L’etica, i valori, la prostituta

L’uomo cammina verso casa intabarrato nello scuro impermeabile, lo sguardo sul marciapiede, la ventiquattrore nella mano destra, la sinistra nella tasca. E’ tardi, la riunione in ufficio si è protratta più del previsto – per fortuna è riuscito a prendere l’ultimo bus – e fa freddo; la bruma autunnale avvolge il viale che si insinua tra i palazzoni di periferia punteggiati di macchie luminose.
D’un tratto il suo sguardo viene attratto da un libro, lì sul marciapiede; probabilmente qualcuno l’ha perso, egli pensa. Lo raccoglie, guarda la copertina: Max Scheler, Il formalismo nell’etica e l’etica materiale dei valori. Un libro di filosofia, e pure di quella piuttosto ostica, suppone. Lo sfoglia un attimo, nota sulle pagine diverse sottolineature e appunti. Riprende a camminare verso casa col libro aperto tra le mani, pensando ancora che una tale lettura non possa che essere per qualche persona parecchio colta, e cerca di immaginarsi chi, tra i vicini, possa esserne il potenziale proprietario. In verità, così su due piedi non gli viene in mente nessuno.
Giunge all’angolo tra il viale e una strada secondaria, e qui il suo sguardo è invece attratto da una forte luminosità blu, inequivocabile. Tre auto della Polizia sono ferme sulla strada, gli agenti stanno procedendo a portare via alcune prostitute, non senza focose resistenze e scurrilità varie. L’uomo si ferma un attimo a osservare, il tutto avviene a pochi metri da lui. D’improvviso una delle prostitute, tenuta a braccio da due agenti che la spingono verso le volanti, gli punta gli occhi addosso. Indossa una voluminosa pelliccia e un paio di sandali argentati, per il resto si direbbe nuda.
“Ehi! Stronzo! Quello è il mio libro!” si mette a urlare con foga. “Ridammi il mio libro, ladro bastardo!” L’uomo non sa che fare.
Un agente lo guarda, poi lascia il gruppo e gli si avvicina.
“Lei… senta. Conosce quella donna, lei?” gli chiede.
“Io? N-no, assolutamente no!”
“E perché allora ha in mano un suo libro?” Dietro, la prostituta continua a reclamare coloritamente il volume.
“Beh, io… l’ho appena trovato, lì sul marciapiede del viale… era in terra.”
L’agente squadra l’uomo, poi osserva il libro, poi la donna.
“Beh, mi dia i suoi documenti, e venga un attimo alla volante.”
“Ma… scusi, io stavo solo passando sul viale e…”
“Venga, forza!” Lo sguardo dell’agente è eloquente; l’uomo, mestamente, si avvicina alla volante, il libro ancora tra le mani, la copertina fredda.

(È un racconto inserito in una raccolta dalla forma letteraria assai particolare e al momento inedita – chissà ancora per quanto… forse per sempre. Si vedrà, già.)

Il formalismo nell’etica (Un racconto inedito)

(P.S. (Pre Scriptum!): è un racconto, il seguente, al momento ancora inedito, che tuttavia farà presto parte di una raccolta molto – e dico moooooolto – particolare di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e può essere che a breve ne saprete di più. Per intanto… buona lettura!)

