
Vogliono l’esclusiva, in pratica.
Be’, che diamine, da questo punto di vista ha ragione, lo strano tizio. In effetti chi meglio di loro produce pornografia, oggi?
Eh, appunto!

Vogliono l’esclusiva, in pratica.
Be’, che diamine, da questo punto di vista ha ragione, lo strano tizio. In effetti chi meglio di loro produce pornografia, oggi?
Eh, appunto!
A volte sento o leggo qualcuno che, per manifestare la sua (giustificata e comprensibile) disapprovazione verso la politica, la paragona alla pornografia.
Be’, non sono d’accordo.
Perché in linea di “principio morale”, per così dire, se la pornografia è quella attività nella quale il godimento di pochi viene condiviso – almeno virtualmente – con una gran quantità di persone (si vedano i dati di traffico sui siti a luci rosse, per dire), la politica è invece l’attività nella quale il “godimento” è solo di pochi e per nulla condiviso con nessuno che a quei pochi non ne sia in qualche modo sodale. Piuttosto, le cronache raccontano che il “godimento” di chi produce pornografia è puramente professionale e spesso nemmeno così ameno come appare: è una sorta di sacrificio subìto a favore della gioia altrui, insomma. Tutto l’opposto della politica, dove chi la pratica ne gode con gran divertimento e alla faccia di chi vi venga sottoposto.
Almeno il piacere manifestato dagli attori delle produzioni a luci rosse viene “trasmesso” agli spettatori delle stesse, quello dei politici no, anzi, provoca sovente dei gran moti di rabbia.
Insomma, per farla breve: è ben peggio la politica che la pornografia.
Ecco.
È quasi inutile perdere tempo dietro statistiche accademiche ponderatissime e indagini demoscopiche professorali elaborate da chissà quali prestigiosi istituti di ricerche sociologiche: la rappresentazione analitica migliore in assoluto sullo stato del paese al solito la forniscono i dati annuali di navigazione dei più noti siti pornografici – perché serve ricordare che siano i siti porno, appunto, i più visitati e fruiti sul web, anzi, quelli che a ben vedere il web tutto lo “reggono” e alla grande? No, non serve.
Ad esempio, i dati sul traffico dell’anno 2018 pubblicati qualche giorno fa da Pornhub (che riprendo dall’articolo pubblicato su vice.com), alquanto dettagliati anche dal punto di vista geografico – su scala nazionale e locale – i quali denotano meravigliosamente bene come gli italiani, pure in chiave porno e salvo rare eccezioni, siano un popolo di (con tutto il rispetto) tradizionalisti, conservatori, xenofobi, moralisti, bigotti ergo ipocriti (si veda il dato dei contenuti transgender), maschilisti ovvero (pseudo)machisti, playboy a parole e non (più) nei fatti – gli uomini, ovviamente – dacché indefessi autoerotisti (forse per questo che tra le donne il termine “lesbian” è al primo posto delle preferenze di ricerca?), cornuti oltre che, pure qui, inesorabilmente divisi tra parte settentrionale e parte centro-meridionale d’un paese che resta sempre una mera espressione geografica ma pure, a quanto pare, una barzotta rappresentazione fallica di una società che passa ore e ore a guardare i porno (poi non legge libri perché dice che «non ha tempo»…) ma meno quando in TV gioca la nazionale o c’è la finale di Sanremo (!).
Col bene o col male che si possa pensare di ciò.
P.S.: comunque se Rocco Siffredi si candidasse alle prossime elezioni politiche come premier, facilmente prenderebbe il 90% dei voti. E forse sarebbe persino meno pornografico dei “politici” che si sono succeduti al governo del paese negli ultimi tempi.