
Garibaldi Map è un progetto dell’artista Diego Caglioni (Bergamo, 1983), il quale si propone di mappare tutti i monumenti a Giuseppe Garibaldi, per quanto possibile, sparsi in tutto il mondo. “Probabilmente – spiega l’artista bergamasco nella presentazione del progetto – la maggior parte delle statue dell’eroe dei due mondi si possono trovare nelle piazze, incroci o sulle strade principali. Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui sono tali monumenti risultano spesso inosservati e ignorati dai passanti.”
Ogni volta che Caglioni trova una “nuova” statua di Garibaldi, la “fotografa” con uno screenshot di Google Street View e, dall’immagine che ne ricava, crea una vera e propria cartolina postale – di quelle classiche che si mandano (o si mandavano, forse, una volta certo più di frequente) quando si è in vacanza, per intenderci – stampabile dal blog e dunque perfettamente spedibile per posta.
Caglioni ritiene questo progetto uno strumento molto utile per osservare come il leader è stato ritratto e, cosa ancora più importante, per comprendere il rapporto tra il lavoro pubblico e l’ambiente nel quale è stato inserito e si trova. Nella sua apparente semplicità, in effetti Garibaldi Map è un esperimento molto interessante. Inutile dire quanto sia importante (pur se oggi sostanzialmente meno di un tempo, soprattutto nelle e per le nuove generazioni) la figura di Giuseppe Garibaldi nell’immaginario collettivo italiano e nella storia del paese, e in fondo, al di là appunto della conoscenza più o meno scolastica del personaggio, il più immediato contatto tra di esso e la gente che ha contribuito a rendere nazione è dato proprio da quei monumenti sparsi un po’ ovunque, in Italia e non solo. Mapparli significa un po’ tracciare una sorta di rete storico-antropologica del sentimento generato dal personaggio, della memoria di esso, della sua simbologia e di come essa faccia parte dei nostri panorami urbani quotidiani. Come ritiene Caglioni, tantissima gente passa giorno dopo giorno sotto i monumenti garibaldini senza ormai più degnarli di alcuna attenzione, al pari di qualsiasi altro arredo od oggetto urbano; eppure, al di là di qualsivoglia possibile retorica (del tutto fuori luogo, sia chiaro, dacché non c’è in Garibaldi Map alcuna banale celebrazione dell’eroe!), quei monumenti cristallizzano nella loro pietra o nel bronzo del quale sono fatti, nel bene o nel male, una piccola/grande parte del sentimento nazionale e del valore che la società contemporanea conferisce ad esso, rappresentando inoltre una sorta di studio open air del processo di “mitizzazione” del personaggio e della sua effigie pubblica.
Eppoi è pure divertente girare l’Italia attraverso le postcards garibaldine di Caglioni! Date un occhio al blog – cliccate sull’immagine in testa al post (che ritrae il monumento presente a Crema) e vi entrerete: è interessante e, l’avrete ormai capito bene, assolutamente particolare.
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Visitate “Luca Rota Images”: un blog per continuare a raccontare storie ma attraverso immagini, non (solo) parole

Se e quando avrete un attimo di tempo, vi invito a visitare lucarotaimages.wordpress, il blog “fotografico” a mia cura nel quale continuo a fare ciò che solitamente faccio, ovvero inventare e raccontare storie, non usando però le parole ma le immagini. Scatti fotografici, appunto, che mi auguro sappiano raccontare cose interessanti e, soprattutto, che lo facciano in modo quanto più particolare e non ordinario possibile.
Giusto per cercare di farvi capire ciò che intendo…:
Allo stesso modo scatto fotografie: genero immagini per raccontare qualcosa, qualcosa che vada al di là del mero scatto, della sua poca o tanta bellezza, qualcosa che possa fare di quella immagine un racconto, l’espressione di un’idea, di un concetto o di una opinione, che la renda viva e narrante al di là della mera tecnica (uso una macchina digitale nemmeno di gran marca!) e di chi l’ha scattata, di me che ci metto l’input iniziale, l’intuizione, l’introduzione a quanto vorrei raccontare che però è poi l’immagine stessa a raccontare. Altre volte è l’immagine a suggerirmi cosa raccontare, è l’istante fissato a contenere “parole” che si fanno sentire nell’animo e che generano gli elementi di una storia che chiede di essere raccontata o quanto meno colta, prima di scivolar via sullo scorrere del tempo.
