Domenica scorsa, a Oltre il Colle

Domenica scorsa a Oltre il Colle, sulle Prealpi Bergamasche, ho avuto la fortuna e il privilegio di partecipare a una cosa non solo importante ma pure bella: dialogare con la comunità locale su temi che concernono la realtà del luogo e, in generale, di tutte le comunità di montagna. È stato possibile grazie al libro Turismo Insostenibile di Alex Giuzio – completa e approfondita disamina sul tema e su come le sue fenomenologie impattano sui luoghi che ne sono oggetto e diventano particolarmente importanti proprio nei delicati territori montani – con il quale ho dialogato insieme a Consuelo Bonaldi del CAI Valserina, e grazie alla bellezza e alle potenzialità del territorio di Oltre il Colle, assolutamente rappresentativo della realtà prealpina lombarda e meritevole di un futuro di reale sostenibilità complessiva, in senso turistico, socio-economico, ambientale, culturale.

Ringrazio di cuore la Biblioteca di Oltre il Colle – altra realtà esemplare e ammirevole per quanto sta facendo a favore del proprio territorio – che mi ha coinvolto, e innanzi tutto Chiara Zanchi e Michela Carrara, nonché Alex Giuzio e Consuelo Bonaldi con i quali è stato bello e interessante dialogare, e naturalmente il numeroso pubblico presente. Mi auguro che questa prima serata di dialogo possa essere foriera di ulteriori e numerose occasioni di interlocuzioni e confronti con la comunità locale riguardo le tematiche sulle quali si costruirà il futuro prossimo del luogo, delle sue montagne e di chiunque le vive e frequenta.

REMINDER! Questa sera a Oltre il Colle si parla di montagne, di futuro, di turismo e di comunità… insomma, di noi tutti!

Questa sera alle ore 21 sarò a Oltre il Colle, sulle Prealpi bergamasche, per partecipare alla presentazione del libro di Alex Giuzio “Turismo insostenibile. Per una nuova ecologia degli spazi del tempo libero” (Altreconomia, 2025): con Giuzio, e con Consuelo Bonaldi, del CAI Valserina, dialogheremo e rifletteremo sulle fenomenologie che caratterizzano il turismo contemporaneo, sulle conseguenze della loro mancata gestione e di quali soluzioni concrete e approcci alternativi poter attuare per promuovere un turismo più equilibrato e rispettoso dei luoghi montani oltre che più consono e vantaggioso per le comunità residenti.

Sarà senza alcun dubbio un incontro molto interessante e, credo, illuminante per chiunque ci sarà: residenti, villeggianti, amministratori, frequentatori delle montagne. Dunque, se potete e volete, non mancate!

Per saperne di più, cliccate qui.

Parliamo di “turismo insostenibile” in un luogo turistico sostenibile – domenica 1° giugno a Oltre il Colle, sulle Alpi Orobie

[Veduta panoramica della zona di Oltre il Colle con il Monte Alben alle spalle. Foto di Alberto Restifo su Unsplash.]
Parlare di “turismo insostenibile” in un luogo di montagna immerso in un paesaggio di grande pregio che dunque potrebbe (magari vorrebbe o vorrà) sviluppare un turismo sostenibile – nel senso vero del termine – e ben integrato con la propria realtà socioeconomica e culturale, oltre che ambientale, è un’opportunità tanto intrigante quanto importante. Forse è anche una sfida, innanzi tutto per la stessa comunità che abita quel luogo ma che a sua volta può godere della possibilità di elaborare una propria proposta turistica, meditata e oculata, come molti altri luoghi simili non hanno potuto e saputo fare e ora ne pagano le conseguenze.

Tutto quanto accadrà domenica prossima, 1° giugno, a Oltre il Colle (Bergamo), mirabile località delle Prealpi Bergamasche posta in una delle zone più peculiari delle Orobie, quando avrò l’onore e il piacere di partecipare alla presentazione del libro di Alex Giuzio Turismo insostenibile. Per una nuova ecologia degli spazi del tempo libero (Altreconomia, 2025): con Giuzio, giornalista e scrittore che si occupa di temi ambientali, economici e normativi legati al turismo, e con Consuelo Bonaldi, del CAI Valserina, dialogheremo e rifletteremo sulle fenomenologie che caratterizzano il turismo contemporaneo, sulle dinamiche che vi stanno alla base, sulle conseguenze della loro mancata gestione – che si fanno particolarmente evidenti e impattanti proprio nei territori pregiati tanto quanto delicati come quelli di montagna – e di quali soluzioni concrete e approcci alternativi poter attuare per promuovere un turismo più equilibrato e rispettoso in luoghi emblematici come Oltre il Colle, grazie al quale salvaguardare il territorio, la sua bellezza e l’identità e al contempo sostenere concretamente la comunità locale e la sua quotidianità.

