Editoria de profundis

zombie-libriBeh: bisogna ammettere che, se qualcuno poteva ancora generare dubbi sullo stato reale del mercato editoriale in Italia e della lettura in generale, e su che vi potessero comunque essere possibilità di ridarvi fiato e rinvigorirlo, la diatriba tra Torino e Milano sul futuro del Salone del Libro ovvero tra le parti dell’editoria nostrana coinvolte in essa (cliccate lì sotto, per sapere le ultime novità sul tema) ha dato una risposta che, io credo, è inequivocabile e definitiva: salvo casi rarissimi, il mercato del libro in Italia è morto, e i personaggi sopra citati lo stanno seppellendo una volta per tutte in una fossa parecchio profonda nella quale finirà tutto quel mercato, pure quello che apparentemente con lorsignori non ha nulla a che fare.

salone-rotturaEcco, direi che non ci sia più nulla da aggiungere al riguardo e, per quanto mi riguarda, al momento la questione si chiude qui. Mi sono rotto delle loro rotture, già!
Ah, beh, un momento: una cosa da aggiungere forse c’è… Voi “aspiranti scrittori” nostrani che ancora credete al fascino e al prestigio della letteratura edita… o imparate per bene una lingua straniera e altrove scrivete e pubblicate, oppure sappiate che l’allevamento dei suini, ad esempio, è oggi attività ben più nobile e culturale dello scrivere libri poi pubblicati dai personaggi suddetti. I quali credo che, alla fine, cosa sia realmente un libro non lo sappiano più bene. O non l’abbiano mai saputo, forse.

P.S.: quanto sopra, sia chiaro, con tutto il rispetto per i suini, che solo metaforicamente ho inteso comparare a certuni “signori” dell’editoria nazionale.

Tosto si muova singolar tenzone | su chi debba signoreggiar il Salone!

Sia chiaro – lo dico da subito: io sono un perfetto “signor nessuno”. Ok?

Bene, detto ciò, da “signor nessuno” ormai da un bel po’ di tempo vago nel mondo della letteratura e dell’editoria nostrana, generalmente tenendo le orecchie ben aperte e lo sguardo attento – sperando che nel frattempo la mente vada dietro a entrambi.
Ecco: è da anni, ormai, che sento e poi dico, quando la conversazione è in tema, che c’è in ballo ‘sta cosa di Milano che vorrebbe fregare il Salone del Libro a Torino, sentendosi essa – Milano, intendo – ben più “fulcro” del panorama editoriale italiano rispetto alla città sabauda e dunque considerando un’illogicità che la più importante manifestazione nazionale dedicata ai libri e alla lettura venga realizzata altrove.
E sono anni che, riportando tale voce, mi sento rispondere, suppergiù: «Ma no, ti sbagli, sono le solite dicerie… il Salone va bene a Torino, nessuno se lo vuole portare via!»
Ok.
Corriere della Sera, 10 luglio 2016:

Senza nome-True Color-02Ah, sì. Ehggià!
Comunque ne riparleremo a breve, di tutto ciò – dacché vedremo se nel frattempo partirà la solita italianissima sfida a chi-ce-l’ha-più-grosso – lo spazio nel quale ospitare al meglio il maggior evento dedicato ai libri, intendo dire! Che avevate capito?! – ovvero se si preferirà il più diplomatico sistema del non-tiriamoci-la-zappa-sui-piedi. Da soli e/o a vicenda, eh!

Rapporto #12KKGH673 – Pianeta: VLSS3 (“Terra”)

(Un racconto inedito o, meglio, mai pubblicato dacché scritto per una particolare “sfida creativa-letteraria” in forma di concorso organizzata da Senso Inverso Edizioni qualche anno fa: sfida per la quale, data una foto proposta come “ispirazione” – quella che vedete qui sotto -, c’era da inventarci sopra un racconto lungo non più di 25 righe*. Buona lettura!)

