La grandissima bellezza

Sapete, no, che tra domenica e lunedì scorsi si è manifestato il meraviglioso fenomeno della cosiddetta Luna rossa. Ma altrettanto meravigliosa benché non più rossa ma al naturale, per il sottoscritto, è stata la Luna della serata successiva: l’ho potuta osservare mentre tornavo a casa, salendo lungo la strada che attraversa il versante boscoso del monte e, verso oriente, guarda gli alti crinali prealpini.

Non c’era nessuno oltre me, nessun’altra auto che saliva o scendeva. La Luna era ad un’altezza sull’orizzonte per la quale si posizionava in corrispondenza delle chiome spoglie degli alberi lungo la strada, così che – mi muovevo a bassa velocità e la potevo osservare senza alcun pericolo – in forza del percorso stradale in quel tratto ho goduto dell’impressione che la palla lunare rotolasse lungo il profilo montuoso seguendone quasi perfettamente l’andamento disegnato contro il cielo bluastro, appena frenata dagli alberi attraverso i cui rami sfolgorava la sua piena luminosità, grandissima al punto che, con quel cielo limpido, si potevano distinguere perfettamente i dettagli della superficie, le zone ricche di crateri verso i due poli, il grande Oceano delle Tempeste, il cratere Copernico, il Mare della Serenità, quello della Tranquillità… Sembrava quasi che, se mi fossi fermato per fissare meglio quella visione celeste, avrei potuto veder luccicare i moduli Apollo rimasti lassù o qualcos’altro di riflettente presente sul suolo lunare. Ma dovevo tornare a casa, dunque m’è toccato “far tramontare” la Luna – proseguendo lungo la strada che, salendo, si avvicina ai crinali montuosi più alti dietro i quali, appunto, la grande sfera splendente è inesorabilmente scivolata, lasciando segnalare la sua presenza dalla luminosità diffusa in quella zona di cielo.

Spesso certa grandissima, purissima e preziosa bellezza – come quella, per me, che vi ho appena descritta – ci si offre davanti nel modo più semplice e immediato. Dovremmo sempre cercare di rendere altrettanto semplice il saperla cogliere e comprendere, per godere della sua suprema energia e rendere il nostro rapporto quotidiano col mondo – dunque il mondo stesso – più bello e puro, ecco.

INTERVALLO – Gran Bretagna, “Red Telephone Box Libraries”

Un po’ ovunque nel mondo, ormai, le vecchie cabine del telefono sono state convertite ad altri usi pubblici – mini negozi e micro-gallerie d’arte, sedi accessibili per defibrillatori, posti di ricarica ad energia solare per smartphone, biciclette o scooter elettrici… – e, in particolar modo, sono state trasformate in librerie. La Gran Bretagna, forte delle sue Red Telephone Boxes, un modello di cabina del telefono tra i più suggestivi e iconici, è stata la prima a riconventirle in piccole librerie pubbliche in cui praticare il BookCrossing: lo ha fatto per primo, nel 2009, il villaggio di Westbury-sub-Mendip, piccola località di soli 800 abitanti nel Somerset, e certamente il suo lo si può annoverare come uno dei primi esempi di Free Public Library del mondo.

Oggi in tutta la Gran Bretagna sono diverse centinaia le Red Telephone Boxes convertite in mini-librerie pubbliche: una vera e propria rete libraria “alternativa” che si aggiunge alle tante Little Free Library presenti per le vie pubbliche: un esempio di diffusione culturale “open source” assolutamente importante, che mi auguro ancor più diffuso dappertutto, nel mondo. Perché, insomma, se la famosa “Teoria delle finestre rotte” funziona, questa delle piccole librerie pubbliche è una delle migliori iniziative per dimostrare la validità pure della teoria opposta, in tal caso a tutto vantaggio della cultura diffusa. Una teoria da trasformare in pratica quanto prima, insomma