Opere letterarie immortali vs. pacche sul culo… (Joe R. Lansdale dixit #1)

Ogni volta che uno scrittore o una scrittrice si accinge al suo lavoro, dovrebbe farlo pensando che magari è l’ultima volta che gli sarà concesso di tenere la penna in mano, o che forse quella sarà l’unica sua opera destinata a raggiungere i posteri. Questa non è garanzia automatica di successo ma di sicuro è sempre meglio che schiaffare su carta la prima cosa che vi passa per la testa e spedirla in circolazione, come si dice, in brache di tela, al massimo con una semplice pacca sul culo e un augurio di buona fortuna.

(Joe R. Lansdale, introduzione a Altamente esplosivo, Fanucci Editore 2010, traduzione di Luca Conti, pag.11)

Chissà perché, ma ultimamente quella pacca sul culo citata da Lansdale mi pare piuttosto in voga, tra gli aspiranti scrittori…
(E a breve, qui nel blog, la recensione di Altamente esplosivo…)

Se leggere un libro viene ritenuta “un’attività ancillare”… (Alberto Manguel dixit #2)

I lettori e i non lettori hanno sempre vissuto fianco a fianco, e i non lettori sono sempre stati la maggioranza. (…) A variare non sono le proporzioni di questi due gruppi di umanità, ma il cop_labibliotecadinottemodo in cui società diverse giudicano il libro e l’arte di leggere. (…) La nostra società accetta il libro come un dato di fatto, ma la lettura – un tempo ritenuta utile e importante, ma anche potenzialmente pericolosa e sovversiva – oggi è accettata con condiscendenza come un passatempo, un diversivo lento che manca di utilità e che non contribuisce al bene collettivo. (…) Nella nostra società la lettura non è altro che un’attività ancillare.

(Alberto Manguel, La biblioteca di notte, traduzione di Giovanna Baglieri, Archinto 2007, pp.187-188)

Un’attività ancillare. Definizione azzeccatissima, che unita alla considerazione, altrettanto azzeccata, che la nostra società (ovvero, chi la governa, la comanda e la plasma) considera la lettura inutile al bene collettivo, mentre assai contributive risultano cose come il guardare la TV, affollare i centri commerciali o recarsi alle urne a votare la classe politica contemporanea (scusatemi, ma io la penso così), rende in modo egregio l’idea su quanto in basso siamo (de)caduti.
A questo punto, non posso che sperare che la lettura torni ad essere considerata pure un’attività pericolosa e sovversiva, e ciò perché i lettori tali veramente lo diventino.

L’essere umano? Solo la creazione di un gran pasticcione! (Arto Paasilinna dixit)

Bisbigliando nell’oscurità della hall, si domandarono se Dio fosse soddisfatto del settore umano della sua creazione che, nel corso della storia, era riuscito a fare così tanto male. I vizi erano legione: gelosia, invidia, violenza, guerre… difficile credere che avesse veramente creato l’uomo a sua immagine e somiglianza.
Secondo Rauno Rämekorpi era evidente che nella programmazione del prodotto doveva esserci un difetto di base fin dall’ideazione. Se avessero affidato a lui l’incarico della messa in opera avrebbe buttato via cop_lediecidonnedelcavaliere_bordoil prototipo prima ancora del collaudo. L’uomo era intrinsecamente obsoleto, inefficiente e poco pratico con quelle due gambe e il corpo glabro. La testa era troppo vulnerabile e le mani maldestre. Kirsti lo pregò di non essere blasfemo, ma ormai il Cavaliere era lanciato. La parte riuscita peggio è il cervello. L’uomo era senz’altro più intelligente dell’ippopotamo, ma anche dopo il processo produttivo continuava a essere avido, depravato, crudele e furbo, insomma un pessimo elemento. Rauno Rämekorpi riteneva che un Dio che aveva fatto un così pessimo lavoro non meritava tutta quella devozione.
Rauno: Non c’è da estasiarsi tanto davanti alla grandiosità di Nostro Signore… è un gran pasticcione!
Aggiunse che se un inventore del genere fosse venuto a candidarsi per un posto da ingegnere agli uffici di Tikkurila e avesse presentato l’uomo come pezzo forte del suo curriculum, non avrebbe mai trovato lavoro. E meno male che Dio non si è messo a produrre pompe. Il sistema idraulico cederebbe alla prima prova di resistenza e la corrosione delle parti metalliche lo renderebbe in breve tempo inutilizzabile. Per non parlare delle cabine di lusso concepite dall’Onnipotente, somiglierebbero sicuramente a tane di orsi: ecologiche, certo, ma chi ci vorrebbe passare le sue vacanze da sogno?