Il tutto, dialogandone anche – anzi, soprattutto – con gli stessi residenti, con i villeggianti che hanno la proprie “seconde case” in zona e con gli amministratori locali che vorranno (e mi auguro vorranno) partecipare alla serata.

[Veduta sul Pizzo Arera, massima vetta soprastante Oltre il Colle, dai boschi nei dintorni della località. Immagine tratta da www.ecodibergamo.it.]
Insomma, sarà indubbiamente una bella e preziosa occasione di conoscenza, dialogo, confronto, azione civica e riflessione collettiva sul presente e sul futuro delle nostre (cioè di tutti noi) montagne, e di chi ci vive e lavora, di chi le frequenta per diletto e per passione. Oltre che un’opportunità per conoscere un libro importante, che merita di essere letto e compreso a fondo.

Mi auguro perciò che vorrete partecipare numerosi, che siate della zona oppure no.

Lorenzo Berlendis, “Le vie dei ponti”

Una delle cose più deleterie che siano accadute alle nostre Alpi, al netto delle fenomenologie di natura variamente socio-antropologica che ne hanno caratterizzato negativamente la storia degli ultimi due secoli, è stata la loro trasformazione in baluardi naturali di confine in base alla dottrina cartesiana sulla quale si è incentrata la geopolitica europea dal Settecento in poi. Prima di ciò, le Alpi sono sempre state una “cerniera” tra popoli, culture, saperi, tradizioni, economie, hanno sempre unito le genti alpine e gli stessi stati nazionali puntavano a contenere il più possibile nei propri territori i gruppi montuosi nella loro interezza. Anzi, quelle fenomenologie degradanti prima citate in effetti sono state la conseguenza anche di tale suddivisione geopolitica cartesiana dei monti alpini, per non parlare delle varie guerre successivamente scoppiate tra paesi di opposti versanti – la Prima Guerra Mondiale su tutte.

Dunque, la morfologia pur ostica di vette, creste e dorsali delle Alpi mai ha diviso le comunità alpine, e praticamente ogni passo valicabile, anche a quote elevate, era sede di una via di transito, carrabile, mulattiera o sentiero che fosse. Ecco, se si “ribalta” la suddetta morfologia, anche visivamente, alle dorsali elevate verso il cielo corrispondono i fondivalle delle innumerevoli vallate alpine lungo le quali scorre quasi sempre un corso d’acqua più o meno importante; e alle mulattiere valicanti i passi corrispondono i ponti che superavano e superano quei corsi d’acqua, a loro volta unendo le sponde ovvero le genti che vi abitavano e che da quelle valli transitavano. Sono altrettante piccole “cerniere” alpine, quei ponti, e di grande importanza, al punto che attorno al loro secolare valicamento si sono condensate infinite storie, vicende, narrazioni culturali d’ogni genere ma tutte quante affascinanti e sovente emblematiche riguardo la stessa storia delle Alpi in generale.

Lorenzo Berlendis è nato proprio in una valle prealpina – la Val Brembana, nelle Alpi Orobie – ricca di ponti importanti che valicavano il sovente impetuoso Brembo, e molti altri ponti, anche e soprattutto culturali, Berlendis ne ha valicati a iosa, in primis come membro di Slow Food e coordinatore di gruppi tecnici su mobilità dolce, progettazione partecipata degli spazi urbani, valorizzazione di territori e saperi delle comunità locali. Dunque egli sa bene come un ponte non sia solo un manufatto meramente atto a superare depressioni e avvallamenti ma, come detto, una piccola/grande cerniera tra territori e genti: il suo ultimo libro Le vie dei ponti. Percorsi tra memoria e gusto, storia e arte. Dalle Orobie bergamasche ai Grigioni, attraverso la Valtellina e la Val Bregaglia (Altraeconomia, 2025) è costruito attorno a queste fondamentali cerniere che, nello specifico, uniscono sponde e versanti di una delle regioni più emblematiche delle Alpi, quella tra Lombardia e Grigioni circoscritta dal sottotitolo del libro. Una regione da sempre transitata come poche altre, collegamento millenario tra Nord Europa e Mediterraneo nella quale gli scambi tra le varie comunità sono sempre stati intensi al punto da potervi estrapolare una certa unitarietà antropologica, costruita e testimoniata da innumerevoli fatti storici e elementi culturali []

