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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e scrive. E viceversa. Per saperne di più, clic.

  • Giovedì 17 settembre al Rifugio Forni, tra le vette dell’Ortles-Cevedale, per l’edizione 2026 de “La scuola va in montagna” a cura della Fondazione Bombardieri.
  • Giovedì 1 ottobre, a Calolziocorte, racconterò la bellezza grande e poco nota della Val San Martino, territorio prealpino tra i più affascinanti della Lombardia.

Altri incontri seguiranno successivamente; seguite il blog per rimanere aggiornati al riguardo.

LA MARMOLADA, I GHIACCIAI E LA TRAPPOLA DELLO SCI

Alberto Lanzavecchia è docente di microfinanza per lo sviluppo locale, sostenibilità sociale e finanziaria, imprese e diritti umani presso l’Università di Padova, e partecipando all’ottava edizione della campagna glaciologica partecipata sulla Marmolada, promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova, ha ribadito una verità sul turismo sciistico in loco – ma valida per ogni altra località simile – che ormai solo per malafede non si può capire: «La campagna ha permesso di osservare nei territori di alta quota gli impatti del cambiamento climatico sull’industria dello sci: l’allargamento delle piste e le nuove infrastrutture e tubazioni per la produzione di neve artificiale fino alle fronti del ghiacciaio dimostrano che gli investitori di capitali (pubblici o privati) non vogliono uscire dalla trappola dello sci.»


TURISMO DI MASSA VS BELLEZZA E SILENZIO DELLE MONTAGNE

Il turismo di massa sta distruggendo la bellezza e il silenzio delle montagne, riducendole a mete “instagrammabili” prive di identità. Lo denuncia – nuovamente – in un’intervista recente sul “Corriere Torino” Enrico Camanni, una delle voci più autorevoli e illuminanti in assoluto della montagna italiana, evidenziando come l’assenza di consapevolezza e i flussi incontrollati danneggino i fragili equilibri ecologici e sociali delle Alpi. Per salvare le valli, scongiurare l’abbandono e preservare la vita delle comunità locali, Camanni propone soluzioni concrete: ingressi contingentati, educazione dei visitatori, promozione di aree meno note, maggiore tutela faunistica e il superamento dei vecchi modelli legati unicamente allo sci. Potete leggere l’intervista completa sul “GognaBlog”, qui.


LA CHIUSURA DELLA GROTTA AL GHIACCIAIO DEL RODANO

Finalmente, una cosa che ho sempre pensato indecente nonché cafona è stata fermata, seppur si è dovuti ricorrere alla legge. Il Consiglio di Stato del Canton Vallese, in Svizzera, a seguito di una petizione pubblica che ha raccolto oltre 10.000 firme, ha ordinato la chiusura della grotta nel Ghiacciaio del Rodano presso il Passo della Furka, che certamente molti conosceranno, la cessazione dell’attività turistica correlata, contestata da diversi anni per l’impatto ambientale cagionato dai teli in plastica che proteggevano il ghiaccio sempre più sottile, e il ripristino del sito. Il gestore dell’attività ha già presentato ricorso: mi auguro vivamente che lo perda, perché la grotta al ghiacciaio del Rodano non era diventata solo una fonte di inquinamento in quota ma pure la manifestazione di una folle e zotica pornografia ambientale.


DRAGHI E FOLLETTI CERCASI

Draghi, folletti, maschere e massi erratici fanno parte di un patrimonio immateriale tanto ampio quanto fragile e a rischio. Nondimeno le leggende e i miti locali che vi scaturiscono raccontano molto più che personaggi astratti: sono una chiave di lettura della complessa stratificazione antropica di un territorio e del rapporto tra persone e ambiente, e nei territori montani in modo particolare. Per questo motivo, la Commissione Culturale del CAI Milano ha iniziato un percorso di approfondimento per salvaguardare la memoria delle comunità montane (e non solo) e di tutto ciò che rischia di scomparire, e ha in corso una raccolta delle testimonianze e delle registrazioni relative. L’obiettivo è raccogliere più dati possibili, mapparli e renderli in futuro fruibili grazie all’aiuto di chiunque vorrà compilare l’apposito modulo online, che trovate qui.