L’uomo cammina verso casa intabarrato nello scuro impermeabile, lo sguardo sul marciapiede, la ventiquattrore nella mano destra, la sinistra nella tasca. E’ tardi, la riunione in ufficio si è protratta più del previsto – per fortuna è riuscito a prendere l’ultimo bus – e fa freddo; la bruma autunnale avvolge il viale che si insinua tra i palazzoni di periferia punteggiati di macchie luminose.
D’un tratto il suo sguardo viene attratto da un libro, lì sul marciapiede; probabilmente qualcuno l’ha perso, egli pensa. Lo raccoglie, guarda la copertina: Max Scheler, Il formalismo nell’etica e l’etica materiale dei valori. Un libro di filosofia, e pure di quella piuttosto ostica, suppone. Lo sfoglia un attimo, nota sulle pagine diverse sottolineature e appunti. Riprende a camminare verso casa col libro aperto tra le mani, pensando ancora che una tale lettura non possa che essere per qualche persona parecchio colta, e cerca di immaginarsi chi, tra i vicini, possa esserne il potenziale proprietario. In verità, così su due piedi non gli viene in mente nessuno.
Giunge all’angolo tra il viale e una strada secondaria, e qui il suo sguardo è invece attratto da una forte luminosità blu, inequivocabile. Tre auto della Polizia sono ferme sulla strada, gli agenti stanno procedendo a portare via alcune prostitute, non senza focose resistenze e scurrilità varie. L’uomo si ferma un attimo a osservare, il tutto avviene a pochi metri da lui. D’improvviso una delle prostitute, tenuta a braccio da due agenti che la spingono verso le volanti, gli punta gli occhi addosso. Indossa una voluminosa pelliccia e un paio di sandali argentati, per il resto si direbbe nuda.
“Ehi! Stronzo! Quello è il mio libro!” si mette a urlare con foga. “Ridammi il mio libro, ladro bastardo!” L’uomo non sa che fare.
Un agente lo guarda, poi lascia il gruppo e gli si avvicina.
“Lei… senta. Conosce quella donna, lei?” gli chiede.
“Io? N-no, assolutamente no!”
“E perché allora ha in mano un suo libro?” Dietro, la prostituta continua a reclamare coloritamente il volume.
“Beh, io… l’ho appena trovato, lì sul marciapiede del viale… era in terra.”
L’agente squadra l’uomo, poi osserva il libro, poi la donna.
“Beh, mi dia i suoi documenti, e venga un attimo alla volante.”
“Ma… scusi, io stavo solo passando sul viale e…”
“Venga, forza!” Lo sguardo dell’agente è eloquente; l’uomo, mestamente, si avvicina alla volante, il libro ancora tra le mani, la copertina fredda.

Drogati di libri! (O forse no…)

Annusatore_di_libri
Solita retata di spacciatorileggo dai media – solite modalità di spaccio, solito squallore di una società allo sbando per sua gran parte, fatta di persone “normali” provenienti da ogni ceto e classe sociale, quelle persone normali così spesso elevate al rango di bravi cittadini e prese ad esempio “virtuoso” per qualsiasi scempiaggine che invece miri a colpire chi è diverso (in qualsiasi senso, anche solo perché pensa diversamente rispetto alla massa), per poi dimostrare – come se ce ne fosse bisogno poi, in certi casi! – tanti di quegli scheletri nell’armadio da far impressione a un ossario medievale al tempo della peste ovvero una turpitudine umana da brividi e, considerazione personale, spiegare inoltre certi comportamenti che spesso vedo in giro di cui non riesco a capacitarmene, oltre che spiegare quanto poi su di essi viene poggiato e imposto (vedi sopra circa le scempiaggini citate).
Comunque, a parte questo… Sulle notizie in merito leggo pure di

“(…) un 60enne che è finito per essere ascoltato dagli agenti in quanto consumatore. Il signore avrebbe riferito ai poliziotti di fare uso di cocaina per poter combattere la stanchezza alla sera, potendo così dedicarsi alla passione per la lettura.”

Ohibò! (o “‘Estica**i!” per voler essere più figo, fate voi!) Cioè, il tizio si farebbe di coca – peraltro di quella attuale, che sembrerebbe ben più sballante d’un tempo (!) – per non crollare di stanchezza e di sonno la sera e così leggere di più, soddisfacendo in tal modo la propria passione (irrefrenabile a quanto pare) per la lettura???
Ok, di fronte a siffatta notizia di cronaca vi propongo un sondaggio, ovvero alcune considerazioni tra cui scegliere quella che a vostro parere può essere la più indicata sul merito.
Dunque…

Un tizio 60enne dichiara di farsi di cocaina per poter contrastare la stanchezza serale e dedicarsi alla propria passione per la lettura. Che ne pensate?