(Potete leggere la recensione completa di Le vie dei ponti cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Una cosa divertente ma ipocrita, e un appello alla coerenza

Premetto subito che pubblico questo articolo oggi giusto per evitare sterili e stupide polemiche.

Detto ciò, lo scorso weekend il “Rifugio” Mirtillo, posto tra le piste da sci del comprensorio di Foppolo-Carona, ha proposto quanto leggete nell’immagine qui sotto (l’articolo a cui si riferisce lo trovate cliccandoci sopra):

Posta la premessa lì sopra, non voglio dire ciò che andrebbe detto ovvero che questi eventi non c’entrano nulla con la vera cultura di montagna – cosa che peraltro sembra parecchio palese ma tant’è: dire cose a chi non sa e non vuole sentire serve a poco. Soprassiedo, dunque.

Piuttosto, il gestore del “rifugio” in questione asserisce che tali eventi siano «Un modo suggestivo e originale per valorizzare ancora di più le nostre bellissime montagne». Ma, come osserva l’amico Simone che mi ha segnalato l’evento, se già le montagne sono bellissime, e il gestore stesso lo ammette, perché avrebbero bisogno di essere “valorizzate”? E come lo si può fare con eventi del genere che chiaramente non sono fatti per valorizzare le montagne ma, anzi, per utilizzarle come mero sfondo al loro obiettivo fondamentale, cioè fare casino (più o meno legittimo e apprezzabile) e svagare chi vi partecipa? E se chi vi partecipa si svaga in cotanto casino tra alcolici, modelle (ex?) e djs, come può prestare attenzione alla bellezza delle montagne e come può comprenderne il valore?

Ribadisco: questa mia non è una critica all’evento in sé (del dilagare attuale di siffatte iniziative ho già scritto di recente, qui) che può effettivamente essere divertente, perché no, ma all’ipocrisia con la quale viene costruito e presentato.

Dunque, egregi organizzatori di queste cose, siate almeno onesti: non sostenete che così “valorizzate le montagne”, dite semplicemente che volete aumentare le vostre entrate – legittimamente, ripeto – con un party a base di cocktail e musica come si fa in spiaggia d’estate, punto. Non tiratele in mezzo, le montagne: non c’entrano nulla con queste cose e niente c’entrano quelli che le amano veramente e le frequentano consapevolmente. Suvvia, fate pure quello che volete (nei limiti della decenza e dell’intelligenza) ma siate coerenti almeno!

Infine, appunto personale: ribadisco nuovamente la necessità istituzionale, soprattutto in ambito Club Alpino Italiano e altri soggetti associazionistici di montagna, di rimettere in discussione l’appellativo di “rifugio” affibbiato a certe strutture che tali non sono affatto o non sono più – ovviamente anche a quelle private come la struttura di Carona della quale ho appena scritto: non è una questione formale ma sostanziale, di ciò che sono in realtà e che fanno. In tal senso, liberissime di fare ciò che vogliono, ma si denominino e vengano definite più congruamente “mountain restaurant”[1], “disco bar”, “mountain pub”, “lounge bar”, “risto-music club” o più classicamente (e italianamente) “ristoranti” oppure altro di affine… va bene tutto ma non rifugio: questi non sono rifugiIl Rifugio è un presidio di ospitalità in quota sobrio, essenziale e sostenibile, presidio culturale e del territorio, centro di attività divulgative, formative, educative e di apprendimento propedeutiche alla conoscenza e alla corretta frequentazione della Montagna», clic).

[Cliccate sull’immagine per ingrandirla.]
Questione tanto di libertà e di decenza quanto di coerenza e onestà, soprattutto nei confronti delle montagne. Ecco.

[1] Come effettivamente fa il “Rifugio” Mirtillo sulle immagini con cui presenta i propri eventi, anche se poi ovunque viene ancora denominato “Rifugio”.