BASTA SAUNE, CHAMPAGNE E PIATTI GOURMET IN QUOTA!

Il Rifugio Sesvenna/Sesvennahütte, posto a 2.256 m di quota in alta Val Venosta (Bolzano), dice un no deciso al turismo d’alta quota che rincorre il lusso a tutti i costi. In controtendenza rispetto al mercato, la nuova ristrutturazione del rifugio ha tagliato 20 posti letto per tutelare il territorio, installato impianti sostenibili senza gas e fatto spazio a piatti della tradizione e tavolate condivise. Niente comfort da hotel a 5 stelle, come accade in tanti altri “non rifugi” svenduti al turismo di massa: al Sesvenna si è deciso di tornare a manifestare l’anima autentica della montagna, fatta di essenzialità, rispetto per la natura e convivialità. Una scelta che non si può non apprezzare: che sia un altro concreto segnale di controtendenza per il settore dell’accoglienza alpina in quota?

Cerchi qualcosa?

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: Alessandro Fort

Cosa significa naturale?

Da tempo seguo sul web Alessandro Fort, psicologo, formatore e scrittore (l’ultimo libro edito è Ansia e stress, vedete la copertina qui sotto), per la mirabile capacità divulgativa attraverso la quale veicola la propria esperienza professionale e – dal mio punto di vista soprattutto – perché lo fa prendendo spesso come dimensione contestuale la montagna e l’ambiente naturale. In sostanza, Alessandro riprende a modo suo quel motteggio vecchio e, se mediato con eccessiva superficialità, fin troppo retorico che recita «La montagna è una scuola di vita» riportandolo con prezioso pragmatismo al presente e a quel valore generale di bene ecosistemico fondamentale, in senso materiale e immateriale, che la Natura possiede e offre a chiunque vi instauri una relazione culturale la quale, inevitabilmente, godrà anche dei benefici psicologici indotti dal quel valore. Che d’altro canto è attivo anche quando non si abbia la consapevolezza della sua sussistenza, come può accadere a chi viva e frequenti la Natura con fini meramente ludici o ricreativi, seppur comprenderne l’effetto ne accresce(rebbe) largamente i benefici.

Ho chiesto ad Alessandro di spiegarmi rapidamente come nasca la correlazione tra montagna e psicologia che propone, e così mi ha risposto:

La montagna è per me la natura senza alcuna gara con niente e nessuno, è il luogo in cui ignoro l’orologio e mi regolo con il giro del sole. La montagna dà spazio alla parte primitiva del mio essere dove bevo l’acqua del ruscello, osservo il cielo per sentire l’arrivo della pioggia o raccolgo il mugo. Lì ci sono cose vere come terra, acqua, aria, legno…tutti elementi che riporto nel mio lavoro quale strumento di contrasto dell’ansia e dello stress, ma più in generale per mantenere l’equilibrio interiore mio e delle persone che a me si affidano. Camminare sui sentieri è riscoprire quell’animo avventuriero in via di estinzione, sostituito dalla frenetica omologazione sportiva, ed è il modo migliore per contrastare la fretta che il mondo impone, spingendo a non vedere nulla di ciò che sta attorno. Una cosa che mi rattrista poiché chi non vede la natura e le sue creature non vede neppure gli esseri umani.

Posto tutto ciò, ho formulato ad Alessandro il desiderio di poter proporre a chi legge queste mie pagine qualche suo contributo sulle tematiche delle quali si occupa, e molto gentilmente mi ha concesso un articolo (sublime, ma è la mia opinione personale) che è stato originariamente pubblicato sul magazine “Treviso Città&Storie” – essendo lui trevigiano di adozione (e mestrino di nascita) – dall’intrigante titolo Cosa significa naturale?

