Perché i finlandesi sono così “felici”?

Da qualche giorno si può leggere un po’ ovunque, sul web, la notizia che io, qui sopra, riproduco da “Il Messaggero”: per il terzo anno consecutivo la Finlandia è il Paese dove si è più felici al mondo. Lo sancisce il World Happiness Report redatto dalla United Nations Sustainable Development Solutions Network in base ai dati del Gallup World Poll. Continua poi l’articolo che cito: «Ma perché i finlandesi sorridono di più? Secondo il Report il posizionamento della Finlandia è da attribuire principalmente alla fiducia della popolazione nei confronti della propria comunità, elemento che ha contribuito al benessere delle persone.»

Non so se voi siate mai stati in Finlandia e, se ci siete stati (da viaggatori, intendo dire, non da meri turisti), quali sensazioni ne abbiate tratto. Io ho avuto la fortuna di conoscerla bene in un lungo viaggio “on the road”, qualche anno fa, da Helsinki lungo la parte occidentale, l’Ostrobotnia e il Baltico fino a oltre Rovaniemi e il Circolo Polare Artico e poi attraverso la Lapponia giù, lungo il confine russo e fino alla Carelia.
A conoscerli, i finlandesi, non si direbbe mai che si possano dichiarare così “felici”: taciturni, solitari, schivi, melanconici… così poco “comunitari” e introversi da arrivare a dire di loro stessi, autoironicamente, che tra finlandesi la stretta di mano è uno dei preliminari del sesso o addirittura che hanno inventato l’SMS – i finlandesi della Nokia, s’intende – per non essere obbligati a parlarsi di persona. Eppure la società finlandese è tra le migliori e più avanzate al mondo anche civicamente, culturalmente, politicamente, la comunità nazionale è molto coesa e possiede una forte identità; ciò nonostante, appunto, ogni finlandese (o quasi) non vede l’ora che arrivi il fine settimana per fuggire da solo nel silenzio delle sterminate foreste nazionali, in qualche casetta sperduta sulle rive di uno dei quasi duecentomila laghi (!) e lontanissima dalla civiltà e dal più prossimo villaggio. Dunque? Come si spiega la loro enigmatica felicità, e quella fiducia nella comunità dalla quale fuggono appena possibile?

Be’, avendoli un poco conosciuti (e poi studiati, se così posso dire), io questo enigma finlandese lo spiego proprio con la fortissima relazione che hanno e che coltivano con la Natura della loro terra, con l’essenza naturale primordiale e con il (i) Genius Loci che ne è (sono) la manifestazione più o meno locale. I finlandesi (che, è bene ricordarlo, sono scandinavi ma non amano molto essere accomunati ai “cugini” svedesi, danesi e norvegesi dai quali si sentono parecchio differenti, anche – ma non solo – perché l’etnia è diversa) sono una comunità così coesa non perché si riferiscono a loro stessi in quanto membri di essa per “farla”, la comunità, ma perché il loro riferimento è in primis la terra, la Natura, il corpo geografico della loro nazione e la derivante anima culturale, il paesaggio che ne scaturisce. Essi si sentono “elementi” della loro terra al pari di animali, piante, acque, nevi eccetera, e per questo, dunque, si sentono parte di una “comunità”: perché ogni altro finlandese vive la stessa relazione e la somma di tutte queste relazioni individuali “fa” la società finlandese, come risultato della comune attitudine – in tal senso sono una “comunità”. E da questa somma, o condivisione, o rete di singole attitudini antropologiche, deriva inevitabilmente la fiducia che il finlandese ripone nella sua comunità sociale: perché in verità la fiducia egli è rivolta a se stesso, e pure qui il tutto si determina in forza di una somma che fa il totale. Ma questa fiducia è forte anche e proprio perché si fortifica nella potenza della Natura finlandese, quassù elemento ancora predominante su qualsiasi antropizzazione con il quale l’uomo deve comunque fare i conti: meno che nel passato ma certamente più che altrove. Parimenti la relazione della gente finlandese con il luogo-Finlandia, così direttamente referenziata al territorio, all’ambiente, allo spazio geografico (che contiene e determina anche il tempo, come si sa) ne risulta fortificata e diventa la base fondamentale e necessaria per costruire una relazione ugualmente forte anche con chiunque generi quel legame con il luogo abitato e vissuto: la comunità, appunto, solida non per propria energia (che potrebbe mostrarsi labile, in certe circostanze) ma grazie alla insuperabile energia del paesaggio naturale finlandese.

