No no, nessun fake, è tutto vero, anche la trama che leggete lì. Barb Wire, uscito nel 1996 con la celeberrima (!) Pamela Anderson quale protagonista e giudicato tra i più brutti film di quell’anno (la nostra cara Pamelona vinse i Razzie Awards come “Peggiore nuova star”!), raccontava proprio di un’America dell’anno 2017 governata da una dittatura di matrice (neo)fascista – o neonazista. Purissima, cristallina (e inevitabile?) distopia, insomma.
Ecco: che non si dica più che certi B-movies (nonostante la mediocrità degli attori, ehm…) raccontano storie assurde e strampalate! O forse è che la realtà quotidiana è oramai scaduta al livello dei più brutti film di serie B, dacché governata da “leader” – in fondo attori, a loro modo – assolutamente e tragicamente mediocri?
P.S.: grazie per l’ispirazione ai sublimi snob di Visiogeist, dalla cui pagina facebook ho tratto l’immagine.
Non ci riconosciamo più in un mondo dove trionfa la finanza invece del lavoro e la competizione sconfina sempre di più nella concorrenza sleale e nel conflitto di interesse, come sempre più spesso avviene in Italia. Non ci piace questo mercato sempre più distorto, diseguale, ingiusto e corrotto, in un Paese dove vivere e lavorare nella legalità sembra quasi un lusso per pochi utopisti, una fissazione romantico-sentimentale. La nostra serietà e la nostra etica ci hanno lentamente ma inesorabilmente buttato fuori dal mercato.
Così ha scritto lo scorso dicembre 2013 Giuseppe Liverani, fondatore della casa editrice milanese Charta, nell’annunciare la fine della sua storia, durata 21 anni e mezzo. Una sorta di testamento morale di imperituro valore e – a mio modo di vedere – potenza immensa, attiva e reattiva, per come denota la triste (o forse dovrei dire maledetta) realtà attuale del comparto editoriale nostrano con una fotografia tanto autentica quanto implacabile – oltre che autorevole – ma d’altro canto per come, in quelle parole, si può cogliere un’energia che bisogna augurarsi venga raccolta da altri soggetti in grado di rimettere in sesto – industrialmente e, forse soprattutto, eticamente – quel fondamentale comparto culturale. O che almeno ci vogliano provare, altrimenti la stessa fine toccata a Charta toccherà pure a tutti gli altri, e a noi che con quel mondo abbiamo a che fare.
Giuseppe LiveraniIn ogni caso, da qualche mese la raccolta di 922 preziosi volumi su pittura, scultura, fotografia, architettura, design, moda e su ogni altro linguaggio artistico moderno e contemporaneo posseduta dall’editore milanese è stata donata alla Biblioteca dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia, e in tal modo resa disponibile al pubblico. Ultimo atto – insieme all’acquisizione dell’intero catalogo di Charta da parte della Library of Congress di Washington – della storia di una prestigiosa casa editrice che, in questo modo, potrà vincere almeno in parte la malasorte dell’editoria italica che troppe scriteriate “colleghe”, frequentemente aderenti a quel modus operandi denunciato dalle parole di Giuseppe Liverani (così diffuso un po’ ovunque, nella realtà contemporanea nazionale, così letale eppure così ambito da tanti, a quanto pare), hanno contribuito a generare.
Cliccate sull’immagine degli Archivi della Biennale in testa al post per leggere il testo completo della lettera scritta da Liverani (da artribune.com)