomi “megapanchina” e “panchinona”, lo dico solo perché trovo più giusto chiamar le cose col loro nome.

        Lei sostiene che “il nocciolo della questione” non è il progetto bigbenchcommunityproject.org. Ma lei sa che è stato il progetto a bocciare il “Parco Bartesaghi” e promuovere “Pradella” come sede di installazione per motivi specifici (noti negli uffici)? Se la disturba la scelta del luogo perché a suo dire poi inevitabilmente “distrugge il luogo degradandone il valore paesaggistico”, deve quindi far riferimento al progetto e ai suoi motivi specifici.

        Ma stiamo pur sempre parlando di una panchina posta a 10 metri da una strada di campagna: detto questo, non è forse la sua una esagerazione?
        Il problema è veramente il degrado paesaggistico a suo dire inevitabile?
        E’ inevitabile secondo lei che la gente si comporti in modo incivile?

        Ho parlato con uno dei maggiori promotori della petizione, il mio amico “V.” di Pradella, che mi ha detto chiaramente che il motivo di duolo principale è l’inciviltà della gente sotto forma di rifiuti, escrementi, auto, parcheggi, invasione di spazi privati, disturbo della quiete etc. (in linea con l’articolo de La Provincia che lei riporta). V. mi ha anche detto che inizialmente la panchina piaceva, e che il vero problema deriva SOLO dall’enorme inaspettato afflusso.

        Però questo è il punto centrale: se c’è un enorme inaspettato afflusso, io umilmente ne deduco che piace inaspettatamente tanto, e osservo che bigbenchcommunityproject.org ha centrato il suo obiettivo di muovere la gente, per fare del bene alla tanta gente che evidentemente apprezza.

        Se poi c’è un problema di parziale inciviltà della gente, se ne parli e lo si affronti senza cercare capri espiatori in una panchina: a nulla servirà prendersela con una cosa immateriale innocente se non a distogliere colpevolmente lo sguardo dai problemi reali e non fittizi.

        E’ ancora possibile osservare umilmente il successo di un’iniziativa, traendone conclusioni e proposte costruttive? Una panchina gigante posta a 10m da una strada di campagna può arricchire il valore paesaggistico di un luogo. Può non essere NEMMENO un problema, non “un altro” problema.

        Forse il parallelo più realistico fra la “panchina” e il gravissimo problema del “consumo di suolo attuale”, non è come lo vede lei un “cazzottone” vs un “regolare i conti con armi da fuoco”, ma come lo vedo io un “fiorellino” vs un “inverno atomico”. Certo ognuno vede il mondo coi suoi occhi, ma ci sono anche dei metri oggettivi per misurare e comparare le cose.

        Auguro a tutti una piacevole visione.

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