Una delle montagne più celebri delle Alpi è pure una delle più basse… ma contribuì a “inventare” il panorama

(Articolo originariamente pubblicato su “L’AltraMontagna” il 23 maggio 2025.)

[Il Monte San Salvatore visto dal lungolago di Lugano. Foto di Walter Kärcher da Pixabay]
Una delle montagne più famose delle Alpi, e della Svizzera in particolar modo, è anche una… delle più basse! È il Monte San Salvatore, in Canton Ticino, alto solo 912 metri ma la cui vicinanza con la città di Lugano, fin dai tempi del Grand Tour meta di viaggiatori e turisti ante litteram, nonché l’imponenza nel paesaggio luganese e del Ceresio, l’ha reso celeberrimo. Soprannominato il “Pan di Zucchero” di Lugano, stante la sua somiglianza con la nota montagna di Rio de Janeiro, e sempre più visitato dai turisti che giungono in Ticino (nel 2024 con la funicolare sono saliti sul monte 255mila persone e nel 2022 ha viaggiato il 19milionesimo passeggero della sua storia, senza contare chi vi giunga a piedi lungo uno dei tanti sentieri) il San Salvatore oggi è compreso nell’Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d’importanza nazionale della Svizzera anche in forza del suo peculiare paesaggio culturale: «Malgrado la chiara vocazione turistica e la città che avanza ai suoi piedi, il Monte San Salvatore conserva un carattere prevalentemente naturale e i pochi elementi culturali risultano isolati e spesso celati dal fitto manto boschivo», come segnala la giustificazione del titolo di “Sito di importanza nazionale”.

Proprio in tema di paesaggio culturale, il Monte San Salvatore possiede anche una grande importanza storica nello sviluppo del turismo: l’apertura nel 1890 della funicolare che raggiunge la vetta, uno dei primi impianti del genere nelle Alpi, ha contribuito a sviluppare un fenomeno fondamentale per la frequentazione turistica delle montagne, che oggi viene dato per scontato e ovvio ma che un tempo non lo era affatto: la panoramicizzazione del paesaggio. Un fenomeno che ha cambiato radicalmente la prospettiva non solo visiva ma pure culturale del turismo montano, determinandone profondamente l’immaginario collettivo.

In effetti sulle montagne, anche prima dell’avvento dell’alpinismo e al netto di leggende superstizioni varie che sulle vette piazzavano draghi e demoni, ci si è sempre saliti. Il Monte San Salvatore è stato meta di pellegrinaggi fin dal Duecento: dalla stessa epoca è attestata la presenza di una cappella votiva sulla vetta, dove ora sorge la caratteristica chiesetta dedicata al santo che ha dato il nome al monte. Certamente chi giungeva sulle vette alpine si soffermava a guardarsi intorno e a osservare cosa vi fosse al di sotto, ma probabilmente non elaborava la sua visione attraverso il concetto di “panorama”, che derivò da quello di “paesaggio” nato solo nel Cinquecento grazie alle opere dei pittori fiamminghi – detti poi paesaggisti, appunto. D’altro canto anche il “panorama” inteso come rappresentazione pittorica del paesaggio solitamente posta su una superficie circolare, che a sua volta contribuì a elaborare il concetto, nacque a fine Settecento e su diffuse nel corso del secolo successivo, guarda caso in contemporanea con la nascita dell’alpinismo come attività ludica. Qualche decennio dopo, grazie al progresso tecnologico, si cominciarono a costruire le prime funicolari: quella del Vesuvio, aperta nel 1882, fu la più antica tra quelle ascendenti un monte, ma l’impianto del San Salvatore avrebbe potuto precederla se la sottoscrizione aperta nel 1870 (per giunta da un intraprendente locandiere fiorentino, tale Stefano Siccoli, che gestiva la modesta osteria esistente in vetta) al fine di raccogliere fondi per la sua realizzazione avesse avuto successo. Così non fu, e la funicolare si poté aprire solo vent’anni dopo.

[La vetta del Monte San Salvatore con la città di Lugano e il ramo orientale del lago in versione diurna e crepuscolare.]
In ogni caso, proprio grazie a questi impianti all’epoca futuristici che consentirono a chiunque di raggiungere le vette di un numero crescente di montagne, il “panorama” divenne non più solo una nuova modalità di visione del paesaggio ma pure un’attrazione turistica, un buon motivo per raggiungere le sommità montane per scopi ricreativi… [continua su “L’AltraMontagna”, cliccate qui sotto:]


(Tutte le immagini presenti nell’articolo, ove non diversamente indicato, sono tratte dal sito web www.montesansalvatore.ch e dalla pagina Facebook “Monte San Salvatore SA“.]

