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Domenica 12 aprile a Carenno:

Domenica 12/04 sarò a Carenno (Lecco) per parlare dei «bei tempi» in cui “C’era la neve”, cioè di quando sulle nostre montagne si poteva sciare ovunque e il turismo contribuì a trasformare la vita dei montanari del tempo, e di come oggi si possa “Abitare il cambiamento” indotto dalla crisi climatica, che rende lo sci sempre più insostenibile, e dalle nuove sensibilità diffuse tra chi frequenta le montagne che puntano a una fruizione turistica più dolce e consapevole. Dialogherò con Nicola Pigazzini, geologo e grande conoscitore delle montagne, in un incontro organizzato da Ca’ Martì – Il Museo e la Valle dei Muratori nell’ambito della campagna “ConoSCIamo” e dei Giochi della Cultura 2026. A breve ne saprete di più ma fin da ora save the date!

MONTAG/NEWS: Notizie interessanti e utili dalle terre alte


DEIMPERMEABILIZZARE I SUOLI ALPINI È UNA PRIORITÀ

Anche nelle Alpi il suolo rappresenta una risorsa spesso trascurata: i terreni alpini immagazzinano acqua, raffreddano l’ambiente circostante e offrono habitat a innumerevoli specie, ma spesso vengono cementificati, impermeabilizzati o danneggiati. Con il progetto “Ground:breaking” la CIPRA – Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi ha mostrato perché è urgente procedere alla deimpermeabilizzazione e come farlo con successo: quattro comuni pilota in Austria, Germania, Italia e Slovenia hanno posto al centro dell’attenzione i temi della deimpermeabilizzazione e del miglioramento del suolo con approcci adeguati alle realtà locali.


REGIO RETICA, COLLABORAZIONE ALPINA TRA ITALIA E SVIZZERA

A poco meno di un anno dal lancio, il progetto Interreg Regio Retica è entrato nella fase operativa. Il comitato che pilota l’iniziativa di cooperazione transfrontaliera fra Bregaglia, Valposchiavo, Engadina e Valtellina ha definito gli indirizzi strategici e operativi. L’obiettivo principale del progetto è sviluppare strategie condivise per migliorare la qualità di vita dei cittadini e delle imprese su entrambi i lati del confine. Si tratta di circa 200’000 persone fra la Provincia di Sondrio e le Regioni Maloja e Bernina. Un territorio di oltre 4.000 chilometri quadrati che condivide cultura e storia, ma anche incognite e problemi.


UN SONDAGGIO SULLA CONSIDERAZIONE DELLE OLIMPIADI

Anche la Sezione CAI di Bergamo ha prodotto un questionario aperto a tutti riguardante le ultime Olimpiadi invernali appena terminate, che vuole essere un modello base per analizzare a livello centrale il meccanismo proposto come “sostenibile” che avrebbe caratterizzato i Giochi. In concreto, il sondaggio vuole capire quanto i Soci hanno seguito l’evento, dal suo annuncio fino alla conclusione dei giochi; in che proporzione conoscono la posizione espressa in merito dal CAI Centrale; conoscerne l’opinione sulla realizzazione delle infrastrutture necessarie allo svolgimento dei giochi e sul loro impatto sui territori montani; capire in che proporzione i Soci sono a conoscenza delle linee guida contenute nel Bidecalogo. Il sondaggio lo trovate qui.


UN PREMIO A CHI CREA VALORE AGGIUNTO IN MONTAGNA

Dal 2011 in Svizzera il Prix Montagne/Premio Montagna viene assegnato a progetti di aziende, cooperative o associazioni che contribuiscono direttamente alla diversificazione economica e alla creazione di valore aggiunto nelle regioni di montagna. La condizione è che le iniziative abbiano successo economico da almeno tre anni. Insieme al Prix Montagne, dal 2017 viene conferito un ulteriore premio di 20’000 franchi stabilito da una giuria popolare. Per l’edizione 2026 le candidature possono essere inoltrate da subito al sito prixmontagne.ch. Il termine di invio è il 30 aprile prossimo, dopodiché la giuria sceglierà i sei finalisti. I nomi dei vincitori saranno resi noti in occasione della cerimonia di premiazione il 3 settembre a Berna.


