La Luna, ieri sera

Ieri sera, prima di andarmene a dormire, me ne sono rimasto per una buona mezz’ora a contemplare la Luna, in questo periodo piena come non mai posta la sua minima vicinanza alla Terra – da cui l’appellativo di Superluna, appunto. Meravigliosa, nitidissima, con i mari lunari ben distinguibili anche a occhio nudo e veramente simile, al binocolo, a un grande e luminosissimo lampadario appeso nel cielo, a solo qualche centinaio di metri dal terreno. Proprio come nella mirabile fotografia dell’amico Simone Foglia lì sopra pubblicata, ecco.

Pura e semplice contemplazione, la mia, con lo sguardo fisso, quasi incantato, un po’ a occhio nudo e un po’ grazie al binocolo, appunto.

D’altro canto la Luna di ieri sera ha rappresentato un’ottima occasione per rinnovare un’abitudine che cerco il più possibile di praticare: osservare la volta celeste notturna e il suo incommensurabile spettacolo stellare. Credo sia una delle cose più spirituali, nel senso pieno del termine, che si possano fare. E più balsamiche in assoluto: per la mente, lo spirito, l’animo. Sono profondamente convinto – l’ho già rimarcato più volte, qui e altrove – che se le persone passassero più tempo a osservare il cielo, piuttosto che altre banalità più o meno tecnologiche che oggi dominano la nostra quotidianità e sovente ci distraggono troppo dalle cose veramente belle e preziose, vivrebbero meglio e contribuirebbero a rendere il mondo un posto più bello e luminoso. Un posto realmente in armonia con il meraviglioso infinito che lo circonda e non invece che si sente perso e alla deriva in esso, come di frequente noi che lo abitiamo, con le nostre azioni meno nobili e umane, diamo l’impressione che accada.

We are all made of stars”, recita il titolo di una canzone di qualche tempo fa, un’idea confermata dalla stessa fisica quantistica per la quale «A livello quantico fondamentale, tutta la materia nell’universo è essenzialmente costituita da polvere di stelle». Ecco, penso che sarebbe bello se non ci dimenticassimo mai questa cosa e, ancor più, sapessimo manifestarla così come si manifesta straordinariamente e beneficamente la luce delle stelle, in ogni notte di cielo più o meno sereno.

La fine imminente del “non inverno”

[Foto di StockSnap da Pixabay.]
Questa mattina mi sono ritrovato il locale in cui lavoro, dotato di una finestra rivolta a Oriente, inondato di colpo da una luce possente e calda che ha illuminato ogni cosa, come se qui fuori avessero d’improvviso acceso un potente faro che ha disperso l’ombrosità fino a ieri presente. In pratica, il Sole che nelle scorse settimane non riusciva a spuntare oltre la linea dei monti qui intorno, alzandosi sempre più sull’orizzonte ha finalmente ritrovato la breccia – una sella tra due dorsali montuose – dalla quale far passare la sua luce e così donare nuovamente la possente luminosità al territorio al di qua anche nelle prime ore del mattino. Fino a ieri c‘era da aspettare fin quasi mezzogiorno affinché il Sole, nella sua rivoluzione diurna, superasse i monti e si facesse vedere ma ormai già verso Sud e Ovest, non più a Oriente.

Ecco, questa minima cosa ha sempre rappresentato – per me che resto sempre massimamente sensibile a tali piccoli “prodigi” naturali, ricercando con essi la più benefica armonia – uno dei segnali evidenti della prossima fine dell’inverno e del nuovo arrivo della bella stagione, della luce diffusa e via via dominante a vincere le ombre invernali nonché, ovviamente, il loro clima gelido. La rappresenterebbe anche quest’anno, la fine dell’inverno, se non fosse che l’inverno quest’anno non si è praticamente mai visto, svanito tra un autunno prolungato e troppo caldo e una primavera terribilmente anticipata.

“Terribilmente”, sì, perché l’inquietante situazione climatica che stiamo vivendo – e vivremo sempre più nel prossimo futuro – stempera in parte la delicata bellezza del momento che vi ho raccontato, caricandola di una non troppo vaga angoscia che rende il cambiamento climatico ancora più allarmante. Proprio per non aver più voluto restare in armonia con la Natura e con l’ecosistema della Terra siamo finiti in questa inquietante situazione; forse – io penso – sarebbe il caso di restare almeno in consapevole armonia con l’insuperabile bellezza naturale: anche in tal caso potrebbe essere quella a salvare il mondo, e così salvare tutti noi.

“IL” Natale

17.28 (ora italiana): è il Solstizio d’Inverno.
Il Sole vince sulle tenebre che hanno tentato di “adombrarne” la luminosità, dimostrando – almeno alle nostre latitudini – la propria invincibilità su di esse: il Sol Invictus dei culti pagani antichi, romani e non solo. Già dal minuto successivo, la luce ricomincia a incrementare la propria presenza e il giorno riprende ad allungarsi, come se rinascesse e tornasse a crescere verso la “maturità” estiva.

In fondo è oggi il vero Natale e noi, a ben vedere, siamo ben più figli del Deus Sol Invictus che di qualsiasi altra possibile “divinità”.