Giorgio Scerbanenco, “Nessuno è colpevole”

cop_nessuno_colpevole_ScerbanencoGiorgio Scerbanenco è il giallo italiano. Lo è non perchè l’abbia inventato, o perché abbia creato con i suoi libri uno stile peculiare rispetto ad altri già in uso – in effetti mi pare si sia sempre riferito al modello giallistico deduttivo anglosassone, nella sua scrittura – semmai lo è perché per il giallo italiano egli è stato un vero e proprio leader, una sorta di guida, una figura chiave che è divenuta effigie del genere stesso per la maggioranza del pubblico italiano. Chiunque abbia scritto romanzi gialli in seguito deve qualcosa a lui – e non tanto, lo ribadisco, dal punto di vista stilistico, quanto più per essere debitore dello “spirito letterario” che Scerbanenco ha saputo infondere nella sua opera, peraltro foltissima di titoli e non solo gialli.
Nessuno è colpevole (Sellerio Editore, 1° ed.2009) è senza dubbio un ottimo esempio della scrittura gialla di Scerbanenco: assolutamente ispirato dalla giallistica anglosassone, appunto, e non casualmente, credo, ambientata in una città americana (Boston, guarda caso la città più anglosassone degli USA) quasi a rimarcare la necessità di un richiamo a quella cultura e al mood generale che ne può derivare, ha però al contempo un quid di italianità coeva (siamo negli anni della Seconda Guerra Mondiale e del regime fascista, quando uscì il romanzo) che è già illuminante su quanto scriverà poi Scerbanenco negli anni successivi, in opere che faranno di Milano il centro del suo mondo letterario, non solo tematicamente ma anche dal punto di vista della rappresentazione sociale (e nell’idea di essa) che dalle storie narrate si può facilmente cogliere…

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Friedrich Dürrenmatt, “Il giudice e il suo boia”

cop_Il giudice e il suo boiaDa sempre la lettura delle opere di Friedrich Dürrenmatt genera in me una sensazione che mi viene da definire di profondità. Profondità di campo, di vedute, profondità psicologica e sociologica, di senso, di lettura; ma anche profondità intesa come serietà, come importanza, e pure nel senso più letterale del termine, dal momento che nel corso della lettura la mia mente disegna scenografie ben più vaste di quanto la storia letta potrebbe richiedere, a volte ombrose, in certi casi anche cupe, quasi gotiche, generalmente crepuscolari – ecco: chissà perché, ho sempre la sensazione che le storie narrate dal grande scrittore svizzero (indubbiamente tra i maggiori autori del Novecento) debbano avere un’ambientazione serale o notturna… E’ una sensazione del tutto personale, ribadisco, qualcun altro potrebbe averne di totalmente opposte, eppure anche la lettura de Il giudice e il suo boia (Feltrinelli, 2003 – prima uscita in origine: 1952 – collana “Universale Economica”, traduzione di Enrico Filippini) mi ha generato simili percezioni. E’ un giallo atipico, questo libro: innanzi tutto molto “veloce” – sono soltanto poco più di 100 pagine in totale – e nella cui vicenda un vecchio e malato commissario della polizia bernese, Bärlach, si trova ad indagare sul caso di omicidio d’un collega…

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Douglas Adams, “Praticamente innocuo”

cop_praticamente_innocuoEd eccomi qui, all’ultimo capitolo della “trilogia in cinque parti” creata da Douglas Adams e universalmente nota come la serie della Guida Galattica per Autostoppisti, il titolo del primo libro che non mi stancherò mai di definire una delle più fenomenali letture che si possano affrontare, e non solo dal punto di vista prettamente umoristico…
Prima di disquisire su Praticamente innocuo (Piccola Biblioteca Oscar Mondatori, con traduzione di Laura Serra) dovrei gioco forza rimandare chi sta leggendo questo articolo ai precedenti dedicati agli altri libri della serie (e a Douglas Adams in generale); in essi si trova già la peculiarità che ne caratterizza lo sviluppo nei suoi cinque capitoli, ovvero l’andare in calando della meravigliosa, geniale, probabilmente irripetibile carica umoristica della Guida Galattica…, per fare spazio ad una costruzione narrativa più strutturata ovvero meno immediata, e a una più marcata natura surreale e, per certi versi, più classicamente fantascientifica delle vicende dei protagonisti della saga…