IL DOSSIER “NEVE DIVERSA 2026” RACCONTATO BENE

Con un articolato editoriale su “Fatti di Montagna”, Luca Serenthà offre uno dei più completi resoconti sulla presentazione del dossier “Nevediversa 2026”, avvenuta mercoledì 11 scorso a Milano. Scrive Serenthà: «Se si considerano i dati non per difendere il “business as usual”, se si ragiona con le comunità, se ci si confronta con chi fa impresa in montagna, se la politica non guardasse solo all’orizzonte elettorale, allora si raccoglieranno elementi che possono aiutare a tracciare strade nuove che portino a migliorare la vita nelle terre alte, per chi già c’è e per chi vorrebbe tornare o arrivare. Oppure possiamo rimanere ancorati al “si è sempre fatto così”, pensare ostinatamente che all’industria dello sci non c’è alternativa e vedere che succede.»

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: Jj4

Un aspetto poco considerato ma parecchio significativo a margine della vicenda dell’orso in Trentino

P.S. – Pre Scriptum: il presente articolo è stato pubblicato ieri, 19 aprile 2023, su “Il Dolomiti”, la cui redazione ringrazio di cuore per la considerazione che vi ha riservato.

[L’Uomo-Orso di Jelsi, Campobasso/Molise.]
Se riusciamo a trarci fuori dallo specifico caso “Orsa Jj4-Andrea Papi” e da tutto il dibattito conseguente – sarebbe finalmente il caso di farlo, peraltro, visto quanto spesso assuma gli aspetti di una mera caciara – possiamo cogliere un altro aspetto del tema a cui il caso afferisce che non è stato granché considerato dai vari commentatori ma che a mio modo di vedere risulta fondamentale o quanto meno interessante da analizzare. Ovvero, il fatto che ciò a cui abbiamo assistito in questi giorni non è altro che una manifestazione in chiave contemporanea – nel bene e nel male di ciò – e niente affatto indiretta della relazione ancestrale tra uomo e natura, cioè tra mondo antropizzato e “civilizzato” e ambiente naturale selvaggio non (ancora) dominato dall’uomo se non marginalmente. Una relazione congenita all’antropizzazione umana dei territori naturali e della montagna in particolar modo, in questo periodo “interpretata”, loro malgrado, dal povero runner trentino da una parte e dall’orsa “problematica” dall’altro: ma, attenzione – qui è uno dei punti focali della questione – da un animale, l’orso, da sempre antropomorfizzato e presente nella narrazione storica dei territori in questione, dunque facilmente nonché inesorabilmente empatizzabile, sia in chiave positiva che negativa.

[L’Homo Salvadego della Val Gerola, Sondrio/Lombardia.]
Mi vengono in mente le secolari figure mitologiche dei vari Homo Silvanus, Homo Salvadego, Omm Selvadech, Wildermann e tutte le altre facenti parte dell’etnologia alpina/appenninica e montana in generale (basti pensare allo Yeti tibetano o al Sasquatch nordamericano): tutte creature ominidi più o meno animalesche, tutte più o meno riconducibili alle fattezze dell’animale selvatico e relativamente antropomorfo per eccellenza delle montagne, l’orso appunto. Non a caso molti dei mascheramenti folclorici tradizionali dell’Uomo Selvatico/Wildermann sulle nostre Alpi riproducono le fattezze di orsi: se ne contano decine di casi nei vari carnevali alpini e non solo in essi (ma similmente riguardo lo Yeti himalayano, come non citare Messner il quale sostiene la teoria che sia un grosso orso?). Dunque, posto ciò, mi viene da pensare di conseguenza a tutta la letteratura più o meno vernacolare al riguardo e la sua interpretazione principale: l’identificazione e la determinazione, o la separazione, dello spazio abitato dall’uomo e di quello dominato dalle creature selvatiche e conseguentemente tutta la cultura storico-antropologica scaturente da tale relazione, che rimanda alle più ancestrali e ataviche paure dell’essere umano per ciò che sa di non saper o non poter dominare, anche quando quelle figure non assumano soltanto aspetti negativi. Un tema di matrice universale, sia chiaro, che vale per l’orso e per la natura selvatica come per l’oceano, i deserti, lo spazio, il buio eccetera, e che ancora oggi, a ben vedere e nonostante il livello tecnologico, culturale e di dominazione sul pianeta conseguito dall’uomo, è ben presente e attivo nel suo animo fino a influenzarne non solo l’emotività – il che sarebbe anche naturale – ma pure la razionalità. E che ci suscita comunque un notevole fascino, kantianamente “sublime”, qualcosa che ci attrae anche perché ci intimorisce (e viceversa): un aspetto assolutamente proprio dell’ambiente montano nei suoi vari aspetti, d’altro canto.

