Pie blasfemie

Trovo sempre alquanto spassoso, se così posso dire, constatare come in molte zone nelle quali la devozione popolare cattolica sia ancora oggi assai radicata, quanto meno a livello di partecipazione pubblica – e non mi riferisco alle sole messe domenicali ma a tutta la pletora di riti, celebrazioni, processioni, pellegrinaggi e via discorrendo – sia tutto un gran mitragliare di bestemmie, di varia forma e coloritura ma di indubitabile empietà. Ricordo un episodio in particolare, parecchi anni fa durante una processione in un villaggio di montagna nella quale ero capitato per caso, con gli incaricati al trasporto sulle spalle d’una pesante statua della Madonna che se l’erano caricata addosso a colpi di sonore bestemmie dacché qualcosa nella struttura del sacro trabiccolo non era dritto come doveva essere. Ci fosse stato lì Federico Fellini, ne avrebbe ricavato una prodigiosa scena per qualche suo film, con buona pace del prete ivi presente nonché della legge vigente in materia…
Una cosa molto spassosa, già, tanto quanto assolutamente emblematica del senso di quella “devozione” religiosa, a ben vedere.

Detto ciò, lasciatemi sancire che i tizi qui accanto, obiettivamente, sono dei geni. E il bello è che non sono nemmeno veneti o toscani! (Cassano Spinola è in provincia di Alessandria, per la cronaca.)

Dicono, dei politici, ma poi…

Dicono che sono incapaci, i politici, che sono falsi, ipocriti, fanfaroni, ciarlatani, ignoranti, arroganti, populisti, infidi, corrotti, indegni…

Ma poi danno loro parola ovunque, sui giornali, nei tiggì, nei talk show della TV, nei convegni d’ogni sorta, bramando e riverendo le loro falsità, ipocrisie, fanfaronate, ciarlatanerie, ignoranze, arroganze, populismi, infidezze, corruzioni, indegnità… così giustificando tutto ciò, come fosse cosa buona, dovuta e gradita.

Dunque?

Dunque forse no, ma forse è inevitabile che il paese venga governato da politici falsi, ipocriti, fanfaroni, ciarlatani, ignoranti, arroganti, populisti, infidi, corrotti, indegni, dal momento che, evidentemente, la sua “società civile” non sa produrre altro di meglio da ascoltare e riverire.

“Le” Parole – 14, ONÈSTO (e ONESTÀ)

Parole fondamentali, dal significato certo e prezioso ma, forse, dalla reale cognizione e comprensione vaga, vacua, fallace se non perduta. Definizioni tratte dal vocabolario Treccani che riproduco qui, per generare una riflessione sul loro senso, sulla nostra conoscenza e consapevolezza di esse, sulla loro presenza nel mondo in cui viviamo e nella nostra esistenza quotidiana.
La parola di oggi è:

In verità volevo richiamare l’attenzione su questa parola, ovvero sul suo senso, soprattutto perché mi pare che in circolazione, di onestà, ce ne sia sempre meno. E non intendo tanto la parola nella sua accezione oggi forse più ordinaria, la cui assenza determina in un individuo la predisposizione alla corruzione e alle ruberie di danari e cose affini. Mi voglio invece riferire, ad esempio, alla mancanza di onestà intellettuale – anzi, alla ormai quasi completa estinzione, il che significa che pure la logica, la razionalità, la coerenza, l’armonia tra pensiero e azione – la stessa presenza di una mente pensante capace di generare un pensiero libero, mi viene da dire – si stanno estinguendo parimenti.

Di contro, mi piace pure rimarcare che “onesto/onestà” e “onore” hanno la stessa radice etimologica, dunque lo stesso senso originario: il che comporta che la mancanza di onestà, ancor prima che generare l’antitetica condizione di “disonesto”, genera quella di “persona disonorevole”; chi non si cura di dimostrare al prossimo onestà (intellettuale in primis, ribadisco) non è persona meritevole di alcun onore.

C’è poco altro da aggiungere, direi.

P.S.: le altre “Parole” sono qui.

Tranquilli: la TV ha le ore – o, tutt’al più, gli anni contati!

senza-nome-true-color-02Hanno (abbiamo) ragione quelli che si indignano per la notizia riportata qui sopra (cliccate l’immagine per leggere il relativo articolo)… ma state tranquilli: queste cose della TV odierna – i suoi teatrini post-fattuali, le sue innumerevoli scempiaggini, le deprecabili ignobiltà come quella qui sotto (ovviamente nascosta dietro le solite bieche ipocrisie del tipo “vogliamo ricordare le vittime e onorare i soccorritori”) – sono soltanto le indubitabili prove della sua prossima fine. La TV sta raschiando il lurido fondo del proprio barile e presto imploderà su sé stessa, lo affermano sempre più numerosi esperti di comunicazione. Gli indici di ascolti sbandierati ai quattro venti come (unica) “prova” del successo delle sue trasmissioni sono come le fascette promozionali che sui libri (o libroidi) dei grandi editori annunciano milionate di copie vendute: dati fasulli, ovvero costruiti e appositamente gonfiati per conseguire meri fini di vendita del prodotto. Nel frattempo, le nuove generazioni stanno fuggendo dalla TV, sostituendola pressoché totalmente dal web. Resteranno i canali satellitari multimediali e on demand con (soprattutto) le proprie cult series, i film e lo sport: tutto il resto – informazione in primis – passerà dalla rete, attraverso contenuti sempre più self produced che manderanno la TV per come la conosciamo ora nel mondo dei ricordi per sempre. Cosa che, al di là di tutto, è sicuramente un bene; su che alla lunga ciò invece non significhi passare dalla padella alla brace, beh… come si dice, ai posteri l’ardua sentenza. Sperando che non sia capitale.

P.S.: comunque, per quanto mi riguarda sostengo da sempre che il modo migliore di considerare la TV sia il seguente… ecco:

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Ma nasce prima la scempiaggine o il media che la riporta?

microphonesNo, vorrei veramente capire. Un po’ come la questione su che sia nata prima la gallina o l’uovo… Vorrei capire se certi intellettuali (o pseudo-tali), titolati e/o sedicenti esperti, apprezzati opinionisti, personaggi consumati, uomini di mondo – per non parlare dei politici, certo – proferiscono sovente palesi e sconcertanti scempiaggini perché si ritrovano davanti il microfono di un canale TV o il registratore di un giornalista di qualche “rinomato” quotidiano che la richiedono e non sapendo che dire dicono la prima cosa che passa loro per la mente senza prima farla passare da un qualche sistema di controllo cerebrale (anche per non deludere il relativo interlocutore mediatico, che se non gli si dice qualcosa di “forte” potrebbe rimanere scontento, e con lui i suoi editori), oppure se siffatti tizi proferiscono certe scempiaggini perché proprio le pensano, elaborano, meditano e ne sono così convinti e fieri da non perdere occasione di renderle pubbliche ogni qualvolta si ritrovino davanti il microfono di un canale TV o il registratore di un giornalista di qualche “rinomato” quotidiano i quali ne divengono gli amplificatori, certi che i telespettatori, ascoltatori, lettori non ne saranno delusi.
Ecco, visto la notevole frequenza con cui tali casi si manifestano, siano l’uno o l’altra cosa, mi piacerebbe proprio capirlo.