La letteratura è LA comunicazione – anche nel (e per il) XXI secolo (Italo Calvino dixit)

calvino_jpg“Dato che in ognuna di queste conferenze mi sono proposto di raccomandare al prossimo millennio un valore che mi sta a cuore, oggi il valore che voglio raccomandare è proprio questo: in un’epoca in cui altri media velocissimi e di estesissimo raggio trionfano, e rischiano d’appiattire ogni comunicazione in una crosta uniforme e omogenea, la funzione della letteratura è la comunicazione tra ciò che è diverso in quanto è diverso, non ottundendone bensì esaltandone la differenza, secondo la vocazione propria del linguaggio scritto.“
Italo Calvino, da “Rapidità” in Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Garzanti, Milano 1988)

Calvino lo scrisse nel 1985, quando il web era ancora in fase embrionale e i “media velocissimi e di estesissimo raggio” di allora sarebbero lentissimi, oggi, se non forse scomparsi, in alcuni casi, ovvero soppiantati da altri più evoluti. Il valore della letteratura espresso dal grande autore ligure, dunque, è ancora più importante, proprio adesso che viceversa certa materia letteraria si è fatta ammorbare dalla crostosa piattezza uniforme e omogenea. In essa, quando è buona, vi è ancora comunicazione tra diversi elementi, appunto: c’è dialogo, confronto, conoscenza. Cultura. Proprio questa presente, dunque, potrebbe essere un’età d’oro, per la letteratura. Il fatto che non lo sia (o non lo sia pienamente, se devo essere forzosamente ottimista) è, a mio parere, un’evidenza allarmante.

Gli italiani? “Un popolo di ignoranti destinato all’imbarbarimento” (Roberto Ippolito dixit)

Stralci da un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno di Roberto Ippolito sul suo nuovo libro, Ignoranti. L’Italia che non sa. L’Italia che non va, appena uscito per Chiarelettere…

cop_Ignoranti_Ippolito“(…) Siamo in Europa ventiduesimi per la quota di spesa pubblica destinata all’istruzione in rapporto al Pil. Tra gli strafalcioni delle eminenze di governo e gli errori persino nel formulare le domande ai concorsi, tra la pervicace negligenza e il voluto abbandono del patrimonio storico-culturale, appaiono quasi un eldorado gli anni del boom, quando l’innalzamento culturale accompagnò il miracolo. (…) Vedo un paese che purtroppo si è seduto sul proprio benessere, si è assuefatto a questo, e si è ritenuto soddisfatto a tal punto da addormentarsi. Neanche una crisi come quella attuale riesce più a stimolarlo. (…) Quando si abbassa in modo pervicace e generalizzato il livello delle conoscenze e competenze dell’istruzione di grandi e piccoli, indifferentemente, si diventa il paese dell’Europa che, dal 1999, cresce di meno. Abbiamo un impoverimento e un imbarbarimento della vita collettiva. (…) E’ la sconfitta della classe dirigente del Paese. La politica nel complesso ha le sue responsabilità, ma vogliamo parlare dell’impegno della classe dirigente? Vogliamo dire che non legge libri?”

Beh, approvo in toto, mi tocca. E ci stiamo dentro tutti – siamo tutti ignoranti, sia chiaro, dacché se si è generata una situazione di tal specie è anche perché abbiamo fatto in modo che potesse (de)generarsi.
Mi viene solo da aggiungere una piccola osservazione: tutto torna. Già, tutto quanto torna, dacché nulla mai (o quasi) accade per caso. L’imbarbarimento generale – dunque culturale ma non solo – di cui parla Ippolito è il frutto di una strategia ben precisa mirata a conseguire tale condizione diffusa, ideale per fare che il potere che ci domina abbia ancor più mani libere per fare ciò che vuole. Molto semplice, molto efficace, molto difficile che accada con un popolo pensante, molto facile che accada con un popolo che ha smesso di pensare. E, appunto, mi guardo in giro (di questi tempi, con una imminente tornata elettorale farsesca come non mai!) e mi ribadisco: già, tutto torna. E’ stata veramente efficace, quella strategia…
Eppure non voglio ancora essere del tutto pessimista. So bene che ci sono ancora italiani verso i quali le opinioni di Ippolito non possono essere contestate. Ma certo che ci sono! Solo… Ecco, spero soltanto non siano quelli che se ne sono andati a lavorare all’estero, perché non riconosciuti nelle loro qualità accademiche e professionali in patria o solo perché in cerca di un luogo migliore nel quale vivere…

(Cliccate sulla copertina del libro per visitare il sito di Chiarelettere e averne ulteriori informazioni.)