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I giornali? La cosa più inutile… (Friedrich Dürrenmatt dixit #1)

durrenmatt_friedrich_caricaturaI giornali sono la cosa più inutile che sia stata inventata negli ultimi duemila anni.
(Friedrich Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia, Feltrinelli, Milano, 2004, pag.9)

…E oggi, nell’era dell’informazione libera sul web, ancora di più. Ma Dürrenmatt affermò quanto sopra in un romanzo uscito nel 1952; chissà cosa sosterrebbe ora, il grande scrittore svizzero, dopo altri settanta e più anni di inutilità che ci è toccato (spesso per imposizione forzata) di subire…

Pippi Calzelunghe for President!

pippi_imageVedevo il telefilm quand’ero piccolino, e mi divertivano le avventure di quella piccola peste che lei era – in fondo non potevo che vederla in questo modo giocoso, allora. Di recente ho rivisto alcuni episodi di quella serie su un canale satellitare, con lo sguardo e l’animo di oggi nonché con la mia mente attuale, sui cui “scaffali” stanno le reminiscenze di decenni di letture di filosofia e sociologia, oltre che di tante altre cose. Beh, posto ciò non posso che affermare con decisione: Pippi Calzelunghe for President (of the world, possibilmente)!
Perché? Perché Pippi è intelligente, indipendente, allegra, fantasiosa, creativa, solidale e disponibile con chiunque, libera, insofferente al potere e alle regole quand’esse siano palesemente ottuse (e quante ve ne sono con le quali abbiamo a che fare quotidianamente, no?), anarchica ovvero perfettamente in grado di governarsi da sola e cavarsela in ogni cosa facendo del bene a sé stessa e a chi interagisce con lei, astuta, sagace, onesta, perspicace al punto di capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, in profonda armonia con quanto la circonda, che sia umano o meno… Se ne sbatte altamente di tutto ciò che c’è di inutile al mondo (e non serve dire quante ce ne sono, di cose inutili!) e sbeffeggia di continuo i poteri precostituiti e chiunque si arroga il diritto di ingiungere la propria idea a scapito di quella degli altri, ovvero di imporre la propria forza e prepotenza quand’esse danneggino qualcuno che non lo merita. E’, insomma, ciò che un essere umano che si proclami una creatura intelligente e senziente – come fa, come facciamo noi tutti da secoli – dovrebbe essere. E’ un esempio, pur in salsa letteraria per ragazzi (il che non gli fa perdere un milligrammo di forza, sia chiaro), tra i più alti di umanità, civiltà e di modus vivendi. Ecco.
Vi parrà ora che stia fin troppo esagerando, forse, con la mia interpretazione del personaggio, il quale in fondo non è che una favola per ragazzi, appunto. Sarà, ma sono convinto che se fossimo tutti un po’ più Pippi Calzelunghe nell’animo e nelle azioni quotidiane, vivremmo in un mondo molto migliore di quello che invece ci impone come “modelli di vita” personaggi immondi, che risulterebbero offensivi persino a bambini di un anno.

Nel sole dell’estate | andiam per boschi e campi | e mai ci lamentiamo: | cantiamo ovunque andiamo, Trallallà! Trallallà! | Tu che sei giovane | non stare in casa | pigro e indolente | ma vieni con noi! | La nostra truppa | di canterini | sale veloce | sulle montagne. | Nel sole dell’estate | cantiamo ovunque andiamo. Trallallà! Trallallà!