Per certi versi, è come deve accadere per le opere letterarie: è il libro a rendere noto il suo autore, non viceversa, perché, una volta scritto e pubblicato, è il libro che racconta la storia al lettore, non è più l’autore che certo, ne è il fautore, ma il cui compito alla fine è stato quello di fissare quella storia sulle pagine del libro sotto forma di linguaggio scritto e quindi andare oltre, per raccontare altro. L’opera letteraria deve vivere di vita propria, e solo in questo modo potrà continuare a narrare la propria storia con la stessa intensità del primo istante – e ciò rende di nuovo assai contigue, a mio modo di vedere, letteratura e fotografia: “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento”, affermò Henri Cartier-Bresson. Ecco, esattamente così: le immagini possono raccontare storie a lungo, come i buoni libri e come tutta l’arte di valore, e con un’intensità che nessuna voce umana saprà mai raggiungere.
Se poi saprò effettivamente mettere in pratica tutto quanto sopra, con ciò che scrivo o con le immagini che produco, sarete voi a deciderlo.
Io ci provo.
Cliccate sull’immagine della testata per visitare lucarotaimages.wordpress. Mi auguro possiate trovare il blog interessante e le immagini pubblicate apprezzabili: nel caso, potrete lasciare il vostro consenso commentandole o cliccandovi il pulsante Like, e sappiatemi fin d’ora grato e onorato dell’attenzione e della considerazione che vi vorrete dedicare.
“Luca Rota Images”: un blog per continuare a raccontare storie ma attraverso immagini, non (solo) parole
Vi presento lucarotaimages.wordpress, il mio nuovo blog “fotografico” nel quale continuo a fare ciò che solitamente faccio, ovvero inventare e raccontare storie, non usando però le parole ma le immagini. Scatti fotografici, appunto.
Sia chiaro fin da subito: io non sono un fotografo, e non miro nemmeno ad essere paragonato, in un modo o nell’altro, a chi faccia fotografia di mestiere, semplicemente perché non credo di poterlo meritare. Io scrivo libri, invento e racconto storie, e cerco di farlo in un modo che sia il più possibile interessante e gradevole, magari provando pure a rendere riconoscibile ciò che scrivo, singolare, originale – anche se oggi, temo, l’originalità è ormai purissima utopia.
Allo stesso modo scatto fotografie: genero immagini per raccontare qualcosa, qualcosa che vada al di là del mero scatto, della sua poca o tanta bellezza, qualcosa che possa fare di quella immagine un racconto, l’espressione di un’idea, di un concetto o di una opinione, che la renda viva e narrante al di là della mera tecnica (uso una macchina digitale nemmeno di gran marca!) e di chi l’ha scattata, di me che ci metto l’input iniziale, l’intuizione, l’introduzione a quanto vorrei raccontare che però è poi l’immagine stessa a raccontare. Altre volte è l’immagine a suggerirmi cosa raccontare, è l’istante fissato a contenere “parole” che si fanno sentire nell’animo e che generano gli elementi di una storia che chiede di essere raccontata o quanto meno colta, prima di scivolar via sullo scorrere del tempo.
Per certi versi, è come deve accadere per le opere letterarie: è il libro a rendere noto il suo autore, non viceversa, perché, una volta scritto e pubblicato, è il libro che racconta la storia al lettore, non è più l’autore che certo, ne è il fautore, ma il cui compito alla fine è stato quello di fissare quella storia sulle pagine del libro sotto forma di linguaggio scritto e quindi andare oltre, per raccontare altro. L’opera letteraria deve vivere di vita propria, e solo in questo modo potrà continuare a narrare la propria storia con la stessa intensità del primo istante – e ciò rende di nuovo assai contigue, a mio modo di vedere, letteratura e fotografia: “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento”, affermò Henri Cartier-Bresson. Ecco, esattamente così: le immagini possono raccontare storie a lungo, come i buoni libri e come tutta l’arte di valore, e con un’intensità che nessuna voce umana saprà mai raggiungere.
Se poi saprò effettivamente mettere in pratica tutto quanto sopra, con ciò che scrivo o con le immagini che produco, sarete voi a deciderlo.
Io ci provo.
Cliccate sull’immagine della testata per visitare lucarotaimages.wordpress. Mi auguro possiate trovare il blog interessante e le immagini pubblicate apprezzabili: nel caso, potrete lasciare il vostro consenso commentandole o cliccandovi il pulsante Like, e sappiatemi fin d’ora grato e onorato dell’attenzione e della considerazione che vi vorrete dedicare.