Arto Paasilinna, “Prigionieri del Paradiso”

cop_prigionieri_paradisoSu Arto Paasilinna ho già scritto molto, avendone letto tutti i libri che Iperborea ha avuto il merito (e la fortuna) di pubblicare in Italia: lo giudico il più significativo rappresentante del (meraviglioso – parere mio, ovvio) panorama letterario scandinavo, e del suo stile peculiare fatto di una scrittura quasi minimale, all’apparenza distaccata, fredda (ma guarda!), capace con le stesse parole di descrivere l’evento più gioioso come quello più tragico, ironica con leggerezza e non poche volte sarcastica – o dovrei meglio dire sarcasticamente melanconica, in modo tutto nordico – eppure, in verità, capace proprio per quella leggerezza di entrare nel profondo dei temi trattati e di esplorarne anche gli aspetti più ombrosi e ostici, senza mai darsi arie professorali e anzi, appunto, osservando sempre il tutto con sguardo divertito e divertente…
Prigionieri del Paradiso è l’ennesima opera di Paasilinna che Iperborea pubblica da noi (nella traduzione di Marcello Ganassini): ho deciso di leggerla proprio nel corso di un viaggio in Finlandia (con tanto di visita-pellegrinaggio alla casa editrice “originale” di Paasilinna, la WSOY a Helsinki!), e non posso che rimarcare da subito come anche questo sia un libro paasilinniano al 100%…

Leggete la recensione completa di Prigionieri del paradiso cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Robin HooDead

(P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto inedito che probabilmente farà parte di una raccolta mooooolto particolare, di futura pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e a breve potrete saperne di più…)

Robin_Hood_dead-2La falce di Luna calante, così bassa sull’orizzonte, strappava l’oscuro velo celeste con una opalescente fessura curva che gettava la sua luce radente sulla valle, allungando e incupendo le ombre dei crinali boscosi che circondavano il sontuoso maniero di Lord Watson – una massa scura e indefinita, ora, immersa nella tenebra notturna. La condizione ideale per entrare in azione! – pensò l’abile benefattore fuorilegge, che agognava da tempo il colpo al bieco signorotto di Blacktree, tiranno tanto ambiguo quanto scaltro di quelle terre e dei suoi abitanti, dei quali egli credeva di poter disporre liberamente in forza di qualsivoglia proprio capriccio: una condizione insopportabile, che necessitava di una giusta rivalsa.
Aveva deciso di mettere a segno un colpo “diversivo”, poco prima di mezzanotte presso una stazione di posta a qualche miglio di distanza, e sviare laggiù l’attenzione delle guardie. Ora, nel pieno della notte, era pronto ad agire contro Lord Watson, e restituire al popolo una bella fetta della sua iniqua ricchezza. Prese con sé il fedele arco, legò il cavallo presso le mura del castello e vi si arrampicò lesto, mentre una leggera brezza manteneva il cielo pulito dalla nuvolaglia assicurandogli la particolare luminosità lunare, ricca di ombre nelle quali celarsi e osservare senza essere visti.
Penetrò senza troppe difficoltà all’interno e si diresse silenzioso verso le stanze di Lord Watson: un’abilità maturata in lustri di furti a tali ricchi signori, tanto boriosi da non pensare nemmeno di poter essere sfidati, essi e gli sgherri armati a difesa dei loro soldi, da un uomo solo. Individuò il forziere con il denaro e vi fu sopra con una rapidità quasi insuperabile… Quasi, già, perché ancora più rapida fu la lama della spada di Lord Watson, che con un secco fendente lo decapitò seduta stante. D’altro canto non poteva sapere, il fu ladro filantropo, che più che la boria, la scaltrezza o la tirannia, dote massima di Lord Watson era un fiuto infallibile! E quella brezza notturna, pur leggera, gli aveva inevitabilmente portato al naso un odore sconosciuto, forse quello d’un estraneo penetrato nella sua dimora. E magari proprio quel ladro maledetto di cui gli avevano parlato, che rubava ai ricchi per dare ai poveri in base a chissà quali sovversivi ideali…
Il tiranno dall’olfatto insuperabile strappò dalla cintura del ladro una sacca piena di denari, probabile bottino di un colpo precedente (quello alla stazione di posta), fece gettare il cadavere nel pozzo del castello e, l’indomani, distribuì quei soldi ai contadini della valle, che di fronte a tal dono inatteso scordarono in breve tutti i tormenti patiti e presero a inneggiarlo come il più generoso e magnanimo dei signori.
“Per un popolo ingenuo il vero benefattore non è colui che dispensa libertà e verità, ma lusinghe e illusioni”, pensò sprezzante tra sé di fronte alla massa che lo acclamava.

Gianni Brera, “Il mio vescovo e le animalesse”

(P.S./Pre Scriptum: leggete QUI una necessaria nota personale su Gianni Brera e su questa recensione.)

Il_mio_vescovo_Brera_copSull’opera che chiude la trilogia di Pianariva – così si potrebbe definire il gruppo di romanzi scritti da Gianni Brera, dal nome del luogo ove sono ambientati – avrei invero poco da dire, se non ribadire quanto detto per le prime due… Grandissimo scrittore, semplice eppure raffinatissimo, arguto e sagace tanto quanto spiritoso e bucolico, profondamente lombardo – ma il suo è un mondo che si potrebbe adattare a qualsiasi parte del globo, in onore al celebre motto tutto il mondo è paese… La storia del vescovo Rovati, mondano tanto quanto i suoi ecclesiastici collaboratori, che si insinua in mezzo a due mondi opposti eppure uguali – quello curiale, con le sue pertinenze, e quello popolare con le sue circostanze, si spande intorno a sé stessa come un bizzarro e illuminato paradigma, prendendo i connotati del paesaggio ove si svolge e muovendosi con le movenze dei personaggi che coinvolge…

Leggete la recensione completa di Il mio vescovo e le animalesse cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!