[L’Orso di Segale del carnevale di Valdieri, Cuneo/Piemonte.]
Si può dunque discutere a lungo sulla presenza e la convivenza possibile o meno tra uomini e animali selvatici sulle montagne di oggi rispetto a come andavano le cose un tempo o riguardo le politiche di gestione da mettere in atto oppure no, tutti temi legittimi e anzi pragmaticamente necessari. Di contro, ribadisco, a me pare che una certa parte del tema finisca sempre e comunque a coinvolgere quella relazione difficile, cioè mai risolta e mai equilibrata, tra uomini e natura, tra mondo antropizzato e ambiente selvatico. Che è poi quella tra l’umano e il non umano, posta la nostra posizione di dominanza pressoché assoluta sull’intero spazio nel quale al momento siamo arrivati. In forza di ciò, per fare un altro esempio ipotetico ma emblematico, l’eventuale contatto con una civiltà aliena, se mai potesse accadere, sarebbe comunque traumatico: rappresenterebbe la manifestazione al massimo livello di ciò che accade ai livelli inferiori nel contatto con il “non umano” terrestre (ma anche tra umani “diversi”, purtroppo), il dover avere a che fare con qualcosa di sfuggente, di incontrollabile, potenzialmente letale ma anche per questo profondamente affascinante.

Questa relazione atavica e spesso problematica, al netto delle posizioni variamente ecologiste e animaliste tanto significative e importanti quanto sostanzialmente limitate, è appunto ancora ben presente nelle considerazioni legate al recente fatto di cronaca trentino, la cui sostanza si lega proprio alla presenza di un orso, animale alpino antropomorfo per eccellenza e in questo senso mitizzato da secoli. Sono certo che se ad uccidere lo sfortunato ragazzo trentino fosse stato un cinghiale, un cervo oppure un lupo, animale pur apprezzato e difeso da tantissimi, non avremmo constatato molte delle reazioni registrate dagli organi di informazione (per non dire dei social media), sia in un senso che nell’altro ovvero tra quelli che vorrebbero subitamente abbattere l’orso perché sul suo aspetto pur vagamente antropomorfo vi cuciono più facilmente addosso l’effigie del “nemico” ovvero del “pericolo” (proprio come accade simbolicamente in certi riti carnevaleschi), e quelli che per lo stesso motivo elaborano verso l’animale un’empatia se possibile maggiore, in relazione alle circostanze – che verso altre razze meno “umanizzabili”.

