La (non) riconoscenza (lezione di vita #122.845)

Più un atto di generosità e altruismo è grande, meno è oggetto di riconoscenza e gratitudine.

Già.

Lo so, è una regola vecchia come il genere umano, questa; ma pensate invece se la riconoscenza – nel senso materiale del termine, intendo dire: il far qualcosa per contraccambiare un’azione generosa ricevuta, anche se e, anzi, proprio perché non richiederebbe nulla in cambio – fosse una pratica ben più diffusa di quanto lo sia stata nella storia del genere umano. Pensate dove potrebbe essere l’umanità, a furia di piccole e grandi riconoscenze vicendevoli. Io credo (mi sbaglierò, forse) che sarebbe ben più lontano, nell’evoluzione generale, rispetto al punto al quale è giunta al momento. Invece, temo, a questo mondo si continua grandemente a praticare la misconoscenza della riconoscenza, come se molto di quanto si riceve sia in un modo o nell’altro dovuto, e quando invece palesemente non lo è, perché in fondo è giusto che non lo sia (quasi sempre, in pratica), si fa gli gnorri e si agisce affinché lo diventi, dalla volta prossima.

Per di più, in aggiunta assai probabile a tutto ciò, in caso di gratitudine espressa ci sarà qualcuno che si prenderà il merito e la riconoscenza senza aver fatto nulla ergo senza meritarselo.

Ma, appunto, magari mi sbaglio. Be’, sarò molto grato a chiunque possa provare che mi stia sbagliando, garantito!

Finestre rotte e menti infrante

In una società come la nostra, nella quale la maleducazione (nei rapporti interpersonali e non solo in tale ambito) viene sempre più sdoganata e imposta come “normalità”, diventando modus operandi anche per chi dovrebbe rappresentare un esempio istituzionale oltre che culturale, mi sembra sempre più evidente che la celebre e illuminante teoria delle finestre rotte, della quale vi ho parlato qui, è assolutamente valida anche tra gli individui. Perché se la gentilezza e la buona educazione sono contagiose in una società sana e culturalmente progredita, la maleducazione è altrettanto contagiosa nelle società in stato di degrado. Per invertire questa condizione non ci vuole molto ma, certamente, ci vuole la capacità di comprendere questa minima ma fondamentale evidenza: perché credere di non dover arginare la maleducazione diffusa e al contempo di poter progredire socialmente (nel senso più generale di ciò, quindi anche culturalmente, economicamente, politicamente, eccetera) è una fantasia che solo una mente totalmente sbandata può generare.