25_righe_per_una_foto_2012_blog_imageRapporto #12KKGH673 – Pianeta: VLSS3 (“Terra”) – Esploratore: Krwixz III°

L’esplorazione del pianeta VLSS3, denominato in loco “Terra”, e lo studio delle creature dominanti che lo abitano, hanno raggiunto uno stato più che avanzato. Confermo le personali valutazioni già espresse in passato: il pianeta presenta caratteristiche naturali sovente notevoli, tuttavia aria, acqua e terreno risultano ammorbate da elementi tossico-nocivi in gran quantità. Primaria causa di ciò è l’attività dei suoi abitanti principali, i “terrestri” ovvero le creature dominanti suddette: una razza estremamente primitiva, selvatica, ignorante, e dotata di struttura psico-cerebrale di livello scadente. Essi si autoproclamano intelligenti più di ogni altra razza presente sul pianeta ma risolvono i conflitti interni con modi spesso brutali e distruttivi, che nessuna altra creatura di tipo non umano manifesta. Per metro di paragone, la razza vivente di tipo YTF0987 “Fagus Sylvatica”, in genere denominata dai terrestri “faggio”, contattata telepaticamente dallo scrivente e interpellata su domande di fisica interstellare, ha risposto molto meglio del miglior terrestre similmente interpellato. Risulta inoltre, la razza umana, oltremodo non autosufficiente, tanto da necessitare di ricevere continui ordini e direttive da un arcaico strumento elettronico che diffonde suoni e immagini, di fronte al quale i terrestri appaiono regolarmente imbambolati. Pare evidente che il controllo di esso alla fonte determini la detenzione del potere sociale maggiore, qui.
Posto ciò, dunque, il giudizio sulla razza terrestre risulterebbe ad ora sostanzialmente negativo, se non fosse che rimane un quesito dalla risoluzione al momento ancora oscura. Si rileva infatti uno strano culto, se così si può definire, diffuso in buona parte del pianeta ovvero in tutte le residenze di natura fissa nelle quali i terrestri vivono, nonché in talune abbandonate, legato a una sorta di piccolo altare solitamente ceramico con coperchio, scarico a sifone e serbatoio di acqua collegato, e ad un relativo rito forse religioso di tipo biologico/interattivo, più volte ripetuto durante il giorno locale, che consiste nell’offerta di sostanze organiche dal corpo, in certi casi legata ad altri vari gesti rituali come canti, parole o letture. Pare consistere in una specie di rito di purificazione, la cui frequenza ne segnala l’indubbia importanza per la vita del terrestre, ovvero l’unica certezza nell’esistenza di queste rozze creature, altrimenti destinate ad un futuro che pare francamente piuttosto incerto.

(*: il racconto vinse, poi.)

Doccia fredda

Ice-Bucket-Challenge (2)
Premessa (inevitabile): evviva il tirarsi in testa acqua ghiacciata se lo si fa per raccogliere fondi a favore di chiunque ne abbia bisogno* (e i malati di SLA, per i quali ora si stanno raccogliendo, ne hanno parecchio – soprattutto qui da noi, in questa miserrima Italietta)! Però mi chiedo: perché un’iniziativa divertente alla quale chiunque è libero di aderire ma anche no (intendo il tirarsi secchiate gelide in terra) rischia per l’ennesima volta di finire in volgare caciara? Tra web-esibizionismi, accuse varie (quello ha dato tot e quella invece una miseria…), snobistiche storture di naso e infinite chiacchiere vane e vanesie, mi viene da pensare che: 1) ogni singolo euro donato a favore di chi ha bisogno è oro colato (e più sono meglio è, inutile dirlo); 2) si può benissimo donare senza esibirsi sul web e senza per ciò passare per antipatici, ovvero senza doverlo dire a chicchessia; 3) il massimo sarebbe se, passata la moda di ‘sto Ice Bucket Challenge (perché per i più sarà, ahinoi, mentre in origine non lo era e non lo è), le donazioni a favore dei malati di SLA (e di mille altre situazioni di bisogno) continuassero e magari aumentassero, anche senza il bisogno d’una secchiata d’acqua gelata in testa o d’altro del genere. Altrimenti sì, sarebbe una ben poco divertente doccia fredda – una terribile doccia gelida – per quei malati e per chi li aiuta a vivere una vita dignitosa.

*: Forse tale post non sembra di “interesse culturale” come quelli che solitamente pubblico qui nel blog ma, a ben vedere, un fenomeno virale del genere diventa (anzi, è già diventato) costume, seppur temporaneo, per quanto se ne parli e se ne scriva: ergo, è cultura. Pop, trash, idiota o virtuosa, di un’estate oppure no, la sostanza non cambia. E se lo diventasse in toto, ovvero ottenendo di accendere in maniera definitiva l’attenzione sulle innumerevoli situazioni di bisogno che il nostro mondo contemporaneo presenta – e la SLA è una di esse – sarebbe la migliore delle iniziative culturali desiderabili.

