Sean Connery

Figliola, ci sono delle cose che assolutamente non si fanno. Per esempio bere Dom Perignon del ’53 a una temperatura superiore ai 4 gradi centigradi: sarebbe peggio che ascoltare i Beatles senza tappi nelle orecchie.

(James Bond, Agente 007 – Missione Goldfinger, 1964.)

Be’, ora mi auguro solo che Sir Sean Connery, ovunque se ne andrà e sempre indossando il suo più bel kilt, potrà gustarsi il miglior Vodka Martini in assoluto. Ma, anche lì, agitato, non mescolato.
Perché, in effetti,

James Bond ama rompere le regole. Gode di libertà di cui la gente normale non dispone. Gli piace mangiare, gli piace bere, gli piacciono le ragazze. È piuttosto crudele, sadico. Incarna un’elevata percentuale delle fantasie di molta gente… anche se pochi ammetterebbero che gli piacerebbe essere Bond. Non esito a dire che anche a me piace mangiare, piace bere e piacciono le ragazze.

(Sean Connery citato in Andrea Carlo Cappi e Edward Coffrini Dell’orto, James Bond – 50 anni di un mito, Mondadori, 2002, pag. 227.)

Tania Mallet (1941-2019)

Ci sono dei personaggi la cui dipartita non provocherà granché cordoglio pubblico, dacché il nome non dirà nulla ai più e dunque gli stessi media non ne daranno notizia, salvo rari casi. Eppure, tali personaggi a volte sono parte integrante dell’immaginario collettivo, solo che chi vi attinge (noi tutti, in pratica) non lo sa.

È il caso di Tania Mallet della quale leggo la triste notizia della scomparsa, avvenuta il 30 marzo. Tania Mallet, modella inglese, recitò in un unico film interpretando il personaggio di Tilly Masterson, ovvero la protagonista di quello che è forse il più famoso inseguimento della storia del cinema e certamente una delle scene iconiche della cinematografia di sempre, a bordo di una Ford Mustang Convertible lungo le temibili curve della strada del Furka Pass, in Svizzera, alle calcagna di James Bond e della sua favolosa Aston Martin DB5 in 007 – Missione Goldfinger.

Tania Mallet e Sean Connery sul set di “Goldfinger”, nel 1964.

Tutt’oggi vi sono appassionati della saga di James Bond che giungono da tutto il mondo per percorrere quella stessa strada, peraltro tra le più spettacolari (ed effettivamente da brividi) delle Alpi.
Insomma, una “anonima” tanto quanto celeberrima icona, Tania Mallet. RIP.

Anche la Brexit, spiegata benissimo

Ecco. Pure qui, niente da aggiungere.

Che poi mi chiedo: ma gli inglesi, a prescindere dalla bontà o meno della Brexit, si rendono conto che ci stanno facendo una figura assai ridicola, se non grottesca? E che quello da cui è scaturita la Brexit pare più un sovranismo da pollaio che da Camera dei Lord?

Di questo passo pure il più celebre suddito di Sua Maestà potrebbe avere qualche problema…
«Mi chiamo Bond, James Bond.»
«Sicuro? Cioè, c’è l’accordo su questo nome?»
«Be’, sì… sono 007, io!»
«Be’, verifichi bene, prima che con un successivo voto lei sia diventato 006 o 008.»
«Ma io sono l’agente segreto più famoso del mondo!»
«Ah sì? E sulla base di quale referendum?»
«Ehm…»

(Immagine tratta dal The Telegraph.)

My name is Bond, Brexit Bond!

Ora a me, sinceramente, ‘sta Brexit mi pare una cretinata notevole – non tanto per la cosa in sé, che potrebbe pure essere sostenibile, quanto per come dagli inglesi sia stata concepita, per chi l’abbia votata e per il modo col quale verrà (o non verrà) messa in atto.
Tuttavia, porca miseria, come faccio a prendermela con il paese che ha inventato James Bond?

Maledetti figli di… Albione!