(Arto Paasilinna, Le dieci donne del Cavaliere, Iperborea 2011, traduzione di Marcello Ganassini, pag.124-125)

Razionalismo agnostico in salsa finnica, ironico tanto quanto ben più saggio di infinite altre “profonde” (?!) elucubrazioni di diverso segno, teologico o no… (E a breve, qui nel blog, la recensione del romanzo in questione!)

Leggere per scrivere, e non viceversa! (Jorge Luis Borges dixit)

Vedo me stesso essenzialmente come un lettore. Mi è accaduto di avventurarmi a scrivere, ma ritengo che quello che ho letto sia molto più importante di quello che ho scritto.
(Jorge Luis Borges, tratto da Il credo di un poeta, citato in Poesia, anno XIV, maggio 2001, n.150, Crocetti Editore)

Ecco.
Ovvero, se molti “autori” – pretestuosamente “esordienti” ma anche titolati e celebrati – di prosa e ancor più di poesia non pensassero il contrario, ovvero non ritenessero di scrivere cose ben più importanti di borges2_photoquelle che leggono (o che dovrebbero leggere, e assiduamente!), a, scriverebbero opere più interessanti; b, educherebbero i lettori a leggere cose più interessanti; c, si venderebbero più libri di valore; d, il panorama letterario e il relativo orizzonte sarebbero meno foschi di quanto ora sono, e infine e, si sprecherebbe meno carta e meno inchiostro (almeno fino a che l’ebook non diverrà predominante).
O forse, se molti leggessero di più e lo facessero con cognizione di causa, ci sarebbero pure meno scrittori. Ma questa è un’altra storia. Forse.

Ciò che realmente ci distingue dalle bestie da sempre – e, si spera, per sempre… (Dino Buzzati dixit)

Buzzati_photo_smallLe storie che si scriveranno, i quadri che dipingeranno, le musiche che si comporranno, le stolte pazze e incomprensibili cose che tu dici, saranno pur sempre la punta massima dell’uomo, la sua autentica bandiera (…) Quelle idiozie che tu dici saranno ancora la cosa che più ci distingue dalle bestie, non importa se supremamente inutili, forse anzi proprio per questo. Più ancora dell’atomica, dello Sputnik, dei razzi intersiderali. E il giorno in cui quelle idiozie non si faranno più, gli uomini saranno diventati dei nudi miserabili vermi come ai tempi delle caverne.
(Dino Buzzati, Il mago in Il Colombre e altri cinquanta racconti, Mondadori, 1a ed.1966)

Ha ragione, Buzzati: sono quelle cose che a volte molti considerano idiozie a distinguerci – non a renderci più intelligenti, che tale pretesa è pura arroganza ovvero concreta ignoranza, ma a distinguerci, questo sì, dalle “bestie”. Sperando appunto che gli uomini non perdano questa loro preziosa prerogativa, e ancor più che non la corrompano al punto da renderla prova evidente, essa stessa, di primitiva miseria e cavernicola incultura. E a notare certe cose pseudo-artistiche spacciate per “capolavori” o quasi e così imposti al pubblico (ma che con l’arte, visiva, letteraria, musicale o che altro hanno meno a che fare di un diavolo in paradiso), viene purtroppo il dubbio che quel rischio paventato lo si stia correndo veramente…