Giovedì 12 giugno a Milano, per parlare di “Montagne in transizione” e di cose belle fatte nelle terre alte

Giovedì 12 giugno dalle 18.30 sarò a Milano, nei bellissimi spazi del ristorante/bistrot Rob de Matt, per parlare di “Montagne in transizione. Dall’economia del latte, allo sci, al turismo sostenibile. Prospettive per la vita e la frequentazione della montagna tra “overtourism” e valli dimenticate”. nell’ambito della rassegna Racconti dalle Terre Alte curata da NatLink APS, Vette e Baite Cooperativa Sociale, Associazione Rob de Matt.

Nell’epoca dei social media e del climate change siamo di fronte a un nuovo paradigma di rapporto tra montagne e comunità umane. Da un lato la crisi dello sci, con le chiusure sempre più frequenti di comprensori a bassa e media quota, dall’altro lo spam mediatico che ha portato a un forte aumento di interesse per le attività outdoor e la frequentazione dell’ambiente naturale, aprendo nuove opportunità ma anche nuovi fronti critici.

Come in tutti i momenti di cambiamento è dunque necessario impugnare il timone per stabilire la nuova rotta e non correre il rischio di essere portati alla deriva. Una deriva che sarebbe deleteria per tutta la montagna, per chi la abita, per chi la frequenta e in generale per il futuro delle terre alte.

Di questo e altro ne parlerò/parleremo con due realtà che sulle rispettive montagne stanno facendo cose belle e grandi: il Consorzio Turistico Valle Maira, che sta portando avanti uno dei percorsi più interessanti in Italia di marketing territoriale basato sull’outdoor e il turismo sostenibile, e Resinelli Tourism Lab APS, che si prende cura del territorio e della comunità nella piccola e iperfrequentata (ma per questo pure assai emblematica) località lecchese ai piedi della Grignetta.

Potete trovare il programma completo dell’evento – che è a ingresso libero – e ogni altra informazione al riguardo e sulla rassegna Racconti dalle Terre Alte nel sito web di Vette e Baite, qui.

Come si può fuggire dall’overtourism degradante e cafone? Semplice: camminando!

[Sul Monte Baldo, Veneto. Immagine tratta da 360gardalife.com.]
Concordo abbastanza con chi sostiene che, in tema di turismo, non sia corretto colpevolizzare il turismo stesso in quanto tale, e di conseguenza i turisti, in maniera maggiore di altri elementi che compongono la realtà contemporanea al riguardo. Soprattutto i secondi, più che essere causa di certe fenomenologie parecchio degradanti i territori che visitano – l’iperturismo, ad esempio – ne sono vittime, seppur senza esserne generalmente consapevoli come invece lo sono innanzi tutto, e inevitabilmente, i residenti dei territori.

Tuttavia una grossa colpa che poteva essere evitata, il turismo di oggi – figlio di quello formatosi nel secondo Novecento, dal boom economico (dei paesi occidentali) in poi – ce l’ha: l’aver scelto di mettere da parte la matrice culturale propria del viaggio – anche quando affrontato per ragioni in primis ludico-ricreative, come normalmente accade – per alimentarsi soltanto di ingredienti economici, commerciali, finanziari in un modello viepiù consumistico per il quale la meta del viaggio, il luogo, il territorio, la sua anima, non contano più nulla ma conta solo il pacchetto turistico, la fruizione dei servizi in esso compresi, l’“esperienza” ma solo se di svago, l’«effetto wow!», per usare un’espressione corrente.

[In Val di Rezzalo, Lombardia. Immagine tratta da www.sondaloturismo.it.]
Il turista che in buona fede acquista questo genere (dominante) di pacchetto turistico, volesse pure vivere un’esperienza di tipo culturale in concreto non riuscirebbe a farlo. Alla fine si dovrebbe – si deve gioco forza assoggettare a tali modelli turistici, dai quali la componente prettamente culturale – nel senso vero del termine: ad esempio, la visita di un’ora al Colosseo con selfie-ricordo con il tizio vestito da gladiatore non è cultura, e tanto meno lo è la salita alla vetta alpina in funivia con pranzo “tipico” e souvenir “made in China” – è stata strategicamente eliminata perché non funzionale agli scopi del pacchetto. Come se la fruizione culturale autentica non potesse essere ricreativa! – d’altro canto ciò la dice lunga sullo stato della cultura diffusa, purtroppo.

