Il (brutto) clima nei Parlamenti

Leggo che per il filosofo francese Pascal Bruckner l’intervento di Greta Thunberg all’Assemblea Nazionale di Francia di martedì scorso 23/07 ha rappresentato «uno dei giorni più umilianti della storia del Parlamento francese» – potete leggerne qui, al riguardo.

Personalmente, riguardo ai Fridays for Future e agli odierni ai movimenti giovanili di protesta ambientalista ispirati in gran parte dalla ragazzina svedese ho già detto qui. Posto ciò, senza voler avere la presunzione di mettermi sullo stesso piano meditativo di un prestigioso intellettuale come Bruckner, quando ho letto quella sua affermazione, oppure quando sostiene «che i deputati francesi, ma anche leader come Macron e Merkel, pendano dalle labbra di una ragazzina in braghe corte è una clamorosa umiliazione della politica, nel senso più nobile del termine», in tutta sincerità io mi sono detto: oddio, semmai la vera umiliazione al Parlamento (francese ovvero d’altri paesi) e alla pratica politica, intesa nel senso più nobile del termine, viene da tutti quei parlamentari che, a fronte di una situazione climatica risaputamente così grave non da ieri ma da lustri, non hanno mai fatto nulla (o quasi) di concreto per evitarla o per non accrescerne la gravità, peraltro in ciò mancando di tener fede al mandato affidato loro dai propri elettori, quando piuttosto non hanno agito (o tramato) e messo in atto azioni che hanno peggiorato la situazione, appunto, soltanto per ricavarne meri e sovente bassi tornaconti personali, di potere, di lobbysmi ed altro di politicamente meschino.
Ergo, il problema grave non è che dei leader politici più o meno importanti pendano dalle labbra di una ragazzina in braghe corte, ma che politici in abiti lunghi ed eleganti non siano capaci di dire le cose che sa dire quella ragazzina.

Ecco.

Per questo – sempre senza voler avere la presunzione di mettermi sullo stesso piano meditativo di un prestigioso intellettuale come Bruckner – a leggere le sue parole mi è venuta in mente anche quell’affermazione di Umberto Eco riguardo la filosofia, secondo il quale:

è sempre una forma di alto dilettantismo, in cui qualcuno, per tanto che abbia letto, parla sempre di cose su cui non si è preparato abbastanza.

(Da Che cosa fanno oggi i filosofi.)

Odio

In questo articoletto parlerò di odio.
Ma non è come state pensando. No, niente riflessioni sull’odio o incitamenti relativi.
Parlerò proprio di “odio”: ho conosciuto un tale che fa proprio così di cognome, Odio. “C. Odio”.
E ho scoperto che è un cognome di origine ispanica, dotato anche d’una storia secolare e ancora piuttosto diffuso in quelle terre, tant’è che ci fu pure una (lì) nota poetessa, Eunice Odio (la vedete raffigurata nell’immagine lì sopra), famosa per la sua bellezza ma pure per un cognome così “antitetico” a qualsivoglia poetica avvenenza.
Però voi pensate, per dire, ad essere una persona di bontà e tolleranza verso il prossimo più uniche che rare, e di contro a dovervi presentare a quel prossimo con un tale cognome… be’, con tutto il rispetto, che bizzarro scherzo del destino sarebbe!
Certo, meglio così, d’altronde, che rispettare un qui poco auspicabile nomen omen! Già.