Per giunta, se penso a un Zygmunt Bauman il quale in Voglia di comunità (a pag.138) ha scritto che «Oggi la comunità è considerata e ricercata come un riparo dalle maree montanti della turbolenza globale, maree originate di norma in luoghi remoti che nessuna località può controllare in prima persona», mi viene da supporre che, per il principio uguale e opposto, la Finlandia è per molti versi un “luogo remoto” (andate nel bel mezzo delle foreste della Lapponia del Sud o dell’adiacente Ostrobotnia settentrionale e ditemi se non è così – ma si può intendere la definizione anche in senso immateriale) e dunque non ha bisogno di determinare il proprio concetto di comunità (e dunque di identità) contro qualcosa ma lo può fare a favore di se stessa, in qualche modo (auto)determinandosi nei confronti delle proprie peculiarità, non di altre. In ciò, forse, sta la sua significativa originalità, pressoché unica nel panorama europeo.

È un (se così posso definirlo) “modello antropologico” del tutto peculiare e emblematico, che trova similitudini nelle altre nazioni scandinave oppure, altrove, nella comunità confederata elvetica (non a caso nella classifica dei paesi più felici è terza, la Svizzera) ove io colgo una simile forte relazione identitaria con il luogo e con i suoi potenti paesaggi peculiari, alla base di quella che poi è la determinabile/determinata coesione sociale del paese alpino – una dote che a Sud delle Alpi non è nemmeno lontanamente immaginabile, per dirla tutta.

Poi, sia chiaro, queste classifiche risultano sempre ben più simboliche che significative, e non sanciscono affatto che il “paese più felice” sia anche quello con meno problemi sociali-sociologici o nel quale sia più bello vivere. Ma di sicuro, lo ribadisco proprio in base alla mia esperienza diretta, nel caso della Finlandia dietro quella più o meno effimera prima posizione c’è una realtà del tutto peculiare che, io credo, può veramente risultare emblematica per altri paesi. Per provare a essere ovunque un po’ più felici, come dovremmo auspicarci tutti.

Nord profondo (un articolo di “Studio”, e un resoconto di viaggio)

AapoHuhta_4Leggo su Studio di un intrigante progetto di quattro fotografi finlandesi, Juuso Westerlund, Aapo Huhta, Helen Korpak e Maria Gallen-Kallela i quali, ispirati dal poema epico nazionale Kalevala, hanno attraversato la remota regione del Kainuu indagandone contemporaneità e tradizione, fissando poi tutto quanto nelle immagini fotografiche – quella lì sopra, di Aapo Huhta, fa parte della serie che potete vedere cliccando qui, ove potrete leggere anche l’articolo relativo di Valentina De Zanche.

Ho avuto la fortuna di “viverlo”, il Kainuu – la regione protagonista del progetto – come ho potuto vivere, esplorare, conoscere e, almeno un poco, comprendere un po’ tutto il territorio finlandese – paese che mi è rimasto particolarmente nel cuore e ancor più nell’animo: dal Baltico fino a oltre il Circolo Polare Artico, dalle animate città alla misteriosa tundra, da Alvar Aaalto a Santa Claus.
E’ uno luogo di ancestrale potenza naturale, selvaggio senza essere inospitale, super-geografico, emozionale ed elementale, nel quale ancora l’uomo pur dominante su tutto e la Natura devono dialogare e trovare continui accordi di reciproco interesse. Anzi, nel quale l’uomo deve “diventare” un po’ Natura e la Natura diventa parte della genetica umana. Un luogo spirituale, quasi, nel senso più cop_Finlandia“religiosamente pagano” possibile, ove chiunque credesse di ritrovarvi il “nulla”, nelle sue vastità naturali apparentemente infinite e pressoché totalmente non antropizzate, in verità non avrebbe capito niente.
Quell’articolo di Studio mi ha fatto tornare in mente la mia appassionata esplorazione finnica, e il resoconto che ne trassi. Se lo volete leggere (in formato pdf) cliccate sulla “copertina” qui accanto. Di sicuro, leggendo quanto vi troverete raccontato, comprenderete meglio ciò che lì sopra ho scritto.