“Rapporto #12KKGH673 – Pianeta: VLSS3 (“Terra”)…” (Un mini-racconto inedito)

Da un paio d’anni l’editore con cui collaboro organizza un particolare concorso (o forse più una sfida-gioco) riservato ai suoi autori, dal titolo 25 righe per una foto. In tale titolo vi è già tutto il senso della prova: data una certa foto, di soggetto il più possibile indeterminato e apparentemente “poco” letterario, bisogna ricavarne un mini-racconto di 25 righe, non una di più (in foglio Word con margini standard e carattere corpo 12). I tre migliori, giudicati dai gruppi di lettura che lavorano per l’editore, vengono premiati.
Da poco, senza dubbio insieme a tanti altri autori, ho inviato la mia proposta per l’edizione 2013, mentre lo scorso anno il racconto inviato, da ispirarsi alla foto che vedete qui sotto (cliccateci sopra per vederla in un formato più grande) è stato inserito tra i tre “vincitori” – ribadisco, tale terminologia è da intendersi in modo del tutto leggero, ma di certo, essendo mirato ad autori “attivi” e pubblicanti, il concorso rappresenta comunque una bella e stimolante sfida, appunto, il cui valore non è certo nella graduatoria finale ma, ben di più, nell’esercizio di creatività che richiede.
Questo, dunque, è il mini-racconto da 25 righe che scrissi per l’edizione, e la relativa foto sotto raffigurata, dello scorso anno…

Rapporto #12KKGH673 – Pianeta: VLSS3 (“Terra”) – Esploratore: Krwixz III°

25_RIGHE_PER_UNA_FOTO_2012_blogL’esplorazione del pianeta VLSS3, denominato in loco “Terra”, e lo studio delle creature dominanti che lo abitano, hanno raggiunto uno stato più che avanzato. Confermo le personali valutazioni già espresse in passato: il pianeta presenta caratteristiche naturali sovente notevoli, tuttavia aria, acqua e terreno risultano ammorbate da elementi tossico-nocivi in gran quantità. Primaria causa di ciò è l’attività dei suoi abitanti principali, i “terrestri” ovvero le creature dominanti suddette: una razza estremamente primitiva, selvatica, ignorante, e dotata di struttura psico-cerebrale di livello scadente. Essi si autoproclamano intelligenti più di ogni altra razza presente sul pianeta ma risolvono i conflitti interni con modi spesso brutali e distruttivi, che nessuna altra creatura di tipo non umano manifesta. Per metro di paragone, la razza vivente di tipo YTF0987 “Fagus Sylvatica”, in genere denominata dai terrestri “faggio”, contattata telepaticamente dallo scrivente e interpellata su domande di fisica interstellare, ha risposto molto meglio del miglior terrestre similmente interpellato. Risulta inoltre, la razza umana, oltremodo non autosufficiente, tanto da necessitare di ricevere continui ordini e direttive da un arcaico strumento elettronico che diffonde suoni e immagini, di fronte al quale i terrestri appaiono regolarmente imbambolati. Pare evidente che il controllo di esso alla fonte determini la detenzione del potere sociale maggiore, qui.
Posto ciò, dunque, il giudizio sulla razza terrestre risulterebbe ad ora sostanzialmente negativo, se non fosse che rimane un quesito dalla risoluzione al momento ancora oscura. Si rileva infatti uno strano culto, se così si può definire, diffuso in buona parte del pianeta ovvero in tutte le residenze di natura fissa nelle quali i terrestri vivono, nonché in talune abbandonate, legato a una sorta di piccolo altare solitamente ceramico con coperchio, scarico a sifone e serbatoio di acqua collegato, e ad un relativo rito forse religioso di tipo biologico/interattivo, più volte ripetuto durante il giorno locale, che consiste nell’offerta di sostanze organiche dal corpo, in certi casi legata ad altri vari gesti rituali come canti, parole o letture. Pare consistere in una specie di rito di purificazione, la cui frequenza ne segnala l’indubbia importanza per la vita del terrestre, ovvero l’unica certezza nell’esistenza di queste rozze creature, altrimenti destinate ad un futuro che pare francamente piuttosto incerto.