[Intorno al Gran Sasso, Abruzzo. Immagine tratta da www.jonas.it.]
Ma, al solito, non c’è da fare di tutta l’erba un fascio, perché mentre certo turismo massificato si manifesta in modi sempre più impattanti e ignoranti (consci o meno che siano, ribadisco), di contro leggo che sono in costante aumento i cammini e i camminatori ovvero chi sceglie di trascorrere una vacanza in questo modo, al punto che l’economia che parallelamente sta crescendo intorno presenta numeri sempre più ingenti, con un impatto economico complessivo di oltre 8 miliardi di Euro. Che è tantissimo, se si considera che l’intera industria dello sci in Italia genera un giro d’affari complessivo di oltre 23,7 miliardi di Euro (dati 2023/2024): in pratica i camminatori, da soli, “rendono” già oggi più di un terzo dello sci su pista, sono in costante crescita e non scontano i problemi (se non marginalmente) della crisi climatica. Inoltre, e torno al punto centrale di questo articolo, il viaggio a piedi è compiutamente culturale: perché il cammino è cultura e parimenti lo è il paesaggio, e l’incontro dei due elementi genera altra cultura nella relazione dei camminatori con i territori, le comunità che li abitano e le presenze storiche, architettoniche, artistiche e culturali (appunto) che ne manifestano l’identità.

[Nelle Dolomiti, Trentino. Immagine tratta da www.visittrentino.info.]
Dunque, il turismo si sta ormai bipartendo in due ambiti sempre più diversi e lontani: da una parte il turismo massificato che punta tutto sulla quantità di fruizione dei luoghi, dall’altra il turismo dolce (meglio che definirlo sostenibile) che ricerca la qualità dell’interazione con i luoghi. Sono due strade parecchio differenti che portano verso mete altrettanto diverse: sta ai territori e alle comunità scegliere consapevolmente quale seguire.

Belle notizie dai monti della Lessinia. Meno da altrove

[Veduta della zona di Malga San Giorgio. Immagine tratta da facebook.com/malgasangiorgiolessinia.]
Giungono belle notizie dalle meravigliose montagne della Lessinia, per buona parte comprese nei confini dell’omonimo Parco Naturale Regionale: sono stati smantellati i vecchi impianti di risalita di Malga San Giorgio, nei pressi di Bosco Chiesanuova, chiusi da tempo e ormai in stato di abbandono.

Gli impianti e le relative piste formavano un piccolo comprensorio sviluppato tra i 1500 e i 1800 metri di quota, nato negli anni Cinquanta e già negli anni Ottanta in difficoltà per la scarsa altitudine, per l’esposizione sfavorevole nonché per altri problemi di sostenibilità economica (e non solo). Nel 2019, in un tentativo estremo di salvare il comprensorio, gli impianti vennero messi in vendita a 1 Euro: ovviamente l’offerta cadde nel vuoto.

[Vedute invernali di Malga San Giorgio, quando c’erano ancora gli impianti sciistici dei quali sopra vedete una vecchia mappa.]
Grazie ai lavori iniziati a maggio, dal costo di 80.000 Euro finanziato dalla Regione Veneto, gli impianti sono stati finalmente smantellati con «un importante intervento di restauro ambientale realizzato dopo un percorso generale di ascolto delle realtà del territorio e delle loro proposte d’intervento in campo ambientale e turistico», come ha scritto il Parco sulle proprie pagine social (dalle quali vengono anche le foto sottostanti).

Insomma, ottima notizia. A quando i prossimi smantellamenti?