[Charles Freger, Wilder Mann, Ours, 2010-2011.]
Certi vicendevoli isterismi di cui si è potuto leggere nei giorni scorsi non aiutano certo l’elaborazione della più equilibrata relazione uomo-natura e il suo evidentemente necessario sviluppo culturale: eppure è un aspetto che, io credo, dovrebbe essere più considerato o quanto meno non trascurato, meglio meditato e messo, insieme a tuti gli altri, a supporto di qualsivoglia iniziativa si decida di attuare, nel caso in questione, nella gestione politica quotidiana dei territori naturali e in generale nel nostro rapporto con la natura. Sulla quale ci siamo “evoluzionisticamente” assunti il diritto di governare (giusto o sbagliato che sia) ma che in verità non siamo ancora in grado di dominare compiutamente – come anche ha evidenziato con alcune sue considerazioni recenti il professor Annibale Salsa parlando di «illusione» riguardo la convivenza tra uomini e grandi predatori sulle montagne contemporanee. Forse è meglio così, forse quella nostra relazione con la natura selvaggia che si compone di razionalità e di emotività deve rimanere tale cioè irrisolta quale forma di auto-salvaguardia reciproca – noi verso la natura, la natura verso di noi – pur nel passare dei secoli e nel progresso generale del pianeta, e la cosa migliore che l’uomo possa compiere al riguardo è proprio il saper mantenere l’equilibrio tra le due componenti senza fare in modo che l’una tolga spazio all’altra e, anzi, salvaguardando quel margine di “mistero” e di incertezza, dunque di timoroso rispetto, che si riscontra nel contatto tra le due. Ciò anche perché nella natura “vera” la sicurezza assoluta e il “rischio zero” non esistono: se esistessero non avremmo più a che fare con una vera natura e in fondo il senso “filosofico” della civiltà umana al mondo e del suo progresso è dato anche dalla sussistenza “ancestrale” della natura selvatica in quanto tale, appunto.

Posso ben capire che sia molto più semplice disequilibrare definitivamente la relazione per risolverne la problematicità latente – dunque, nel caso in questione: via tutti gli orsi per lasciar campo aperto alle attività umane oppure via tutti gli umani dai territori frequentati dagli orsi – ma credo che non sarebbe una cosa degna d’una civiltà intelligente e avanzata come ci riteniamo e, nel caso, ne scaturirebbe un gravissimo, forse irreparabile danno (non solo rispetto alla biodiversità dei territori interessati) che colpirebbe anche e gli umani e forse essi più di altre creature. Visto che di disastri al pianeta e ai suoi ecosistemi ne abbiamo già fatti a sufficienza, e generalmente li abbiamo commessi proprio quando ci siamo disinteressati o dimenticati della nostra relazione con la natura e del generale portato di essa, sarebbe il caso di rimettere meglio in sesto le cose per il bene di tutti: umani, animali, natura, mondo, vita.

Scritto il 21 aprile 202320 aprile 2023Categorie MagazzinoTag abbattere,abbattimento,Alaska,Alto Adige,ambientalisti,Andrea Papi,animali,animalisti,Annibale Salsa,annullamento,antropizzazione,antropologia,cacciatori,Canada,caso,Charles Freger,confidenti,conoscenza,convivenza,cuccioli,difesa,ecosistema,educazione,etnografia,etnologia,Europa,fauna selvatica,folclore,fucili,Fugatti,giunta provinciale,Homo Salvadego,Il Dolomiti,informazione,invasione,Italia,Jelsi,Jj4,LAV,leggende,Life Ursus,marketing,miti,Montagne,Monte Peller,morte,Natura,orsa,orsi,Orso di Segale,Paolo Cognetti,parco naturale,paura,precauzioni,promozione,quotidiano,rapporto,Regole,Reinhold Messner,relazione,ricorso,runner,sentenza,Slovenia,spray,storia,TAR,territorio,tradizioni,tradizioni alpine,Trentino,Trento,turismo,uccidere,uccisione,uomini,USA,Valdieri,Wilder Mann,Wildermann,zoologo1 commento su Un aspetto poco considerato ma parecchio significativo a margine della vicenda dell’orso in Trentino

Uomini e orsi, illusioni e isterismi

Diversi amici (che ringrazio molto) mi hanno segnalato, sulla questione “orsi in Trentino” rispetto alle cronache dei giorni scorsi, l’intervento sul quotidiano “Alto Adige” del professor Annibale Salsa, da sempre una delle figure più illuminanti sui temi della montagna. Intervento ovviamente interessante (lo potete leggere interamente cliccando sull’immagine qui sopra) che ha nella chiosa, a mio parere, la sua parte più importante:

L’antropocentrismo assoluto ha certamente arrecato danni per un eccesso di volontà di potenza della tecnocrazia. Tuttavia, non per questo, dobbiamo demonizzare l’essere umano in quanto tale. Riguardo alle politiche della montagna si tratta di scegliere, con onestà mentale, che tipo di montagna vogliamo. Una montagna selvaggia dove le attività umane sono bandite e dove gli abitanti sono una presenza scomoda o, viceversa, una montagna abitata ben sapendo che una convivenza perfetta fra uomo e grandi predatori è un’illusione.