  1. Vecchio ipocrita drogato!
  2. E’ un tizio ammirevole, anche se forse il rapporto tra soldi spesi per le dosi, quelli spesi per i libri e tempo guadagnato non è dei più redditizi.
  3. Potrebbe essere un’idea per rivitalizzare le vendite di libri in Italia, previa liberalizzazione delle droghe (ma solo in libreria).
  4. Dipende da che libri legge. Se si droga per poi leggere Fabio Volo, dategli l’ergastolo!
  5. Dipende da che libri leggeva. Forse è diventato cocainomane per aver letto un libro di Fabio Volo.
  6. Era più credibile se dichiarava di drogarsi per girare tre film porno a notte con una dozzina di ventenni ciascuno.
  7. Boh!
  8. Sempre detto che a fare i recensori su richiesta delle case editrici poi si finisce male!
  9. Non ho tempo di rispondere a questo sondaggio, ho il pusher di fiducia che mi aspetta ai giardini pubblici.
  10. Non c’è limite al peggio (n.b.: risposta passepartout: se non si sa cosa dire fa sempre la sua bella figura.)
  11. Non ho capito la domanda.
  12. Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. E voglio il mio avvocato.
  13. __________________________________________ .

Ovviamente la risposta 13) presuppone che possiate anche aggiungere ulteriori vostre considerazioni sulla questione.

Ah, una cosa per finire – ça va sans dire: siate drogati di libri, ma sempre in senso metaforico, eh!

Il formalismo nell’etica (Un racconto inedito)

(P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto al momento ancora inedito che tuttavia farà presto parte di una raccolta mooooolto particolare (a cominciare dalla brevità dei testi contenuti, come noterete), di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e a breve potrete saperne di più…)

L’uomo cammina verso casa intabarrato nello scuro impermeabile, lo sguardo sul marciapiede, la ventiquattrore nella mano destra, la sinistra nella tasca. E’ tardi, la riunione in ufficio si è protratta più del previsto – per fortuna è riuscito a prendere l’ultimo bus – e fa freddo; la bruma autunnale avvolge il viale che si insinua tra i palazzoni di periferia punteggiati di macchie luminose.
D’un tratto il suo sguardo viene attratto da un libro, lì sul marciapiede; probabilmente qualcuno l’ha perso, egli pensa. Lo raccoglie, guarda la copertina: Max Scheler, Il formalismo nell’etica e l’etica materiale dei valori. Un libro di filosofia, e pure di quella piuttosto ostica, suppone. Lo sfoglia un attimo, nota sulle pagine diverse sottolineature e appunti. Riprende a camminare verso casa col libro aperto tra le mani, pensando ancora che una tale lettura non possa che essere per qualche persona parecchio colta, e cerca di immaginarsi chi, tra i vicini, possa esserne il potenziale proprietario. In verità, così su due piedi non gli viene in mente nessuno.
Giunge all’angolo tra il viale e una strada secondaria, e qui il suo sguardo è invece attratto da una forte luminosità blu, inequivocabile. Tre auto della Polizia sono ferme sulla strada, gli agenti stanno procedendo a portare via alcune prostitute, non senza focose resistenze e scurrilità varie. L’uomo si ferma un attimo a osservare, il tutto avviene a pochi metri da lui. D’improvviso una delle prostitute, tenuta a braccio da due agenti che la spingono verso le volanti, gli punta gli occhi addosso. Indossa una voluminosa pelliccia e un paio di sandali argentati, per il resto si direbbe nuda.
“Ehi! Stronzo! Quello è il mio libro!” si mette a urlare con foga. “Ridammi il mio libro, ladro bastardo!” L’uomo non sa che fare.
Un agente lo guarda, poi lascia il gruppo e gli si avvicina.
“Lei… senta. Conosce quella donna, lei?” gli chiede.
“Io? N-no, assolutamente no!”
“E perché allora ha in mano un suo libro?” Dietro, la prostituta continua a reclamare coloritamente il volume.
“Beh, io… l’ho appena trovato, lì sul marciapiede del viale… era in terra.”
L’agente squadra l’uomo, poi osserva il libro, poi la donna.
“Beh, mi dia i suoi documenti, e venga un attimo alla volante.”
“Ma… scusi, io stavo solo passando sul viale e…”
“Venga, forza!” Lo sguardo dell’agente è eloquente; l’uomo, mestamente, si avvicina alla volante, il libro ancora tra le mani, la copertina fredda.