I più furbi

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Al netto di quanto io possa pensare riguardo il tipo di “vacanza” in questione, che semmai è un problema mio – dirò solo che David Foster Wallace docet –, questa cosa delle città italiane che puntano ad accogliere nei loro porti sempre più navi da crociera nel mentre che numerose simili destinazioni europee decidono l’esatto opposto, in forza dell’impatto ambientale di queste navi nelle città d’attracco e al fine di gestire meglio gli afflussi turistici in loco, mi sembra l’ennesima dimostrazione di quanto certe amministrazioni pubbliche italiane realmente tengano alla cura, alla salvaguardia e allo sviluppo dei luoghi amministrati e al patrimonio culturale che essi conservano, nonostante gli innumerevoli soliti proclami di segno apparentemente opposto.

È un tema, quello del cosiddetto overtourism, che appare particolarmente evidente quando tali città galleggianti approdano nei porti – sovente in città medio-piccole, peraltro, nelle quali la presenza delle mega-navi da crociera ricorda veramente quella di un grande elefante in una piccola cristalleria – ma che in effetti coinvolge tutti gli ambiti di interesse turistico che vengano sottoposti, quasi sempre loro malgrado e senza valutazioni preventive, a strategie turistiche di massa: pressoché inutile al riguardo fare l’esempio delle montagne, il cui equilibrio tra pressione ovvero sopportazione antropica sul territorio e presenze turistiche è fragilissimo.

D’altro canto, si sa che gli italiani amano dimostrarsi sempre i più furbi di tutti, senza chiedersi troppo il perché altri paesi invece non tengano così tanto a palesare una tale “dote”. Esattamente il contrario di quanto si vogliano dimostrare orgogliosi e premurosi riguardo la bellezza del proprio paese: all’opposto di molti altri paesi, anche qui.

La mascherina sul mento

[Foto di ElisaRiva da Pixabay.]
Invece, chiedo: quelli che (avvistati più volte dallo scrivente, l’ultimo poco fa) viaggiano da soli sulla loro auto con la mascherina regolarmente portata su naso e bocca e poi scendono dall’auto e abbassano la mascherina sul mento per parlare con un conoscente incontrato lungo la via o la strada che stavano percorrendo, esattamente cos’è che non hanno capito?

Chiedo, eh! Magari hanno ragione loro.
Può essere, chissà.

Quei “geni” delle Ferrovie

Forse l’ho capita la strategia delle Ferrovie dello Stato itaGliane (o Trenitalia, o TreNord, insomma, come diavolo si chiamano): istituire sulla maggior parte delle linee il transito dei treni a cadenza oraria (o comunque armonizzata a quanto di seguito), accumulando nel frattempo ritardi che arrivino a un’ora circa (vedi l’immagine qui sopra). In tal modo il treno, per dire, delle 08.30 passa alle 09.30 ovvero quando dovrebbe passare quello dell’ora dopo ma dando la parvenza di essere in orario: in verità è in ritardo di 60 minuti ma, avendo sovrapposto i due transiti, tale ritardo apparentemente si annulla. In conseguenza di ciò: il primo treno del mattino transita un’ora dopo per chissà qual “sfortunato” guasto antelucano (basta anticiparlo di 60 minuti sull’orario ufficiale, tipo alle 04.00 se poi passa in ritardo alle 05.00 – e se qualcuno avesse effettivamente bisogno di un treno alle 04.00 di mattina, be’, che non pretenda troppo, che diamine!), e così via fino all’ultimo della sera che passerebbe un’ora dopo ma, non servendo ormai più a nessuno, può essere soppresso, ricavandone pure un conseguente “risparmio”.

Veramente geGnali questi delle Ferrovie dello Stato, o Trenitalia, o TreNord – insomma, come diavolo si chiamano. Non c’è che dire. E noi che li pensiamo “solo” terribilmente inefficienti!

(L’immagine fotografica l’ho ricavata dal profilo facebook di Simona Piazza, che ringrazio indirettamente per l’ispirazione.)