Una conclusione con la quale il professor Salsa mette sostanzialmente in luce l’evidenza che, nella realtà di fatto, alla questione non c’è una soluzione “ideale”: ma non tanto perché non la si sappia trovare, semplicemente perché, forse, non esiste proprio. Nella realtà di fatto, ribadisco, non in senso assoluto – che è una condizione però alla quale mi pare siamo già andati oltre da un bel pezzo. Al solito, in questo per molti versi incauto paese, tocca gestire problematiche generate da mancanze istituzionali croniche: in tal caso, le evidenti mancanze, piccole e grandi, nel processo di gestione del patrimonio faunistico selvatico. Tuttavia, al di là di questa triste ma inesorabile presa d’atto, Salsa osserva giustamente che sarebbe bene una volta per tutte mettere da parte qualsiasi «illusione» di sorta, come anche nel mio piccolo e insignificante ho provato a segnalare nell’articolo scritto sulla questione qualche giorno fa: l’orso fa l’orso, l’uomo fa l’uomo. La tragedia non era impossibile che accadesse ed è possibile che accada ancora. Affinché non succeda mai più, come qualcuno desidererebbe, o spariscono gli orsi o spariscono gli uomini, oppure si controlla la loro popolazione in maniera adeguata e con le dovute risorse, umane e finanziarie, contemplando la possibilità, che dovrà essere resa la più remota possibile ma che non si potrà mai debellare del tutto, del tragico incidente, così come accade, per logica naturale, in ogni paese che abbia territori popolati da animali selvatici potenzialmente pericolosi per l’uomo ovvero per qualsiasi altra causa in un contesto naturale non antropizzato. In Natura il rischio “zero” non esiste (altra illusione troppo spesso pretesa da certo marketing turistico, e meno male che quella è e non una certezza), e se lo si vuole ridurre allo zero-virgola si agisca in tal senso, con onestà mentale come osserva Salsa e possibilmente senza causare ulteriori danni. Se l’orso fa l’orso, l’uomo faccia l’uomo ovvero la creatura intelligente ma veramente tale, non solo a parole vuote di sostanza. Perché, forse, mi viene da pensare, stiamo facendo di un “non problema” un dilemma fondamentale peraltro senza nemmeno essere in grado di risolverlo: questo rischia di rendere la morte di Andrea Papi un fatto non solo tragico ma pure vano, e ciò sarebbe una ulteriore inaccettabile mancanza.

Ecco. Tutto il resto mi pare siano solo chiacchiere, legittime ma poco o nulla sensate. D’altro canto l’illusione facilmente genera miraggi e conseguenti isterismi, come si è visto qui e in molti altri casi. Sarebbe una bella manifestazione d’intelligenza anche evitarli, d’ora in poi.

Scritto il 17 aprile 2023Categorie Magazzino,OpinioniTag abbattere,abbattimento,Alaska,Alto Adige,ambientalisti,Andrea Papi,animali,animalisti,Annibale Salsa,annullamento,antropizzazione,cacciatori,Canada,caso,confidenti,conoscenza,convivenza,cuccioli,difesa,ecosistema,educazione,Europa,fauna selvatica,fucili,Fugatti,giunta provinciale,informazione,invasione,Italia,Jj4,LAV,Life Ursus,marketing,Montagne,Monte Peller,morte,Natura,orsa,orsi,parco naturale,paura,precauzioni,promozione,quotidiano,rapporto,Regole,relazione,ricorso,runner,sentenza,Slovenia,spray,TAR,territorio,Trentino,Trento,turismo,uccidere,uccisione,uomini,USA,zoologo1 commento su Uomini e orsi, illusioni e isterismi