Già, perché le montagne italiane sono ancora abbondantemente fornite di rottami sciistici d’ogni genere e sorta, in vari stati di abbandono e degrado: sono ben 265 – il Report “Neve Diversa” di Legambiente li elenca nel dettaglio. Ci sarebbe da intervenire al più presto su tutti questi ex impianti per restaurare i relativi versanti montuosi e agevolarne la rinaturalizzazione nonché la più adeguata e logica fruizione. Senza contare che ce ne sono molti altri ormai prossimi alla chiusura definitiva e che di contro, purtroppo, certi enti locali stanno finanziando nuovi impianti sciistici in territori e a quote dove ben difficilmente si potrà ancora sciare nei prossimi anni. Saranno altrettanti prossimi rottami, questi nuovi impianti, in futuro da smantellare quasi sicuramente a spese dei contribuenti. A meno che quegli enti locali rinsaviscano dalle loro inquietanti mire e spendano il denaro pubblico a disposizione per interventi ben più sensati e vantaggiosi per le montagne e le loro comunità tra i quali, ribadisco, la rimozione dei vecchi impianti sparsi un po’ ovunque.

Che dite, lo capiranno quegli enti pubblici e i loro reggenti? Oppure, per un (piccolo) comprensorio smantellato ce ne ritroveremo dieci nuovi di zecca a spese nostre (e delle montagne), pronti ad arrugginire tra pochi anni?

Domani sera a Pandino (Cremona), con Davide Sapienza e “La Terra (che) ci parla”

Domani sera 6 giugno, alle ore 20.30, nell’affascinante cornice del Castello Visconteo di Pandino (Cremona) e nell’ambito della rassegna letteraria “LibrInCorte” curata dalla locale Biblioteca, avrò nuovamente il gran privilegio di dialogare con Davide Sapienza in un evento dal titolo quanto mai significativo e ancor più narrativo: La Terra ci parla.

Affiancherò Davide in un viaggio lungo i suoi libri e la sua letteratura, le idee, i viaggi, le esperienze nelle geografie del pianeta e con altri grandi autori, le visioni nello spazio, nel tempo e nell’anima dei luoghi. Ma ancor più con il pubblico che sarà presente ascolterò Davide, figura capace come poche altre di percepire la voce della Terra e di tradurre le sue parole, le quali compongono una narrazione ancestrale che da sempre sta alla base della nostra vita nel mondo e della relazione che ci lega ad esso e ai suoi paesaggi: una narrazione della quale, appunto, Davide Sapienza si fa vibrante portavoce e illuminante testimone primario.

Per questo è sempre un privilegio poterlo incontrare, ascoltare, dialogare con lui: ogni volta è un’esperienza che lascia molte parole preziose nella mente e nell’animo di chi la vive.

Mi auguro che molti altri, domani sera a Pandino, vorranno godere di questo fortunato privilegio: dunque, se potete e volete, non mancate!

Domenica scorsa, a Oltre il Colle

Domenica scorsa a Oltre il Colle, sulle Prealpi Bergamasche, ho avuto la fortuna e il privilegio di partecipare a una cosa non solo importante ma pure bella: dialogare con la comunità locale su temi che concernono la realtà del luogo e, in generale, di tutte le comunità di montagna. È stato possibile grazie al libro Turismo Insostenibile di Alex Giuzio – completa e approfondita disamina sul tema e su come le sue fenomenologie impattano sui luoghi che ne sono oggetto e diventano particolarmente importanti proprio nei delicati territori montani – con il quale ho dialogato insieme a Consuelo Bonaldi del CAI Valserina, e grazie alla bellezza e alle potenzialità del territorio di Oltre il Colle, assolutamente rappresentativo della realtà prealpina lombarda e meritevole di un futuro di reale sostenibilità complessiva, in senso turistico, socio-economico, ambientale, culturale.

Ringrazio di cuore la Biblioteca di Oltre il Colle – altra realtà esemplare e ammirevole per quanto sta facendo a favore del proprio territorio – che mi ha coinvolto, e innanzi tutto Chiara Zanchi e Michela Carrara, nonché Alex Giuzio e Consuelo Bonaldi con i quali è stato bello e interessante dialogare, e naturalmente il numeroso pubblico presente. Mi auguro che questa prima serata di dialogo possa essere foriera di ulteriori e numerose occasioni di interlocuzioni e confronti con la comunità locale riguardo le tematiche sulle quali si costruirà il futuro prossimo del luogo, delle sue montagne e di chiunque le vive e frequenta.