Fare fronte comune in difesa dei luoghi che abitiamo

La giornata di ieri a Osio Sopra (Bergamo) dedicata al futuro dei nostri luoghi urbani e naturali nella crisi socio-ambientale in corso, alla quale ho avuto il piacere di partecipare in qualità di “moderatore” (ma ancor più di persona lì per conoscere e imparare cose interessanti) ha rappresentato un’altra bella e preziosa occasione di narrazione, dialogo, confronto, proposizione e, ultimo ma non ultimo, presa di coscienza civica sul mondo che abitiamo e su cosa vogliamo che sia da qui al domani.

Le esperienze delle “Creature del Don Bosco” sulla mobilitazione che ha fermato la distruzione del Parco Don Bosco di Bologna salvandolo dalla cementificazione selvaggia, di “I sollevamenti della terra” sulla vicenda dell’impianto di risalita al Corno alle Scale, sull’Appennino Tosco-Emiliano, ennesima opera sciistica che nasce già morta viste le quote (sotto i 1700 metri) alle quali viene realizzata, e del Collettivo “Terre Alt(r)e” sull’ormai famoso – e/o famigerato – collegamento sciistico tra Colere e Lizzola, narrate dai diretti protagonisti e messe in relazione grazie agli aspetti che li accomunano – perché tali progetti calati dall’alto sui territori senza alcuna interlocuzione con i loro abitanti si basano su dinamiche sempre uguali, in fondo – contribuiscono a creare quella rete civica soggetti che fa ciò che troppo spesso la politica amministrativa non fa: ragionare con buon senso e lungimiranza sul destino dei propri territori elaborando per essi le iniziative più consone ai luoghi e alle comunità che li abitano. Un movimento che mette in pratica quell’ecologia popolare (cit. Sarah Gainsforth) che non mira solo alla salvaguardia ambientale ma, ancor più, a costruire il paesaggio abitato per come lo identifica la sua stessa definizione: una relazione armoniosa tra elementi naturali e presenza antropica, per il quale non conta tanto ciò che si fa ma come lo si fa e quanto sia consono ai luoghi e alla quotidianità delle persone che vi abitano.

Ringrazio di cuore Michela Benaglia che mi ha coinvolto con la raccomandazione degli amici di “Terre Alt(r)e”, l’associazione “Libera la Festa” che ha organizzato la giornata e i ragazzi di Joe Koala che l’hanno ospitata nel loro bellissimo spazio verde.

Alla prossima – cioè, a domenica prossima 1 giugno a Oltre il Colle (sì, a breve ne saprete di più!)

REMINDER! Domani, a Osio Sopra (Bergamo), una tavola rotonda (e qualche ottima birra) per discutere sul futuro dei nostri luoghi

Domani, 25 maggio alle ore 15, sarò a Osio Sopra (Bergamo) per partecipare a una tavola rotonda sull’impatto che la progettazione del territorio, in chiave turistica e non solo, ha sull’ambiente e sulle comunità, nella quale interverranno alcune importanti realtà per presentare le proprie esperienze di azione e di progettazione partecipata nei rispettivi territori urbani, alpini e appenninici.

Sono temi da conoscere e sui quali è sempre più importante dibattere in maniera collettiva, in modo da ricavarne le opinioni più consapevoli possibili e così elaborare gli strumenti culturali e civici per partecipare al loro sviluppo nello spazio – ovvero nei propri territori – e nel tempo.

Trovate tutte le info del caso nelle locandine (cliccateci sopra per ingrandirle) e, per saperne ancora di più, date un occhio qui.

Domenica 25 maggio, una tavola rotonda per discutere sul futuro dei nostri luoghi

Domenica prossima 25 maggio, alle ore 15, sarò a Osio Sopra (Bergamo) per partecipare a una tavola rotonda sull’impatto che la progettazione del territorio, in chiave turistica e non solo, ha sull’ambiente e sulle comunità, nella quale interverranno alcune realtà che presenteranno le proprie esperienze di azione e di progettazione partecipata nei rispettivi territori urbani, alpini e appenninici.

Sono temi da conoscere e sui quali è sempre più importante dibattere in maniera collettiva, in modo da ricavarne le opinioni più consapevoli possibili e così elaborare gli strumenti culturali e civici per partecipare al loro sviluppo nello spazio – ovvero nei propri territori – e nel tempo.

