Manifestare gentilezza

[Foto di Pascal Debrunner su Unsplash.]
Dal manifestare gentilezza verso il prossimo, al di là della “nobiltà” intrinseca al gesto, si ricavano due cose piacevoli e preziose. La prima: gentilezza “chiama” gentilezza, eventualità altrimenti non così scontata, oggi. La seconda: essere gentili con certi individui che non lo sono e non dimostrano di esserlo rende ancora più palese, e dunque più disprezzabile, quel loro comportamento.

La gentilezza non può e non deve essere gratuita per chi la riceve e dimostra di non meritarsela. D’altro canto, la gentilezza, quando non è dissimulata, è segno di grande forza d’animo, parimenti come, all’opposto, la maleducazione è sintomo di notevole debolezza, insicurezza, disagio, disorientamento.

Ecco.

Strano poi che questi pensieri li abbia formulati in un momento nel quale ero lontano da qualsiasi altro “prossimo”, osservando un albero solitario nel prato simile a quello nell’immagine lì sopra. O forse no, non è così strano, anzi, è più naturale di quanto possa pensare. Già.

Un po’ ombroso

Ok, lo ammetto. A volte può essere – a volte, eh! – che sia un po’ ombroso.

Capita. Pensieri, imprevisti, accidenti, disdette. Be’, può essere, sì.

Ma non pensavo così tanto al punto da essere mandato via da una spiaggia qui vicino, sul lago, perché impedivo la tintarella ai bagnanti lì presenti! Alla faccia dell’ombrosità!

Ecco perché è meglio, in quei momenti, che me ne vada a zonzo per i boschi, come già faccio abitualmente. Mi si rigenera ben più l’animo e l’ombra, lì, è cosa del tutto naturale e normale. Già.