Lo potete leggere di seguito, e ringrazio ancora Alessandro Fort per tale concessione e per la preziosa amicizia.

Cosa significa naturale?

Tutti si dicono amanti della natura, ma che cosa intendono esattamente per natura?
Per alcuni l’attraversare il giardinetto in città è già entrare nella natura selvaggia e pericolosa, comprensibile se li si immagina vivere al quarto piano di un condominio con ascensore che li porta su e giù ogni giorno. Mia madre quando vedeva un campo, un bosco o comunque un’area non edificata diceva che gli faceva tristezza.
La maggior parte delle persone la pensa come lei, nel senso che quando non c’è nessun oggetto, intervento o costruzione derivante dall’azione umana, ritiene non vi sia niente di bello da vedere e interessante da fare. Da tale prospettiva un bosco è solo un bosco, ma se ci si piazza un po’ di corde su cui arrampicarsi e una ventina di cartelli illustrativi, diventa un bellissimo parco in cui stare a contatto con la natura.
Sul primordiale conflitto uomo natura è cresciuta l’ingordigia commerciale a sua volta alimentata dalla rincorsa delle novità. Il mito della natura diventa pretesto per piazzare giostre di plastica, segnaletiche ridondanti, costruzioni di cemento e aggeggi in acciaio, ma anche strade e mezzi di trasporto (dal fuoristrada alla mountain bike) che rendono il transito veloce e distratto fino a trasformare il bosco, la spiaggia o la campagna sfondi appena percepiti. La cultura della semplice natura non è remunerativa rispetto al mercato di massa, una moltitudine di zombie attratti dai colori di rumorose giostre, che dicono di cercare i silenzi delle vallate e i riflessi delle onde, ma li guardano sulla carta patinata dei dépliant, non nella realtà.
La natura non ha bisogno dell’uomo per sopravvivere, a parte sopravvivere a un uomo predatorio quanto antropocentrico e convinto che l’universo esista in sua funzione e che senza di lui non avrebbe alcun significato. Quando si parla di investimenti per la valorizzazione dell’ambiente significa alimentare l’ingordigia di chi propone strade, costruzioni o parchi a tema, perché il vero modo per favorire la natura è non fare nulla e lasciarle esprimere le sue forme. Se proprio si vogliono spendere soldi, beh.. si potrebbero valutare interventi di deantropizzazione, eliminando qualche strada, qualche cartello e tanto altro. La natura non ha bisogno nemmeno dell’ossessionante smania di sportivizzare tutto, inquinando la natura di colori artificiali, di rumori artificiali, di odori artificiali, di materiali artificiali e di eventi agonistici a suon di fischietti, altoparlanti e classifiche.
Si sta perdendo sempre di più il vero concetto di naturale, fino a quando un giorno qualcuno proporrà di spianare le montagne, asfaltare i sentieri, cementificare gli oceani e pavimentare i deserti, per fare attività colorate, rumorose e protocollate da regole codificate in un rassicurante e omologato ambiente pieno di manufatti in plastica, acciaio, cemento e qualche altro materiale della futura voracità industriale.

Scritto il 14 marzo 202313 marzo 2023Categorie Buoni consigli,Dixit,Libri,Magazzino,Opinioni,Utensili culturaliTag Alessandro Fort,Alpi,ambiente naturale,ansia,antropizzazione,antropocentrismo,articoli,articolo,beni ecosistemici,bosco,cementificazione,commons,consapevolezza,cultura,ecosistema,formazione,influenza,libri,magazine,mercato,montagna,Montagne,Natura,paesaggio,parco,parco giochi,patrimonio naturale,psicogeografia,psicologia,psicologo,stress,Treviso,turismo,turisti1 commento su Cosa significa naturale?
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