Oi maamme, Suomi, synnyinmaa, soi, sana kultainen!

Impressioni di viaggio in Finlandia

Siamo in estate: tempo di vacanze per tanti, ovvero tempo di viaggi per molti di voi, magari verso mete che non siano troppo banalmente turistiche, o che in tal modo non siano vissute… Posto ciò, visto l’apprezzamento che hanno avuto in passato e considerando il fatto che potrebbero venire utili a coloro i quali si accingeranno a calcare le stesse rotte, ripubblico qui nel blog i personali resoconti dei viaggi effettuati negli anni scorsi in Scandinavia, terra particolarmente prediletta a chi vi scrive e alla quale ho dedicato una minuziosa esplorazione per qualche anno.
Così, dopo le Impressioni di viaggio in Scandinavia (Estate 2007), le Impressioni di viaggio al Circolo Polare Artico (2008) e le Impressioni di viaggio in Danimarca (2009), ecco le Impressioni di viaggio in Finlandia (2010), ultima tappa (per ora) del mio girovagare iperboreo. Spero che queste “Impressioni…” vi possano essere effettivamente utili, così come a me risultano utili i resoconti di altri viaggiatori che puntualmente consulto prima di effettuare qualche nuovo viaggio.
Buona lettura e, se partirete, buon viaggio!

Kuopio, ottava città di Finlandia, sulle rive del lago Kallavesi disseminato di isole d’ogni taglia
“Finlandia?”
Sì, Finlandia! – ribadisco io, con il malcelato orgoglio di chi annuncia un qualcosa di non ordinario, a quelli che mi guardano con fare un poco sgomento, come a dire “e che ci vai a fare in Finlandia?” – in realtà celando dietro l’entusiasmo per il viaggio imminente qualche similare perplessità… In Scandinavia ci sono Svezia e Norvegia, in primis; poi la cugina continentale Danimarca – visitata lo scorso anno – e poi c’è la Finlandia, una specie di parente geograficamente vicina ma per il resto di terzo o quarto grado, un’entità dotata di proprie peculiarità delle quali va’ parecchio orgogliosa, ma che la rendono, appunto, un qualcosa a sé, un mondo vicino ma a parte, le cui poche cose celebri che ce la rendono apparentemente affine – Babbo Natale/Santa Claus, innanzi tutto, eppoi come non citare la Nokia! – sono in realtà una minima parte della sua anima più autentica…
Eccoci a Vantaa, dunque, aeroporto internazionale di Helsinki più volte vincitore del titolo di miglior scalo del mondo – non quest’anno però, e difatti i bagagli impiegano ben 2 (due) minuti per scorrere sul rullo ed esserci riconsegnati! Vergogna!
Dicevo: Vantaa, a una ventina di chilometri dal centro di Helsinki… Percorrere l’autostrada che porta verso la capitale serve per confermare quel pensiero poco sopra esposto sull’apparente affinità della Finlandia alle nostre zone: molte industrie, molti automezzi nel traffico, le sedi di alcune delle più note aziende finniche – la già citata Nokia, la Suunto, la Kone (buona parte degli ascensori in funzione sul pianeta sono finlandesi!); poi si arriva in centro, e solo in quel momento ci si rende che conto che qualcosa di assai diverso dalle nostre città – e comune alle altre capitali nordiche – lo si è appena constatato: traffico pressoché nullo, per essere nella capitale di uno stato, e che paradossalmente si dirada più ci si inoltra verso il centro… Subito dopo la città già ci offre una risposta – anche questa molto nordica – a tale situazione: moltissimi mezzi pubblici in circolazione, tram e bus, e ancor più biciclette, agevolate da una rete di corsie ciclabili che copre l’intero stradario metropolitano. Notevole, per noi abituati a soffocare in quotidiani ingorghi su strade inadeguate e pericolose!…