Tira un vento talmente forte, oggi qui, che c’è il serio rischio che il pc portatile sul quale sto scrivendo questo post possa volare via per una raffica improv
Tag: comic
Autoconvinzione
Qualche giorno fa ho ricevuto, nella casella mail personale, un messaggio promozionale riguardante un corso di autoconvinzione e automotivazione – tenete conto che i link appena inseriti non c’entrano nulla con quel corso, che ovviamente non cito, ma sono solo riferimenti informativi. Ho letto il messaggio e, alla fine, mi è sembrato così affettatamente e forzatamente spinto a convincere i suoi lettori dell’ineluttabile bontà e validità di quanto asserito che mi è venuta in mente la seguente storiella…
Trovo G. al supermercato, è da parecchio tempo che non lo vedevo in giro.
«Ti trovo bene!» gli dico.
«Caspita, puoi dirlo forte. Sto seguendo un corso di autoconvinzione, e mi sta facendo veramente bene.»
«Ah. Dunque dici che funzionano, questi corsi?»
«Assolutamente! Per quello che mi è costato, poi… solo duemilaquattrocento Euro per sei lezioni!»
«Duemilaquattr… per sole sei lezioni? Cioè… quattrocento Euro a lezione?»
«Sì, ma perché è il corso base. In quello avanzato sono seicento Euro a lezione. Solo duecento Euro in più.»
«Aehm… solo, sì. Sicuro, eh, che ti serva veramente, ‘sto corso?»
«Ne sono convintissimo!»
«Mm. Ok, contento tu… Beh, dai, ti lascio alle tue compere…»
«Ah, sì, grazie… accidenti, ci sono queste due marche di pesche sciroppate, di solito prendo questa ma ora ho visto quest’altra e ora non so quale scegliere…»
«Eh, ecco.»
«Maledizione… è dalle otto che sono qui e non riesco a convincermi su quale acquistare.»
«Ehm… sono le undici e venti.»
«Sì, già, vero.»
«Io prenderei questa.»
«Dici che è migliore?»
«Mm-m. Ne sono convintissimo.»
Equivoci (divertissement à la Ferragnéz)
Scena: un ufficio pubblico qualsiasi.
Protagonisti: un ordinario funzionario pubblico, una nota influencer da poco maritata.
Funzionario: «Buongiorno, sig.ra…?»
Chiara: «Chiara. Mi chiamo Chiara.»
F.: «Ok, Chiara. È coniugata?»
C.: «Sì, da poco.»
F.: «Allora mi dia anche il cognome completo da coniugata.»
C.: «Ferragni Lucia.»
F.: «No, mi basta solo il cognome.»
C.: «Eh, gliel’ho detto.»
F.: «Ma lei non fa Chiara, di nome?»
C.: «Sì, certo, l’ho detto prima.»
F.: «Ah… ho capito. Lucia è il secondo nome.»
C.: «No no, io non ho un secondo nome.»
F.: «Ma come, se mi ha appena detto che si chiama Chiara Lucia?!»
C.: «Sì, da coniugata. Me l’ha chiesto lei!»
F.: «Ah… cioè, aveva un nome da nubile e ora ne ha uno da coniugata?»
C.: «Niente affatto, mi chiamo sempre Chiara!»
F.: «Insomma, signora Chiara, o Lucia, o tutt’e due… mi sta prendendo in giro?»
C.: «Assolutamente no. Io mi chiamo Ferragni Lucia Chiara.»
F.: «Ferragni Lu… ah, dunque è Lucia il suo primo nome, e Chiara il secondo!»
C.: «No! Le ripeto che io non ho un secondo nome!»
F.: «E allora chi diavolo è questa Lucia?»
C.: «Lucia è mio marito!»
F.: «Uuh?!? “Marito” una donn…?! Aaaaah, forse ho capito… eh, ‘ste unioni moderne a volte creano una bella confusione, sa? Niente al contrario, ci mancherebbe, ma…»
C.: «…»
(The end. O forse no.)