Trovate tutte le info del caso nelle locandine (cliccateci sopra per ingrandirle) e, per saperne ancora di più, date un occhio qui.

Montagne fatte “in tre”

Sapete qual è la peculiarità toponomastica di matrice storica che accomuna le tre montagne raffigurate nelle immagini? (Poste in ordine di altezza, dalla meno elevata a sinistra alla più elevata a destra; cliccateci sopra per ingrandirle.)

Be’, non è così difficile indovinarla, per chi conosca un po’ le Alpi italiane e le frequenti. Per di più, un bell’aiuto pur indiretto alla risposta esatta è proprio nel numero di vette raffigurate…

Soluzione: sono, nell’ordine, il Pizzo dei Tre Signori (2554 m, nelle Alpi Orobie tra Valle Brembana e Valtellina/Val Gerola), il Corno dei Tre Signori (3360 m, nel gruppo dell’Ertles-Cevedale tra Lombardia e Alto Adige) e il Picco dei Tre Signori (3499 m, negli Alti Tauri tra Alto Adige e Tirolo; Dreiherrenspitze in tedesco).

Montagne tripartite tra altrettanti signori e domini, appunto!

Nello specifico: la vetta del Pizzo era storicamente il punto d’incontro dei territori dello Stato di Milano, della Repubblica di Venezia e della Repubblica delle Tre Leghe Grigie, quand’essa occupava la Valtellina, mentre oggi lo è della provincia di Bergamo, la provincia di Sondrio e la provincia di Lecco. Similmente, la cima del Corno in passato era toccata dai territori della Repubblica di Venezia, del Ducato di Milano o dei Grigioni (entrambi dominanti sulla Valtellina per un certo periodo) e del Principato Vescovile di Trento, mentre oggi i territori che vi confluiscono sono quelli delle province di Brescia, Sondrio e Trento. Infine, la sommità del Picco era tripartita solo in passato (e fino al 1873) tra i domini dei vescovi di Salisburgo, dei conti del Tirolo alternativamente con i vescovi di Bressanone e dei conti di Gorizia.

Peraltro, sono montagne tutte quante accomunate pure dalla grande bellezza morfologica e paesaggistica. In tal caso si può affermare che il “tre” è un numero perfetto anche esteticamente!

In ogni caso, non sono le uniche montagne a presentare un triplice confine geopolitico, ma sono le uniche delle Alpi a sancire tale peculiarità nel proprio toponimo. Altre sommità presentano suggestive “varianti” a questo tipo di denominazione oronomastica: ad esempio il Pizzo dei Tre Confini (2824 m, nelle Alpi Orobie), la cui vetta fino al 1927 faceva da giunzione ai comuni di Vilminore di Scalve, Bondione e Lizzola – ma ancora oggi si chiama così; a questa montagna bergamasca fa il paio la Foce dei Tre Confini, in realtà un passo dell’Appennino ligure a 1408 m sul quale in passato si toccavano i confini della Repubblica di Genova, del Granducato di Toscana e del Ducato di Parma, poi del Regno di Sardegna, del Granducato di Toscana del Ducato di Parma e oggi di Liguria, Emilia-Romagna e Toscana. Poco lontano si trova invece l’Alpe Tre Potenze, montagna dell’Appennino Tosco-Emiliano alta 1940 m che anticamente segnava il triplo confine tra il Granducato di Toscana, il Ducato di Modena ed il Ducato di Lucca.

Un caso ancora più particolare di tripartizione è quello della Cima Garibaldi, sommità dalla morfologia invero modesta alta 2843 m e posta appena sopra il Passo dello Stelvio. La vetta della montagna fu la triplice frontiera tra l’Impero Asburgico, il Regno d’Italia e la Svizzera, ma sono i toponimi tedesco Dreisprachenspitze e romancio Piz da las Trais Linguas a segnalare la vera particolarità della cima: l’essere confine tra tre differenti zone linguistiche, quella italiana del versante lombardo, quella tedesca del versante altoatesino e quella romancia del Canton Grigioni.

(Crediti delle immagini in testa al post: Pizzo dei Tre Signori, foto di Lorenui, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org; Corno dei Tre Signori, foto di Gregorini Demetrio, CC BY-SA 3.0, fonte commons.wikimedia.org; Picco dei Tre Signori, foto di Whgler, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.)