Appunti personali sul caso dell’orsa Jj4

Vi appunto quanto ho personalmente còlto, in modo schematico per farla breve, da tutto ciò che ho letto in questi giorni sulla vicenda dell’uccisione di Andrea Papi da parte dell’orsa Jj4, letture frequenti affrontate per capire il meglio possibile il caso non avendo competenze e titoli per formulare altrimenti una mia opinione:

  1. In primis, il pensiero è per Andrea Papi e per il grande dolore dei suoi familiari. La speranza è che non sia morto invano.
  2. L’orso fa l’orso, l’uomo fa l’uomo. È un’ovvia evidenza che però non sembra tutt’ora così evidente sotto ogni suo aspetto e ogni sua conseguenza.
  3. La tragedia non era impossibile che accadesse ed è possibile che accada ancora. Affinché non succeda mai più, come qualcuno desidererebbe, o spariscono gli orsi o spariscono gli uomini.
  4. Tutte le considerazioni ragionate e articolate che ho letto sono contrarie all’abbattimento dell’orsa, colpevole solo di aver fatto l’orsa (vedi punto 1) quantunque la cosa possa risultare inquietante a qualcuno.
  5. Tutte le opinioni che propugnano l’abbattimento dell’orsa e di altri suoi simili che ho letto appaiono costantemente superficiali, poco argomentate, prive di raziocinio e guidate da un mero, seppur per certi versi comprensibile, sentimento di rivalsa.
  6. In ogni caso l’abbattimento dell’animale non risolverà nulla.
  7. Non sappiamo più essere parte dell’ecosistema al quale apparteniamo al pari degli orsi e di ogni altra creatura vivente. La nostra posizione dominante, invece di renderci saggi governanti del mondo e della Natura, inesorabilmente ci rende pericolosi guastatori dei suoi equilibri, nonostante di essi siamo parte integrante, ribadisco. I diritti dell’uomo dominante sulla Natura comprendono innanzi tutto il dovere di salvaguardare i diritti di tutte le altre creature.
  8. Questo è un articolo pubblicato da “La Rivista della Natura” nel 2021: https://rivistanatura.com/storia-di-una-soluzione-dibattuta/. Due anni fa, sì, quando nessun orso aveva ucciso un umano negli ultimi 150 anni in Italia.
  9. Per non aver paura della Natura bisogna conoscerla e avere consapevolezza di ciò che si fa dove ci si trova. Educazione, cognizione, rispetto, attenzione. Ciò vale rispetto agli orsi, ai lupi, all’andare in montagna, nei boschi e sulle vette, in ogni luogo e in qualsiasi momento. Ed essere parimenti consapevoli che, nonostante tutte le precauzioni possibili e immaginabili, purtroppo qualcosa può comunque andare storto. Ma vale anche in città questa cosa, anzi, di più.
  10. Non può essere la politica ad avere il controllo assoluto della convivenza ambientale e ecosistemica tra uomini e animali – e in generale tra umanità e Natura – e nemmeno il potere decisionale ultimo, ma soggetti scientifici competenti e adeguatamente strutturati ai quali la politica si possa affidare e il cui operato debba sostenere nel modo migliore possibile. Altrimenti le cose non potranno che peggiorare ancora di più.

Questo è quanto ho ricavato dalle mie numerose letture sulla vicenda. Ecco.

Scritto il 13 aprile 202313 aprile 2023Categorie Magazzino,Montagne,OpinioniTag abbattere,abbattimento,Alaska,Alto Adige,ambientalisti,Andrea Papi,animali,animalisti,antropizzazione,cacciatori,Canada,caso,confidenti,conoscenza,convivenza,cuccioli,difesa,ecosistema,educazione,Europa,fauna selvatica,fucili,Fugatti,giunta provinciale,informazione,invasione,Italia,Jj4,Life Ursus,marketing,Montagne,Monte Peller,morte,Natura,orsa,orsi,parco naturale,paura,precauzioni,promozione,rapporto,Regole,relazione,runner,Slovenia,spray,territorio,Trentino,Trento,turismo,uccidere,uccisione,uomini,USA,zoologo2 commenti su Appunti personali sul caso dell’orsa Jj4

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